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14/2/2011, 16:03
|  | Camminatori | | Registrato dal: 28/7/2010
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Nome di battesimo: Francesco | | Le escursioni dei nonni
Molte testimonianze ci sono dell' alpinismo del periodo eroico, molto meno si parla di come la gente comune (gli "avventurosi" degli anni '30 o giù di lì) vivesse la montagna.
In "Lessico famigliare" della Ginzburg mi sono imbattuto in questa breve e viva descrizione del rapporto che la famiglia (e soprattutto il padre) aveva con la montagna (luogo preferito delle loro vacanze) e di gesti ormai sconosciuti come ingrassare la scarpe "con grasso di balena" o l'uso di scarpe chiodate e - ovviamente - le alzatacce alle 4 di mattina.
Chissà quanti di noi avrebbero gradito partecipare a quelle "passeggiate".
(Non vi scandalizzate troppo per l'uso fatto della parola "negri" e del derivato "negrigura" da parte di un uomo che - pur sincero antifascista - comunque viveva un un'epoca diversa dalla nostra.)
" (Mio padre) Chiamava " una negrigura " portare, nelle gite in montagna, scarpette da città... ...lamentarsi, nelle gite in montagna, per sete, stanchezza o sbucciature ai piedi; portare, nelle gite, pietanze cotte e unte, e tovaglioli per pulirsi le dita. Nelle gite in montagna era consentito portare soltanto una determinata sorta di cibi, e cioè: fontina; marmellata; pere; uova sode; ed era consentito bere solo del tè, che preparava lui stesso, sul fornello a spirito. Chinava sul fornello la sua lunga testa accigliata, dai rossi capelli a spazzola; e riparava la fiamma dal vento con le falde della sua giacca, una giacca di lana color ruggine, spelata e sbruciacchiata alle tasche, sempre la stessa nelle villeggiature in montagna. Non era consentito, nelle gite, né cognac, né zucchero a quadretti: essendo questa, lui diceva, "roba da negri"; e non era consentito fermarsi a far merenda negli chalet, essendo una negrigura. Una negrigura era anche ripararsi la testa dal sole con un fazzoletto o con un cappelluccio di paglia, o difendersi dalla pioggia con cappucci impermeabili, o annodarsi al collo sciarpette: protezioni care a mia madre, che lei cercava, al mattino quando si partiva in gita, di insinuare nel sacco da montagna, per noi e per sé; e che mio padre, al trovarsele tra le mani, buttava via incollerito. Nelle gite, noi con le nostre scarpe chiodate, grosse, dure e pesanti come il piombo, calzettoni di lana e passamontagna, occhiali da ghiacciaio sulla fronte, col sole che batteva a picco sulla nostra testa in sudore, guardavamo con invidia " i negri " che andavan su leggeri in scarpette da tennis, o sedevano a mangiar la panna ai tavolini degli chalet. ... A volte la sera, in montagna, mio padre si preparava per gite o ascensioni. Inginocchiato a terra, ungeva le scarpe sue e dei miei fratelli con del grasso di balena; pensava che lui solo sapeva ungere le scarpe con quel grasso. Poi si sentiva per tutta la casa un grande rumore di ferraglia: era lui che cercava i ramponi, i chiodi, le piccozze. ... Partiva per le ascensioni alle quattro del mattino, a volte solo, a volte con guide di cui era amico, a volte con i miei fratelli; e il giorno dopo le ascensioni era, per la stanchezza, intrattabile; col viso rosso e gonfio per il riverbero del sole sui ghiacciai, le labbra screpolate e sanguinanti, il naso spalmato di una pomata gialla che sembrava burro..."
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14/2/2011, 23:49
|  | Avventurosi | | Registrato dal: 1/2/2007
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Nome di battesimo: Paolo | |
Molto interessante, grazie!
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15/2/2011, 00:18
|  | Trekkers | | Registrato dal: 22/10/2010 Età : 24
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Nome di battesimo: Sacha | |
molto bello come racconto, il vero spirito dell avventuroso, poi vabbè se negro era detto con ironia non ci vedo nulla di male, ps non sono razzista anzi! pero se son modi di dire antichi e fanno anche un po ridere e facciamocela una risata, mi immagino un montanaro di quei tempi che vedeva uno magari un cittadino con le scarpine pulite e linde da danza come lo poteva maltrattare ahahahah
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La natura é l unica cosa che ancora viene regalata all uomo senza chiedere nulla in cambio se non il rispetto Www.sachafrassinelli.it | 
15/2/2011, 00:19
| | Esploratori | | Registrato dal: 28/1/2011
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Nome di battesimo: Andrea | |
Che bel racconto d'altri tempi!!! a parte le levatacce che, purtroppo, anche oggi sono tali e quali a quelle di decenni fa! | 
15/2/2011, 00:19
|  | Trekkers | | Registrato dal: 2/10/2010 Età : 32
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Nome di battesimo: alessandra | |
poco tempo fa sono stata a teramo al "trento film festival", c'erano esposte alcune foto di fine anni venti, alcune delle quali ritraevano escursionisti e sciatori. mi ha colpito molto l'abbigliamento, praticamente indossavano vestiti di tutti i giorni e la cosa mi ha fatto molto riflettere, non avevo mai pensato a come ci "attrezzasse" per la montagna quando non c'era tutto quello che abbiamo oggi...eppure...
grazie appennino! molto interessante, bisognerebbe raccogliere altri racconti!
