Quando sto male penso. E so' caxxi.
Quando, come oggi, la malattia consiste in un'interminabile serie di viaggi fra il letto e la tazza del WC, e quindi la malattia è limitata alle parti sotto-ombellicali, prendo i pensieri già pensati e li elaboro. E so' caxxi col controfiocco.
E oggi ho partorito questo pensiero, che adesso vi riassumo, e che si può definire con un nuovo vocabolo, che , non essendoci ancora, ho dovuto creare appositamente: woodvivor.
Ecco, io sono un woodvivor. Non sono un trekker, non sono un hiker, neppure un survivor, un escursionista, un camminatore, e neanche un rocciatore o un montanaro, non sono un arrampicatore nè un campeggiatore. Sono un woodvivor. Praticamente uno yeti tecnologico.
Trekker ? No, grazie. Camminare molto mi sconvolge. Saranno i miei 25 kg di troppo, i vent'anni di 2 pacchetti di Camel pro die prima e dopo i pasti, dopo un paio d'ore che cammino entro in contatto con gli spiriti dei miei antenati, dopo 3 ore sogno una morte veloce e senza sofferenze, dopo quattro ore mi trasfiguro e ascendo al cielo.
Hiker ? No, di certo. Come il trekker, solo più soft. Il che significa che le visioni dell'oltretomba sovvengono solo qualche decina di minuti dopo.
Survivor ? Naaaah ! Per me il massimo del survivor è finire le sigarette il sabato sera e riuscire a sopravvivere finchè non trovo un distributore automatico funzionante. E poi sono sopravissuto 16 anni con una moglie come la mia, quindi non devo più dimostrare niente a nessuno (quanno ce vò ce vò, come diceva uno, prendi una donna, trattala male...

).
Roccia ? Ho le vertigini. Solo a vedere qualcuno che si sporge da un balcone mi viene un attacco di panico. Le uniche scalate le faccio sugli specchi, quando devo rendere conto al mio capo circa i progressi dei progetti che devo portare avanti.
Ecco, io amo i boschi. I grandi, verdi, profumati boschi delle prealpi, che salgono dolcemente, procedono pianeggianti per chilometri, poi si inabissano in profonde spaccature ripidissime, segnate dall'erosione dell'acqua, e riprendono dall'altra parte, estendendosi per chilometri attorno, fin dove l'occhio può arrivare.
Il bosco, la foresta, è un mondo a sè, un piccolo paradiso di suoni e di colori, giochi di luci e ombre, profumi. Ecco lo scoiattolo che salta, e il picchio che tap tap tap tap tap... UhUUhhhhh la civetta canta in attesa di un topolino, e la brezza che frrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrr, suona una melodia con le sue mille dita invisibili, sui tasti delle foglie... Ciiiiiiiiiiiiiii la marmotta sembra voler dire "Ci sono anch'io", e il falco piiiiiiiiiiiiiiiiiii "Occhio ragazzi che da quassù vi sorveglio..." Un raggio di luce segna la strada fra le foglie, la leggera foschia lo rivela, sembra uno scivolo dorato da cui ci si aspetta di veder scendere un folletto burlone. I funghi, le fragoline, le more e i lamponi, i mirtilli, il sambuco, le felci carnose, ghiande noci e nocciole, sono stati messi li apposta per loro, le creature reali e fantastiche della foresta. E volete mettere l'incredibile sinfonia della tempesta nei boschi ? I tuoni, i lampi, lo scrosciare dell'acqua e dei mille ruscelli attorno a te, l'urlo del vento che si infila ad occupare ogni singolo centimetro quadrato di spazio ? O la pioggerellina primaverile, tip tip tip tip tip tip in mille piccoli cori che ti circondano trasformando il bosco in uno spazio acustico multidimensionale ?
Io dentro li mi ci sento... bene, anche se bene è riduttivo. Mi sento come se fossi tornato nell'utero: avvolto, protetto, coccolato. Cammino lentamente. Mi guardo attorno. Assaporo le mille sensazioni che mi assalgono, il profumo del muschio bagnato e della resina inebriante, e la carezza di calore passando sotto un raggio che filtra, il fruscio delle piccole creature che, curiose e intimorite, mi spiano da lontano, il verde che pervade l'aria rendendo tutto soffuso, fantastico, che si mescola alla foschia creando uno scenario da regno delle fate. E sotto i mille rumori del bosco il silenzio. Perchè silenzio non è assenza di suoni, ma assenza di rumori. E i mille suoni del bosco sono un dolce silenzio, senza i clacson e suona alla tu' mamma che lavora sul viale, i chopper scarichi aperti il cielo se li porti via tutti, PRONTO SI SONO IO CIAO SI SI CIAO NO sai che se te lo infili nel didietro quel cellulare, la pila dura il doppio, signora guardi che in Libia hanno detto che sentono benissimo tenga pure il volume così che va bene...
