Come detto, il GPS dovrebbe servire solo per confermare la nostra posizione in maniera veloce, concedendogli comunque almeno una decina di metri di scarto (in questo caso non sono affatto molti, neanche una 30ina lo sono, se si ha una cartina e si è comunque su un sentiero o su una linea conduttrice evidente). Ma la cosa fondamentale restano sempe carta e bussola.
Allora perchè spendere soldi per un GPS?
Occhio: tutto questo in base alla mia (comunque trentennale) esperienza con carta e bussola nei boschi. Sicuramente qualcuno si scandalizzerà e griderà all'eresia. Magari ha ragione, ma questi ragionamenti per me valgono e sono sempre serviti, sono ancora qui a raccontarlo .-P . Seguiteli a vostro rischio, magari provando prima in zone sicure.
Dicevo: perchè comperarsi un GPS? Semplice: perchè riuscire a capire la nostra posizione usando carta e bussola,
se non ci sono riferimenti evidenti è praticamente impossibile, e se ci sono è praticamente inutile.
Vi spiego perchè. Tutti quelli che vi insegnano orientamento vi dicono delle cose correttissime, tecnicamente ineccepibili, ma dal valore pratico quasi nullo -
per quel che mi riguarda, naturalmente, poi ognuno fa le sue valutazioni. Vi dicono: prendi l'
azimut sulla chiesetta, l'azimut sulla cima del monte, tracci due linee e li c'è il punto di stazionamento, che è il punto dove tu ti trovi. L'esempio è sempre quello: la chiesetta e il monte. Domanda: quanti di voi hanno visto una chiesetta (un rudere, una pozza d'acqua, una croce, un incrocia fra due strade...) nei boschi o nei vaj ad almeno un paio di km di distanza (i punti di riferimento sono per forza molto lontani, altrimenti ci sarenno attaccati e quindi non dovremmo cercare gli azimut), o quante volte hanno visto due cime facilmente identificabili e opposte, stando in mezzo alle piante? Io mai. E comunque, se vedo la chiesetta so già dove sono, giusto? Che mi serve prendere gli azimut? So che sono circa a tot metri nella tot direzione della chiesetta e questo mi è più che sufficiente per guardare la mappa e sapere dove sono e
soprattutto dove devo andare (coordinate polari: un angolo e una distanza). E comunque, se siamo su un sentiero, e arriviamo a un bivio, è sufficiente prendere la carta, seguire il sentiero preso dalla partenza fino a trovare il bivio, e capiremo subito se girare a destra o continuare dritto (ho scritto sentiero, ma può essere qualsiasi linea conduttrice: un canalone, una cresta, un corso d'acqua, il margine del bosco... se arriviamo a un corso d'acqua con un rudere di mulino accanto lo possiamo individuare facilmente sulla carta). Per questo però è importante fare sempre attenzione a quello che c'è attorno a noi, e come detto molto bene più sopra da JackCasta, anche guardarsi indietro ogni tanto è importante. Osservare con attenzione vuol dire saper individuare per esempio sentieri laterali che magari sono poco frequentati e quindi parzialmente nascosti da erba o cespugli, che però non devono sfuggirci, pena il non capire più dove siamo (ci dovrebbe essere un sentiero sulla destra, ma non c'era... come mai? ho sbagliato strada? No, semplicemente non l'ho notato e l'ho passato senza accorgermene).
Ma se siamo in un bosco, senza sentieri, allora non possiamo fare altro che camminare dritti (che già di per se è estremamente difficile!!!) finchè non arriveremo a qualche riferimento certo, e questo ci può magari (anzi, probabilmente) far camminare per ore proprio nella direzione opposta a quella corretta. Questo perchè nel bosco tutto quello che vediamo sono alberi, alberi e alberi. Al più abbiamo dei riferimenti che ci vengono dalla morfologia, per esempio un punto di incontro fra due canaloni, ma quanti canaloni ci sono che si incontrano, sulle Prealpi o sulle Piccole Dolomiti? Credo pochi, non più di qualche migliaio

Quindi è impossibile orientarsi senza GPS, se ci troviamo in un bosco, l'unica è appunto camminare in una direzione fino a raggiungere un elemento ben definito, cioè fino ad arrivare alla fine del bosco o su una cresta da dove possiamo avere una certa visuale attorno (per questo
a volte è importante andare verso l'alto, per poter vedere attorno, mentre di solito si pensa che l'ideale sia andare sempre e comunque verso valle) con il rischio però di metterci ancora di più nei pasticci.
Sembra un discorso facilone, in realtà è l'esperienza stessa che mi porta ad affermarlo, perchè in realtà è veramente così.
