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Vecchio 14/10/2010, 22:32
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predefinito Che bello, c'è la recessione

Su Chicago blog un interessante articolo sull'Unione Europea, il mercato dei permessi di inquinare, e gli obiettivi 20-20-20
http://www.chicago-blog.it/2010/10/1...la-recessione/

Naturalmente il fatto che io lo segnali non vuol dire né che sono d'accordo, né che non sono d'accordo con quello che dice
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Vecchio 30/10/2010, 23:57
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Originariamente inviata da oloapota Visualizza il messaggio
Su Chicago blog un interessante articolo sull'Unione Europea, il mercato dei permessi di inquinare, e gli obiettivi 20-20-20
http://www.chicago-blog.it/2010/10/1...la-recessione/

Naturalmente il fatto che io lo segnali non vuol dire né che sono d'accordo, né che non sono d'accordo con quello che dice


Ho provato ad aprire il link (che avevo aperto e letto già qualche giorno fa) ma non si collega più Di conseguenza, non posso più rispondere al tema, perchè ricordo che in quell'articolo l'Autore faceva davvero un bel "minestrone" di questioni (troppe in troppo poco spazio: ergo, un po' di inevitabile confusione) tale da non poter andare grossolanamente "a memoria" senza invece riavere sott'occhi tutte le frasi precise.

Però non tutto il male vien per nuocere: proprio mentre ero preso dal disappunto, per verificare se potesse essere per caso un problema di link da questo sito in generale, ho cliccato su quello del "il mio sito" e l'occhio mi è caduto sul tuo paper dedicato agli anni '90 (ottimismo liberale). Leggendo le prime righe mi è subito venuto in mente un mio vecchio pallino, Francis Fukuyama, e proprio quando mi è venuto in mente, toh, ecco che te lo trovo nominato e discusso, lui e la sua celebre "fine della Storia".
Personalmente ho trovato sempre affascinante questa tesi.

Affascinante e inquietante.
Non sono d'accordo con le conclusioni, cioè che il capitalismo sia senza alternative nonostante la profonda crisi attuale e che gli Usa non abbiano successori all'orizzonte.

Non sono d'accordo nel senso che proprio la crisi attuale dimostra che il peggior nemico del capitalismo sia, a mio avviso, solo e soltanto se stesso: è un sistema che ha dimostrato di poter "strutturalmente" reggere laddove fondato su 1 cittadino che campa sulla pelle di altri dieci, a qualsiasi livello, come dimostrano le sperequazioni dei redditi sia all'interno dei Paesi capitalisti, sia su scala ancor più colossale tra i redditi pro-capite di Stati richhi e Stati poveri: sperequazioni che nel corso degli anni sono esponenzialmente AUMENTATE e non già diminuite. Si potrebbe dire che all'avanzata della democrazia ha fatto da pendant quella delle disparità: dunque la democrazia formale è stata il paravento di ingiustizie sostanziali?
Ma non solo: nel momento in cui l'anelito "alla democrazia" diventa un afflato mondiale (traducendosi in flussi migratori senza più freni e/o nella ricerca di tenori di vita decisamente diversi, vedi Cina), nel momento in cui tutto il modo cerca di mettersi sotto il cappello di questo sistema, di esserne volontariamente fagocitato, allora il "sogno capitalista per tutti" collassa in quanto non è più in grado di sostenersi: insomma, il capitalismo per definizione "non può" essere per tutti, bensì il privilegio di una elite perchè si scontra con lo stravolgimento di relazioni economiche e poi, ancor più alla base, con l'insostenibilità ambientale.

