Dati Data:Agosto 2005 Regione e provincia: Piemonte - Torino Località di partenza (a cavallo): Druento - (Torino) - Si può arrivare in auto sino a Madonna della Bassa, con strada sterrata di circa 3 Km. Località di arrivo: (a cavallo) Druento - Torino Tempo di percorrenza: 9,30 andata + 8 al ritorno Chilometri:28 Grado di difficoltà:notevole, a tratti al limite per i cavalli. Descrizione delle difficoltà:sentiero in salita a gradoni, strettoie, lastrone. Periodo consigliato: Vivamente sconsigliato a cavallo, bel posto a piedi. Segnaletica A Madonna della Bassa cartello con meta a 2 ore e 1/2. Dislivello in salita Da Madonna della Bassa dislivello in salita di circa 800 mt. Dislivello in discesa: Salita continua. Quota massima:1.601 Accesso stradale:SS per Susa, dopo Avigliana a Dx per il colle del Lys e pochi Km. prima della cima del Col del Lys (3/4) a dx per Madonna della Bassa. Descrizione Scrive questo Report "Luciano di Bibi" l'amico mio più caro. Di Bibi, il suo cavallo, che ama al punto da dire che Lui è proprietà di Bibi, e non il contrario! E' un irriducibile nostalgico dei tempi della Frontiera Americana e del Mito dei Mountain-men, ottimo conoscitore della storia di quel periodo e di quanto riguarda il mondo del cavallo. Il trek è stato molto più duro del previsto, ma ormai eravamo in ballo... QUOTA 1601
LA CONQUISTA DEL MONTE ARPONE
Il monte Arpone si erge nel torinese al debutto delle Alpi, sulla cima di un anfiteatro che costituisce la chiusura della piccola Valdellatorre. Subito dopo, contiguo, vi è il Col del Lys, e insieme formano l’inizio dello spartiacque tra la Valle di Susa e la Valle di Lanzo, nel ramo di Viù.
Questo sistema montuoso, può immaginariamente replicare la posizione delle leggendarie Black Hills, al debutto delle Montagne Rocciose del Wyoming ad Ovest del fiume Missouri.
In scala ridotta di almeno dieci volte, le nostrane "Black Hills", infatti, risultano ad Ovest del fiume Po e si affacciano, come le originali, direttamente sulla pianura.
Difficile immaginare il Monte Arpone come un luogo selvaggio. La vicinanza della città e l'estrema antropizzazione di Valdellatorre, lo rende di fatto domestico, anche se poco o niente frequentato.
Base intermedia - Madonna della Bassa Pino e Kociss

Siamo in viaggio da cinque ore ed abbiamo superato lo strappo che ci ha portato in cresta alla pendice Sud, a Madonna della Bassa, la nostra base intermedia . Conosciamo bene questo luogo, che e' per noi meta usuale, passaggio preferito per giungere al Col del Lys, raggirando poi il monte Arpone. Lo strappo però e' sempre impegnativo, lo sforzo e l'impegno tecnico sono notevoli. Il mio cavallo, Bibi di Merens, è in gran forma e sembra non risentire del pesante affardellamento, giusto quanto serve per due giorni in autonomia. Sono in forma anche i nostri compagni Pino e Kociss.
Luciano di Bibi nelle rampe che portano a Madonna della Bassa
Affrontiamo l’iniziale marcato sentiero che porta al monte Arpone, lungo la cresta che si inerpica in direzione Nord. Ci sono tre salite molto ripide, intercalate due volte da una cinquantina di metri di salita più morbida, prima di giungere in vetta. La cresta che stiamo percorrendo è larga da un minimo di quattro o cinque metri, ad un massimo di una ventina. Sul lato Est il vallo sulla pianura, sul lato Ovest la ripida parete del bosco verso il Col del Lys, con l’ormai esile sentiero stretto da una vegetazione di alberi di medio ed alto fusto con prevalenza di conifere e bassi arbusti che in vari punti lo nascondono alla vista.
Queste montagne, viste dalla pianura, si presentano molto più scure ed in contrasto con la chiara e maestosa cordigliera Alpina, che da dietro le sovrasta. Le cime delle Alpi sono per tre stagioni all'anno imbiancate di neve, e le vette più alte lo sono perennemente. Sarà per il contrasto con le grandi Alpi e per la particolare vegetazione, intercalata da pietraie e rocce scure, le montagne che inglobano il monte Arpone si presentano quasi nere, le"Black Hills" appunto.
