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24/9/2010, 11:50
| | Montanari | | Registrato dal: 3/5/2010
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Chi perde, in civile, paga anche le spese, cioè l'avvocato suo e della controparte, oltre al risarcimento.
Nel processo penale invece ci si rimette sempre, perchè, anche se sei assolto, l'avvocato non te lo rimborsa nessuno.
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24/9/2010, 11:55
|  | Montanari | | Registrato dal: 3/6/2009 Età : 37
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Nome di battesimo: Daniele | | motivo per il quale mi sono dotato di copertura assicurativa RC contro terzi in montagna. Proprio per non sapere ne leggere ne scrivere. Tra franchigie e scoperti e massimali, alla fine non e' forse la migliore in assoluto, ma per i 46€/anno che chiedono di premio, ho la tranquillita' che pensano loro a tutto, dall'avvocato alle spese legali ... a tutto! Il mio unico "dovere" e' chiamare sempre il 118 in caso di infortunio di terzi e far verbalizzare tutto, e chiamare contemporaneamente loro per istruzioni. Inoltre al tipo del 118 devo dare il numero della mia assicurazione. ... da quel momento, se la vedono loro e la controparte, se vuole! | 
24/9/2010, 13:14
| | Montanari | | Registrato dal: 7/9/2010
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a me è passata la voglia di portare amici in gita con me...
andrò soltanto con persone che già hanno esperienza | 
24/9/2010, 13:18
|  | Moderatore Avventurosi | | Registrato dal: 7/2/2008 Età : 31
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Nome di battesimo: Daniele | |
Adesso non entriamo in paranoia però. Casomai cerchiamo di sfruttare queste informazione per stare più attenti quando siamo in montagna, perchè alla fine basta questo per evitare che ci siano incidenti. Poi, responsabilità o no non è bello vedere un amico che si fa male.
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24/9/2010, 13:29
| | Montanari | | Registrato dal: 3/5/2010
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Ragazzi, adesso non vi fate spaventare dal giuridichese!!!
Certo che se si fanno cavolate poi si paga, ma tra il bianco e il nero ce ne passano di colori!
Le questioni che abbiano visto sono più casi di scuola che reali problemi.
Quando vado in giro con gli amici mi rendo conto, conoscendoli, di cosa posso fare e cosa no. Si va in giro per divertirsi, mica per dimostrare nulla a qualcuno.
Non bisogna essere guide alpine per rendersi conto di come un determinato amico può affrontare una camminata, se è un amico lo conosci bene.
Ho portato moltissimi amici con me in montagna, ho portato decine di lupetti a fare passeggiate, anche impegnative, e non ho mai avuto problemi. Con un po'di ragionevolezza è difficile fare cavolate degne di nota. Certo, mi è capitato di perdermi, con i compegni di gita che mi mandavano a quel paese ad ogni passo, mi è capitato di calcolare male i tempi, o di sottovalutare le difficoltà di un percorso, ma sono tutte cose che rientrano nel gioco, sono rischi quasi oggettivi che ogni persona che va in montagna mette in conto.
Non si tratta di un'attività prevedibile al 100%, visto che le variabili sono infinite, o quasi. Se vuoi cimentarti sai che magari ti perdi, che becchi l'acquazzone, che scivoli sull'erba, che non ceni perchè si rovescia la pentola con la pasta, che ti stanchi prima del previsto e via dicendo.
Quindi ci sono certamente delle responsabilità, ma anche molte variabili che sono insite nel gioco e che, pertanto, sono indipendenti dalla persona.
Come ho sempre fatto, continuerò ad andare in montagna, a portarci amici e a farli innamorare dei paesaggi e delle scarpinate. Sono cosciente delle mie reponsabilità, ma proprio per questo anche delle regole e dei rischi del gioco, che accetto pienamente e a fronte dei quali non mi tiro certo indietro.
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24/9/2010, 13:50
|  | | | Registrato dal: 8/4/2008
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| | Originariamente inviata da adventure26 fammi capire, tu inviti una persona a seguirti nelle tue camminate e poi arrivato sul posto le dici quelle testuali parole davanti agli altri? (che lei è la sola responsabile di se stessa, che si sta unendo ad un gruppo di amici che se serve la consiglieranno, ma non la guideranno e non si assumeranno la sua responsabilità) No, è una cosa che è scritta sul mio sito, che gli dico fin da subito quando la conosco, e che gli ripeto sul posto. Originariamente inviata da adventure26 se fossi in quella persona io avrei paura di seguirti, anzi me ne tornerei a casa a piedi così la mezza giornata di trekkig me la faccio lo stesso... E sarebbe perfetto così: quello che io non voglio ed evito sono proprio le persone che mi seguono, quindi vedi che funziona?
Scherzi a parte, nella filosofia di montagna mia e dei miei amici ognuno fa quello che vuole, anarchia totale... Ovviamente è il nostro modo e va bene a noi, ma bisogna che chi vuole venire con noi lo capisca e accetti...
