"Via degli Dei"
(BO-FI a piedi seguendo la Flaminia Militare)
Dati
Data: 6-11 Maggio
Località di partenza: Bologna (Porta San Mamolo)
Località di arrivo: Stazione Treni Firenze Rifredi (Firenze)
Tempo di percorrenza: 27 ore di marcia
Chilometri: 145
Descrizione
Totale ore di marcia: 27 ore
Totale strada percorsa: 145 km
Partenza: Porta San Mamolo (Bologna)
Arrivo: Stazione Treni Firenze Rifredi (Firenze)
Primo Giorno (30km): Parto di mattina presto, verso le 6:30, lo zaino che porto è un 48 litri riempito al massimo (pesava sui 17 kg.). Percorro tutta Via Saragozza fino ad arrivare a Casalecchio di Reno e poi oltre: il paesaggio per adesso è ancora quello che è, inizia a cambiare quando mi avvicino a Vizzano, dove supero il ponticello e lì inizio una lenta salita per delle stradine. Arrivo dopo tanta strada finalmente all'ingresso della "Via degli Dei" ed entro nel fitto boschetto, fangoso e umidiccio, e proseguo, fermandomi nel frattempo a fare un riposino in amaca. Pranzo con un'insalata (in scatola) sopra una collinetta circondata da prati verdissimi. A questo punto sono abbastanza stanco, salgo sul Monte Adone (mi pare fosse quello, non mi son segnato il nome), e lì piazzo la tenda. Attendo che faccia "buio" (verrà poi una bella luna piena che illumina a giorno tutto il paesaggio) e mi metto a dormire.
Secondo Giorno (20km): Mi sveglio verso le 6:00. Faccio colazione, sistemo la tenda, lo zaino, e parto. Questo sarà in assoluto il giorno peggiore del viaggio. Inizia bene, con un bel paesaggio da ammirare, e nei pressi di un paesino (mi pare fosse "Brento"), mi capita di vedere due caprioli sul ciglio della strada che stavano facendo non so cosa. Appena mi avvicino però scappano, attraversando la strada a balzi e sparendo in un sentiero che entrava nel bosco. Io continuo a camminare senza fermarmi, e pian piano mi accorgo che l'acqua sta per finire, non trovo bar o altro dove rifornirmi, comunque continuo. Il sole picchia duro sulla testa, mi faccio ancora la mia bella scorpacciata di boschetti, fino a quando, con un solo sorso di acqua rimasta, mi ritrovo a fare una salita della Madonna nell'ennesimo bosco. Stupidamente ho camminato tutto il giorno facendo poche soste, quindi le mie energie sono quasi finite. Supero comunque il boschetto, e dopo una lunga salita e un tratto di strada mi ritrovo in un paesino microscopico (5-6 case in tutto), dove pranzo e trovo, per fortuna, un piccolo bar dove faccio rifornimento. Dopo un breve riposino riparto, facendomi ancora un bel pezzo di strada in salita, sudato e stanco. Vedo davanti a me i ciclisti che mi vengono incontro sfrecciando come dei proiettili in discesa, facendo il rumore di piccole raffiche di vento. Sono silenziosi e sembrano volare da quanto son leggeri, io invece mi faccio tutta la salita lentissimo, rallentato dallo zaino che pesa come un macigno. Arrivo ad un incrocio, e ovviamente prendo la strada sbagliata (a destra). Per fortuna me ne accorgo in tempo, quando una ragazza con la Panda e la bandana in testa si ferma: dice di avermi scambiato per un'altra persona e poi mi offre un passaggio, che ovviamente rifiuto. Mi son ripromesso di arrivare a Firenze con le mie gambe, o al massimo in ambulanza. Torno indietro e prendo la svolta a sinistra, faccio un altro bel pezzo di strada, una salita allucinante, e arrivo in un paesino microscopico. Arrivato al centro del paesino, vedo in fondo ad una stradina un bar con i tavolini che danno sulla strada, e l'insegna "Bar Ristorante Albergo". Entro, prendo una camera. Saranno le 17:00, mi sdraio sul letto distrutto e mi risveglio alle 5:00 del mattino, mangio una zuppa di fagioli che avevo portato con me nello zaino, e mi rimetto a dormire per poche ore.
