Originariamente inviata da oldrado
Oggi su repubblica.it è stato pubblicato l'articolo-inchiesta sul "Protocollo Letta". Se ricordate, avevo aperto questo thread per sollecitare noi del forum a votare nel sondaggio che il sito di repubblica propone di tanto in tanto, in modo che facessero un'inchiesta proprio sul tema di questo famigerato "protocollo". L'articolo, a parer mio, non è affatto soddisfacente: troppo breve e poco approfondito per essere un'inchiesta; troppo sbilanciato sulle opinioni dei favorevoli (e in particolare del sindaco Cialente); senza alcun dettaglio. Chi non sa di cosa si sta parlando, alla fine dell'articolo ne sa quanto prima... Poco più di un articolo di cronaca, insomma, ma senza equilibrio e senza contenuti. A un certo punto, peraltro, c'è il link a un mio modesto lavoro (una serie di slides preparate per una lezione universitaria). Se ci mettevo il copyright, facevo i soldi...
Ciao Alessio,
in effetti le parole di Cialente sono colorite e di primo acchito fanno persino sorridere perchè in fondo è proprio su quei concetti "bertoldeschi" che andiamo a cozzare : "Questi che protestano sono dei garantiti, degli eco-chic che poi vanno a sciare nelle Dolomiti.
A guardare gli uccellini ci puoi stare un giorno, poi la gente si stufa e io gli devo offrire dove dormire e qualcosa da fare. Ora vengono solo i romani con il panino da casa, usano i bagni e ci lasciano i panini da smaltire" .
A queste si contrappongono quella del rappresentante WWF: "Ma non si sono accorti che in tutto il mondo la gente è scesa in piazza per dire basta alla malattia della crescita ad ogni costo ? Che le persone cercano altro, che l'unico sviluppo possibile passa per una microimprenditorialità diffusa che valorizzi il territorio, che bisogna puntare sui sentieri, i percorsi da mountain byke, le gite a cavallo , i prodotti tipici..."
Chi ha ragione ?
Il punto di fondo secondo me è proprio questo: che entrambe le "fazioni" (chiamiamole così) in un certo senso pretendono di essere le depositarie, le interpreti autentiche dei reali desideri del fantomatico "prototipo del turista". Una figura universale quanto immaginaria, in quanto assolutamente non generalizzabile. Io naturalmente propendo per la tesi del WWF, ma la ragione mi porta a non essere così "assolutista", in quanto riconosco che anche nelle parole di Cialente c'è del vero, altrimenti tutti sarebbero come noi che magari a guardare gli uccellini ci starebbero più di un giorno (senza dover cercare "qualcosa da fare") nonchè disposti a dormire in un rifugio o in tenda (anzichè considerarla come qualcosa fuori dal mondo).
C'è un modo per "verificare", "misurare" la forza delle due prospettive contrapposte ?
Secondo me sì, è un mio vecchio pallino.
Ricordo che il mio prof con cui feci la tesi di laurea in seguito mi propose di scrivere il capitolo di un suo libro sull' "economia del turismo" dedicato proprio all'analisi teorico-economica del turismo.
Ricordo che feci solo in tempo a buttare giù una traccia e una bozza di massima, poi rinunciai a malincuore perchè nel frattempo mi ero trovato impegnato in cose che non mi avrebbero consentito di portarla a termine nei modi che mi ero prefisso e (purtroppo) sono troppo pignolo e perfezionista; inoltre anche lì la mia incapacità alla sintesi giocò il suo bravo ruolo.
Ma il succo del capitolo verteva sulla "willgness to pay", che tu saprai certamente cos'è. E' una bella curva a campana che rappresenta quanto è disposto a spendere il turista in varie forme (e dovrebbe quanticicare grossolanamente il "valore di mercato" di un bene pubblico privo di prezzo come l'ambiente), dove tutta la roba immaginata da Cialente attira certo via via tante più persone, finchè non diventano troppe, ingovernabili, impattanti, e a quel punto per una in più che ne arriva due che già c'erano se ne vanno per quanto il posto si è nel frattempo degradato e congestionato. In quel momento il "modello di sviluppo" va in crisi perchè è come se restasse solo l'involucro (alberghi, piste, impianti risalita, strade...) progressivamente svuotato del contenuto su cui si fondava (l'ambiente).
Certe volte ripenso a quelle cose perchè hanno contrassegnato indelebilmente i miei interessi universitari anche se poi il destino ha voluto che virassi su tutt'altro (anche se sempre di ambiente si tratta). Se un giorno - chissà! - si sentirà parlare di I.C.A. (Imposta sul Carbonio Aggiunto), riportata sugli scontrini esattamente come l'IVA e magari "pensata" dall'Unione Europea per ovviare a impegni di riduzione C02 che sono un fallimento mondiale, sappiate che in realtà in questo preciso momento era qualcosa in testa a non più di dieci persone le quali dopo averne discusso tra loro la illusrtavano e ne discutevano con altre dieci (non di più) rappresentanti diverse derelitte istituzioni italiane per vedere se la derelitta Italia poteva, una volta tanto, farsi promotrice di un'idea innovativa a livello almeno europeo dopo anni di posizioni retrograde, di retroguardia o al massimo "trainate".
Ciao.