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15/2/2011, 00:35
|  | Esploratori | | Registrato dal: 9/2/2009
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Nome di battesimo: Livio | |
Molti conosceranno già questi scritti, ma sono testimonianze incredibili
il diario dei due alpinisti Cicchetti e Cambi morti in Val Maone - Gran Sasso (in loco c'è la lapide) negli anni Venti http://www.vecchiegloriedelgransasso...hettiCambi.pdf | 
15/2/2011, 01:07
| | Esploratori | | Registrato dal: 28/1/2011
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Nome di battesimo: Andrea | |
Emilio Comici
Notare le pazzesche attrezzature di quest'uomo...il carbonio, il kevlar, il gore-tex....
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15/2/2011, 01:48
|  | Montanari | | Registrato dal: 28/11/2010 Età : 29
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inkia...questi sono pazzi..
in pratica a una corda legata alla vita(in tutti sensi) hahaha
gia mi immaggino spyrozzo che dice"ecco un altra testa di ca**o che non sa quanto e sacra la vita" 
e magari è il bisnonno mentra scalava da giovane | 
15/2/2011, 07:14
|  | Trekkers | | Registrato dal: 19/6/2009 Età : 44
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Nome di battesimo: Francesco | |
Una nota proprio sui materiali. A parte il solito discorso che noi stiamo a discutere dell'ultimo ritrovato senza il quale sembra impossibile anche fare una passeggiata nel bosco mentre c'è stata gente che ha fatto le imprese con il maglione di lana e le scarpe chiodate... Certo, questo non giustifica assolutamente che oggi si debba rischiare inutilmente, ma fa riflettere.
Però volevo ricordare che l'idea della suola ViBram, poi migliorata e portata ai prodotti tecnici attuali, nasce proprio in quel periodo.
La guida alpina Vitale Bramani, membro eminente del CAI, si era reso conto che molti degli incidenti che avvenivano in montagna erano legati proprio alle scarpe, o meglio alla loro suola: in certi casi le suole in cuoio avevano delle applicazioni di chiodi o di ferretti, o anche di piccoli inserti in gomma inchiodati, ma l'idea di una vera e propria suola tutta in gomma, da cucire sotto la scarpa, non esisteva. C'erano o degli scarponi molto pesanti e rigidi o delle scarpette tipo quelle nella foto sopra (adatte alla roccia, ma inadatte al bagnato/freddo).
Per questo, Vitale Bramani, probabilmente anche dopo aver assistito a un grave incidente che nel 1935 aveva fatto diverse vittime, morte assiderate per l'impossibilità di proseguire o tornare indietro visto che indossavano pedule leggere, si decise a studiare un nuovo ritrovato: una suola robusta ma relativamente flessibile, antiscivolo, "drenante", impermeabile e resistente al freddo. Prendendo contatti con la Pirelli, cercò di applicare alle scarpe da escursionismo/montagna lo stesso principio dei pneumatici per autoveicoli e, nel 1936, sviluppò la famosa suola "carrarmato" che prende il nome dalle sillabe iniziali del suo nome e cognome (ViBram), e che oggi, migliorata e diversificata, continuiamo ad usare. Negli anni successivi effettuò diverse scalate e salite proprio per mettere alla prova il suo nuovo ritrovato, che si rivelò decisamente azzeccato e che poi ebbe una diffusione mondiale.
Ultima modifica di Vortex_Surfer : 15/2/2011 a 07:55 | 
15/2/2011, 08:23
|  | Camminatori | | Registrato dal: 28/7/2010
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Nome di battesimo: Francesco | | Del film "The north face - una storia vera"
(che, pur non essendo una "fonte storica" presumo essere stato fatto da persone che le "fonti" hanno consultato) mi hanno particolarmente colpito due situazioni: una (presumo notata da tutti) è l'uso della bicicletta per andare dalla Germania alla Svizzera e raggiungere la parete da conquistare (la nord dell'Eiger per i pochi che non hanno visto il film) e l'altra, che si nota meno, è la autocostruzione dei chiodi da parete in una fucina da fabbro.
Situazione ritengo inusuale all'epoca, che però mi è tornata alla mente leggendo dello "sferragliare" sul testo della Ginzburg: arrampicare con corde di canapa e "ferramenta" di puro acciaio deve essere stata una cosa veramente per pochi.
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15/2/2011, 09:31
|  | Montanari | | Registrato dal: 23/1/2011 Età : 20
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Nome di battesimo: Roberto | |
Non posso che ripetermi e consigliare, di nuovo, la lettura di "Grande fiume dai due cuori" di Hemingway. Purtroppo non ho trovato il testo italiano in rete, però c'è quello in Inglese. BIG TWO-HEARTED RIVER
Altrimenti c'è la bellissima lettura di Ennio Fantastichini fatta per Radio 3 Audio Rai.TV - Ad Alta Voce - Grande fiume dai due cuori (I) (parte 1) Audio Rai.TV - Ad Alta Voce - Grande fiume dai due cuori (II) (parte 2).
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Che ti move, o omo, ad abbandonare le proprie tue città, a lasciare li parenti e amici, ed andare in lochi campestri per monti e valli, se non la naturale bellezza del mondo?
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