(tratto da http://www.farwest.it/?p=126)
Un pò di storia:
il vocabolo Pemmican è originario del linguaggio dei Cree ed indica la carne di bisonte, opportunamente trattata in modo da poter essere conservata. Per il pemmican si usavano solo le parti scelte e magre del bisonte: cosce, lombata, spalla.
Come si faceva:
Si tagliavano i pezzi in strisce lunghe e sottili, lasciandole essiccare per alcuni giorni al sole su appositi trespoli sollevati dal terreno. Successivamente le donne preparavano due fuochi con legna di pioppo e proseguivano l’essiccamento delle strisce di carne, grigliandole, alternativamente, su un fuoco e togliendole non appena il fumo si faceva denso, per passarle sull’altro fuoco stando bene attente a non farle bruciare. Si procedeva in questo modo fino a quando la carne non raggiungeva la consistenza tale per essere sbriciolata ed essere ridotta in polvere.
Mentre alcune donne erano così impegnate, le altre preparavano il sego facendo bollire e sciogliere le parti grasse della bestia e le mammelle delle femmine di bisonte.
Altre donne preparavano le sacche entro cui conservare il pemmican usando la pelle dei fianchi di un bisonte giovane, cucite insieme.
Dentro queste sacche veniva versata la carne polverizzata ed il sego, in rapporto di due a uno. Poi il tutto veniva rimescolato, con molta energia, per amalgamare bene il composto ed eliminare le bolle d’aria createsi all’interno della sacca.
Un pemmican particolarmente apprezzato era quello con l’aggiunta di mirtilli, bacche ed altra frutta selvatica. Il valore nutritivo era di circa cinque volte superiore a quello della carne fresca.
Come si mangiava:
Questo composto poteva essere consumato così come era stato conservato, senza aggiungere altro, oppure il composto farinoso si versava nell’acqua calda per farne, secondo la densità, una sostanziosa minestra o un brodo particolarmente nutriente.
Video Ricetta:
Part 1
www.youtube.com/watch?v=ywBwUiq5v4o
Part 2
www.youtube.com/watch?v=JZi5thqBjQA&feature=related