Originariamente inviata da caddis
Ho visto il film-documentario.
Un road-movie che racconta in modo non romanzato la storia di Chris, svelando particolari che aiutano a capire meglio le intenzioni del protagonista.
Esempio il fatto che Chris aveva con sè nel bus 142, portafoglio con 300 dollari e documenti di ogni tipo. Chiara intenzione di tornare nella società da cui aveva momentaneamente staccato la spina. Nel libro di Krakauer e nel film di Penn invece, soldi e documenti vengono bruciati.
Il film di Penn è una versione hollywoodiana della storia, quindi condita anche di supposizioni senza riscontri reali e con omissioni volute. Il tutto per fare più spettacolo e suscitare più emozioni. Come è giusto che sia aggiungo io, visto che le emozioni che suscita sono la base per un grande film.
Qua la traduzione del sito originale del documentario 'The Call of the Wild'
INTO THE WILD Special - 'The Call of the Wild' [Documentario su Chris McCandless]
Grazie davvero per il contributo, anche se non sono d'accordo sulla "giustezza" di rendere la figura di un ragazzo ricorrendo anche - appunto - a "supposizioni senza riscontri reali e omissioni volute".
Mi sembra strano che se ci son voluti diversi anni, circa dieci, prima di convincere i familiari del protagonista ad acconsentire al film e a fornire le loro testimonianze personale, poi ci si lasci andare a una rappresentazione distorta della persona.
Proprio a giudicare dal tipo di critiche che hanno fatto i detrattori (in sostanza il fatto che fosse in fondo un disadattato in fuga per l'incapacità di responsabilizzarsi) apparenti semplici dettagli come quelli che hai citato relativi a soldi e documenti - e quindi alla volontà intima di tornare indietro - diventano pertanto decisivi, perchè sono proprio quelli che raccontati in modo autentico avrebbero tolto in radice a quelle critiche la ragion d'essere.
In sostanza se le cose stanno come dici è stata rappresentata di fatto un'altra persona.
Il fine giustifica i mezzi ?
No, e a maggior ragione in questo caso dove il "fine" non avrebbe dovuto essere l'ennesima hollywoodianata, bensì la rappresentazione il più possibile fedele di una persona e dei suoi ideali.
Certo non è la prima volta, anzi questa è la regola nelle biografie cinematografiche, ma non per questo credo dobbiamo arrivare persino a giustificarle.
Io in generale non voglio che il racconto della vita di una persona diventi lo spunto per un mio passatempo, cioè un "prodotto" cinematografico e annessi effetti speciali o ricorso a stratagemmi photoshop ; quando il cinema mi racconta una persona, vorrei che me la facesse conoscere il più possibile in modo genuino, come se ci avessi avuto a che fare dal vivo.
Altrimenti il rischio è appunto quello di farsene un'idea totalmente sbagliata.