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Tagliare e spaccare - I vari strumenti

Tra gli strumenti da taglio che tutti gli escursionisti utilizzano, sicuramente quelli piu frequenti sono coltello, accetta e sega. Tralasciando altri strumenti quali ad esempio il machete, impiegato per ambienti differenti rispetto a quelli del nostro territorio nazionale, e sorvolando il capitolo roncola che merita una trattazione a parte, si puo riassumere che, con questi tre strumenti, l’escursionista possa soddisfare la totalità del bisogno per quanto concerne gli utensili da taglio.
L’argomento coltelli è assai ampio, e anch’esso, ancor piu della roncola, merita giustamente un capitolo specifico.

PREMESSA: ci si riferisce ad operazioni effettuate dopo la raccolta su legname caduto. In nessun caso si tende a promuovere il taglio di alberi.


Tagliare e Spaccare.

Sono le attività fondamentali da svolgere in moltissime situazioni, dalla preparazione del legname per il fuoco alla costruzione di un rifugio d’emergenza.
In tale ambito, l’escursionista necessiterà di strumenti atti, appunto, al taglio di legname, sia esso grande o piccolo, e in secondo luogo a spaccarlo. Nel primo caso, dopo la raccolta, il legname di piccole dimensione potrà essere tagliato e spaccato a piacimento utilizzando un semplicissimo coltello, di vario tipo a seconda dei gusti dell’utilizzatore, mentre per legname di maggiore consistenza bisognerà sceglere qualche utensile differente, capace di compiere il massimo del lavoro con il minor sforzo. Nel secondo caso, anche qui, in presenza di legname di una certa dimensione sarà necessario riporre il proprio amato coltello a favore di qualche strumento atto a fornire maggiore potenza, riducendo tempi e consumi di energie.
Proprio da questi bisogni specifici nascono accetta e sega.



Seghe e strumenti a lama seghettata.

Nella situazione di cui accennavamo, dove il nostro coltello non è piu in grado di aiutarci nel taglio di generosi tronchi, lo strumento piu consono a questa situazione è sicuramente un utensile a lama seghettata. Come tutti sanno, la peculiarità delle lame seghettate è di consentire il taglio agevole su materiali duri, sfruttando i molteplici denti e la loro azione nel movimento ripetitivo. Tale conformazione e tale movimento consentono di sprecare una minore energia rispetto ad una lama “liscia”, caratteristica che nel caso in esame torna sicuramente molto utile.
Tra i vari strumenti da taglio che l’escursionista sceglie di portare con se, si passa dalle piccole lame a sega dei nostri multi-tools o “coltellini svizzeri” come si chiamavano un tempo, fino a segacci piu lunghi e decisamente piu adatti al taglio, ad esempio, di grossi alberi caduti. Come in ogni situazione, sarà l’individuo a scegliere cosa portare nello zaino, ponendo sul piatto della bilancia pro e contro di ogni utensile. Appare chiaro che per un escursione di un giorno difficilmente si sarà disposti a caricare 600 grami o piu di sega, e si opterà razionalmente per un piccolo multi-tools provvisto di lama seghettata. Di contro, affrontando un trekking impegnativo di piu giorni, potrebbe tornare molto utile avere con se una vera e propria sega o segaccio per facilitare le operazioni piu frequenti (tagliare molta legna per piu notti, preparare un bivacco, pali per un amaca…..).
Nel mercato sono presenti innumerevoli modelli di seghe e segacci per il taglio di legno, creati spesso per particolari esigenze tecniche ad appannaggio degli operai che ne fanno uso. Si passa dai modelli semplici costituiti unicamente da una lama e dal manico, a quelli con lama intercambiabile fissata al manico tramite un archetto a mo’ di scheletro, mono-impugnatura o duplice, e con diverse geometrie per quanto concerne la lama.
Ai fini dell’escursionista, molti modelli non presentano caratteristiche tali da aiutare al massimo nelle operazioni, soprattutto quelli molto specifici, mentre ne esistono altri che assolvono perfettamente il loro compito. Considerando che, nella maggior parte dei casi la necessità è di tagliare rami o tronchi, perciò attaccando profili arrotondati, la scelta piu adeguata risulta forse l’impiego di una lama curva che assecondi appunto tale profilo. Tale lama dovrà anche presentare una discreta rigidità, sempre al fine di compiere il maggior lavoro con il minor sforzo, ponendo però anche attenzione alla sicurezza personale. Nel nostro caso, altra peculiarità da considerare nella scelta sarà proprio il tipo di seghettatura. Sempre per sprecare meno energie possibili, è indispensabile che i denti siano in grado di tagliare in entrambi i sensi, utilizzando percio sia i movimenti in avanti che quelli verso il corpo. Anche la distribuzione non omogenea dei denti rispetto l’asse centrale facilità enormemente il taglio, poiché consente a piu denti di lavorare perfettamente nello stesso momento.
Una possibile variante utile al nostro scopo puo essere anche quella della scelta di una sega a catena portatile, ovvero costituita da delle maglie mobili dentate alle cui estremità sono posti i manici per le prese. Tale strumento ha il grande vantaggio del peso contenuto, e di poter essere trasportato senza problemi di collocazione nello zaino, lasciando spazio ad altri strumenti. Ovviamente la lama “snodata” in maglia presenterà pro e contro. Da un lato aderisce perfettamente al profilo del tronco o ramo “abbracciandolo” quasi completamente e riducendo i tempi di lavoro, ma d’altro canto spesso ha il problema di spostarsi e accavallarsi nei momenti iniziali del taglio quando il solco non consente ancora di percorrere sempre lo stesso percorso. Tale modello risulta comodo nel taglio perpendicolare al terreno dove si frutta una postura naturale, mentre leggermente piu scomodo nelle operazioni parallele per la necessità di dover assumere una posizione protesa in avanti e a lungo andare fastidiosa per la schiena.

