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Potabilizzazione termica

TERMICO (bollitura)

Il metodo storico per eccellenza è la potabilizzazione mediante calore, ovvero, mediante apporto termico sino all'ebollizione; con questo metodo viene ridotta sia la carica batterica che la carica virale, la maggior parte dei batteri e dei virus praticamente vengono completamente eliminati, ma gli inquinanti chimici risulteranno sostanzialmente inalterati.

Ogni tipologia di inquinante biologico ha una sua temperatura tale per il quale viene annullata la sua azione nociva per l'uomo ma, non disponendo di una analisi dell'acqua che ci appresta a potabilizzare, è opportuno prendere in considerazione di portarla alla temperatura di ebollizione (equivalente a 100°C ad 0 m.l.m.) e prolungare l'ebollizione per un tempo variabile fra i due ed i cinque minuti.

La temperatura di ebollizione dell'acqua però è variabile in relazione alla quota altimetrica, a titolo indicativo l'acqua bolle a:

100°C a 0 m.s.l.m.
97°C a 1000 m.s.l.m.
93°C a 2000 m.s.l.m.
90°C a 3000 m.s.l.m.
85°C a 4810 m.s.l.m. (Monte Bianco)
.....
73°C a 8848 m.s.l.m. (Monte Everest)

In relazione a questa variabilità della temperatura di ebollizione, ed è quest'ultima che determina la riduzione della carica batterica e virale, ed in assenza di un contenitore a pressione è fisicamente impossibile superare tale valore, è opportuno, nel caso in cui si appresti a potabilizzare l'acqua a quote prossime, o superiori, ai 1700/2000 m.s.l.m. di dotarsi di almeno un coperchio per aumentare la pressione all'interno del contenitore o, nei casi di quote più elevate, oltre i 2000/2500 m.s.l.m., di un contenitore a pressione, diversamente, la temperatura raggiunta non sarà tale da garantire la potabilizzazione dell'acqua come a 0 m.s.l.m.

Purtroppo non tutti i virus sono termolabili in egual misura, o quanto meno non lo sono alle normali temperature e pressioni raggiungibili senza l'uso di apposite pentole a pressione (autoclavi), escludendo le situazioni indicativamente accademiche, anche per il territorio Italiano è purtroppo possibile trovare in acqua inquinata dall'alga rossa delle neurotossine o dei cianobatteri tossinogeni dell'alga stessa particolarmente termoresistenti (l'acqua si presente colorata di rossa per la presenza, appunto, di alga rossa); in questo caso l'unico metodo che garantisce un grado accettabile di sicurezza è l'osmosi inversa o, in casi di estrema necessità, una prolungata ebollizione dell'acqua ben oltre i cinque minuti (minimo quindici) ed esclusivamente mediante un autoclave (pentola a pressione), solo l'autoclave (pentola a pressione) permette di giungere alla pressione di 2 atm. e alla temperatura di 120/125 °C.

Replicare una pentola a pressione con mezzi di fortuna è praticamente impossibile oltre che pericoloso, inoltre, difficilmente si potrà garantire che una pressione di 2 atm. (quanto serve) venga realmente raggiunta (servirebbe un manometro) o impedire che possa esplodere (servirebbe una valvola di sfogo tarata). Si consideri, ad esempio, che un coperchio da 20 cm. di diametro, alla pressione di 2 atm., deve reggere una forza pari a oltre 600 Kg. e disporre di adeguate guarnizioni di tenuta per trattenere il vapore. Quando le pentole a pressione per uso famigliare erano delle novità, per cui non nelle condizioni in cui si trovano oramai da anni in commercio, non erano rari i casi in cui esplodessero con tutte le conseguenze del caso; per tanto si sconsiglia vivamente il "fai da te", in caso sia necessario una depurazione così "spinta" è molto più saggio cercare una fonte alternativa, o razionare il più possibile le eventuali riserve, almeno nel caso in cui non si possa disporre di una pentola a pressione "commerciale" perfettamente funzionante.

In caso di oggettiva necessità, e non disponendo di altro che un contenitore adeguato (non eccessivamente grande, un gamellino, una tazza) e del fuoco, ovvero non avendo altri mezzi di potabilizzazione, protrarre il tempo di ebollizione, sull'ordine dei 20 minuti, ed oltre, a quote elevate potrebbe fornire un grado di sicurezza maggiore (non la certezza) di avere acqua potabile rispetto ai due/cinque minuti indicati.