Adesso che lo stiamo percorrendo,constatiamo che il luogo è molto scosceso e disagevole. Il suo dolce profilo, visto dalla pianura, è un inganno. La vegetazione occupa e chiude ogni varco e non vi sono segni di passaggio alcuno, l'ambiente è totalmente naturale ed incredibilmente selvaggio, visto che a pochi metri, sul lato Est, nebbia permettendo, si vede la pianura e la civiltà.
Uno dei rari tratti in falsopiano - impossibile scegliere un punto con visuale più allargata.
La nebbia, a tratti, era veramente fitta.
La salita è subito molto dura, il sentiero, che a tratti scompare, s'inerpica con decisione ed è necessario affrontarlo con il cavallo alla mano e la tecnica necessaria per questi casi: stando ben davanti al cavallo- sfruttando tutta la lunghezza della longhina - 3 metri - che permette al cavaliere di procedere spedito e con lunghi passi, seguito dal cavallo che con balzelloni copre la distanza più velocemente. Questo modo di procedere mette a dura prova la resistenza del cavaliere e la sua preparazione fisica. Al raggiungimento dei terrazzini, stretti spazi, che si creano nelle curve del sentiero, ci si ferma, per la necessità tecnica di verificare la direzione, le condizioni del sentiero, e per prendere fiato.
Ma le sorprese non sono finite, il sentiero diventa ancora più ripido, formato da rocce e sassi da superare con salti in spazi molto angusti. E’ necessario scegliere bene dove posare i piedi, per fare il balzo e superali. In questi casi la tecnica è di fare osservare bene al cavallo dove noi mettiamo i piedi ed invitarlo a passare esattamente dove passiamo noi. Si procede per brevi tratti, per non confondere il cavallo sul percorso che deve compiere.
La sensibilità di scegliere l'appoggio giusto, le traiettorie corrette ed eseguire i passaggi senza indecisioni, è anche dato dal "mountain sense" di cavallo e cavaliere. Per Bibi di Merens il mountain sense è iscritto nel suo DNA e Kociss ha senz'altro cromosomi Andini. Entrambi sfoggiano una concentrazione particolare ed altrettanto facciamo noi. Le difficoltà sono veramente al limite ed il nostro sforzo psicofisico è massimo.
Una delle soste - foto scattata da abbarbicato ad un abete.
Luciano di Bibi
L'odore del cavallo, del cuoio di sella e finimenti, il sudore mescolato al profumo delle piante, l'erba, la terra, il nostro respiro....., ecco l'epica atmosfera della montagna!
Ci siamo seduti un attimo, l'unione con i nostri cavalli è assoluta, lo spazio è poco, siamo tutti fermi in raccoglimento. Sento il muso di Bibi sul mio collo e le sue nari che mi annusano, come a verificare il mio stato, alzo lo sguardo e percepisco il suo occhio sereno ma interrogativo, come a chiedermi se va tutto bene. Alla mia risposta positiva, sembra rispondere a sua volta, con un percettibile brontolio; vedo il suo sguardo cambiare e farsi tranquillo. Io amo quest'animale, è cresciuto con me ed abbiamo fuso le nostre capacità. Siamo insieme da quasi quattordici anni. Era un puledro di trenta mesi ed io un cavaliere stufo del rettangolo, fu amore a prima vista. Comunichiamo come se parlassimo, quando uno è in difficoltà l'altro si preoccupa. E’ normale tra compagni d'avventura. Ci scambiamo un reciproco incoraggiamento e siamo pronti a riprendere. Pino e Kociss vivono un'analoga simbiosi. - "pronti andiamo", siamo di nuovo in azione-.
Guardiamo il sentiero con la speranza di veder diminuire la pendenza, preludio della vetta,.........ma non arriva mai! Le gambe si induriscono, manca il respiro, dobbiamo continuare con il massimo dell'impegno, è pericoloso derogare. Ecco la pendenza cambia.......ci siamo....noo..è soltanto il tratto che intercala la prima cresta dalla seconda, comunque si può riprendere fiato e bere un po' d'acqua.
Si ricomincia a salire, è impervio anche più di prima, bisogna passare tra gli alberi, cosa a volte molto complicata. Altra sorpresa, un grosso albero caduto ci ostruisce il passaggio. Pino tenta a più riprese di rimuovere l'ostacolo, ma non c'è nulla da fare, anche quando ci proviamo tutte e due insieme. Dobbiamo tentare di dividere il tronco tagliandolo con il macete. Usiamo quello di Pino che è più pesante e robusto del mio, a turno, poiché la fatica è molta. Dopo alcuni minuti è terribile il dolore al polso ed alla spalla e dobbiamo alternarci più frequentemente. Ci siamo, sta per cadere......ecco è fatta...... cede! Quando lo spezziamo emettiamo contemporaneamente un urlo liberatorio, i cavalli restano fermi in attesa, come partecipi del nostro sforzo. Spostiamo i due tronconi a lato del sentiero e riprendiamo a salire.