Terzo Giorno (20km): Mi sveglio alle 8:00 circa ed esco, buona parte dei dolori che avevo alle spalle sono spariti, mi attendono però già da subito una bella serie di salite, in particolare una massacrante. La bellezza del paesaggio però mi conforta e vado avanti. Dopo parecchia strada raggiungo un'altra collinetta dove ci sono una serie di "pale eoliche" (credo si chiamino così), scendo e vado avanti finchè trovo un tavolo di legno con panchina dove pranzo e poi faccio un riposino. Verso le 15:00 riparto, e dopo un pò raggiungo Madonna dei Fornelli. Da lì mi aspetta un'altra bella salita e un'altra serie di boschi. Proseguo fino alle 19:00 circa, fin quando, uscito dall'ennesimo bosco, raggiungo una zona coperta di prati, dove decido di piazzare la tenda, e dove per fortuna trovo alcune correnti d'acqua che utilizzo per cucinare, e poi una volta depurata l'acqua per fare il pieno alle borracce. Intanto inizia a tirare un bel vento. Una volta finito di mangiare m'infilo in tenda, e anche questa giornata è finita.
Quarto Giorno (31km): Questo è forse il giorno più bello di tutto il viaggio, solo che i paesaggi che ho visto son stati talmente tanti che la mia mente non riesce a star dietro a tutti i ricordi. Comunque, i soliti boschetti, il Passo Futa, poi il cimitero tedesco della Seconda Guerra Mondiale, e poi un pezzo di strada asfaltata fino a giungere ad un boschetto dove manca almeno all'inizio il sentiero, per cui devo fare fatica doppia per superare cespugli e cespuglietti vari. Cammino tanto, seguendo sempre la Flaminia Militare e i sentieri del CAI. Nel frattempo, il ginocchio sinistro inizia a farmi male, ma devo fare ancora parecchi kilometri (una quindicina) per giungere ad un paesino chiamato Sant'Agata. Questi ultimi 10-15km li faccio con le vesciche ai piedi, e il ginocchio che sta prendendo fuoco, una vera tortura che termina verso le 21:00, quando arrivo nel paese. Ci sono due alberghi, il primo è "tutto pieno", il secondo invece ha una matrimoniale libera: il gestore mi dice che negli ultimi giorni c'è "un certo movimento", e quindi gli alberghi sono affollati. Entro nella mia stanza, e noto subito che sopra il letto fa bella mostra di sè un quadro particolare: è il ritratto di Gesù, nero su bianco, con la corona di spine intorno alla testa e... due occhi, come dire, "demoniaci", grandi, tutti neri e con un'espressione facciale a dir poco inquietante, con la bocca spalancata e... non gli ho fatto la foto per non attirarmi il malocchio, ma credo che fosse l'opera di qualche artista con tendenze sataniste. Comunque mi metto a dormire perchè son distrutto.
Quinto Giorno (34km): Altra bellissima giornata, dove ho camminato, nonostante il ginocchio, più di tutte le altre giornate prese singolarmente. Anche qui, ho attraversato talmente tanti boschi e boschetti che ormai il ricordo nella mia mente si è mischiato e si è fatto tutt'uno con tutto il resto: i monti, gli alberi, le salite, le discese, ormai è una miscela variopinta di colori, profumi e sensazioni che non riesco più a distinguere con lucidità. Quattro sono i ricordi principali. Il primo, è il sentiero del primo bosco in cui entro. Hanno disboscato delle zone, e molto furbamente hanno completamente coperto e bloccato il sentiero del CAI, io mi ritrovo dunque ad un tratto a dover salire e camminare in equilibrio su cataste di alberi e rami spezzati, rischiando ad ogni momento di cadere e farmi male, specie per via dello zaino che fa da pericoloso contrappeso. Un pezzo del tratto è su di un piccolo fossato di 2 metri, che supero camminando in equilibrio su due tronchi d'albero che fanno da "ponte" improvvisato fra le due estremità del fossato. A questo punto sto bestemmiando come un forsennato perchè un tratto del sentiero che avrei dovuto fare in 5 minuti lo sto facendo in un'ora. E ancora non è finita perrchè il sentiero è ancora completamente bloccato, per cui devo fare un tratto in forte pendenza aggrappandomi a cespugli e tronchi d'albero per non cadere e ruzzolare giù dalla montagna. Dopo questa grande sudata e incazzatura, ritrovo il sentiero, e proseguo. A quel punto sorge un altro grosso problema: l'acqua sta terminando, ho un sorso nella borraccia, ma anche qui la sorte mi sorride. E questo è il secondo ricordo principale della giornata: scendo giù per un sentiero, e in mezzo a dei prati verdi, c'è una casetta con un signore che sta tagliando l'erba, gli chiedo