TERMICO (solare) o SODIS

La SOLar water DISinfection (SODIS) è una metodica di disinfezione dell'acqua ottenuta con l'utilizzo della luce solare e delle comuni bottiglie di plastica (PET). E' un sistema particolarmente economico ma presenta dei limiti intrinsechi legati all'impossibilità di controllare l'efficienza del metodo poiché dipendente da una fonte (il sole) difficilmente misurabile; però nel momento in cui non si dispongono di altri metodi, e l'alternativa è assumere acqua non potabile, questo metodo è, inevitabilmente, una valida soluzione.
E' una tecnica nata, in virtù della sua economicità, in quelle zone del mondo dove altri metodi, più efficaci, non sono accessibili e si basa sul principio combinato termico, derivante dai raggi infrarossi, con quello battericida dei raggi UV-A. In virtù della sua natura il suo utilizzo, da parte di un escursionista Italiano il cui sistema immunitario è completamente diverso, come reale capacità, di una persona del terzo mondo, dovrebbe avvenire con piena consapevolezza che l'acqua così trattata potrebbe non raggiungere un livello di potabilità tale da non provocare, ad esempio, diarrea, che difficilmente potrebbe risultare fatale ma sicuramente invalidante ai fini escursionistici.
(da wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/SODIS)



  • Lavare bene le bottiglie, la prima volta che si usano.
  • Versare l'acqua non potabile in bottiglie trasparenti (se possibile utilizzare bottiglie in PET)
  • Ossigenare bene l'acqua, riempendo le bottiglie per tre quarti, agitarle per 20 secondi ed infine riempirle completamente.
  • Se l'acqua fosse molto torbida deve essere precedentemente filtrata.
  • Le bottiglie piene vengono quindi esposte al sole. I migliori effetti della temperatura sono raggiunti se le bottiglie sono posizionate su un tetto.
Se la nuvolosità coprisse circa il 50% del cielo dovrebbero essere sufficienti 6 ore
Se la nuvolosità coprisse l'intero cielo, dovrebbero bastare 2 giorni.
In caso di pioggia la metodica non è sufficiente, in questo caso si consiglia la raccolta dell'acqua piovana
L'acqua trattata, a questo punto, può essere utilizzata. Il rischio di una nuova contaminazione può essere ridotto se l'acqua viene conservata nelle bottiglie.

Si ritiene che:

  • la regione più favorevole sia compresa tra il parallelo 15° N/S ed il parallelo 35° N/S.
  • la seconda regione più favorevole è quella compresa tra i paralleli 15° N/S e 0 N/S.
  • l'Italia è compresa fra i 36° e 46°
Fattori che ne riducono l'efficienza

  • Una elevata torbidità dell'acqua riduce in modo significativo l'efficienza del SODIS
  • Uso di bottiglie con scarsa trasparenza ai raggi UV, vecchie, graffiate, nere o comunque colorate
  • Utilizzo di bassa radiazione UV
  • Cielo nuvoloso
  • Bassa temperatura dell'aria
  • Posizionamento delle bottiglie verticalmente invece che orizzontalmente
  • Spessore del contenitore dell'acqua (e ciò spiega la generale miglior efficienza delle sacche di acqua, rispetto alle bottiglie).
Fattori che ne aumentano l'efficienza



  • Usare acqua a bassa torbidità
  • Porre le bottiglie orizzontalmente
  • Porre le bottiglie su una superficie metallica ondulata che rifletta la luce
  • Esporre le bottiglie più presto che si può, preferenzialmente al mattino
  • Esporre le bottiglie per due giorni consecutivi, se il cielo fosse nuvoloso al 100%
  • Un semplice collettore solare costruito con una scatola da scarpe, rivestita di alluminio, migliora l'efficienza.
  • Nel caso di piogge continue usare la SODIS raccolta precedentemente, oppure contenitori di acqua piovana
Casi particolari



  • È preferibile utilizzare bottiglie in PET, (da scartarsi PVC per instabilità chimica e vetro per peso e facilità di rottura).
  • Se la bottiglia dovesse avere una tinta modicamente azzurrata (come spesso accade con le bottiglie in PET) questo non modifica in alcun modo la resa.
  • La bottiglia non deve contenere più di tre litri.
  • Una elevata torbidità dell'acqua diminuisce l'effetto battericida della luce. Nel qual caso si consiglia di filtrare l'acqua. Viene considerata accettabile un'acqua la cui torbidità consente di leggere attraverso la bottiglia la testata di un quotidiano.
  • L'utilizzo di sacche in PET aumenta di parecchio l'efficienza del SODIS, ne diminuisce però di molto la praticità per la più difficile reperibilità delle sacche e la necessità di una periodica sostituzione (molto più facile per le comuni bottiglie per l'acqua)

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