Lo stravolgimento economico lo vediamo in questi mesi e anni in cui un Paese come la Cina (oltre un miliardo di abitanti) sta appunto vedendo la sua economia diventare progressivamente "capitalista". Questo sta stravolgendo gli equilibri economici mondiali in modo impressionante: ne è un esempio di queste ultime settimane la guerra valutaria tra Usa e Cina (in questo momento ogni Paese vorrebbe debole la propria moneta perchè significa esportare di più e importare di meno per rivitalizzare la propria economia a scapito delle altre, insomma un mors tua vita mea: ma questo evidentemente non è possibile): ma soprattutto la Cina ha il coltello dalla parte del manico, il che significa che la questione della leadership mondiale è tuttora aperta. Ma anche a prescindere da questo, i Paesi templi del capitalismo - gli Usa - devono fare i conti con le conseguenze ingovernabili delle sue degenerazioni: giusto tra 4 giorni la Federal Reserve (la Banca Centrale americana) potrebbe annunciare la più colossale manovra "non convenzionale" mai accaduta nella storia, cioè l'immissione nel sistema di una cifra che potrebbe arrivare fino a duemila miliardi di dollari (non mi dilungo sul modo "tecnico" e formale in cui avverrà ma la sostanza è quella: stampare moneta e pomparla) per dare un disperato stimolo a un'economia rimasta anemica nonostante tutte le misure messe finora in atto. Anche questo, dunque, segno del fatto che il sistema capitalistico alla fine si è ingrippato in modo strutturale, dopo che nel 2009 si è stati davvero a un passo dal crack globale e il rischio non si è ancora scongiurato, nonostante per ovvi motivi politici, banchieri centrali, istituzioni varie minimizzino.

Per quanto riguarda poi l'implosione del sistema capitalistico sul piano ambientale oltre certi livelli (proviamo solo a immaginare cosa significherebbe se anche solo i cinesi volessero avere lo stesso tenore di vita degli americani ed europei) non è neppure il caso di dilugarsi.

Quindi potrei riassumere il tutto con un paradosso: più il capitalismo si allarga (cioè più "vince"), più allora rende complessi i problemi, ingovernabili le relazioni, ingestibili i nessi di causa ed effetto. Questo "crea" Storia ? Occorre vedere cosa si intende per Storia. Se per "Storia" intendiamo, ad esempio, la Grande Crisi in cui è piombata all'improvviso l'economia mondiale, allora sì (e del resto la risposta è corretta, perchè fino a prova contraria anche la Grande Depressione del 1929 è Storia).
Ma allora se così è allora dovremmo dire che Fukuyama ha torto: più la voglia di democrazia del mondo prende il sopravvento, e più la maggior effettiva democrazia "politica" farà da volano a quella economica e al sistema capitalistico, allora maggiori diverranno i conflitti, perchè il capitalismo è un ingranaggio che prevedere vincitori e vinti, padroni e servitù (anche se sa dissimulare molto bene questa realtà ma solo fino a quando cade il velo): e quindi più sono i conflitti più la Storia - che ne scaturisce - riprenderà vigore.

Quindi per confutare la tesi di Fukuyama non ci sarebbe neppure bisogno di appellarsi all'11 settembre, allo scontro di civiltà, alle guerre di religione.
Ripeto: per come la vedo io, sicruamente la fine della Storia è vera - e Fukuyama ha ragione - se la intendiamo come omologazione su un unico modello, il modello Usa, e quindi come fine dei classici conflitti storici (in questo sta il suo innegabile fascino ed originalità), visto che Somalia, Haiti, Rwanda sono "quisquilie", cose regionali;
ma a quel punto ...la Storia riprende: proprio perchè un'omologazione compiuta, in realtà, è impossibile. E nella sua MATERIALE impossibilità, non potrà che generare conflitti su conflitti.
- L'immigrazione clandestina (ormai la "convivenza" è diventata un problema strutturale);
- la delocalizzazione selvaggia (tg di stasera: 300 operaie della OMSA licenziate per produrre altrove la stessa roba ma soprattutto - come notava una di loro - roba che qui continueremo a pagare come prima: e la differenza dove va? e loro che fine fanno? cosa prevede il "sistema" per ammortizzare queste conseguenza quando cominciano a farsi generalizzate ?);
- le pensioni che non avremo (un mese fa il presidente dell'Inps dice di aver socurato l'accesso al sito per simulare la pensione a chiunque non sia in procinto di andarci: infatti non può dire la verità - cioè che chi ha meno di 40 anni non vedrà un centesimo e sta solo pagando per altri - sennò ci sarebbe un'insurrezione sociale;
- la crisi economica mondiale (un sistema che è potuto andare avanti solo galleggiando sempre più sul debito, prima privato e ora anche pubblico, coi mitici titoli di Stato diventati bombe ad orologeria;
- i conflitti per l'accaparramento di risorse e materie prime sempre più scarse;
e così via.
Tutte facce, solo apparentemente diverse, di una stessa medaglia: un sistema che più "vince" più fa acqua. Sembra un controsenso, ma io la vedo così.


