Mi piace il tuo entusiasmo, per esperienza personale vorrei dire due cose;
premetto che sono uscito dal CNSAS alcuni anni fà,largo ai giovani, quindi attualmente sono all'oscuro dei processi per potere accedere al CSNAS.
Negli anni '80-'90 funzionava così, almeno nella sezoine speleo essendo appunto prevalentemente speleo e con un minimo di esperienza alpinistica.
Ma non credo sia cambiato il percorso, solo che adesso è ancora più professionale.
Allora, bisognava avere un 1° liv.frequentando il corso base e almeno 2 anni di frequentazione assidua per potere fare l'aiuto I.T. nei corsi di 1° Liv. questo escludeva l'istruzione di tecniche di armo e la responsabilità decisionale era solo degli I.T., potevi solo controllare visivamente un'allievo e dare consigli di progressione.
Dopo almeno altri 2 anni di frequentazione, accedevi al 2°Liv. per I.T. con esame di toria e pratico davanti ad una commissione CAI, superato l'esame potevi richiedere di entrare nel Soccorso Speleologico, e ti garantisco che non è meno pericoloso del soccorso alpino, tutt'altro.
Anche quì dovevi superare un' esame, teorico e pratico sulle tecniche, piantare chiodi e costruire paranchi, ecc.ecc., qualche aggiornamento sul primo soccorso,
purtoppo quì concordo che la materia era ostica per molti di noi, ma c'è da dire che in un soccoso in profondità o meno, tutt'oggi, vi sono Medici Speleo con i contro c...........i che scendono sul ferito e lo curano monitorandolo fino all'uscita, anche in campo speleo subacqueo eh? in Italia siamo messi bene con il volontariato "Professionale", ci invidiano ovunque.
Almeno 5 esercitazioni l'anno, anche con elicottero, chiamate reali diverse a tutti gli orari e condizioni climatiche, meno che in alta montagna certo, su civili dispersi come cacciatori, fungaroli, speleologi, recupero in canyon,, in pareti, sotto cascate e in grandi profondità, molto profondità.....anche con esiti luttuosi per i soccorritori.
Spesso le grandi verticali si aprono su cime altissime, anche 3000 mt e le condizioni morfologiche e tecniche per arrivare agli ingressi sono sempre quelle alpinistiche, ma non si fermano lì, dopo devi essere pronto a sostenere decine di ore a temperature di due tre gradi almeno sottoterra, poi c'è la risalita e l'uscita con ritorno, magari in condizioni di bufera, ecc.ecc.Il Marguareis e il Canin hanno fatto storia purtroppo.
Ma l'impegno e il fare parte di una struttura del genere ti riempie di orgoglio, ti senti utile al tuo prossimo, senza sentirti ne un superman ne un'eroe, di che poi non si capisce.
Certo, l'opinione pubblica conosce solo l'operato dei cugini esterni, non legge mai di recuperi a 500 mt o oltre i 1000 di profondità, e come in alta montagna, anche quì occorre impegno e nervi saldi, ma sopratutto preparazione tecnica e psicologica, quella non la impari nei corsi.
Auguri carissimo

e non mollare se ci credi.