Fra parentesi, se invece vuoi qualcuno che ti segua mi sembra giusto che tu te ne assuma tutte le responsabilità. Originariamente inviata da adventure26 p.s. ritengo che per questione di correttezza o mi assumerei la responsabilità della persona che porto con me, o se la cosa non mi sta bene la lascerei a casa dicendole chiaramente che non mi va di assumermi nessuna responsabilità per lei (dopo essermi accertato che si tratti di una persona inesperta in questo campo) Bisogna distinguere fra responsabilità morale: ovvero fare tutto il possibile perchè quella persona si trovi bene ed essere disposti ad aiutarla in qualunque momento. E responsabilità legale: ovvero inciampa, si rompe un piede e mi chiede i danni perchè stiamo camminando fuori sentiero.
La prima me la prendo; la seconda no grazie: sai cosa facciamo, sia in generale che nello specifico, sai i potenziali rischi che questo comporta, quindi se vieni ti accolli i tuoi!
Anche perchè, come puoi notare dal nostro sito, non facciamo solo trekking e in 12 anni di attività qualche osso rotto c'è stato (compresi i miei), quindi le cose devono essere MOLTO chiare!
Ciao ciao
Ultima modifica di ilGufoZorro : 24/9/2010 a 15:12 | 
29/9/2010, 21:49
|  | Pantofolai | | Registrato dal: 19/8/2009
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Nome di battesimo: Giuseppe Fasulo | |
L'accompagnamento (breve stralcio)
Provate a chiedervi, quando vi trovare con un gruppo in una boscaglia intricata, o sui pascoli alti, magari quando si sta avvicinando un temporale o sta facendo notte, se qualcuno dei vostri compagni sarebbe venuto lì senza di voi. Se la risposta è nò, come generalmente accade, i vostri compagni sono degli accompagnati e la vostra responsabilità morale è assoluta; quella legale dipende dal ruolo formale che ricoprite nel gruppo.
Altra cosa che deve in qualche modo farci riflettere è che la gratuità della prestazione non elimina nè attutisce, come molti pensano, il concetto di responsabilità: l'accompagnamento può essere infatti reso anche per spirito associazionistico o cortesia.
L'assunzione del rischio da parte degli accompagnati è proporzionale al livello di affidamento che si determina in ragione del grado di qualificazione dell'accompagnatore.
Gli Accompagnatori e le Guide
La maggior parte delle figure che, a vario titolo, praticano l'accompagnamento in montagna ( sottinteso escursionistico, aggiunto io) sono state disciplinate di recente, guide alpine (con legge nazionale), guide escursionistiche (con leggi regionali), accompagnatori di media montagna istituita attualmente in alcune regioni.
Un accompagnatore qualificato indica che a tutela dell'accompagnamento le capacità dell'accompagnare sono state vagliate da qualcuno preposto a farlo, questo non significa che un accompagnatore non qualificato sia necessariamente poco affidabile, magari è bravissimo, solo che nessuno ne ha certificato le qualità. In questo caso, l'accompagnato è tenuto ad assumersi le sue responsabilità rispetto ai rischi connessi alla pratica escursionstica o alpinistica in misura molto maggiore di quanto farebbe se a guidarlo fosse un accompagnatore qualificato.
Accompagnatori professionali qualificati sono le Guide Alpine, Gli Accompagnatori di Media Montagna e le Guide Escursionistiche.
Accompagnatori volontari qualificati sono gli Accompagnatori del CAI e gli Accompagnatori Nazionali di Escursionismo della FIE.
Accompagnatori volontari non qualificati sono quelle persone che svolgono la propria attività all'interno di un'associazione, per spirito associazionistico, come servizio agli altri soci, in modo gratuito. A seconda del tipo di associazione, ricevono una sorta di legittimazione ad operare dai responsabili dell'associazione di cui fanno parte: sono i Capi Scout, direttori di escursione del CAI e della FIE o delle molte associazioni locali. Ancora più semplicemente, chiunque, presumendo di possedere una certa esperienza, si offra per amicizia e cortesia di accompagnare un altro in montagna.
L'affidamento (stralcio)
Come si è intuito non è l'accompagnarsi in sè a generare un rapporto dipendenza-responsabilità tra accompagnatore e accompagnato, quanto invece il concetto di affidamento. "Al crescere del livello di affidabilità dell'accompagnatore, decresce il livello di rischio accettato ed aumenta quello del dovere di protezione, al decrescere del livello di affidabilità dell'accompagnatore aumenta il livello del rischio accettato e decresce quello del dovere di protezione.
In pratica se per affrontare un'uscita io ingaggio una Guida ( certificata, prevista e riconosciuta con apposito iter formativo ed esami dalle leggi italiane, questo l'ho aggiunto io) è chiaro che ho deciso di affrontare il minimo del rischio e voglio poter contare in ogni momento su una figura molto competente e contrattualmente deputata ad assistermi e proteggermi; se mi affido ad un accompagnatore qualificato volontario intendo limitare il rischio, ma in misura minore. Se, viceversa, decido di fare quella escursione con un mio amico, ho evidentemente deciso di assumermi in toto ogni rischio connesso.
E questi sono i fondamentali elementi di cui si tiene conto in giudizio per valutare i livelli di responsabilità reciproca delle persone coinvolte in un incidente, prima e al di là delle eventuali responsabilità della Guida nell'incidente.