Come al solito volevo scrivere due righe e ne è uscito un paper.
Però è innegabile che l'argomento è tremendamente vasto, complesso, e pieno di risvolti per poterci scrivere due righe.
E in ogni caso la "colpa" è del paper che mi è capitato sotto gli occhi

Ciao.
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Vecchio 31/10/2010, 07:39
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Si credo proprio Tu abbia ragione,...."più vince, più fa acqua!".

Bé, però questa cosuccia di "poco conto", era preventivabile e come dici tu, in fondo è anche accaduta altre volte....e ha portato guerre pesanti per rinnovare un sistema che si era inceppato...come un motore che sbiella, puoi fare due cose, o smonti tutto e poi riemetti a posto cambiando i pezzi rotti o cambi completamente il motore. Nel caso di un sistema globale purtroppo, è anche accaduto che (quasi sempre), il meccanico, una volta smontato il motore, abbia sostituito pezzi buoni e non quelli rotti, per cui, il motore è ripartito ma, dopo un pò, ripresenta gli stessi difetti;....forse allora, meglio cambiare completamente la macchina? Meglio un sistema sociale innovativo?
Purtroppo la storia ci ha fatti vedere due o tre modelli possibili....Capitalista, Comunista, Monarchico;....in fondo hanno tutti il risultato, presto o tardi di divenire sistemi di Oligarchia, dove c'è sempre quello o quelli che comandano (i potenti) e quelli che subiscono il comando (il popolo).
Ma questa è la Storia,...quella del genere umano che conosciamo. Probabilmente non sarà mai diverso da così.
Siamo una specie di Mammifero Predatore con caratteristiche genetiche che presentano l'"avidità" degli Insetti. Non presentiamo la benchè minima remora per la sopraffazione e gli diamo l'appellativo di "Sopravvivenza" o "democrazia" se vogliamo tradurla.
L'Homo deve sopraffare qualsiasi cosa,...ma è soprattutto su se stesso che si concentra e non ha pregiudizi di sorta....ci può essere anche il figlio o la madre, ci si passa sopra con dsinvoltura.


Quindi, ciò che si è letto nell'articolo, per quanto raccapricciante e assurdo, non è altro che una piccola porzione del pensiero malato/geneticamente dell'essere Homo.
Adesso verrà qualcuno (immagino già chi!) che dirà che era tutto previsto; la crisi è stata voluta per il bene dell'Ambiente.

Ci sono cose che non cambiano, dure come l'acciaio, penetranti come acqua, una di queste è: l'Homo.
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ricordati di rileggere ogni tanto la MISSION di AVVENTUROSAMENTE