All'incirca dovremo esserci, ecco…. ci siamo,....il sentiero piega, ci siamo? - Pino sbuca in quel che sembra una radura....ancora noo! Siamo sbucati sul vallo Est, abbiamo perso il sentiero. Girare i cavalli non è facile, ritorniamo immediatamente indietro, per non perdere la memoria del punto da dove siamo arrivati, lo troviamo e scopriamo la giusta direzione.
Gli alberi si stringono sul sentiero e dobbiamo superare degli scalini di roccia molto impegnativi per dimensioni e pendenza. Ci sono due alberi vicini, …. troppo vicini.....maledizione! Passo e sento lo strappo, l'affardellamento posteriore non e' passato ed ha incocciato nell'albero. Il laccio di cuoio che lo assicurava si e' spezzato ed ho perso il sacco che contiene l'attrezzatura. Con un piede sotto la pancia di Bibi e l'altro dietro appoggiato precariamente su di una pietra, recupero un laccio di riserva, in due minuti riassicuro il carico. Devo aver dato dimostrazione di destrezza e rapidità, vista anche la precaria posizione, tanto che Pino si complimenta, "il merito è di Bibi" - rispondo - infatti conscio del mio armeggiare, è rimasto fermo come una statua.
Poco dopo una grossa roccia affiorante liscia e levigata si presenta di fronte a noi. Sulla sinistra pendio e vegetazione, sulla destra un piccolo solco di terra, incastrato tra la roccia ed una parete verticale inerbata.
Accidenti....il cavallo potrà appoggiare solo un arto sulla terra, gli altri dovrà appoggiarli sulla roccia, il pericolo di scivolamento è quasi certo. Questi passaggi possono essere superati solo in velocità, affinché lo scatto iniziale sull’appoggio buono permetta al cavallo di spingere l’appoggio sulla roccia solo per un breve istante. Oltre c'è un fortunoso spiazzo erboso che accoglierà il nostro arrivo. Richiamo Bibi all'azione rapida e parto con decisione........non posso voltarmi....sento il rumore sordo dei ferri sulla roccia....i chiodi in widia salvano l'appoggio ....siamo sull'erba. Parte Pino, Kociss sale in pieno sulla roccia ....sbaglia la traiettoria per non più di 20 centimetri e manca l'unico appoggio sicuro....si sente scivolare e perde i posteriori, inginocchiandosi con gli anteriori, poi appoggia da coricato il ventre sulla roccia piatta, si rialza prontamente e scarta alla sua sinistra nella vegetazione. E’ di nuovo in piedi, sciolto. Pino è molto bravo e rapido nel richiamo tranquillizzante, e mentre io mi sposto per lasciare più spazio sull'erba, Pino richiama con decisione Kociss, lo incita e gli indica il lato della salita....Kociss, parte con decisione, non sbaglia e raggiunge Pino con un balzo, che non potendo salire a ritroso, lascia spazio all'animale con un salto all'indietro, per poi rotolare nell'erba dello spiazzo, tra le gambe del cavallo in arrivo. Una azione così sincronizzata sembra preparata in palestra. A Pino e Kociss i miei complimenti mentre lui accarezza e rincuora il suo cavallo.
Il sentiero declina e gli alberi lasciano spazio alla vista, si vede chiaramente davanti a noi la cresta finale ed è chiaro che ci porterà in vetta. Riordinate le idee e verificato che tutto sia a posto, abbiamo voglia di chiudere la partita ed arrivare in cima. Partiamo con decisione ad affrontare quest'ultima salita che si presenta come le precedenti e si procede quindi con la stessa tecnica.
Ci ritroviamo di fronte ad una rampa impressionante che possiamo solo affrontare tutta d’un fiato. Recuperiamo le energie, verifichiamo attentamente le traiettorie ed i passi da fare, guardo Bibi e gli trasmetto la convinzione dell'ultimo assalto,....stiamo procedendo come camosci balzellando da una pietra all'atra, non posso girarmi, ma sento che Bibi procede sincronizzato ed arranca con decisione e questo procedere incalzante incita tutti e due. Siamo a metà, non possiamo fermarci e davanti abbiamo un salto al limite del possibile....passo...c'e' l'o' fatta, sento Bibi che si organizza e scatta possente...."staak", un chiaro rumore di rottura.
