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Il fuoco

Accendere un fuoco è DECISAMENTE, e lo dico senza tema di smentita, l’attività di primaria importanza per chi si trova in condizioni di emergenza, ma anche per chi è impegnato in una normale escursione.
Dal fuoco nascono tante cose:
-Nasce il calore che ci consente di trascorrere una notte tranquilla in caso di avverse condizioni climatiche
-Nasce un deterrente per gli animali selvaggi, qualora ci si trovasse in una zona che ne fosse frequentata
-Nasce la possibilità di avere un pasto caldo
-Nasce la possibilità di non trascorrere una notte al buio, con un innegabile vantaggio psicologico
Insomma queste sono le prime, e più importanti cose che mi sono venute in mente, che sicuramente avranno chiarito anche nella mente del lettore più scettico, l’importanza del fuoco.

Inizio con l’assicurarvi che, con la giusta esperienza e conoscenze, si riesce ad accendere un fuoco in quasi tutte le condizioni ed in quasi tutti i luoghi, purché siano salve alcune condizioni:
-Vostre buone condizioni di salute
-Presenza di legna
-Poco vento

Non ho scritto mancanza di pioggia perché posso affermare di essere riuscito più volte, anche se con qualche difficoltà, ad accendere un più che dignitoso fuoco.

Iniziamo con il dire che, se non state bene e se siete molto debilitati, accendere il fuoco, così come svolgere qualsiasi altra attività che richiederà un minimo di sforzo fisico, ma anche coordinazione nei movimenti, attenzione e concentrazione vi sarà preclusa.
Anche la presenza di legna è una cosa indispensabile, perché dubito che vi siate portati con voi il combustibile necessario per il fuoco di una notte.
Infine, se siete nel bel mezzo di una bufera, sarà praticamente impossibile non solo accendere, ma anche mantenere un fuoco acceso. Diverso sarà se riuscirete a trovare una capanna o comunque un posto riparato dal vento come, ad esempio, una grotta (seppur si possa pensare di costruire una sorta di paravento, se disponibile il materiale e ben considerato il rapporto fra benefici dati dal fuoco e sforzi causati dalla costruzione della struttura).

Parliamo adesso della legna.
L’ideale sarebbe trovarla asciutta e stagionata. Questo favorirebbe nel primo caso una rapida accensione e nel secondo una efficace combustione.
Accontentandoci di rinunciare ad un buon rendimento della combustione, dobbiamo però perseguire una rapida accensione con la legna che il contesto ci ha messo a disposizione.
Il primo trucco che mi insegnarono quando iniziai a dedicarmi all’accensione del fuoco fu quello dello sfruttare la parte interna della legna. Infatti, pioggia, neve, umidità ed altre intemperie, stentano a penetrare all’interno del tronco quindi, se abbiamo la cura di spaccare nel senso della lunghezza la legna precedentemente raccolta, ne metteremo a nudo l’interno che, con grandi probabilità sarà asciutto.
La tecnica di questo modo di tagliare si chiama, in inglese, batoning.
Ricapitolando, visto che forse sono andato avanti un po' troppo velocemente, per procurarsi legna sicuramente asciutta, anche se raccolta da terra d’estate, una volta tagliata in tronchetti con il seghetto pieghevole (attrezzo che non deve mai mancare nel set del perfetto escursionista IMHO) è preferibile spaccarli nel senso della lunghezza.
Nel caso ci trovassimo sempre in un contesto ostile, sarà necessario continuare a spaccare in due i pezzi ottenuti, e così via ottenendo pezzi sempre più sottili e sicuramente più asciutti.
Qualora non lo sappiate, più sottile è il pezzo di legno più facile è che si infiammi una volta a contatto con il fuoco, ma questo è un argomento (come si accende/gestisce un falò) che non verrà trattato in questa sede, dove ci limiteremo esclusivamente alla creazione della prima fiammella ed all’innesco dei primi trucioli.