Ecco allora che accendere il GPS, aspettare una ventina di secondi, e poi leggere le coordinate e trovarle sulla carta ci salva la situazione e la passeggiata. Attenzione: non ci salva la vita, non stiamo parlando di chissà che esperienza tragica sulle Ande, stiamo parlando di una passeggiata interrotta dalla nebbia, o da un sentiero sbagliato, quindi il massimo rischio che corriamo è di arrivare a casa più tardi del previsto, se non facciamo stupidate come metterci a correre presi dal panico. Una volta visto sulla carta dove siamo, basta orientarla,
trovare la direzione verso cui andare e seguirla. Seguirla usando, visto che siamo in un bosco e senza sentieri o linee conduttrici (un torrente, un canalone, una cresta, una linea elettrica...), la tecnica dei riferimenti successivi: puntare la bussola verso la direzione che dobbiamo seguire, individuare un qualcosa (tipo un albero) più lontano possibile in quella direzione, ma in posizione tale da poter essere visto durante tutto il nostro avvicinarci a lui, e raggiungerlo. Poi si prenderà un secondo riferimento, sempre nella direzione di marcia, e si raggiungerà. Poi un terzo, un quarto... In questo modo eviteremo: A - di camminare guardando sempre la bussola e B - di deviare a destra o sinistra a causa della nostra struttura fisica, delle asperità del terreno, degli ostacoli...
Perchè secondo me l'importante nell orientamento, non è sapere con precisione dove sono, ma piuttosto sapere dove devo andare!!!
Allora praticamente, cosa voglio dire? In un caso caso come questo, su un sentiero in mezzo alla nebbia fittissima (cosa abbastanza frequente in montagna) avremmo semplicemente dovuto vedere le coordinate della posizione sul GPS, anche con uno scarto di una decina di metri. Avremmo quindi dovuto individuare il sentiero e la nostra posizione sulla carta, e orientato la carta stessa velocemente (senza le pippe della declinazione). Sulla carta avremmo dovuto anche trovare un cosiddetto punto di attacco, cioè un elemento topografico chiaro e certo più avanti sul nostro cammino (un rudere, un incrocio del sentiero, una linea elettrica, un corso di acqua, un attraversamento, un tratto costeggiante uno strapiombo, una macchia di vegetazione, un ghiaione...). Avremmo dovuto calcolare la distanza tra noi e tale punto sulla carta, e poi avremmo dovuto camminare sul sentiero, contando i doppi passi, fino a raggiungere tale punto di attacco. Avremmo avuto quindi la certezza di essere sulla strada giusta. Da li avremmo dovuto individuare un secondo punto d'attacco e così via, fino ad arrivare felicemente alla nostra meta. Se non avessimo trovato il primo punto, naturalmente avremmo fatto prima qualche decina di metri in più, per vedere se magari abbiamo sbagliato a contare i passi o a misurare la distanza (avremmo potuto, nello stesso tempo, trovarlo prima di quanto ci aspettassimo). Se proprio il punto non c'è, avremmo almeno potuto tornare indietro ricontando i passi, fino ad arrivare al punto di partenza, e da li rifare tutto il calcolo, per capire cosa abbiamo sbagliato. Non ci saremmo cioè persi di più di quello che già eravamo persi.
Nturalmente in un bosco fitto, con nebbia fitta, non saremmo arrivati da nessuna parte, molto probabilmente, non avendo punti di riferimento o linee conduttrici come il sentiero. Avremmo semplicemente girato in tondo. E in questi casi il GPS per me è fondamentale. Ma solo come accendi - leggi - spegni. Senza GPS in questi casi bisogna invece avere il coraggio di applicare la regola dello STOP e fermarsi, prima di peggiorare la situazione. Meglio una notte all'addiaccio che un volo in un canalone, spero che su questo siamo tutti d'accordo.
Spero di essere stato abbastanza chiaro, non è facile spiegare le cose per iscritto, e non è facile spiegare agli altri cose che per me sono così chiare e acquisite, proprio perchè sono così chiare e acquisite, quasi metabolizzate, da essere difficilmente trasformabili in concetti comprensibili. Casomai chiedete, ok?
EDIT: sapete come faccio io a contare i doppi passi? Prendo dei sassolini, e ogni 10 doppi passi ne metto uno nella tasca destra. Quando ne ho 10, che sono 100 doppi passi, li tolgo e ne metto uno nella tasca sinistra. Praticamente a destra le decine e a sinistra le centinaia. Così non rischio di perdere il conto, o di essere costretto a concentrarmi sempre sul conteggio (mi direte: comprati un contapassi a scatto, pezzente!!!... Avete ragione, devo prenderlo, me lo ripeta da anni!!

)
EDIT2: questo naturalmente non vuol dire che non serve saper fare il punto con carta e bussola! E' una cosa che serve sempre, imparata una volta rimane. Sto solo dicendo che
per me è o impossibile o inutile.