escursioni per lavoro
ciao a tutti. sono iscritto al forum da tempo ma per ragioni di ... tempo, a parte la presentazione non ho mai scritto nulla. ho visto che spesso si organizzano escursioni in luoghi che conosco bene, e quindi oggi ho deciso di parlare un po di ciò che sono e di ciò che faccio, e magari alla prossima escursione mi unisco a voi. sono un fotografo naturalista ed erpetologo (mi occupo per lavoro di anfibi e rettili), spesso, spessissimo per esigenze di ruolo il massimo ingombro che posso permettermi di portare è l'attrezzatura fotografrica, e dato che il tempo minimo per ogni "uscita" è di tre giorni, ho dovuto imparare a sfruttare ciò che natura offre per mangiare, dissetarmi, costruirmi un riparo e accendere un fuoco. ora che ho assimilato molte tecniche è notevolmente cambiato il mio fine che ora è quello di poter gettare vestiti e tecnologia per andare a vivere nei boschi seguendo il ciclo della natura, ho provato per circa un anno e mezzo e mi è risultato abastanza facile, estate in vetta, inverno in pianura e nuovamente estate in vetta. il mio lavoro spesso mi porta a stretto contatto con animali selvatici anche pericolosi, e in numerosi incontri ho imparato a conoscerli, temerli e rispettarli. la scorsa settimana mi hanno sequestrato un bowie da 30cm di lama e ho dovuto ripiegare momentaneamente su un "plasticone" virginia. ho un machete che porto solo quando devo risalire i torrenti in cerca di salamandre, e un opinel N°8, il coltello che uso di più. la sola cosa che porto oltre i coltelli è la borraccia con gavetta dell'esercito regalatami da mio fratello alpino, grazie alla quale posso bollire le piante selvatiche che richiedono la bollitura, distillare l'acqua con varie tecniche (alcune apprese su questo forum), preparare infusi medicamentari. all'inizio della mia carriera da fotografo (circa 5 anni fa) portavo con me due manuali, la guida alle piante spontanee mangerecce del mediterraneo e il manuale di Raymond Mears, che mi sono stati molto utili. ogni volta che scendo dalla macchina e parto per una escursione sale l'apprensione e mi pongo una domanda: ma chi me lo fa fare. il fattore psicologico che disturba l'inizio di una escursione di lunga durata è un blocco per tutti, ma dopo il primo giorno di escursione, al mattino quando mi sveglio sotto il telo bagnato dalla rugiada sul letto di foglie e terra sento di essere entrato così in simbiosi con l'ambiente circostante, che penso di riuscire a cavarmela per il resto della mia vita in quelle condizioni. solo che arriva sempre la fine dell'avventura, arriva il giorno in cui devo rientrare nella realtà e ritornare cittadino per consegnare il lavoro, e l'influenza del bombardamento sociale, culturale e televisivo che ci regalano la convinzione di essere felici con le discoteche, i reality, i vestiti firmati (le copie perchè gli originali non ce li possiamo permettere) e l'idolatria si fa sentire. a volte i loro argomenti sanno essere molto convincenti, e così ritorna l'apprensione al momento di staccarsi da quella realtà costruita su misura di operaio frustrato, quella realtà che ti convince che non puoi vivere senza un lavoro, una casa, una famiglia, una macchina, le tue tendine colorate, la moquet, il profumo di marca, il grande fratello, il cellulare da 1000 euro che ti fa il caffè la mattina e ti dice con i messaggini quanto sei unico e importante. in 5 anni mi sono fatto per raggioni di lavoro oltre 80 escursioni al limite della sopravvivenza, ma quell'anno e mezzo di pausa in cui ho girato a piedi tutto il centro italia incombe su di me. se sono tornato nella civiltà è solo perchè mi sentivo troppo egoista a non accettare un incarico che mi ha ragiunto a casa dei miei genitori (che contattavo spesso), un lavoro che dura da due anni e che ne durerà altri due, censire tutta la fauna erpetologica del parco dei monti lucretili, assieme ad un naturalista del parco. in realtà era lui l'incaricato del lavoro, ma aveva bisogno dell'appoggio di un altro erpetologo per le consulenze tecniche sul campo, di un esperto in tecniche di sopravvivenza per potersela cavare nel bosco, e di un fotografo per documentare l'intero lavoro svolto. io sono erpetologo, fotografo naturalista e conosco molte tecniche di sopravvivenza, quindi un amico in comune gli ha fatto il mio nome. nel frattempo le mie conoscenze sia nel campo delle dinamiche naturali (cicli vegetali e animali, meteorologia, cicli stagionali) sia nel campo delle tecniche di sopravvivenza continuano a crescere, e chissà che questo lavoro non sia il mio ultimo prima dell'abbandono totale della civiltà. spero di non avervi annoiato troppo con la mia presentazione. se avete dei dubbi e volete delle spiegazioni chiedete pure, e non preoccupatevi se spesso non rispondo rapidamente, il fatto è che spesso non ci sono...
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il mio sito pubblicitario è come il mio letto, ci entra solo chi dico io...e qualche bionda. Giuliano Petreri
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