se mi può riempire una borraccia e molto gentilmente me la riempie di acqua fresca di frigorifero: una manna dal cielo. Riprendo il sentiero e di nuovo mi faccio un'altra serie infinita di boschetti, fin quando, ad un certo punto, i boschetti si fanno sempre più affollati. Dopo non aver visto praticamente anima viva per giorni, inizio a vedere coppiette, escursionisti col cane appresso, e gruppetti di ragazzi che in uno spiazzo stanno giocando a pallone. Mi accorgo quindi di essere vicino alla meta, e in effetti mi sto avvicinando al "Convento di Monte Senario": questo è il terzo ricordo principale della giornata. Nel frattempo l'acqua è di nuovo terminata, e io son distrutto. Non ho mangiato per tutto il giorno, perchè avevo paura di non arrivare in tempo, quindi ho solo camminato. Mentre salgo verso il Convento, in una strada ai cui lati svettano due lunghe file di alberi che fanno ombra al percorso, nella mia mente iniziano a circolare pensieri piuttosto malati. Sto pensando, infatti, che se non trovo un bar lassù, o una fontanella per riempire le borracce, di entrare nella chiesa e riempirle nella vaschetta dell'acqua santa. Lo so, pensiero orribile, ma avevo sete. Comunque sia, per fortuna l'acqua c'è (un bel rubinetto dove riempio le due borracce), e c'è anche un bar dove compro un panino al salame e dei cioccolati. Mi riposo un pò, e son di nuovo pieno di energie, nonostante il ginocchio dolorante. Scendo dunque dal Monastero del Monte Senario, e mi ritrovo davanti una serie di colline, prati verdi, un laghetto, e poi alla fine, l'ennesimo bosco con salita verticale e sentiero del CAI. Sono circa le 18:00, e Firenze è ancora lontana. All'inizio del sentiero, se ricordo male nel segnale c'era indicato come tempo di percorrenza "50 minuti". Il ginocchio intanto mi sta distruggendo, in particolar modo nelle discese, mentre nelle salite il dolore lo sento poco. Comunque anche qui mi faccio il bel sentiero, incurante di ogni dolore, fin quando arrivo in una collinetta, con in cima un albero e una struttura in pietra. Son troppo stanco per leggere cosa c'è scritto, sembra comunque una specie di lapide in ricordo di qualcuno o qualcosa. Mi aspetta dunque una dolorosissima discesa dal monte, e poi ancora un lunghissimo tratto di strada, che faccio ormai quasi al buio e con il ginocchio in fiamme. Ogni 300 metri mi fermo a bordo strada per frenare il dolore, ma alla fine, verso le 21:30 circa, giungo a Fiesole, e mi fermo in una piazzetta a riposare e a guardarmi intorno. Fiesole è il quarto ricordo principale della giornata: è un paesino decisamente carino, la gente è fuori nelle pizzerie all'aperto a mangiare, ci sono coppiette che si baciano, e io mi sto chiedendo se farò in tempo ad arrivare a Firenze in un'oretta. Mi faccio due calcoli, e decido di non proseguire oltre. Ho camminato per 34 km con un ginocchio dolorante, è ormai notte, e nelle stradine strette del paese sembra che gli automobilisti stiano correndo un Gran Premio. O arrivo a Firenze con il ginocchio in mano, penso, oppure qualche novello Schumacker mi schiaccia nel buio. Non una bella prospettiva. Mi alzo dunque dalla panchina, e mi avvicino ad un hotel, "Aurora", che ho visto in un angolo. In stanza mi faccio un lungo bagno con acqua calda e schiuma, e poi mi metto a dormire.
Sesto Giorno (10km): Alle 10:00, dopo aver fatto colazione, parto da Fiesole, alla volta di Firenze Rifredi, per prendere il treno e tornare finalmente a casa. Intanto, avevo fatto male i calcoli il giorno prima: i kilometri da percorrere saranno alla fine 10, e non 4,5 come pensavo. Per fortuna ho cambiato idea all'ultimo momento, perchè altri 10 kilometri con il ginocchio scassato, sarebbero forse stati la botta finale. Questi ultimi dieci kilometri sono tutti su strada, un sali e scendi che mi avvicina sempre più a Firenze. Negli ultimi 2 kilometri si ferma un'altra ragazza che vuole darmi un passaggio, e alla quale rispondo con un secco "no, grazie!". Ci voglio arrivare con i miei piedi, o al limite, se mi parte il ginocchio, ci arrivo strisciando. L'ultima lunga via che percorro è Via Incontri, poi entro nel centro urbano, e da lì per la Stazione son pochi passi. Compro un biglietto, salgo nel treno, e mi godo il viaggio di ritorno con il "sottofondo musicale" di una famiglia indonesiana con marmocchi al seguito.
Fine!
ps. per altre foto si possono vedere qui:
Pictures by sayiuri - Photobucket