Originariamente inviata da sandiego
innanzitutto grazie per gli interventi.
aggiungo che NON ho problemi di postura\camminata, tuttavia mi è capitato un paio di volte di tornare a casa con maggior dolore a caviglia\tendine.
volevo capire se una soletta "ammortizzante" potesse diminuire queste complicazioni post-escursione
..ma vorrei evitare (proprio come scrive "spyrozzo") di ritorvarmi a camminare con l' "effetto molleggiante da materasso"
in pratica qualcosa che sia sì ammortizzante ...ma non troppo molleggiante!
Pensa che io conservo un paio di scarponcini praticamente nuovi, indossati UNA SOLA volta. Sì, una SOLA: "sola" in tutti i sensi
Non perchè fossero scadenti gli scarponcini, anzi ricordo bene con quanta cura li avessi cercati, scelti e...pagati proprio prima di partire per le vacanze estive. Ma prorpio per l'effetto a dir poco imprevedibile che mi procurarono già alla prima escursione: tornai coi piedi rossi, gonfi e pieni di bolle, già metà di quell'escursione (la discesa) fu traumatica....e naturalmente anche i riverberi sui giorni successivi.
Insomma, una vacanza rovinata.
Ma la storia non è finita.
Da circa 3-4 anni mi è insorta una tallonite/tendinite dagli effetti allucinanti, per cui il tendine alterna momenti di "remissione" ad altri in cui è come se fosse "stirato" (sotto pressione) con la conseguenza di infiammarsi procurando un dolore insopportabile. Che a volte diventa vero e proprio bruciore estendendosi perfino al polpaccio: e in quei casi letterlamente zoppico.
La cosa curiosa è che questo non si verifica "a caldo" (cioè se ad esempio faccio una corsa o una camminata) ma "a freddo", ossia a mano a mano che trascorre tempo SENZA muoversi, tant'è vero che ormai per me alzarmi dal letto zoppicando è diventata più la regola dell'eccezione.
Per tutto questo ho cercato di mettere quantomeno un tampone al problema ricorrendo a dei plantari anatomici, su misura, che aumentino l'inclinazione del tallone rispetto all'avampiede in modo da ridurre lo stiramento del tendine. Ho inoltre abolito praticamente tutte le scarpe diciamo così normali (mocassini, ecc.) a meno di non usarle sporadicamente, perchè non ci cammino letteralmente più (mi ritrovo una montagna di Geox seminuove)...
e praticamente uso o scarpe da corsa (in quanto sono quelle con il massimo ammortizzamento) oppure quelle da trial che sono le più adatte ( o meno inadatte) ad essere abbinate a un abbigliamento perlomeno casual.
Ora è ovvio che nel mio caso il problema diventa piuttosto serio quando si applica al trekking. Infatti si cumulano due effetti: il primo è quello degli scarponcini sopra accennato; il secondo sta proprio nella salita che esercita un effetto opposto a quello dei plantari, cioè porta l'avampiede a sollevarsi rispetto al tallone e quindi il tendine a stirarsi.
Il risultato finale è che è per il trekking: uso le stesse scarpe da trial usate in città perchè in definitiva (essendo scarpe per la corsa in montagna o fuoristrada) abbinano la leggerezza e la flessibilità di una scarpa da ginnastica alla indispensabile suolatura minima che serve in montagna; e poi in salita ho dovuto letteralmente modificare nel tempo il passo. Se e quando comincio ad avvertire i primi sintomi...comincio a salire appoggiandomi sulle punte dei piedi, in modo da mantenerli per quanto possibile - sempre coi plantari incorporati - in posizione perlomeno orizzontale.
Per me le scarpe quindi sono sempre state un problema, anche se devo dire che non si contano i trekking fatti davvero in semplici scarpe da ginnastica, cosa che farà inorridire qualcuno ma che - assicuro - è assolutamente fattibile, basta solo aguzzare la vista e stare con gli occhi a terra un po' più di quanto richiesto dagli scarponcini. Sono arrivato in scarpe da ginnastica sul Gran Sasso e molte volte over 2000, ci ho attraversato ghiaioni e canaletti nevosi con la massima tranquillità...semplicemente usando la dovuta attenzione. Insomma, è davvero il caso di dire che nel mio rapporto con le scarpe ho dovuto fare di necessità....virtù. Inutile dire quanto invidi chi si può permettere il lusso di porsi il problema della soletta.