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Salve a tutti.
Premessa n. 1: purtroppo, e con immenso dispiacere, sono ormai diversi anni che ho perso la "buona abitudine" della lettura, per un motivo molto semplice: tra quello che devo leggere "per lavoro" e il tempo passato al pc, purtroppo non reggono oltre nè gli occhi e neppure la capacità di restare fermo. Dico comunque "con immenso dispiacere" in quanto so benissimo, per averlo sperimentato, la ricchezza che dona un libro: non è un concetto retorico, ma assolutamente vero. L'unico modo con cui cerco di "compensare" questa mancanza (quando inevitabilmente si fa sentire) è quello di fiondarmi in una di quelle classiche gigantesche librerie e lì "sprofondare" letteralmente nella vorace lettura di controcopertine, prefazioni, pagine iniziali, alla ricerca spasmodica di qualche libro che riesca a farmi scattare una scintilla d'interesse che vada oltre l'ordinario, sapendo già (infatti) che una generica epidermica sensazione di piacevolezza servirebbe solo a farmelo comprare senza poi trovare mai il tempo nè la voglia di leggerlo fino alla fine. Inutile dire che il 99% delle volte esco senza aver comprato nulla, già "sazio" delle suddette letture "in loco" (qualcuno potrebbe peraltro anche legittimamente obiettare che sono letture "a scrocco", ma credo che sia lecito leggere 3-4 pagine se si tratta di capire se vale la pena di comprarne 100 o 200). E in ogni caso Paese che vai usanza che trovi, in Inghilterra la "lettura a scrocco" è la prassi...
Premessa n. 2 (conseguente alla precedente): in alternativa al metodo descritto sopra, l'unico modo per prendere in considerazione un libro è quando ogni tanto capita che qualcuno me lo suggerisce. In questo caso a suggerirmelo è stato l'altro giorno una gentile donzella (che sarebbe mia cugina

), che a questo fine tengo particolarmente in considerazione trattandosi di una ragazza che per passione e anche "per mestiere" (recitazione in compagnie teatrali: quanto di più lontano dal sottoscritto) legge di continuo a più non posso: libri, copioni, testi di tutti i generi, ecc. Quindi, un consiglio diciamo così un po' più qualificato della media (anche se poi questo di per sè non significa nulla). Però ha fatto questo commento: "Vedrai che ti piacerà, se ha affascinato me che la montagna non la posso neanche vedere è detto tutto..." (aggiungo che il suo benevolo appellativo su di me è "orso"

). E poi mi ha detto che era di Erri De Luca, al che io, mumble mumble, mi son ricordato di aver visto di recente da qualche parte qualcosa riguradante questo autore, e poi mi sono ricordato che....sì, era proprio su questo forum !

incontro dal vivo con l'Autore, quest'estate, non ricordo dove, proposto qui.
E allora, fatte queste premesse, sono andato a trovarmi in rete il tema del libro ed eccomi qui a "presentarlo" sebbene io per primo ancora non l'abbia letto.
Mi limiterò perciò a trascrivre fedelmente uno dei brevi compendi che ho trovato.
Erri De Luca - IL PESO DELLA FARFALLA, Feltrinelli 2009, 70p.
"Il re dei camosci è un animale ormai stanco. Solitario ed orgoglioso, da anni ormai ha imposto al branco la sua supremazia. Forse è giunto il tempo che le sue corna si arrendano a quelle di un figlio più deciso. E' novembre, tempo di duelli, il tempo delle femmine. Dalla valle sale l'odore dell'uomo, dell'assassino di sua madre. Anche l'uomo, quell'uomo, era in là negli anni, e gran parte della sua vita era passata a cacciare di frodo le bestie in montagna. E anche quell'uomo porta - impropriamente - il nome di "re dei camosci" per quanti ne aveva uccisi. Ha una trecento Magnum e una pallottola da undici grammi: non lasciava mai la bestia ferita, l'abbatteva con un solo colpo. Erri De Luca spia l'imminenza di uno scontro, di un duello che sembra contenere tutti i duelli. Lo fa entrando in due solitudini diverse: quella del grande camoscio fermo sotto l'immensa e protettiva volta del cielo e quella del cacciatore, del ladro di bestiame, che non ha mai avuto una vera storia da raccontare per rapire l'attenzione delle donne, per vincere la sua battaglia con gli altri uomini. "In ogni specie sono i solitari a tentare esperienze nuove" dice De Luca. E qui si racconta, per l'appunto, di questi due animali che si fronteggiano da una distanza sempre meno sensibile, fino alla pietà di un abbraccio mortale".
Aggiungo solo, per finire, che già l'unica frase riportata in questa descrizione ("In ogni specie sono i solitari a tentare esperienze nuove"), mi piace troppo

...: e sì, perchè è tutt'altro che la classica frase ad effetto, buttata là: al contrario, ne ho viste tante conferme, ad esempio proprio qui.
Come sottotitolo, prim'ancora di averlo letto, mi verrebbe quindi da mettere "La rivincita degli orsi"
Un saluto.