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La componente idrografica

Osserviamo l'ambiente Prossimo Capitolo
Questo articolo è un capitolo del libro Osserviamo l'ambiente.
Un lago che occhieggia tra boschi riflettendo il colore della vegetazione o del cielo, un torrente che scorre in una prateria o precipita a cascata dalla parete di una montagna, una sorgente tra le rocce sono una delle più qualificanti componenti del paesaggio tanto che spesso esse stesse costituiscono la meta di un'escursione.

I fiumi esercitano un ruolo importante nel cambiamento della superficie terrestre. Nel loro corso superiore, o stadio giovanile, lungo il quale in genere si sviluppa un'escursione, l'azione geodinamica prevalente è quella erosiva. Essa si concentra quasi esclusivamente sul fondo dell'alveo conferendo alla valle un profilo a V e formando nei tratti rocciosi forre e orridi, creando un paesaggio più aspro e impervio di quello degli stati successivi di maturità.

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L'informazione più funzionale per l'escursionista è quella relativa al regime dei fiumi che nelle regioni alpine è nivale e in quelle appenniniche pluvio - nivale. Il regime alpino registra la massima portata nei mesi estivi e la minima in inverno essendo determinata dalla fusione delle nevi. Il regime appenninico (pluvio - nivale) è invece misto, ma condizionato soprattutto dalla pioggia: ha due massimi in primavera - autunno e due minimi in estate - inverno.

Ciò va tenuto presente quando si devono percorrere zone prive di sentiero oppure sentieri interrotti da un torrente senza il relativo ponte. In condizioni normali è sufficiente saltare da un sasso all'altro, ma dopo un prolungato periodo di piogge o durante un estate particolarmente calda, occorre procedere al guado. L'operazione risulta più agevole nelle prime ore del mattino quando la portata del corso d'acqua è ancora modesta, ma richiede attenzione perché i sassi affioranti sono talvolta ricoperti da un sottile e sdrucciolevole velo di ghiaccio. Nel caso si fosse costretti a un guado pomeridiano, è meglio perdere un po' di tempo al fine di cercare il passaggio migliore che coincide di solito con l'allargamento dell'alveo dove la corrente è meno forte e l'altezza dell'acqua inferiore. Utilissimi risultano all'occorrenza i bastoni da trekking con i quali ci si tiene in equilibrio e si sonda il letto per individuare eventuali buche.

E' pure consigliabile togliere scarponi e calze per averli asciutti al termine del guado, ma a piedi nudi è più facile risentire delle asperità del fondo e scivolare. L'ideale sarebbe avere nello zaino un paio di scarpe da ginnastica o di sandali di plastica da calzare proprio in questa circostanza. Nelle escursioni più impegnative si dovrebbe essere muniti di un cordino da tendere da una sponda all'altra del torrente in modo da favorire il passaggio dei compagni meno sicuri. Prima di scegliere definitivamente il luogo di un guado problematico, non è precauzione inutile controllare se a valle esistono delle rocce o dei restringimenti in grado di fermare un corpo trasportato dalla corrente.

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L'acqua piovana e quella proveniente dalla fusione delle nevi che non scorrono in superficie, penetrano nel terreno in misura maggiore o minore a seconda della sua permeabilità e della presenza di una copertura vegetale capace di trattenere l'acqua e di favorirne l'infiltrazione. L'acqua che non si infiltra e che non rimane immagazzinata nella parte superiore del suolo o assorbita dalle radici delle piante, penetra in profondità ad una velocità variabile da tre a trenta metri al giorno, fino a quando si arresta bloccata da uno strato impermeabile e si accumula formando una falda freatica. Quest'acqua può comparire in superficie in affioramenti naturali (le sorgenti) e alimentare corsi d'acqua oppure essere prelevata dall'uomo attraverso la perforazione di pozzi.

L'acqua delle sorgenti è ottima e dissetante per la presenza di una certa quantitè di sali prelevati dal terreno e in essa disciolti (non più di 0,5 grammi per litro). All'escursionista risulta molto utile informarsi ancor prima di mettersi in cammino della presenza di fonti d'acqua potabile (sorgenti e fontane) oppure individuare la loro posizione sulla carta topografica e trovare conferma della loro presenza e attività da qualcuno che ci è stato di recente o dalle amministrazioni locali (ad esempio chiamando la proloco del comune a cui la fonte appartiene).

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Molte sorgenti sono sfruttate per l'approvvigionamento idrico dei paesi e quindi nei loro pressi si trova anche una fontana collegata all'acquedotto, altre si trovano allo stato naturale e il livello dell'acqua nella piccola pozza a valle dello sbocco non consente di immergervi la borraccia senza toccare il fondo e intorbidarla, per cui non è superfluo essere provvisti di una piccola e leggera tazza di plastica o di alluminio con la quale effettuare l'operazione.

Da non bere è l'acqua ferma dei laghi e degli stagni, mentre quella dei torrenti è da ritenersi potabile solo se prelevata, nel punto in cui la corrente è più forte, a monte dell'ultimo insediamento umano e in assenza di mandrie di pascolo.

L'acqua ottenuta dai ghiacciai o dalla neve, a differenza di quella delle sorgenti, è un'acqua priva di sali e di scarso potere dissetante.

Creato da AndreaDB, 19/5/2011 il 17:02
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Tag
componente, idrografica
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