Abbiamo superato l'ostacolo e siamo fermi . Controllo,...una cinghia del sottopancia si è rotta. La forza che Bibi ha impresso con i suoi muscoli ha spezzato la cinghia, che era integra e nuova. Siamo fermi nello stretto sentiero, recupero la cinghia d'emergenza che porto con me da tre anni e che non ho mai usato. E' un mio progetto ed è stata realizzata per adattarsi velocemente alla conformazione della mia sella, predisposta esattamente per quest'evento,....funziona!!! Si riparte.
L'arrivo sulla cima del Monte Arpone Luciano di Bibi
Il sentiero declina........ci siamo....E’ LA VETTA!. "Quota 1.601" è raggiunta!
Siamo increduli,...la cima del monte Arpone è mozzata, si apre davanti a noi un pianoro con qualche roccia, pochi alberi e una radura a prato primordiale. Sono passate tre ore e mezza dall'inizio della salita e siamo in viaggio da quasi nove. Un brivido ci assale ed una emozione ci rapisce l'anime, l"eagle spirit" ci pervade. Procediamo sul sentiero che passa sul bordo Est come una balconata, sul precipizio del vallo su Valdellatorre. Sul lato Ovest si allarga sempre più una prateria selvaggia ed incredibile, con un limitare di alberi boschivi. Il paesaggio ci scorre davanti come un film, il programma del trek prevede la successiva discesa al passo Portia, per poi scendere alla fontana dove contiamo di bivaccare.
Non ce lo diciamo, ma ci dispiace dover lasciare questo luogo e questo paesaggio. Sono i...."territori di Corvo Rosso e Unghia d'Orso" che cerchiamo in ogni dove, vorremmo fermarci e goderceli..... Senza parlare fermiamo i cavalli e commentiamo il nostro stupore, ci confessiamo che sarebbe bello acquartierarci qui.
Cominciamo con il girare il filmato per documentare. Vogliamo mostrare le immagini al nostro gruppo "I CAVALIERI DELL'AQUILA".... Così ci siamo autonominati.
In verita', Pino ed io ne siamo i precursori e ci sentiamo mountain-men a cavallo a pieno titolo. Enrico -"capitan Cook"- è un alpinista esperto e di lungo corso - un buon cavaliere di campagna - recentemente convertito allo spirito dei mountain-men a cavallo.
Sono le 18,30, abbiamo al massimo un'ora di luce. Dobbiamo sbrigarci; se qualcosa va storto siamo nei guai, e con questa riflessione decidiamo di fermare i cavalli.
Io andrò in esplorazione di cosa ci sta davanti, per evitare il pericolo di trovarci al buio e senza bivacco. Procedo velocemente e raggiungo il limite della radura, il sentiero inizialmente è facile e senza problemi, ma....nella discesa si snoda su di una pietraia composta da grossi massi. Impossibile percorrerla con i cavalli, e pensare che si vede il passo a non più di trecento metri. Torno e riferisco a Pino la brutta notizia,........siamo allegri, era quello che, non detto, speravamo: una scusa per fermarci. Possiamo acquartierarci qui per il bivacco notturno. Come bambini che si trovano insperatamente del cioccolato tra le mani, siamo emozionati e frenetici nell'organizzarci.
Il fantastico luogo del bivacco - Quota 1.601
Troviamo rapidamente il luogo giusto per accamparci.
Il prato primordiale che nessun animale ha mai brucato, né alcun uomo ha lavorato, si è sedimentato in strati successivi e risulta soffice come un materasso, "Questa notte non avremoproblemi, dormiremo sulmorbido", ci diciamo, ed intanto scende una copiosa umidità, una vera manna per i nostri cavalli che da molte ore non hanno potuto bere. Li sistemiamo tendendo due corde tra gli alberi, una per ciascuno, a cui li leghiamo con un nodo che scorre sulla corda, in modo che abbiano la possibilità di muoversi lungo la stessa, così ognuno potrà pascolare su un ampio spazio ed in sicurezza. Decidiamo, prudentemente, di non somministrare loro il mangime fioccato che abbiamo portato, vista la carenza d'acqua. Siamo certi che quest'erba così soda e umida sarà sufficiente.
Il prato mai coltivato e il cavallo di Luciano.
