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19/1/2012, 19:06
|  | Avventurosi | | Registrato dal: 15/2/2010 Età : 25
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Nome di battesimo: Daniele | | Originariamente inviata da Gaheris Non sono un esperto ma penso che dire che le condizioni del canale sono belle perchè molto tecniche (affermazione tutta da verificare) non equivale a dire che "aiutano all'ennesima potenza a rompersi l'osso del collo".
Credo che siano condizioni che devono essere affrontate da chi ha la giusta competenza e preparazione per farle. Da questo nasce la domanda iniziale.
Squob ha ragione a dire che le condizioni influenzano la difficoltà anche se questa viene valutata su fattori che, tendenzialmente, sono oggettivi (pendenza, quota, esposizione, ecc.), anche se poi la percezione della difficoltà è assolutamente soggettiva.
Per fare un parallelo che mi riesce meglio mi verrebbe da dire che un 6a su calcare non è come un 6a su granito, ma dipende sostanzialmente dalla confidenza con quel certo tipo di roccia, dalla conformazione, dalla natura degli appigli sostanzialmente diversa. Eppure la "difficoltà" tecnica è la stessa.
L'interpretazione non è è bello se più pericoloso, ma è bello perchè più impegnativo sotto certi aspetti piuttosto che sotto altri.
Anche dire che coloro i quali cercano difficoltà oggettive più alte non tengono alla vita mi sembra sparare molto lontano dal bersaglio. "Non tengono alla vita" se fanno il passo più lungo della gamba, cioè se affrontano consapevolmente delle difficoltà esagerate per la loro preparazione.
Su quali siano le condizioni ottime con il ghiaccio non sono adatto a rispondere data la mia scarsissima se non nulla esperienza.
PS: quando dico che in condizioni difficili si impara di più non intendo certo affermare che bisogna prendere dei rischi inutili. Dico che con condizioni più impegnative sotto il profilo tecnico, fisico e psicologico, è probabile avere un'occasione migliore per imparare (sempre partendo dal presupposto che le condizioni siano adeguate al livello di chi le affronta: non andrei a fare come prima via una classificata TD, così come non farei un 7b da primo in falesia). Quoto...Praticamente risposta completa...Andrè, qui nessuno ha voglia di suicidarsi o farsi male, voglio solo praticare lo sport che amo con criterio e le dovute accortezze, ma per essere brevi va ben distinto l'escursionismo invernale (beh, se volessi essere solo escursionista eviterei il terminillo ora come la peste) dall'alpinismo (e se mi fermano 40° di ghiaccio meglio che mi dò all'ippica)che ha comunque alti rischi latenti che possono essere resi accettabili, ma mai del tutto eliminabili....
Ciao!!
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19/1/2012, 19:12
|  | Avventurosi | | Registrato dal: 15/2/2010 Età : 25
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Nome di battesimo: Daniele | |
Ho letto il tuo link Squobby!!!
Beh, un pò esagerato...se c'è ghiaccio sembra non si debba andare in giro...quasi quasi in alcuni punti sembra una salita PATAGONICA....
Ma il concetto c'è e condivido appieno, soprattutto la frase da incorniciare: Come al solito il consiglio è sempre lo stesso: mai fare il passo più lungo della gamba. La montagna ci dà sensazioni bellissime, e per questo cerchiamo di andarci più spesso possibile. La vita quotidiana sembra inventarsele tutte per tenerci lontani dalla nostra passione, e allora ogni volta che se ne presenta l'occasione vogliamo partire, anche se le condizioni non sono ideali, anche se le previsioni parlano di maltempo, anche se non ci muoviamo da mesi e il fiato è poco poco. La verità è che il nostro mondo non ci insegna a rinunciare né ad aspettare. Siamo la generazione dell'immediato, del tutto e subito, del voglio qualcosa e allora lo prendo, del succeso ad ogni costo. Da nessuna parte ci viene insegnato il valore della pazienza, della prudenza, dello scegliere un obiettivo alla propria altezza, o magari più in basso se le condizioni sono cattive, della lentezza e dell'umiltà. La montagna ce lo insegna, solo che spesso non lo ripete due volte. | 
20/1/2012, 09:43
|  | Escursionisti | | Registrato dal: 5/5/2008
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Nome di battesimo: Bruno | |
A me il link di squob ha fatto venire voglia di partire seduta stante per il Terminillo a fare il Centrale o la Chiaretti e mi ha anche bloccato con la stessa velocità. Mi riconosco moltissimo nelle frasi evidenziate da last.
