SemiMonade

Uscerno- fosso piè di vite 09/01/14

Torno al "parco del Ceresa", parcheggio dopo il ponte di Piè d'abetito e, alle 7.45 circa, m'incammino scendendo verso la centrale idroelettrica e poi risalendo "il fosso" tramite carrareccia, particolare il vivace torrente dal letto levigatissimo. Giunto, mi pare, alla confluenza con il ramo che scende da Abetito, un pò stufo dei numerosi guadi a cui sono costretto e ormai con i muscoli caldi, decido di risalire, seguendo talvolta esili tracce e talvolta andando "a naso", il versante che porta alla cresta di Meschia: il bosco è particolarmante comodo e ordinato per i miei standard e in breve scorgo i pittoreschi resti di Meschia Vecchia (che chiamo io così per distinguerla dall'abitato poco sotto).

Già salendo avevo notato una croce di legno su di una roccia e giunto ai ruderi trovo un cartello che indica, tra l'altro: "croce di legno 0.20". Ora, io non so se quel "0.20" stesse per 20 metri o 20 secondi, però non poteva significare 20 minuti perchè il masso con la croce si trovava pochi scalini più su.

Raggiungo la base della rocca che sostiene la croce (paretina di circa 7 mt di roccia svasata) e immagino la vista che si poteva apprezzare dalla croce. Appoggio lo zaino al tavolino di legno, mi metto la corda e il cordino in tasca e comincio a risalire stile bouldering: l'ascesa non è semplice come mi sembrava e ammetto che, con gli scarponi, ho preso qualche rischio ma guadagno il mio "calvario" quotidiano. La vista sul Vettore e su parte dei Sibillini è suggestiva e mi sento come il Gesù di Suzanne che "...restò per molto tempo a guardare solitario dalla sua torre di legno...".

Per la discesa assicuro la corda alla base della croce con il metodo "discesa corda singola" ma senza discensore mi impegna anche questa. Do un rapido sguardo ai ruderi (mi ci perderei ma sento gente nel paese sotto e ho paura di dare fastidio) e ritorno nel bosco, dopo poco trovo un bello spiazzetto e allestisco la "cucina" (sono solo le 10.30 ma voglio fare con calma). Poco sotto che una carrareccia e la uso per provare le mie frombole.

Finito il test ed il pasto riparto infrattandomi nel bosco finchè non raggiungo la parte alta del fosso Piè di Vite e scelgo di ridiscenderlo, per quanto mi è possibile, fedelmente. Il corso d'acqua, prima "tintinnante" e poi, man mano che scendevo, sempre più "frusciante" offre scorci davvero particolari ed è anche piuttosto comodo da seguire. Perdendo quota il torrente s'ingrossa fino a diventare addirittua "assordante" e guadarlo diventa sempre più impegnativo: devo continuamente fermarmi a cercare la via migliore e non di rado devo tornare sui miei passi.

Infine ritrovo la carrareccia imboccata al mattino e la riseguo a ritroso, anche se con qualche incertezza, fino alla macchina (circa le 14.30).
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