Dati
Data: Dal 10/08/2008 al 14/08/2009
Regione e provincia: Lazio, Roma
Località di partenza: Tolfa (RM)
Località di arrivo: Cerveteri (RM)
Tempo di percorrenza: 3gg
Chilometri: 60 (circa!)
Grado di difficoltà: Facile
Descrizione delle difficoltà: nessuna
Periodo consigliato: Aprile - Maggio
Segnaletica: assente
Dislivello in salita: (vedi dopo)
Dislivello in discesa: (vedi dopo)
Quota massima: 500 (Tolfa)
Descrizione
Da un po' di tempo mi frullava in testa l'idea di riprendere zaino, tenda e sacco a pelo cosi' a marzo 2008 cominciai a fare progetti.
C'e' un luogo, nel lazio, che e' rimasto pressoche' immutato per secoli sempre fedele a se stesso, scomodo, spinoso (in tutti i sensi) e poco segnato dalla civiltà.
Si tratta dei monti della Tolfa, una serie di alte colline (o basse montagne) che a stento sfiorano i 1000 metri (la Tolfaccia) pressoche' prive di sentieri e popolate da mucche e cavalli, principalmente, ma pure da molte altre bestiole quali cinghiali, volpi e pennuti di tutti i colori.
Per prima cosa me ne vado su atlanteitaliano.it e mi scarico un po' di mappe. In fondo il sito e' pagato anche con le mie tasse no?
Realizzo un bel mosaico in scala 1:12500 dell'area compresa tra tolfa e Cerveteri e comincio a studiare un percorso.
Il mio obiettivo e' di non percorrere piu' di 15-16km al giorno e di dormire sempre tra quattro mura: mi piace girare da solo, ma dormire da solo in un bosco e' tutto un altro paio di maniche.
E poi sono pigro...
Individuo tre luoghi adatti: il casale dell'acqua bianca, che e' ad uno sputo da Tolfa, ma che avrei raggiunto dopo un ampio giro sulle colline, le terme di Stigliano e Sambuco (dietro la frazione di Sasso, a Cerveteri).
Nei mesi successivi ho fatto diverse escursioni, carta alla mano, per verificare che i fontanili individuati sulla carta avessero acqua potabile a disposizione. La maggior parte era in secca, distrutta o inaccessibile il che mi ha fatto ridisegnare il percorso molte volte.
Alla fine riuscii a suddividere il viaggio in quattro tappe, una panoramica, una di riposo, una relativamente tosta e una cosi' cosi'.
Presi accordi con i vari posti dove avrei dormito e... nel frattempo s'era fatto luglio (avendo a disposizione solo mezza giornata a settimana non posso fare miracoli) per cui dovevo darmi una mossa.
Prenotai le ferie, mi ricomprai lo zaino, le gavette, una borraccia "a pelo" e qualche altra cosetta. Armato di bilancia progettai uno zaino da 25kg precisi, dei quali 1/5 del peso era di scorta d'acqua (due bottiglie da 2 litri piu' la borraccia da un litro).
E finalmente venne il giorno: il 10 agosto me ne salii sul treno destinazione Civitavecchia, da li' presi la corriera che mi porto' fino su a Tolfa e poi colazione. Il barista vedendomi pallidotto, un po' addominale, carico come un muflone mi scambio per un turista e mi chiese quattro euro e cinquanta per un cappuccino e un cornetto.
Alla risposta "Ma che hai fumato, a coso?" il prezzo ridiscese a 1,65.
Una volta rifocillato a dovere mi immisi su "via del lavatoio" (479m slm) e poi me ne girai a destra verso pian dei santi, impiegai un paio d'ore per scendere attraverso un sentiero comodo e giu' fino al guado sul fosso verginese che nonostante la stagione era pieno d'acqua (155m slm).
Lo superai rinfrescandomi i piedi e via, su per il letto secco del fosso cupo... e li andai a sbattere contro la prima vera salita. Da 155 a 314 metri con 25kg sulle spalle, nonostante l'allenamento e tutto, mi hanno fatto soffrire non poco. Oltretutto una volta arrivato in prossimita di Fonte Castagno, trovai un'accoglienza bovina.
Una ventina di mucche e un torello tutt'altro che socievole.
La salita (fatta stupidamente durante le ore piu' calde) mi aveva fatto consumare 2/3 dell'acqua che avevo da parte. Guardo l'orologio: le mie intenzioni erano di scavalcare monte castagno e ridiscendere verso la valle del Mignone passando dal castello di Rota. Di fatto tornai quietamente indietro, lentamente e senza fare movimenti bruschi finche' il torello decise che era meglio starsene vicino alle sue amiche.
Dal monte castagno me ne scesi di nuovo fino al fosso verginese e da la' a Fornace del Gesso, sulla provinciale 3a.
Due km piu' in la' c'era il casale dell'acqua bianca dove mi aspettavano una stanza e una bistecca.
Era chiuso.
Ahahahahah, no dai, e' uno scherzo. Telefono. Mi risponde la signora che lo gestisce e scopro che avevano deciso di stare chiusi qualche giorno per riposarsi e prepararsi alla faticaccia del ponte di ferragosto.