Avrei voglia di saltare tutti i "preliminari", di provare , di mettermi alla prova, di fare un'esperienza nuova. E' vero però che la montagna mette giudizio e che la mia preparazione e competenza non sono adeguate a quello che mi piacerebbe fare.
Beh, è anche per questo che sono iscritto al forum...spero di trovare compagni più esperti che mi possano insegnare (leggete sopportare).
Saluti
__________________ "Vivere soltanto vivere, in quel momento in quel luogo. Senza mappe, senza orologio senza niente. Montagne innevate, fiumi, cieli stellati. Solo io e la natura selvaggia" | 
20/1/2012, 17:37
|  | Esploratori | | Registrato dal: 12/5/2010 Età : 40
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Nome di battesimo: Sandro | |
Secondo me, bisogna conoscere la montagna in quanto Ambiente (scritto volutamente con la A maiuscola). E per fare questo, bisogna sempre andar per gradi e non correre troppo.
Bisogna insomma farci le ossa per bene e sapere prima di tutto che l'Ambiente cambia e non ci si può bagnare due volte nel fiume con la stessa acqua.
La prima volta che ho messo i ramponi in vita mia, non avevo nessuno con cui andare è ho voluto provarli di testa mia proprio sul canale centrale del Terminillo. Trovai la neve compatta e dura, ma non ghiacciata, salire e scendere da lì per me è stato puro divertimento, non ho mai avuto la percezione di stare in pericolo. Stessa cosa con le vie ferrate, ho iniziato da solo sulle Dolomiti con la Via Tridentina.
Questo sembrerebbe un controsenso con quanto scritto sopra, ma allora pensavo di avere un certo bagaglio di esperienze e conoscenze che mi permettevano di fare questo.
Quindi, a mio parere, bisogna saper trovare il giusto equilibrio tra la consapevolezza delle proprie capacità e conosocenze e la volontà di ampliarsi.
__________________ In tempi come questi la fuga è l'unico mezzo per mantenersi vivi e continuare a sognare | 
23/1/2012, 20:30
| | | | Registrato dal: 23/1/2012
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| | Originariamente inviata da lastsurvivor Ho letto il tuo link Squobby!!!
Beh, un pò esagerato...se c'è ghiaccio sembra non si debba andare in giro...quasi quasi in alcuni punti sembra una salita PATAGONICA....
Ma il concetto c'è e condivido appieno, soprattutto la frase da incorniciare: Come al solito il consiglio è sempre lo stesso: mai fare il passo più lungo della gamba. La montagna ci dà sensazioni bellissime, e per questo cerchiamo di andarci più spesso possibile. La vita quotidiana sembra inventarsele tutte per tenerci lontani dalla nostra passione, e allora ogni volta che se ne presenta l'occasione vogliamo partire, anche se le condizioni non sono ideali, anche se le previsioni parlano di maltempo, anche se non ci muoviamo da mesi e il fiato è poco poco. La verità è che il nostro mondo non ci insegna a rinunciare né ad aspettare. Siamo la generazione dell'immediato, del tutto e subito, del voglio qualcosa e allora lo prendo, del succeso ad ogni costo. Da nessuna parte ci viene insegnato il valore della pazienza, della prudenza, dello scegliere un obiettivo alla propria altezza, o magari più in basso se le condizioni sono cattive, della lentezza e dell'umiltà. La montagna ce lo insegna, solo che spesso non lo ripete due volte. Condivido. Ma evidentemente a me lo hanno insegnato (mio padre?, la mia esperienza ?) Io c'ero quella mattina del 15, da solo. Credo di essere stato il primo intorno alle 9:00. E sono tornato indietro a 2/3 del canale (era vetrato dopo il roccione centrale e avevo fastidio al ginocchio). Due (uomo e donna) con casco e ben attrezzati (sono loro ?) alla base del canalone mi hanno chiesto com'era e gli ho detto del vetrato, ma non si sono preoccupati e sono partiti chiedendomi se i ramponi prendevano.; certo che prendono, ma.......
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