meglio cercare un nascondiglio che sbagliare un consiglio.
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Vecchio 31/10/2010, 12:00
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l'analisi la trovo giusta. l'unico modo che il sistema capitalista ha di salvarsi secondo me è quello di andare verso la "sobrietà". sobrietà è per me l'unico concetto che può in qualche modo salvare il capitalismo da sè stesso; sobrietà significa trasformare il capitalismo sfrenato in un capitalismo consapevole, consapevole soprattutto del fatto che senza questa sobrietà è la sua stessa vita ad essere in pericolo. per questo, se vogliamo, sarebbe anche una cosa conveniente al sistema stesso.
purtroppo non andrà così: la natura del sistema è proprio il contrario della sobrietà, è la sfrenatezza. sfrenatezza è la sua natura, non è cambiabile, piuttosto la morte!
le dinamiche economiche che reggono il capitalismo non consentono una sobrietà degli investimenti, dei guadagni, dei desideri.
il capitalismo non è questo e lo si vede anche dalle manovre attuate in tempo di crisi. non penso di essere l'unico al mondo a pensare che ci voglia un radicale mutamento delle pretese dalla vita dell'uomo (qualche ecomista che conta l'avrà detto): smettere di pretendere l'inutile come fosse fondamentale (ipod nuovo, la golf per l'operaio, la vacanza schiccosa, il vestito firmato); eppure le manovre che vengono fatte per salvare il sistema non sono manovre di natura sobria, anzi, sono pompare soldi e soldi e soldi! è proprio un fraintendimento madornale della situazione, un prolungare di un poco la vita di un malato terminale. è solo questione di tempo..

un po' per passione, un po' per triste consapevolezza, io sto cercando di imparare la vita dei campi, della montagna e della natura. tra qualche decennio temo proprio ne avrò bisogno per mangiare di giorno in giorno, quando tutto questo sistema, che a conti fatti ci fa stare bene, sarà stato fatto esplodere da chi di questo bene non ne aveva mai abbastanza.
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Vecchio 31/10/2010, 13:24
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[quote=kraMer;112439]l'analisi la trovo giusta. l'unico modo che il sistema capitalista ha di salvarsi secondo me è quello di andare verso la "sobrietà". sobrietà è per me l'unico concetto che può in qualche modo salvare il capitalismo da sè stesso; sobrietà significa trasformare il capitalismo sfrenato in un capitalismo consapevole, consapevole soprattutto del fatto che senza questa sobrietà è la sua stessa vita ad essere in pericolo. per questo, se vogliamo, sarebbe anche una cosa conveniente al sistema stesso.
purtroppo non andrà così: la natura del sistema è proprio il contrario della sobrietà, è la sfrenatezza. sfrenatezza è la sua natura, non è cambiabile, piuttosto la morte!
le dinamiche economiche che reggono il capitalismo non consentono una sobrietà degli investimenti, dei guadagni, dei desideri.
quote]

Noti giustamente e bene il controsenso che sottolineavo.
Il "capitalismo sobrio" è una contraddizione in termini. La sobrietà come filosofia anche economica la troviamo solo nello Stato del Bhutan, che forse non a caso ospita l'Everest
Il capitalismo si basa non solo sul consumo, ma soprattutto sull'allargamento del consumo. Ogni volta che un mercato è saturo bisogna inventarsi qualcosa: un nuovo bisogno, un nuovo bisogno o un nuovo mercato (i famosi territori vergini) cioè portare "dentro" al sistema (e ai relativi consumi) intere popolazioni che fino ad allora ne erano fuori. Oggi sono i cinesi o gli indiani, domani i brasiliani, dopodomani gli africani...
Intanto in chi ci è già dentro (come noi) siamo già allo stadio dei gadget elettronici oppure a quello degli incentivi sistematici (vedi automobili): come a dire, appunto, che al sistema non bastano i consumi, ma non si può neppure permettere che restino fermi.

Tra l'altro anche noi qui dentro possiamo verificare i nostri contributi: dal gps ai risotti pronti, dalla benzina usata per spostarci a tutte le attrezzature comprese macchine fotografiche...ci siamo dentro anche noi, la nostra parte la diamo e potremmo/dovremmo ingegnarci a darla un po'... di meno almeno nei casi in cui non è del tutto innocua (penso sempre al car sharing...) giusto per non predicare bene e razzolare male.