Fin da piccolo aspettavo con ansia le vacanze, per andare in montagna. La mia mamma era maestra, quindi facevamo 3 mesi secchi sulle prealpi. E io vivevo nei boschi. Ci facevamo i rifugi, prima, da piccini, due legni e via, poi sempre più elaborati, nascosti, comodi, attrezzati. Ricordo con grandissima nostalgia le notti passate nelle radure, attorno al fuoco, chitarra e tanta voglia di vivere. E i viaggi, alla scoperta di angoli nuovi, sempre più lontano, sempre più difficili, fino ad arrivare all'esplorazione dei grosi vaj che portano alla Pianura Padana, con le pareti a precipizio, le grotte naturali, gli anfratti, le sorgenti e le polle d'acqua... Arrampicarsi sugli alberi era lo sport più praticato, anche se in genere si concludeva con qualcuno che, per arrivare più in alto di tutti, dimenticava che la gravità tira verso giù, e non verso sù e finiva a farsi ricucire.
E adesso, mentre scrivo, guardo fuori, e vedo lassù in alto le mie foreste, e penso cavolo, domenica se mia moglie porta i bimbi da sua mamma arrivo, ragazze mie.
Ecco, io sono un woodvivor. Amo le foreste, e mi piace vivere dentro le foreste. Mi piace camminare, ma non fino a svenire, solo quel tanto che basta per infilarmi in un vajo dove nessuno passa, e dove gli alberi sono antichi, il sottobosco pulito, le grosse rocce affiorano e mi danno riparo dal vento, tavolo e sedie, camino. Due, tre ore, anche quattro se proprio ho voglia di vedere quella radura particolare, qual muricciolo costruito secoli fa chissà da chi, chissà perchè, quella pozza dove prendevamo i girini, quel prato da dove polla l'acqua. quell'abete rosso con inciso Stefano e Monica - 1982 (chissà adesso dov'è, magari è grassa, con 5 marmocchi, acida... ma allora era bellissima).
E poi mi fermo. Attacco lo zaino a un tronco, lontano dalle formichine dispettose, tiro il telo, l'amaca, faccio un bel focolare cercandomi i sassi migliori, quelli piatti che riflettono bene il calore, raccolgo la legna, che poi con calma farò a listarelle sottili, perchè il fuoco lo voglio piccolo e allegro, senza fumo, tiro fuori le mie cose, mi tolgo gli scarponi e infilo le scarpette leggere (ahhhhhhh, che libidine !!!!!!), maglietta asciutta, pile. Rituali che ripeto sempre, da anni, inconsciamente. Ho i miei tempi, i miei gesti: sempre prima di tutto legare lo zaino. Chissà perchè. Solo dopo averlo legato, mi sento pronto. Poi, secondo, il telo. Sempre. La scelta degli alberi giusti, guardando i dislivelli da cui salgono le correnti, il nord per il vento, il sottobosco pulito. Poi tutto il resto, fino al momento di "mettermi in abiti da casa", perchè alla fine del rituale mi guardo intorno e penso "Caxxo guarda, sono arrivato a casa senza accorgermene".
Poi arriva la parte moderna: l'MP3, perchè Hendrix sparato nelle orecchie mentre faccio legna, o Satriani che mi accompagna nella cottura del pasto, beh, quelli proprio ci vogliono. E poi un paio di Urania: perchè anche in mezzo ai boschi, ecchediamine, un po' di spazio alla cultura, no ? E comunque possono servire anche, una volta letti, per accendere il fuoco, o per... dare una passata di cultura al popò dopo cena, giusto ? Poi, sistemata la logistica, inizio a vivere il bosco. Rendo più accogliente l'area, magari mi faccio una seggiola con braccioli, o una panca, preparo un letto di sassi grossi, su cui impilerò la legna già tagliata a listarelle, perchè se piove non si bagni. Mi faccio un trepiede sul focolare, che la cucina sul fuoco è sicuramente più yeti di quella su Trangia, o no ? E poi leggo, ascolto musica, faccio giri nei dintorni, o perchè no, me ne sto senza fare un benemerito caxxo, sdraiato sul muschio, ad annusare i profumi e a guardare le nuvole (alla fine ci vedo sempre cose legate al sesso, che sia il caso che mi faccia fare un neurotagliando ?)
Ecco, questo è il mio "Avventurosamente". Certo non una cosa chissàcchefigata, però vi giuro che tre giorni nelle foreste, con Hendrix, Satriani e Asimov che vi fanno compagnia, beh, per me valgono più di un mese ai Caraibi.
Quindi oggi ho scoperto finalmente quello che è il mio spirito avventuroso: il woodvival, il vivere
nei boschi e il vivere
i boschi. Sono un woodvivor !!!
Ok, l'intestino mi reclama, corro a scaldare l'asse del water per la... boh, credo la 60esima volta di oggi