Ci sono disegni risalenti alla Seconda Guerra Mondiale, con la pianta e il profilo altimetrico del Kokoda Trail, in Papua Nuova Guinea: dalla metà del 1942 agli inizi del 1943 è stato teatro di scontri sanguinosi tra Australiani e Giapponesi... Be', tale disegni riportavano i tempi di marcia:
http://www.ourspirit.com.au/userfile...ial%20Maps.pdf
(qui le altezze sono espresse in piedi)
Oggi sul quel sentiero non ci fanno la guerra ma ci fanno trekking

: continuano però a pubblicare profili altimetrici "moderni" basati comunque sull'originario rilievo della Seconda Guerra Mondiale: le "distanze" sono sempre calcolate in ore di cammino
http://www.kokodatrail.com.au/images/kokodamap.gif http://www.kokodatrackmap.com/images...-Track-Map.jpg
(qui le altezze sono in metri)
Il sentiero è in totale una novantina di km
Personalmente credo che non ci sia "antagonismo" tra misure oggettive (i km di cammino, misurabili con un GPS o, preventivamente, sulla carta con i vari sistemi da voi già detti) e misure "soggettive" cioè le ore di cammino derivanti da tipologia di terreno e proprie caratteristiche di marciatore. Sono due informazioni che, prese entrambe in considerazione, aiutano molto a farsi un'idea di un percorso.
Mi sento però di fare una amichevole "critica" al sistema delle ore di cammino utilizzato per esempio nella segnaletica CAI. Spesso ci sono "escursionisti" inesperti che se leggono "3 ore" ritengono che sia una misura quasi "automatica": se si è in presenza di persone meno preparate, questi tempi possono crescere nettamente, creando problemi magari per il sopraggiungere dell'oscurità. Ripeto, a scanso di equivoci, che parlo di persone che si avvicinano alle passeggiate in ambiente montano senza la dovuta preparazione, "mentale" prima ancora che fisica.
Infine, la "tabella di conversione" delle distanze in tempi di percorrenza, per
ottimi camminatori, è la seguente (ripeto: per
marciatori molto in forma, quindi ognuno faccia i dovuti sconti: io per esempio mi trovo bene contando 4 km all'ora e non 5). È una delle varie interpretazioni della cosidetta "regola di Naismith", dal nome dell'alpinista scozzese vissuto tra Ottocento e Novecento che l'ha messa a punto.
- contare 60 minuti per ogni 5 km lineari
- aggiungere 10 minuti per ogni 100 m di dislivello di salita
- sottrarre 3 minuti per ogni 100 m di dislivello di discesa
- aggiungere ulteriori 3 minuti per ogni 100 metri di terreno impervio (che sia salita o discesa)
È chiaro che, con un po' di esperienza e un minimo di registrazione delle proprie uscite, ognuno potrà aggiustarsi tale "regola" sulle proprie caratteristiche (preparazione fisica, età, zaino pesante o zainetto da un giorno, etc.)
E poi aggiungo, e chiudo, che a volte uno magari vuole (o deve) fare un dato percorso in certi tempi, mentre a volte il bello di "andar per boschi e per montagne" è proprio quello di prendersela calma e di "sperdersi" coscienziosamente.