Queste sono considerazioni abbastanza elementari e verficabili oggettivamente da tutti, anche ormai abbastanza trite se vogliamo. Eppure saranno trite ma altrettanto insistente, tetragona ed ostinata è la refrattarietà a trarne le dovute conseguenze e conclusioni. Insomma, per dirla in breve, siamo bravi in gran parte solo a parlarne, quasi a filosofeggiarci su, ben poco a tradurre queste riflessioni in comportamenti concreti.
Eppure io credo che l'unica via d'uscita sia proprio una modifica (ed anche abbastanza drastica e sollecita) dei comportamenti individuali; non so se l'ingegno e la tecnologia saranno sufficienti a trarci d'impaccio con "soluzioni dall'alto" (che so: mobilità ad emissioni zero; energia nucleare senza scorie; ecc.) in tempi compatibili con quelli che ci restano a disposizione prima di danni irreversibili.
Come sempre in questi casi, gli ottimisti ci credono; io nella mia ignoranza preferisco il solito realismo che porta al dubbio precauzionale. Come si dice, il lato positivo del pessimista è che non potrà mai restare deluso.

Ad ogni modo è in questo senso che non condividevo le conclusioni del paper di Paolo (almeno se le ho intese bene), e cioè che l'aspirazione umana alla democrazia - ad ogni latitudine - comporterà che il capitalismo non abbia alternative. E' vero che non ha alternative...se non quella di autodistruggersi.
Il punto è che si tratta di due piani distinti. Un conto è la libertà come tale, altro quello che poi comporta sul piano economico, e quindi materiale. Un uomo libero tende istintivamente a "star meglio", ad avere di più, a superare il concetto di limite...
Ora, nel momento in cui questo significa, ad esempio, non avere costrizioni nella libertà di pensiero e di espressione, ben venga; ma quando nell'abolizione del limite si passa dall' "essere" all' "avere" (quindi alla dimnsione materiale) allora sorgono i problemi.

PS: lungi da me buttarla in politica, ma un esempio plateale e perfetto di cosa significhi confondere i due piani del concetto di libertà ce l'abbiamo proprio nel nostro Paese, ai piani alti... : quando disse che gli italiani sono un popolo libero e che la libertà porta benessere, e che il benessere è dimostrato dal fatto di detenere il record mondiale di auto, case e telefonini pro-capite, ecco... in quel momento di fronte a questa sorta di teorema mi venne un po' di sgomento.
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  #6 (permalink)  
Vecchio 31/10/2010, 13:25
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Originariamente inviata da kraMer Visualizza il messaggio
eppure le manovre che vengono fatte per salvare il sistema non sono manovre di natura sobria, anzi, sono pompare soldi e soldi e soldi! è proprio un fraintendimento madornale della situazione, un prolungare di un poco la vita di un malato terminale. è solo questione di tempo..
Non dappertutto però si applica questo keynesianismo estremo à la Krugman:
vedi il commento di Giannino sul budget presentato dal governo britannico qualche giorno fa
http://www.chicago-blog.it/2010/10/2...nes/#more-7402
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Vecchio 31/10/2010, 16:14
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Oscar Giannino però il 26 sembra aver semplicemente infiocchettato un po' meglio (portandolo sul piano teorico) quello di cui nel dettaglio pratico aveva già parlato sei giorni prima (vedi sotto): e dove si vede, tra i tagli epocali, spicchino il -28% per ambiente e cultura a fronte del -8% per spese militari.

Insomma, diciamo che si torna al solito discorso. E stavolta non mi dilungo (almeno per adesso !)



http://www.chicago-blog.it/2010/10/21/come-tagliare-il-deficit-del-9-di-pil-a-londra-pero/