Pero' mi da il permesso di entrare nella proprieta' (il cancello e' aperto) e di dormire nel capanno.
Come ho scritto nel mio profilo sono pigro, ma non e' che mi arrenda cosi' facilmente. Ero ad un passo da Tolfa, potevo aspettare la corriera, tornarmene indietro e tanti saluti all'avventura. I miei piedi avrebbero detto grazie.
Entro, trovo un posto pianeggiante e mi do da fare con telo impermeabile, cordino, picchetti... non contento tiro fuori la gavetta, l'inseparabile risotto knorr, l'altrettanto inseparabile fornello a spirito e mi cucino una cenetta forse un po' spartana, ma alla luce della fatica di quel giorno squisita.
In un'ora avevo tirato su un rifugio di fortuna, cenato, messo al riparo le mie cose nello zaino lasciato appeso ad un ramo e via nel sacco a pelo a dormire (il sacco e di quelli termici: <500gr, ma tiene caldissimo).
Totale: 21km, 483m in discesa, 159 in salita e una notte all'addiacio.
Il giorno dopo salto la colazione, smonto il campo e mi incammino per Stigliano.
Nota: avevo dimenticato la mappa (dentro la sua bella tasca impermeabile) fuori dallo zaino. Ci ho trovato sopra un escremento di volpe. Cribbio... ho avuto un'ospite e manco me ne sono accorto.
A meta' strada mi fermo lungo il corso del mignone e faccio colazione con latte, pane e cioccolata... approfitto di una sorgente minerale (sotto il castello di Rota) per fare rifornimento d'acqua.
In realta' la tappa e' breve e il dislivello agevole, per le 10 di mattina sono a destinazione: il 4 stelle di Stigliano e' un luogo meraviglioso. Mi fermo e trascorro il resto della giornata alle terme.
Km percorsi: 10, dislivello: 100m totali.
Da Stigliano a Sambuco doveva essere una tappa lunga, ma facile: mi avevano spiegato che dall'albergo c'e' un sentiero che costeggia il fiume Lenta fino all'aeroporto Savini (Esercito Italiano), da li' sarebbe stato facilissimo raggiungere l'agriturismo dove avrei trascorso la notte.
Si, certo.
Il sentiero e' tutto un rovo e dopo mezz'ora sono diventato un bucatino.
Tanto per cambiare torno indietro e opto per un'altra strada che mi porta ad attraversare Canale Monterano, il ponte del Diavolo, il bosco di macchia grande di Manziana e, verso le sette di sera, dopo circa 10 ore di camminata avendo come indicazione solo la bussola perche' da dentro un bosco si puo' triangolare solo una bella (bip) di (bip)

arrivo all'agriturismo dove mi stavano aspettando un po' preoccupati:
"ma hai trovato la strada" mi chiede la ragazza che lo gestisce
"no" rispondo e lei mi indica dove avrei dovuto passare.
Da Stigliano a Sambuco c'e' un'autostrada che dal parcheggio delle terme costeggia le colline e, senza toccare neanche un rovo, arriva a destinazione

Ora lo so... ma attenzione: quel sentiero chiude quando chiudono le terme, durante l'inverno quindi se si parte da Sambuco si trova un cancello chiuso alla fine del percorso.
Mangio (come un lupo), faccio una doccia e vado a dormire distrutto nei piedi e nel mio amor proprio, ma consolato dalla gatta della padrona che mi ha adottato per tutto il tempo che sono rimasto.
Km percorsi: circa 22, dislivello trascurabile.
L'ultimo giorno mi incammino da quota 252 di buon'ora e faccio rotta per Monte Paparano, una collinetta alta 392 metri di cui lambiro' si e no le falde. A meta' dell'ameno colle svolto a sinistra e raggiungo le galeracce, un casale diroccato. Proseguo e dopo un po' vedo il monte Santo alla mia sinistra. Guardo la mappa e dico "no, deve stare alla mia destra". Mi giro e ho la sgradevole sensazione di essere fuoriposto.
E' stato un momento comunque piacevole: c'eravamo io, le cicale e il vento.
Torno sui miei passi e dopo un po' individuo il sentiero che avrei dovuto prendere.
Mi avvio verso il monte Tosto, l'ultimo colle prima del mare e mi rassegno a fare l'ultimo pezzo di strada durante le ore piu' calde.
Anche se il percorso e' tutto in discesa, il monte Tosto tiene fede al suo nome: ci sono si e no 40m di dislivello da prendere di petto e poi una discesaccia sassosa da far smoccolare in turco.
Fortuna che a scuola ho studiato francese.
Km percorsi: circa 18, Dislivello: 210 in discesa.
Superato il Tosto la strada e' tutta in pianura (o quasi) fino a Cerveteri, dove mi aspettava il Pullman che mi avrebbe riportato a casa.
Da questa piccola avventura ne sono seguite altre, piu' o meno brevi: mi piace camminare e scambiare due chiacchiere tra una camminata e l'altra.
La prossima? Da Capranica a Civitavecchia (sempre nel Lazio) in tre giorni lungo il tracciato della vecchia ferrovia, tra tunnel, gole, ponti di ferro e pietra: se le gambe mi assistono.
A.