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12/1/2012, 13:33
|  | Esploratori | | Registrato dal: 30/7/2010 Età : 55
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Nome di battesimo: Pier Vittorio | | Originariamente inviata da oldrado Continuerò ad andare in montagna da solo. Son daccordo su tutto quel che dici; parola per parola.
Sono daccordo anche con Gaheris.
Vado anche a lavorare generalmente da solo negli oliveti: lavoro molto pericoloso, tutti i giorni sugli alberi con motosega. Se si cade puoi urlare fin che vuoi che nessuno ti sente.
Ma nessuno mi ha mai detto di non andare a lavorare.
__________________ Se hai una montagna di neve, tienila all'ombra | 
12/1/2012, 14:45
| | Trekkers | | Registrato dal: 29/5/2011
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| | Originariamente inviata da oldrado Continuerò ad andare in montagna da solo.
Quello che è accaduto non cambia affatto le mie convinzioni: ognuno si assume liberamente e responsabilmente il rischio che ritiene di saper affrontare.
Andare da soli in montagna è un'esperienza a cui non solo non rinuncio, ma che continuo a consigliare a tutte/i quelle/i che dicono di voler sperimentare la libertà delle montagne.
Chi non intende assumersi il rischio supplementare della solitudine - che a volte è risibile, soprattutto in questo mondo affollato di persone e comode reti di comunicazione - non ha la mia condanna, ovviamente. Ho sempre detto che in montagna gli orizzonti sono abbastanza vasti da riuscire a contenere i sogni di tutti.
Posso solo riaffermare che chi non è mai stato in montagna da solo ha perduto un bagaglio molto importante di sensazioni, emozioni e conoscenze tra le molte che la natura montana è capace di offrire. Così come io ne perdo rinunciando a fare cose che ritengo troppo rischiose per me.
P.S. non solo continuerò a frequentare le montagne (anche) da solo, ma al più presto tornerò - da solo - nell'esatto luogo dell'incidente che ho vissuto in prima persona. Lo devo a me e a chi in quel posto è caduto.
P.P.S. entro fine mese farò domanda di partecipazione volontaria al Soccorso Alpino del Lazio. Se qualcun altro ha in animo di volersi impegnare nel soccorso, può rivolgersi a me per sapere come fare domanda. alcune considerazioni personali...
verissimo che ognuno è libero di assumersi tutti i rischi che vuole, in fin dei conti nessuno obbliga a praticare alpinismo invernale o scalare la tal montagna, va detto però che purtroppo bisogna pensare pure anche alle conseguenze delle nostre azioni, in altre parole se tizio decide di andare in un posto notoriamente pericoloso e succede qualcosa di brutto non è che finisce lì... intervengono altre persone per i soccorsi che nella migliore delle ipotesi comporta "solo" una notevole spesa per la comunità per il recupero e le eventuali cure e nel peggiore (che a volte infaustamente accade) va aggiunto il prezzo di ulteriori vite spezzate o gravemente menomate.
io non accetterei mai che qualcuno si sia fatto male o abbia perso la vita perchè ho fatto una cazzata e qualcuno è dovuto intervenire, posso capire chi compie imprese grandiose o magari è costretto dal lavoro o anche chi rimane vittima del caso (raramente ma mettiamoci anche questo...) ma chi coinvolge incoscientemente altre persone per la propria negligenza (non mi riferisco al caso in questione ma parlo in generale) e magari ne causa ferimenti o peggio è un emerito...(beeeeeep, autocensura!)
non criminalizzo a priori chi va da solo in montagna, io stesso lo faccio abitualmente, magari però ho l'accortezza di farlo solo su percorsi perfettamente conosciuti e in condizioni ottimali, non pratico mai escursionismo invernale sia per la mia totale inesperienza con ghiaccio e affini sia per la totale mancanza di attrezzatura adeguata, ma anche se l'avessi le "mie" montagne sono così pericolose che mai e poi mai mi avventurerei in inverno, ci sono state vittime anche tra soccorritori espertissimi...
in pratica un uscita in solitaria invernale, magari su montagne che hanno mietuto decine e decine di vittime la vedo decisamente una forzatura (per non dire di peggio!).
ho sempre sostenuto che il rischio in montagna non è eliminabile e non si può certo pretendere di vivere senza rischi, ma cercare di eliminarne il più possibile sì, è un dovere se non verso se stessi verso gli altri, soccorritori in primis!
la soluzione ideale per me sarebbe quella che all'attacco di ogni sentiero ci dovrebbe essere un cartello un cui è scritto che chi oltrepassa quel limite lo fa a suo rischio e pericolo e che nessuno verrà mai a soccorrerlo in caso di imprevisti.
