Il prossimo 6 settembre saran passati 4 anni dalla morte e mi sembra ieri.
Mi annovero da sempre tra i Luciano's friends, ad onta di tutti gli innumerevoli difetti del personaggio, le sue magagne di vario tipo e quant'altro di cui a suo tempo si è discusso e ridiscusso in tutte le salse dietrologiche e gossippare possibili...
...ma non mi è mai interessato. La spazzatura mediatica non ha mai fatto per me.
Mi ha sempre istintivamente attirato la sua stazza fisica abbinata alla voce.
Forse proprio in quanto assomigliante al classico gigante buono, una sorta di trasfigurazione umana della montagna, in grado di emanare al contempo una sensazione di forza e di dolcezza, il ruggito vocale della generosità.
Mi ha attirato la sua scelta (lungimirante) di "sdoganare" la lirica dai suoi confini, rendendola - diremmo - "nazionalpopolare".
Mi sono sempre domandato come e perchè questa scelta gli sia maturata. Uno dei più piacevoli misteri che mi porto dietro a proposito di personaggi pubblici (che, in generale, non mi interessano granchè).
Una scelta che gli è costata. Gli è costata la perdita di uno status, almeno quello dei critici. Ma gli ha spalancato davanti una galassia di persone, di menti, di animi che altrimenti sarebbe rimasto per l'eternità una galassia separata.
E' magica la musica: si crea un rapporto empatico tra chi canta e chi ascolta, un flusso e un riflusso imperscrutabile di sensazioni, qualcosa che abbatte un diaframma tra "menti" e allo stesso tempo lo crea rispetto alle "cose". Un cuscino d'aria rispetto alla nuda crudezza della realtà che continua a circondarci, ad aspettarci e a richiamarci...ma alla quale ci consente di rivolgere un sia pur temporaneo "arrivederci", un tipico "sorry, sono momentaneamente occupato".
La grandezza di Pavarotti a mio avviso sta nel fatto di aver rigenerato, estratto una potenza espressiva che giaceva recondita e misconosciuta in tantissime nostre opere. Le ha in un certo senso riportate in vita. Ha infuso loro "nuova" vita. Ne ha disvelato l'insospettabile modernità: e quindi l'eternità.
Nuova vita al nostro passato, in gran parte il nostro Risorgimento, la nostra storia. Proprio quello che - ironia della sorte - in momenti come questo sembra un retaggio, faticoso da riconoscere, da ricordare, da rispettare, soprattutto da "ascoltare", mettendosi in silenzio.
Avrei voluto mettere il "Va' pensiero" nel thread sulla "musica da viaggio", ma mi sembrava riduttivo, perchè in fondo il mio intento primario era di omaggiare la persona.
Per me è sempre stato il vero inno nazionale italiano, al di là di quella sorta di buffa "marcetta militare" che ci ritroviamo come inno ufficiale e al di là del fatto che certi partiti secessionisti ci abbiano messo inopinatamente il cappello sopra.
Ma al di là di questi aspetti, sta di fatto che è sicuramente una delle mie preferite "musiche mentali", quelle che - come scrisse Zimmer una volta - vengono a ronzare in testa, da sole, in certi momenti, forse risalendo dal cuore, chissà!
Sarà perchè in quei momenti sembra proprio che il pensiero "voli su ali dorate", sarà per l'armonia della musica, elegiaca, sommessa, una melodia quasi ricamata, sarà perchè è stato storicamente l' "inno degli esuli", dei dispersi, di chi sente il richiamo delle origini; sarà per l'incredibile modernità di sonorità che si prestano, come nel link di seguito (Pavarotti/Zucchero), a innestarvi un testo del tutto diverso e perfino in inglese....sta di fatto che è uno dei miei preferiti e - visto che non sono mai intervenuto in quel thread musicale - volevo fare un omaggio personale a Luciano.
La rielaborazione in coppia con Zucchero tra l'altro mi piace molto per il testo:
Va' pensiero sull'ali dorate.
Cross the mountains and fly
over the oceans
reach the land, find the place
wher all children go
everynight after listening to this lullaby.
(....)
Va' pensiero sull'ali dorate
Let this baeutiful dream carry on
for all night long.
Come dire: l'accompagnamento ideale per addormentarsi sotto le stelle (ri)sentendosi un po' bambini.
http://www.youtube.com/watch?v=kruxR9IkPRk