Visto. Mi piacciono le situazioni assurde che si creano, e il modo di reagire un pò passivo e un pò impaurito del protagonista, che aggiunge quell'ingrediente
Pulp che non guasta mai. E' interessante anche il suo aspetto depressivo e alcolizzato, che con uno stimolo (sapere di avere un figlio di 4 anni) affronta, e, di fatto, supera le proprie ansie. Ciò che ci vuole a chi è depresso (e ha fatto un percorso di terapia come lui) è proprio uno stimolo per affrontarsi (non andava più in sci da anni e per via dello stimolo, ha ripreso a farlo, s'è anche lanciato dal tetto e ha sorriso per l'unica volta in tutto il film).
I personaggi che incontra sono interessanti e non tremendamente scontati; la scontatezza è quasi "scontata" in un film on-the-road, eppure i personaggi sono abbastanza originali (apparte il vecchio... che però comunque si autocongeda con un'idea registica molto originale).
A tratti il nostro protagonista ricorda un pò la spregiudicatezza criminale dei Riders americani, come quando usa in modo violento e menefreghista il capannone fino a bruciarlo e a scappare nella notte, o come quando ruba l'attrezzatura a quel tizio che gli spara col fucile; lì devo dire che mi ricorda un pò l'Alaska: tutti cacciatori, armati e "di destra"... con un senso di impunità dato proprio dal fatto di vivere in mezzo al nulla, della serie che sparano ad un tizio e lo lasciano crepare nella neve, tanto sentono che nessuno li arresterà mai per questo.
Per il resto è un film corto, girato probabilmente con due lire e con molta voglia di autoraccontarsi, di raccontare com'è la vita in certi posti del mondo. Con un'altro quarto d'ora avrebbero potuto raccontare di come incontrava la sua bella (della quale sentiamo solo la voce) ma forse non avevano i soldi per pagare un'altra attrice, e sarebbe durato come un film "standard".
Mi piacerebbe chiedergli come hanno convinto l'esercito a prestargli i carri armati per girare la scena coi soldati

...anche lì molto umani e realisti (fumano assieme...).