Ultima modifica di Henry Thoreau : 31/10/2010 a 16:20
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Vecchio 31/10/2010, 17:44
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vedi paolo, io penso che il discorso sull'economia sia poco un discorso economico, ma quasi più antropologico..
la scelta di tagliare piuttosto che pompare è effettivamente una scelta opposta, ma a che a conti fatti per me rivela una grave incomprensione di fondo: l'idea che, se il sistema si riprende, poi si va avanti. e questo è vero, ma solo per un certo periodo, poi io credo ci sarà l'ennesima crisi ciclica. se vogliamo alzare la testa dal foglio dei dati (cosa che la politica non fa mai) potremmo scorgere il lontananza verso quale direzione è il caso di portare questo capitalismo sfrenato, che, in questa forma, andrà verso l'autodistruzione.
per me, ogni manovra che non è volta a modificare la natura del sistema stesso ma solo a farlo riprendere (in un modo o nell'altro) è una manovra semplicemente miope.
mi rendo conto di veleggiare nell'utopia. mi rendo conto che il capitalismo non si darà mai collettivamente da sè una regolata.
infatti da un punto di vista pratico sono un disilluso. però teoricamente io la vedo così.. anche se esistono manovre che invece di pompare tagliano, poco cambia. il problema non è la scelta della medicina, ma il cancro già presente nel nostro sistema malato, che si chiama sfrenatezza. o si estirpa questo alla radice o il malato muore, qualsiasi sarà la medicina somministrata (che potrà solo ritardare la fine).
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  #9 (permalink)  
Vecchio 21/4/2012, 00:14
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Null'ultimo numero del "The Economist" c'è uno speciale dossier sulla "Terza Rivoluzione Industriale" prossima ventura.

Ormai non so più a chi concedere fiducia...

E sinceramente...l'idea di cambiare mi provoca rigetto...ho scorazzato dappertutto con la mia moto, sia con gli amici che con le donne, son pronto a rinunciare a tutto ma non alla mia moto e ad una bella donna dietro di me...sono la quintessenza della vita e non intendo privarmene...

Ultima modifica di antonio simioli : 21/4/2012 a 00:34
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  #10 (permalink)  
Vecchio 23/4/2012, 12:35
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Al massimo rinucerai alla moto, mica alla bella donna....così al posto di portarla dietro puoi portarla davanti....pensa positivo!
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  #11 (permalink)  
Vecchio 23/4/2012, 13:14
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scusa se te lo chiedoi antonio.
Ma tu che rapporto hai con la natura? Qual'è la tua idea di rapporto uomo\natura? Te lo chiedo perchè sembra che tu abbia una visione unica, almeno in questo forum, su questo aspetto.
Te lo chiedo perchè se dici che non potresti mai rinunciare alla tua moto credo che la tua visione sia un attimo stonata con quelle seppur diverse qui presenti ed esplicitate dagli utenti di questo forum.
Saluti
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  #12 (permalink)  
Vecchio 23/4/2012, 15:35
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Originariamente inviata da antonio simioli Visualizza il messaggio
ho scorazzato dappertutto con la mia moto, sia con gli amici che con le donne, son pronto a rinunciare a tutto ma non alla mia moto e ad una bella donna dietro di me...sono la quintessenza della vita e non intendo privarmene...
Sei un vero macho tu...
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  #13 (permalink)  
Vecchio 23/4/2012, 16:24
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Originariamente inviata da TheKing Visualizza il messaggio
Sei un vero macho tu...
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Vecchio 23/4/2012, 16:26
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Originariamente inviata da Sile86 Visualizza il messaggio
al posto di portarla dietro puoi portarla davanti....

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  #15 (permalink)  
Vecchio 24/4/2012, 00:39
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Al massimo rinucerai alla moto, mica alla bella donna....così al posto di portarla dietro puoi portarla davanti....pensa positivo!
ahahaha

Te lo chiedo perchè se dici che non potresti mai rinunciare alla tua moto credo che la tua visione sia un attimo stonata con quelle seppur diverse qui presenti ed esplicitate dagli utenti di questo forum.
Ho un rapporto di amore scontroso, nel senso che ci amiamo ma contemporaneamente la mettiamo anche sul "tu puoi uccidere me in qualsiasi momento (malattie, cataclismi naturali, piccole fatalità ecc) ed io posso uccidere te quando ne ho voglia (giro in moto, ecc)"

che poi, con un giro in moto le faccio un piccolo graffietto al confronto di ciò che lei è in grado di fare a me
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