Con questa operazione bisognerà mettere da parte una certa quantità di legnetti di dimensioni che andranno dal più piccolo (tanti) fino al più grande (di meno). Ovviamente sempre per INIZIARE il fuoco. Personalmente consiglio sempre di usare quarti o metà di tronchi per iniziare il fuoco. Questo perché saremo sempre in presenza di parti sicuramente più asciutte della corteccia esterna. Poi, una volta che il fuoco sarà ben avviato e ben caldo, la legna di scorta sarà collocata attorno al focolare ad asciugarsi, così che, al momento che finirà sulla fiamma si accenderà in un attimo.

Al momento però stiamo ancora spaccando legna ottenendo legnetti. Dai più piccoli potremo ricavare dei trucioli molto sottili (sfruttando naturalmente la parte interna asciutta) per ricavare dell’esca CHE DEVE ESSERE ASCIUTTISSIMA altrimenti tutto il lavoro sarà vano. Come esca potremo usare diverso materiale che si presta egregiamente quale:
-materiale trovato in natura
-nidi di uccelli
-foglie secche
-corteccia di betulla
-peluria di certi fiori secchi, come i cardi
-resina di alberi
-alcuni tipi di funghi
-trucioli finissimi
-materiale artificiale
-cotone idrofilo imbevuto di olio di vaselina
-charcloth (cotone carbonizzato)
-magnesio
-permanganato di potassio in polvere con zucchero
-accendi fuoco commerciale in cubetti

La lista è comunque lunghissima per entrambe le tipologie e quindi non si esaurisce con i materiali qui sopra elencati.

Personalmente sono un estimatore del cotone imbevuto di olio di vaselina.

Ma con cosa si genere la tanto agognata scintilla?
Qui si aprono le danze. Le tecniche sono tantissime ed alcune risalgono alla notte dei tempi.

Si parte dalla concentrazione dei raggi solari.
Questa tecnica si può applicare in moltissimi modi. Il più noto è l’uso della classica lente d’ingrandimento. Più potente è la lente, maggiore è la concentrazione dei raggi solari, più veloce/sicura dovrebbe essere l’accensione del fuoco. Ovviamente, LO DICO ORA E NON LO RIPETERO’ PIÙ, il metodo di applicherà direttamente verso l’esca che dovrà essere ben raccolta, non troppo compressa e rigorosamente ASCIUTTA.
Anche il vetro di un orologio dovrebbe funzionare per convogliare i raggi solari. E fin qui siamo nel campo del normale… passiamo adesso al paranormale…
Ho letto che con una barretta di cioccolata ed una lattina di qualcosa (cocacola, fanta, birra, ecc.) si accende il fuoco.
Si strofina la cioccolata lucidando il fondo della lattina che dovrebbe diventare lucido. A questo punto diventerà come una parabola che farà convergere i raggi del sole in un punto (detto fuoco). Basterà posizionare in quel punto l’esca ed il gioco è fatto.
Nel film L’Urlo dell’Odio il protagonista asserisce che anche con la neve si accende il fuoco…
Modellandola a forma di lente e facendola ghiacciare si ottiene una lente vera. Così dice, così potrebbe essere e così riferisco (alle volte…).

Dei fiammiferi ne parliamo per diritto di cronaca…
E’ il metodo più diffuso al mondo ed al contempo il meno sicuro. Il fiammifero si può bagnare, rompere, inumidire e se poi usate quelli normalmente chiamati svedesi, si potrebbe rovinare la cartina marrone per accenderli.
Se il fiammifero è moderatamente umido, basterà passarlo tra i capelli per asciugarlo, ma anziché dover correre ai ripari la cosa migliore è ricoprire la capocchia di cera fusa così da proteggerla. Meglio ancora sarebbe tenerli in un contenitore stagno tipo porta rullini da 35mm (si lo so… non se ne trovano più).