Quindi dovrebbe emergere in modo chiaro il fatto che l'acquisizione della qualifica di Guida comporta, per la nostra giurisprudenza, l'implicita ma chiarissima assunzione del massimo grado di responsabilità verso coloro che accompagniamo.
Testo tratto dai Quaderni dell' AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche, AIGAE - Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche - il portale delle guide per professione ) intitolato "Prima che venga il lupo" del Dott. Marco Fazion.
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29/9/2010, 22:10
| | Montanari | | Registrato dal: 3/5/2010
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| | Originariamente inviata da Sibilliniadventure L'accompagnamento (breve stralcio)
Provate a chiedervi, quando vi trovare con un gruppo in una boscaglia intricata, o sui pascoli alti, magari quando si sta avvicinando un temporale o sta facendo notte, se qualcuno dei vostri compagni sarebbe venuto lì senza di voi. Se la risposta è nò, come generalmente accade, i vostri compagni sono degli accompagnati e la vostra responsabilità morale è assoluta; quella legale dipende dal ruolo formale che ricoprite nel gruppo.
Altra cosa che deve in qualche modo farci riflettere è che la gratuità della prestazione non elimina nè attutisce, come molti pensano, il concetto di responsabilità: l'accompagnamento può essere infatti reso anche per spirito associazionistico o cortesia.
L'assunzione del rischio da parte degli accompagnati è proporzionale al livello di affidamento che si determina in ragione del grado di qualificazione dell'accompagnatore.
Gli Accompagnatori e le Guide
La maggior parte delle figure che, a vario titolo, praticano l'accompagnamento in montagna ( sottinteso escursionistico, aggiunto io) sono state disciplinate di recente, guide alpine (con legge nazionale), guide escursionistiche (con leggi regionali), accompagnatori di media montagna istituita attualmente in alcune regioni.
Un accompagnatore qualificato indica che a tutela dell'accompagnamento le capacità dell'accompagnare sono state vagliate da qualcuno preposto a farlo, questo non significa che un accompagnatore non qualificato sia necessariamente poco affidabile, magari è bravissimo, solo che nessuno ne ha certificato le qualità. In questo caso, l'accompagnato è tenuto ad assumersi le sue responsabilità rispetto ai rischi connessi alla pratica escursionstica o alpinistica in misura molto maggiore di quanto farebbe se a guidarlo fosse un accompagnatore qualificato.
Accompagnatori professionali qualificati sono le Guide Alpine, Gli Accompagnatori di Media Montagna e le Guide Escursionistiche.
Accompagnatori volontari qualificati sono gli Accompagnatori del CAI e gli Accompagnatori Nazionali di Escursionismo della FIE.
Accompagnatori volontari non qualificati sono quelle persone che svolgono la propria attività all'interno di un'associazione, per spirito associazionistico, come servizio agli altri soci, in modo gratuito. A seconda del tipo di associazione, ricevono una sorta di legittimazione ad operare dai responsabili dell'associazione di cui fanno parte: sono i Capi Scout, direttori di escursione del CAI e della FIE o delle molte associazioni locali. Ancora più semplicemente, chiunque, presumendo di possedere una certa esperienza, si offra per amicizia e cortesia di accompagnare un altro in montagna.
L'affidamento (stralcio)
Come si è intuito non è l'accompagnarsi in sè a generare un rapporto dipendenza-responsabilità tra accompagnatore e accompagnato, quanto invece il concetto di affidamento. "Al crescere del livello di affidabilità dell'accompagnatore, decresce il livello di rischio accettato ed aumenta quello del dovere di protezione, al decrescere del livello di affidabilità dell'accompagnatore aumenta il livello del rischio accettato e decresce quello del dovere di protezione.
In pratica se per affrontare un'uscita io ingaggio una Guida ( certificata, prevista e riconosciuta con apposito iter formativo ed esami dalle leggi italiane, questo l'ho aggiunto io) è chiaro che ho deciso di affrontare il minimo del rischio e voglio poter contare in ogni momento su una figura molto competente e contrattualmente deputata ad assistermi e proteggermi; se mi affido ad un accompagnatore qualificato volontario intendo limitare il rischio, ma in misura minore. Se, viceversa, decido di fare quella escursione con un mio amico, ho evidentemente deciso di assumermi in toto ogni rischio connesso.
E questi sono i fondamentali elementi di cui si tiene conto in giudizio per valutare i livelli di responsabilità reciproca delle persone coinvolte in un incidente, prima e al di là delle eventuali responsabilità della Guida nell'incidente.
Quindi dovrebbe emergere in modo chiaro il fatto che l'acquisizione della qualifica di Guida comporta, per la nostra giurisprudenza, l'implicita ma chiarissima assunzione del massimo grado di responsabilità verso coloro che accompagniamo.
Testo tratto dai Quaderni dell' AIGAE (Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche, AIGAE - Associazione Italiana Guide Ambientali Escursionistiche - il portale delle guide per professione ) intitolato "Prima che venga il lupo" del Dott. Marco Fazion. Esattamente!  
CAPITO KIMA????????????
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