a quel punto la libertà di ognuno non peserebbe in nessun modo sulla collettività soprattutto in termini di costi in ferimenti e vite umane tra i soccorritori!!!
non so però se questo sarebbe accettato da tutti a cuor leggero perchè gli imbecilli e gli incoscienti (ovviamente sempre riferito in generale) vogliono sentirsi liberi di fare tutto quello che pensano ma senza pagarne conseguenze e magari con un bella e comoda "rete" di protezione che li venga a salvare quando scalano montange in inverno senza ramponi e poi rimangono bloccati in cima per il ghiaccio (caso citato da qualcuno proprio qui in questa discussione)...
oltre al contrasto rilevato da andrea vorrei sottolineare quello citato in queta frase: "Così come io ne perdo rinunciando a fare cose che ritengo troppo rischiose per me"
ebbene come si può affermare di dover lasciare a briglia libera i sogni di tutti e poi razionalizzare con la rinuncia in nome del troppo rischio?
forse perchè i sogni sono una perfetta via di fuga dalla realtà che, purtroppo, è ben diversa dai sogni?
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12/1/2012, 15:16
| | | | Registrato dal: 12/1/2012
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Nome di battesimo: lorenzo | | Originariamente inviata da Gaheris Proprio il 31 ero a Terminillo con un amico del soccorso alpino umbro. Il mio amico era reduce da una "fortunatissima" scivolata nel centrale risolta con molte ammaccature ed un bello spavento.
Dopo aver fatto due chiacchere con Marco al negozio (Salvatori) sull'ineluttabilità degli incidenti, per quanto puoi essere bravo o per quanto facile può essere ciò che stai facendo l'incidente può accadere, siamo saliti al Sebastiani e lì abbiamo optato per le facili creste del monte Elefante e del Valloni non fidandoci delle nostre (mie) capacità con il ghiaccio in quelle condizioni.
Una volta discesi abbiamo saputo del terribile incidente da un collega del reatino del mio amico.
Aggiungo la mia solidarietà a quella già espressa dagli altri.
Mentre andavamo via abbiamo visto scendere un uomo col volto insaguinato dovuto a una caduta sempre dal Centrale (camminava ed era sceso da solo, quindi sembrava poco grave).
Non so se interpreto bene quello che ha scritto Henry Thoreau. Credo che la naturale spinta dell'uomo ad esorcizzare il male permei tutti gli aspetti della vita e quindi anche questi fatti particolari e quelli simili più generali.
Sabato tornando a casa ne abbiamo discusso in macchina e alla fine, dopo tante discussioni in cui se ne sono dette tante, la conclusione è che quando mettiamo alla prova un nostro limite in situazioni più o meno estreme, aldilà della dovuta analisi sulla sicurezza adottata, è possibile che questo limite non venga superato.
Non credo che sia fatalismo giungere alla consapevolezza che, nonostante la preparazione fisica e tecnica, l'utilizzo dei giusti materiali e misure di sicurezza, della conoscenza del territorio e dell'ambiente, e di tutti gli altri aspetti che si analizzano in caso di incidenti, gli incidenti accadono.
Con questo non voglio dire che bisogna essere superficiali o spericolati, ma che va messo in conto che nell'affrontare certe sfide, grandi o piccole che siano, esiste una possibilità di rischio. Tutto ciò che facciamo per prepararci, allenarci, studiare, analizzare, conoscere serve a minimizzare tale rischio che non arriva mai a zero.
Auguri di pronta guarigione.
Saluti Salve a tutti,
intervengo per dare il mio sostegno agli interventi di gaheris e di alessio (oldrado).
L'uomo con il volto insaguinato che gaheris ha incontrato il 31 dicembre sono io.
Sono caduto non dal canalone centrale, ma sotto il canale dell'orsa; immagino nello stesso punto in cui è caduto il compagno di alessio.
Per quel che riguarda la mia caduta posso solo confermare che si trattava di un passaggio (che sembrava) banale: camminavo con i ramponi (pressocchè nuovi e quindi affilati) e con due picche (assicurate tutte e due con le dragonne). Avevo già salito, in mattinata la Chiaretti Pietrostefani, e volevo chiudere l'anno con un altro canale, ma probabilmente la discesa per il centrale (che avevo fatto rigorosamente faccia a monte) mi ha fiaccato le gambe e nell'accelerare il passo sono scivolato. Inutile aggiungere che ho provato a piantare le picche quando sono scivolato, ma hanno rimbalzato dopodiche è stato impossibile cercare di fermarsi.
