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Dyneema

Dyneema

Il Dyneema è una fibra polietilenica HT, dalle elevate caratteristiche meccaniche, che risulta particolarmente adatta ai cavi di trazione.

Viene utilizzata per realizzare cordini e fettucce.

Il dyneema ha un punto di fusione relativamente basso, per cui non è adatto a realizzare nodi di frizione (prusik e machard). Ha un allungamento a trazione molto basso, per cui si presta principalmente ad un utilizzo di tipo "statico".
A parità di diametro il dyneema ha una resistenza a trazione di circa tre volte quella del nylon, ma rispetto al nylon ha una caduta di caratteristiche al nodo più elevata, tenetene conto quando vi assicurate con una longe realizzata da una fettuccia.

Utilizzo per la pesca (by Walterfishing)
In commercio si possono reperire da circa 20 anni fili da pesca in dyneema e microdyneema. Teoricamente il secondo e' una evoluzione del primo, in realta' la distinzione spesso e' piu' commerciale che tecnologica. comunemente, assieme ai fili in spectra, vengono chiamati "fili trecciati". quanto scritto di seguito vale anche per i fili in spectra, anche se il materiale e' diverso.

questi fili sono costituiti dall'intreccio di microfibre, fino a formare dei trefoli. il filo e' formato da tre o piu' trefoli. maggiore e' il numero di trefoli e piu' il filo si avvicina alla rotondita' e migliori sono le caratteristiche tecniche, ovviamente pero' prodotti migliori sono piu' costosi.

quelli a 3 trefoli hanno una sezione a fettuccina, molto ellittica. spesso viene indicato sulla scatola il diametro sull'asse inferiore, quindi sul mulinello ce ne sta molto meno di quanto si pensi. anche con i migliori tuttavia in bobina ci sta molto meno trecciato che non nylon di equivalente diametro, per motivi di disposizione delle fibre e di dimensioni.

hanno altissima tenuta a trazione e bassissima elasticita' e memoria meccanica praticamente inesistente, ma resistono pochissimo all'abrasione. non pensate di usarli a lucci, siluri, o qualsiasi pesce ben dentuto, al primo contatto con un dente salterebbero via; possono dare problemi con un utilizzo su rocce o sul cemento. bisogna controllare spesso gli ultimi metri di filo per individuare eventuali lesioni che potrebbero dar origine a rotture. inoltre hanno forti cali di tenuta al nodo; per ovviare a questo servono nodi specifici. infine, sono molto visibili in acqua e per alcuni pesci serve un terminale perche' altrimenti evitano l'esca. la durata e' superiore, arriva anche a 3 o 4 anni. un buon trucco e', quando si e' consumato e scolorito da un lato, girarlo dall'altro.

per le loro caratteristiche, passando negli anelli sviluppano molto calore. per poterli utilizzare e' necessario che la canna sia dotata di appositi anelli molto lisci e in grado di smaltire velocemente il calore generato dal passaggio del filo, e un mulinello che abbia un buon rullino scorrifilo e imbobinamento a spire incrociate. molti prodotti, anche di fascia medio bassa, hanno ormai queste caratteristiche. attenzione a non usare modelli di fascia troppo bassa o inadatti, si rischia di far danni e di farsi male!!! per le canne, meglio usare canne un po' morbide, una canna rigida con un filo anelastico rischia di strappare l'esca di bocca al pesce o di snervarsi velocemente.

esistono anche fili trecciati ricoperti o "fusi", su cui, sopra un'anima in treccia di dyneema, viene fusa una minima copertura di nylon. questo dovrebbe aumentarne lievemente elasticita' e resistenza all'abrasione, e migliorarne lo scorrimento negli anelli, anche se comunque restano basse, molto inferiori al nylon.

in italia, spesso i modelli venduti dichiarano carichi non reali e superiori, e diametri inferiori, allo stesso identico modello venduto all'estero. il confronto con i modelli usa non e' semplice perche' oltreoceano si usano sistemi diversi per classificare la tenuta a trazione di un filo.

vanno bene in ambienti con alghe, ninfee e rami di taglia medio piccola, sono da evitare accuratamente su cemento e rocce specie se spigolose. per la loro anelasticita' e il ridotto diametro vanno bene per pesca a lunga distanza o con esche anche relativamente leggere o quando serve grande sensibilita', e per tecniche gravose destinate a grossi pesci (lucci, carpe, storioni, siluri, ecc), anche se i loro vantaggi tornano utili anche in tecniche leggere o ultraleggere. non sono sempre facili da usare o gestire, specie nel combattimento con grossi pesci sottoriva o a distanza ravvicinata, ma offrono un buon margine di sicurezza sulla resistenza a trazione.

non bisogna mai, e sottolineo /mai/, provare a tirare il dyneema con le mani, e se possibile non va mai maneggiato neppure a mani nude, perche' per la sua forma "a corca" ha una notevole capacita' di segare la carne in un modo devastante. questo vale soprattutto se di incaglio o cattura di un pesce di taglia, perche' il carico sul filo aumenta la capacita' di penetrazione e quindi le lesioni. durante l'imbobinamento non solo la bobina deve essere prima stata immersa in un secchio, ma il filo va tenuto in trazione facendolo passare su uno straccio molto bagnato e lo straccio andrebbe tenuto con dei guanti da lavoro per evitare che il filo possa scorrere sulle dita. bisogna fermarsi molto spesso a bagnare lo straccio, dato che il calore fa evaporare l'acqua molto velocemente. una volta finito questo, la bobina va messa in un posto asciutto e con un buon giro d'aria, non esposto direttamente al sole, ad asciugare.

se proprio dovete tirare un filo di quel tipo, va avvolto su un tubo metallico solido (manico del guadino o un grosso ramo non marcio se non avete altro) e tirato facendo sforzo su quello. data l'anelasticita', non avvengono ritorni elastici come col nylon, ma comunque e' bene tirare in modo da tenersi fuori dalla linea di tiro, nel caso l'esca o la montatura dovesse partire di colpo. personalmente tengo appositamente nello zaino un pezzo di tubo in acciaio da circa una spanna.

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