Mettiamo da parte i fiammiferi e passiamo all’accendino.
Ne abbiamo di due tipi, a pietrina e piezoelettrico. Il primo viene generalmente sconsigliato perché inutilizzabile con le mani bagnate ma non ha circuiti elettronici, il secondo finchè non si guasta basta premere e si accende. Si consigliano i modelli trasparenti così si può vedere il livello di carica ed infine quel tipo piezo-antivento che non fanno una fiamma vera e propria ma che finché tieni premuto non si spengono. Personalmente uso l’accendino come backup.

Uno strumento che non fallisce un colpo e che, in linea di massima si accontenta di qualsiasi esca, che puoi appendere al collo, che puoi immergere, sbattere quanto vuoi che tanto funziona sempre è il Firesteel.
Si tratta di una barretta di ferrocerio che, se strofinata con forza da una metallo spigoloso genera una cascata di scintille di circa 2-3000 gradi °C.
Accoppiato ad una buona esca si traduce in fuoco sicuro. Nel mio caso consiglio il cotone imbevuto di olio di vaselina, anche perché oltre ad essere molto comprimibile è anche idrofugo (il che in ambienti umidi/bagnati/nevosi non guasta). Se mancasse l’esca basterà grattare un poco la barretta e tirare via un poco di polverina di ferrocerio sulla quale far finire le scintille. Un altro strumento è la barretta che danno in dotazione ai piloti dell’aviazione militare. Magnesio dentro il quale c’è annegato un firesteel. Con il coltello si staccano dei riccioli di magnesio e con le scintille del firesteel si accenderà la fiamma.

Un altro attrezzo meccanico è il Piston Fire Starter. Questi sfrutta il principio che comprimendo l’aria, questa aumenta di temperatura.
Saremo allora in presenza di un pistone cilindrico a tenuta ed apribile. All’interno si inserisce un pezzettino di charcloth, poi si chiude e si comincia a pompare. Il calore accenderà l’esca che verrà utilizzata.

Infine i sistemi più antichi.

I sistemi sono due: a percussione ed a frizione.
Il primo sistema riguarda quello a noi noto come pietra focaia.
In origine però si usavano due pietre diverse (cosa che volendo potremmo fare ancora oggi), una composta da solfuro di ferro come la pirite ed un’altra dura come la selce. Il violento sfregamento delle due provocava l’asportazione di particelle di solfuro di ferro; tale asportazione era talmente violenta che provocava un calore tale che queste particelle a contatto con l’ossigeno dell’aria si infiammavamo.
Con l’avvento dell’età del ferro si sostituì la pirite con l’acciaio.
Questo è in breve la tecnica a percussione. A tutt’oggi basta comprare l’acciarino, trovare una selce ed il gioco è fatto.

I metodi a frizione sono invece più variegati.
Fondamentale è la scelta della materia prima, quindi se proverete a fare il fuoco con un legno umido o comunque non adatto, farete sicuramente tanta ginnastica, forse tanto fumo, ma la cosa finirà lì.
Il metodo (ritengo) più sicuro è quello dove si fa ruotare una bacchetta su di una tavoletta. La rotazione può essere effettuata tramite le mani o tramite un trapano a volano.
Dopo aver scelto e creato la giusta bacchetta (è importante usare sempre legni secchi), scegliere il giusto legno per la tavoletta sulla quale la bacchetta ruoterà. In prossimità del bordo creare un foro d’invito ed una tacca che andrà dal bordo esterno fino al centro del foro che si creerà quando la bacchetta inizierà a ruotare.
La funzione di questa tacca sarà (fondamentale) quella di far entrare aria e di far cadere al di sotto della tavoletta (dove avremo sistemato una striscia di cuoio) la segatura infuocata prodotta dalla frizione.
Sarà proprio da questa segatura che appoggiata sull’esca, e sulla quale con attenzione soffieremo, dalla quale scaturirà la fiamma.

Questa segatura la si crea anche con il metodo ad aratro ed il metodo a sega dei quali però non ne so parlare molto.

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