Ultima versione considerevole ai nostri fini, è l'utilizzo di un seghetto pieghevole, pratico, compatto e facilmente trasportabile. In questo caso ormai è semplicissimo reperirli vista la varietà di modelli sul mercato. La scelta ricadrà chiaramente sulle varie tipologie in funzione delle preferenze dell’utilizzatore.


il segaccio a lama curva


esempio di sega a nastro portatile



sega pieghevole

La migliore tecnica prevede, quando possibile, il posizionamento parallelo al terreno dell’oggetto da tagliare (sfruttando la maggiore comodità dell’impugnatura che ne deriva), adeguatamente rialzato da terra (per non assumere una posizione scomoda per l’utilizzatore), e con uno spazio di lavoro sufficiente al completo movimento della lama (in modo da impiegar meno tempo e fatica con prolungati e ripetuti movimenti). In questo tipo di taglio, non occorre impiegare “forza bruta”, controproducente ai fini della fatica, quanto lasciar scorrere dolcemente la lama in modo tale che i denti possano dare a pieno la loro utilità, compromessa altrimenti se si oppone troppa forza.

Appare chiaro come tra gli strumenti da taglio utilizzati di frequente nelle nostre escursioni, la sega o segaccio siano quelli meno pericolosi se si pone un po di attenzione.


Scure, ascia e accetta.

Totalmente differneti rispetto agli utensili a lama seghettata di cui sopra, scure, ascia e accetta presentano forme e concetti base utili a spaccare piuttosto che a tagliare. Detto cio, è anche vero tuttavia che con un ascia, faticando un po si puo tagliare anche un tronco di dimensioni generose, nessuno lo vieta, anzi, storicamente era il primo impiego di tali strumenti, e capita spesso di incontrare chi ne fa questo utilizzo. Tale funzione però non è quella ottimale per vari motivi, primo tra tutti perche esistono appunto gli strumenti a sega, moilto piu comodi e sbrigativi, e in secondo luogo anche per una questione di sicurezza personale durante le operazioni, si pensi alla fatica da impiegare in certe situazioni e al pericolo che si corre nell’utilizzo impropio di un ascia da qualche kilogrammo affilata.
Volendo generalizzare di tratta di strumenti dall’anatomia anch’essa abbastanza semplice, nella maggior parte dei casi sono costituiti da una testa (o ferro) inserita tramite unn occhiello in un manico di varie dimensioni e angolazioni, bloccati tra loro da cunei di legno o viti e spessori di altro tipo. In molti altri casi esistono modelli “monoblocco” in cui non vi è fusione o saldatura o incastro tra i componenti, che invece nascono assieme.



La versione piu antica è sicuramente la scure, strumento utilizzato da millenni, nato per tagliare, spaccare e scolpire (sorpassata piu tardi dall’avvento delle lame seghettate per il taglio), nonché come arma da guerra. Storicamente nasceva come una selce modellata e legata su un manico in legno, evolutasi poi nella forma che conosciamo un po tutti. Rispetto all’accetta si presenta con una dimensione maggiore, adatta all’impugnatura con entrambe el mani, per motivi di massa e di manovrabilità, considerando l’elevato peso di tale strumento. Esistono varianti anche a doppio taglio, ovvero con una seconda lama rivolta in senso inverso alla prima, per consentire il taglio in entrambe le direzioni, anche se l’impiego migliore di questa tipologia era sicuramente quello bellico (sia come “arma lenta” per il corpo a corpo, che come arma da lancio nelle versioni piu ridotte).

