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Potabilizzazione per irraggiamento

Potabilizzazione per irraggiamento

La potabilizzazione mediante esposizione a lampada UV è una tecnica in uso oramai da anni negli impianti ad osmosi inversa presenti in molte case per il trattamento dell'acqua ed era già utilizzata in ambiente industriale sia per il trattamento dell'acqua che come soluzione germicida in molte applicazioni.

Il principio di funzionamento è estremamente semplice, una fonte di raggi UV viene introdotta all'interno di un liquido, il liquido viene irraggiato dai raggi UV e dopo un determinato lasso di tempo si ha ragionevolmente inattivato molti elementi patogeni per l'uomo rendendo, nel caso dell'acqua, priva di rischio biologico.

I raggi UV non è altro che luce ultravioletta ad una lunghezza d'onda sufficientemente corta da distruggere i microorganismi. È in grado di distruggere gli acidi nucleici in questi organismi poichè il loro DNA è distrutto dalla radiazione UV. Questo impedisce la loro riproduzione e li uccide. È efficace contro una grandissima quantità di virus, batteri e altri microorganismi.

Questo metodo non è assolutamente efficace nei confronti di inquinanti chimici i quali, se presenti, rimarranno in soluzione; inoltre oltre ad essere opportuno che non vi siano corpi estranei in sospensione per massimizzare l'effetto potabilizzante, questi non verranno in alcun modo eliminati dal processo e rimarranno presenti nell'acqua a fine del processo. In tal senso sarebbe opportuno dotarsi di un prefiltro per la filtrazione da corpi estranei oppure utilizzare un telo di cotone (pulito) posto sull'apertura della borraccia (o del contenitore previsto) in modo tale da evitare di introdurli, in alternativa una calza di nylon può svolgere analoga funzione.

Il vantaggio che ha questo metodo rispetto ai metodi chimici consiste sostanzialmente nel fatto che non viene modificato il sapore dell'acqua, per tanto, la sua assunzione è più facilitata e non la rilega solo alla semplice idratazione (se l'acqua era di sapore gradevole lo sarà anche dopo il trattamento e potrà, ad esempio, essere usata per fare un caffè, un thè o cucinare qualsiasi cosa, sicuri che non si avranno sapori di cloro o di iodio).

Rispetto ai metodi chimici, termici e quelli che utilizzano la filtrazione è necessario un tempo di contatto estremamente breve, per tanto, si potrà disporre di acqua potabile molto più velocemente (indicativamente 1 litro in 60 secondi)

D'altro canto una fonte UV necessita di una fonte di energia per funzionare, per tanto, in caso di batterie scariche questo metodo non è più utilizzabile anche se vi sono in commercio apparecchiature che vengono alimentate anche facendo girare una manovella che, a sua volta, collegata ad un generatore di corrente permetterà di ricaricare delle batterie interne rendendola funzionale anche nel caso in cui le batterie principali sono scariche. E' comunque una apparecchiatura elettronica ed ovviamente con tutte le probabilità di guasto di qualsiasi apparecchiatura elettronica anche se, normalmente, sono costruite in modo tale da ridurre al minimo il rischio di trovarsi in mano un inutile pezzo di plastica.

Esiste però un aspetto che non è stato, al momento, pienamente affrontato. Non apportando nessuna variazione né organolettica né fisica ma lasciando l'acqua invariata sia, appunto, a livello di sapore, di colore e di prodotti sospesi in essa, non si è in grado di capire se il sistema ha funzionato o meno. Ci si dovrà affidare interamente all'elettronica della stessa e di tutti gli eventuali processi previsti per la verifica dell'effettivo funzionamento.

La società che è più presente sul mercato è la Hydro-Photon con il prodotto SteriPEN ma non è l'unica, esistono applicazioni analoghe anche da parte della CamelBak ed altri produttori.

Alcuni modelli SteriPEN

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Pre filtro serie SteriPEN

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Altri di produttori di marchi diversi (a destra quello della CamelBak)

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