Si è trattato quindi, probabilmente, di disattenzione "al corpo" e non di sottovalutazione.
Detto questo, aggiungo che condivido pienamente le osservazioni di Alessio e Gaheris: nessuno, credo, aspira ad un suicidio eroico; si tratta solo di una più consapevole conoscenza di se stessi che passa attraverso il costante confronto con i propri limiti in uno spazio (o meglio: in una dimensione) di piena libertà.
Riprenderò quindi l'attività alpinistica appena possibile, dato che in questi casi la miglior cura psicologica è l'azione.
Faccio i miei più sinceri auguri di pronta guarigione all'amico di alessio (e ad alessio), con cui probabilmente ci siamo incrociati la mattina del 31 mentre loro iniziavano a salire verso l'Orsa e io ed i miei amici ci dirigevamo verso il Pietrostefani.
Lorenzo
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13/1/2012, 09:13
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Nome di battesimo: Giorgio Carrozzini | | Allora pronta ripresa a LENZ.... Originariamente inviata da lenz ... nessuno, credo, aspira ad un suicidio eroico; si tratta solo di una più consapevole conoscenza di se stessi che passa attraverso il costante confronto con i propri limiti in uno spazio (o meglio: in una dimensione) di piena libertà. Condivido pienamente e direi ancora... oltre ad una ricerca di "consapevolezza" a volte può semplicemente trattasi di una "sperimentazione" di emozioni che la vita quotidiana non ci da.
Dicevo in una mia personalissima "teorizzazione del rischio": in un modo perfettamente "logico" e "razionale" andare in montagna non avrebbe senso... eppure noi esseri umani abbiamo reso "plausibile" e "significativo" anche l'apparente follia di mettersi a rischio.
Allora pronta ripresa a LENZ....
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13/1/2012, 18:48
| | | | Registrato dal: 12/1/2012
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Nome di battesimo: lorenzo | |
Grazie Giorgio!
Lorenzo
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13/1/2012, 19:27
| | Esploratori | | Registrato dal: 16/2/2010 Età : 43
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Nome di battesimo: Andrea | | Originariamente inviata da oldrado Ho sempre detto che in montagna gli orizzonti sono abbastanza vasti da riuscire a contenere i sogni di tutti.
Posso solo riaffermare che chi non è mai stato in montagna da solo ha perduto un bagaglio molto importante di sensazioni, emozioni e conoscenze tra le molte che la natura montana è capace di offrire. Così come io ne perdo rinunciando a fare cose che ritengo troppo rischiose per me.
P.S. non solo continuerò a frequentare le montagne (anche) da solo, ma al più presto tornerò - da solo - nell'esatto luogo dell'incidente che ho vissuto in prima persona. Lo devo a me e a chi in quel posto è caduto.
P.P.S. entro fine mese farò domanda di partecipazione volontaria al Soccorso Alpino del Lazio. Se qualcun altro ha in animo di volersi impegnare nel soccorso, può rivolgersi a me per sapere come fare domanda. Beh, nulla da dire se non esprimere tutta la mia stima: sembra la chiusura logica e consequenziale di un cerchio; chi ama nutrire lo spirito (perchè il sogno non è altro che questo) sa trovare la forma concreta per aiutare anche gli altri a farlo.
L'unica cosa che non ho capito bene (ma per mia tara) è il motivo per cui hai sentito l'esigenza interiore di sovrapporre il discorso della solitudine a quello del rischio.
Certo la solitudine è un rischio supplementare. Se sia relativo o potenzialmente drammatico, però, può anche banalmente dipendere dalla casualità di una cella telefonica "scoperta", basti immaginare lo stesso incidente accaduto stando da soli e col cellulare isolato.
Così come è vero che soltanto in solitudine si vivono, si ascoltano, si percepiscono certe emozioni. Però mi verrebbe da dire che più che altro esse riguardano ciò che viene da " dentro di noi", ossia il "sentirsi soli" di fronte agli eventi, all'imprevisto, alle difficoltà senza saper bene il confine dei propri limiti: insomma, sperimentare e misurare la propria vulnerabilità.
Ma per quanto concerne le emozioni come l'ascolto e la percezione di ciò che ci sta intorno (" fuori da noi") allora credo che forse non sia assolutamente necessaria la solitudine come condicio sine qua non. Per quello, anche in compagnia, credo basti il silenzio.