Sistemati i cavalli, prepariamo il nostro ricovero con un telo su una corda tesa tra due alberi e fissata a terra con quattro picchetti, a pochissima distanza dai cavalli, in modo da poterli osservare facilmente, poi copriamo le selle ed i finimenti con gli impermeabili per difenderli dall'umidità incipiente. Sistemiamo i nostri effetti: sacco a pelo, vestiario notturno e tutto quello che è bene tenere sottomano, ognuno nella propria metà. Il macete sfoderato ed infisso nel terreno vicino ed a portata di mano, non si sa mai, siamo pur sempre in un luogo selvaggio. Il bivacco è pronto ed è molto suggestivo. E’ ormai buio. Accendiamo le torce elettriche, ci prepariamo per la cena. L'atmosfera è struggente e siamo molto felici. Pino è addetto alla cucina, prepara l'occorrente ed accende il fornello portatile, mette sul fuoco una pentola con patate e carne da riscaldare, intanto iniziamo con un po' di salame ed un buon bicchiere di vino.
La cena è pronta, tutti a tavola!
I cavalli sono tranquilli, continuano a brucare l'erba, li abbiamo già coperti per la notte. Sta scendendo con il buio anche la nebbia, tutto concorre a trasformare l'epico in struggente leggenda.
Stiamo mangiando e chiacchierando, quando ci sorprende un richiamo, molto ravvicinato che ci trafigge. Un brivido percorre la nostra schiena. Così forte ed agghiacciante non lo avevamo mai sentito. Per un attimo il nostro sguardo si fissa,.....poi, realizzato che si tratta di una civetta, con un lungo sospiro riprendiamo la nostra cena. Sorseggiando un buon caffè riflettiamo sui nostri trekking esplorativi fatti in coppia; questo è il quarto bivacco selvaggio che facciamo insieme, ognuno dei precedenti è ben fissato nella nostra memoria, poichè tutti sono riusciti in modo, per noi, "mitico". Siamo, anche per questo, molto affiatati e determinati.
Stiamo osservando, che per il prossimo bivacco selvaggio, dovremo accendere un bel fuoco, lo facciamo quasi sempre nei bivacchi di gruppo. Il fuoco rassicura e tiene lontano i selvatici. Gustando un buon whisky, ci sentiamo parenti stretti dei mountain-men, e siamo fieri dei nostri mountain horses , Siamo allegri e ci divertiamo ad immaginare situazioni curiose. Il trekking in coppia è bello per questo.
E' giunta l'ora del riposo, io m'infilo nel sacco a pelo, trovo immediatamente una buona posizione, soddisfatto ed affascinato, mi addormento....con l'udito sveglio ed un occhio attento. Anche Pino sta per sistemarsi. Durante la notte punteremo - di tanto in tanto - le nostre torce verso i cavalli, per controllare che tutto fili liscio. L'aria fresca e qualche goccia di pioggia ci accompagnano per tutta la notte, riposiamo sodo, ne avevamo proprio bisogno.
La nebbiosa alba del risveglio
L'alba giunge nebbiosa. Siamo completamente avvolti nella nebbia, a momenti fitta ed in altri in schiarita, ce la prendiamo comoda, abbiamo bisogno che il tempo si sollevi e ci permetta visibilità. Iniziamo a fare colazione, il profumo del caffè si diffonde nell’aria ed è molto invitante.
Smontiamo il campo e ricomponiamo l'affardellamento, i cavalli ci sembrano in forma e una volta sellati ne abbiamo conferma. Ci dirigiamo al sentiero, nella direzione da me esplorata ieri sera. Vogliamo verificare con più calma se vi sono passaggi alternativi alla pietraia. Nulla da fare, ci si mette anche la nebbia. Decidiamo che è più prudente tornare scendendo dal sentiero percorso in salita. Sappiamo bene che la discesa è tecnicamente più difficile della salita, tuttavia e meno faticosa.
Ce la caviamo con qualche scivolone e qualche graffio e dopo un'ora e mezza siamo alla base intermedia, Madonna della Bassa.. E' fatta. C'è il sole e possiamo fermarci per abbeverare i cavalli, diamo loro la razione del mangime, non sono assetati, e mangiano con appetito. Sono le 12,40, ne approfittiamo anche noi per fare uno spuntino.
Tiriamo le somme. Siamo soddisfatti, abbiamo centrato l'obiettivo, Monte Arpone e' conquistato.
Abbiamo riassaporato l'emozione che rapisce l'anima,....lo spirito dell'aquila....e la leggenda dei mountain men a cavallo. La soddisfazione è tale che ci pare di essere stati nei territori di Corvo Rosso e di Unghia d'Orso, nel Wyoming e nelle Black Hills in soli due giorni!!
Concludiamo il ritorno con altre sei ore di piacevole e amena passeggiata a cavallo, rientrando al nostro Akicita El Pueblo.
L'amena passeggiata del rientro - In discesa si va sempre a piedi.
Luciano di Bibi
REPORTAGE DELL'ESCURSIONE EFFETTUATA IL 25/26 AGOSTO 2005.
Luciano di Bibi