Ultima cosa: mi sento un po' in difficoltà nel chiederti come sta il tuo amico ma nonostante questo lo faccio. Spero di tutto cuore di aver mal interpretato in cuor mio il tono con cui fai riferimento a lui.
Ciao.
A.
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14/1/2012, 10:45
|  | Trekkers | | Registrato dal: 29/4/2011 Età : 36
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Nome di battesimo: Alessio | |
Per Lenz: sicuramente ci siamo incrociati. Rimettiti presto, che magari ci torniamo assieme a spiccozzare da qualche parte.
Per Henry: ho ripreso il discorso della solitudine perché era stato il nodo polemico di un altro thread sul rischio, ritirato fuori da Seagull27.
Il mio amico sono andato giusto ieri sera a trovarlo: dopo 4 operazioni, di cui 2 molto delicate e forse un'altra a venire, sta bene. E' immobilizzato dalla cinta in su, ma continua a sognare i suoi monti e non vede l'ora di riallacciare i ramponi.
Sogni che aiutano a guarire sognatori inguaribili.
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14/1/2012, 11:55
| | Esploratori | | Registrato dal: 16/2/2010 Età : 43
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Nome di battesimo: Andrea | | Originariamente inviata da oldrado
Il mio amico sono andato giusto ieri sera a trovarlo: dopo 4 operazioni, di cui 2 molto delicate e forse un'altra a venire, sta bene. E' immobilizzato dalla cinta in su, ma continua a sognare i suoi monti e non vede l'ora di riallacciare i ramponi.
Sogni che aiutano a guarire sognatori inguaribili. Sono parole che mi fanno rimanere profondamente scosso sul piano "razionale" ma allo stesso tempo mi infondono grande felicità e speranza su quello emotivo.
Al capezzale di persone così mi viene da immaginare un medico e uno psicologo, uno affianco all'altro. Nulla più di situazioni come queste potrebbe dividerli.
Il primo scuote un po' la testa, dimesso, con perplessità e pragmatica cautela osserva tutto fuorchè la mente. Ma non può che prendere atto di un corpo amorfo e massacrato, che offre orizzonti di recupero angusti e flebili. Come guardare il futuro dalle sbarre della finestra di una cella.
Il secondo guarda invece alla mente cercando di avvicinarsi per quanto può, un po' come alla bocca di un vulcano e cerca di intuire dai lapilli incandescenti che ne escono tutto il futuro di quella persona. Si trova di fronte un'energia invisibile ma indomabile.
Certo solo nell'in-coscienza si possono sognare i ramponi stando ridotti a quel modo, eppure i miracoli, se davvero esistono, passano dall'in-coscienza.
I malati incoscienti sono quelli che "guariscono" i sani che stanno intorno a loro.
Comunque ora sono tranquillo e anzi mi sento sorgere la voglia di scusarmi per aver forse poco rispettato (con troppe parole) il desiderio di silenzio su questa cosa specifica che giustamente può provare chi l'ha vissuta in prima persona, senza riuscire a capirlo subito dal tono stringato e laconico del primo messaggio.
La decisione di iscriversi al Soccorso Alpino comunque è molto bella e coerente, in fondo dimostra come anche le disgrazie possono generare frutti inaspettati e bellissimi.
A.
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14/1/2012, 14:32
| | Trekkers | | Registrato dal: 29/5/2011
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se è per quello la solitudine non era l'unico "nodo polemico" dell'altra discussione, dove si parlava altresì di attrezzatura adeguata e soprattutto di preparazione...
per il resto è una caratteristica umana una più rapida guarigione in persone che si pongono l'obbiettivo primario del ritorno all'attività, basti vedere per esempio tutti quegli sportivi dopo incidenti terribili che stroncherebbero psicologicamente molte persone comuni tornano ad attività che magari sono pure estreme e molto pericolose...
non è certo cosa da tutti, e forse è anche un bene che lo sia, ma per gli "eletti" non c'è ostacolo che possa fermarli se non forse una menomazione fisica irrecuperabile.
è il potere della mente sul corpo, la determinazione che si fa valere per realizzare l'obiettivo sognato.
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15/1/2012, 13:55
|  | Escursionisti | | Registrato dal: 9/7/2008 Età : 21
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Nome di battesimo: Simone | |
Ho letto solamente ora, qui su Avventurosamente, ciò che è accaduto... Ma già ne ero venuto a conoscenza dal sito del Soccorso Alpino del Lazio........ SASL - Soccorso Alpino e Speleologico Lazio - News (comunicato stampa del 31/12)
Rimettetevi presto entrambi... Il tuo amico fisicamente (in primis) e tu psicologicamente!
S
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