La versione piu ridotta, come gia accennato, è l’accetta. Tale utensile nasce per l’utilizzo ad una sola mano e per compiti meno gravosi rispetto la sorella maggiore. L’anatomia è identica alla scure, ma il peso della testa, la superfice di taglio e la lunghezza del manico sono decisamente inferiori.

L’ascia è invece, tra i tre, lo strumento piu differente. Rispetto alle parenti strette, in questo caso la lama è rivolta perpendicolarmente rispetto l’asse del manico. Tale peculiarità nasce in forza della maggior facilità nello squadrare grossi tronchi, piuttosto che per spaccare semplicemente.

Risulterà chiaro come ai nostri fini di escursionismo la meno adatta è sicuramente l’ascia, mentre la scelta ottimale è sicuramente quella dell’accetta, leggera, compatta e perfetta per spaccare un ciocco di legna in piu parti senza troppa fatica, del resto, portarsi dietro qualche kilo di scure non è assolutamente logico e consigliabile. Bisognerà semplicemente sceglere un accetta con una lunghezza di manico e un peso di testa adeguato alle necessità.


L'ascia con la particolare lama perpendicolare.

Occorre considerare che l’impiego dell’accetta dovrà essere ponderato e attento al fine di evitare spiacevoli inconvenienti anche di grave entità. Un movimento errato, o un piano di lavoro scorretto possono portare a ferite e lesioni serie, peggiorate dal fatto che spesso si è lontani da centri abitati e magari in zone non coperte da rete telefonica adeguata.
Gli impieghi specifici di un accetta o una scure sono innumerevoli, al pari delle tecniche di utilizzo. Risulta uno strumento comodissimo per spaccare ciocchi di legna in lunghezza, in vari modi conservando sempre un grado di sicurezza accettabile se si compiono i giusti movimenti.

A chiunque sarà capitato di vedere un taglialegna al lavoro, almeno in un film. Di solito si vede l’uomo che con forza assesta un colpo secco su un ciocco precedentemente tagliato e posto perpendicolare al terreno. Tale operazione è corretta solo in parte. Non disponendo di una scure potente che sfrutti peso e accellerazione della gravità, è abbastanza improbabile quanto pericoloso utilizzare un accetta a mo’ di film.
Una prima accortezza è sicuramente quella di posizionarsi in modo tale che se sfuggisse l’arma dalla mano, questa non vada a colpire in nessun modo il corpo, con particolare riguardo alle gambe, spesso bersaglio dell’ingenuo e inesperto taglialegna improvvisato. Per evitare cio si puo porre il ciocco su un piano rialzato con una superfice maggiore di questo, lasciando uno spazio abbondante tra il legno da colpire e il corpo, e interponendo appunto la base rialzata tra questi. In caso di errore, l’accetta si conficcherebbe così nella base e non incontrerebbe ad esempio un ginocchio o una tibia. Ovviamente in questo caso non servirà assolutamente tirar fuori tutta la nostra forsa, ma piuttosto sarà piu facile ottenere il risultato assestando un colpo “secco” al centro del ciocco che si vuole tagliare, senza volere inutilmente affondare la lama. Qualora non si riesca al primo colpo, e la lama resti infilata saldamente nel legno, non c’è bisogno di faticare ulteriormente per tirarla fuori e provare (molto difficilmente) a colpire di precisione lo steso punto. Basta semplicemente dare un colpo con l’accetta infilata nel legno direttamente sulla base. Nella peggiore delle ipotesi bastano 3 colpi assestati bene per concludere il lavoro.
Un'altra tecnica utilizzata frequentemente prevede di posizionare il legno parallelo al terreno (avendo sempre cura di porlo sopra una base rialzata come pert l’esempio precedente), afferrare con una mano un estremità, e appoggiare il centro della lama sulla parte piu lon5tana dal nostro corpo. Di qui, assenstando un colpo secco sulla base in pochissimo il ciocco verrà spaccato a metà.
Entrambe le tecniche proposte si prestano a spaccare ciocchi di legno sempre piu piccoli, comodissimi ad esempio per l’accensione di un fuoco.


Ray Mears mostra la giusta postura del corpo e il corretto piano per limitare al massimo il pericolo.



La corretta impugnatura e posizione della lama (seconda tecnica proposta). Il filo è posizionato perfettamente al centro del legno e perpendicolare al terreno.




Altri strumenti

Bisogna considerare tuttavia che le strumentazioni appena proposte non sono le uniche utilizzabili ai nostri scopi. E’ ormai risaputo, quanto forse “di moda”, il fatto che taglio e lavorazione possono essere ottenuti anche con alcuni tipi di altre lame. Chopping e batoning, ampiamente trattati ormai, si evolvono costantemente anche in direzione di strumenti piu piccoli come alcuni coltelli particolari. Tendenzialmente infatti tali operazioni possono tranquillamente essere svolte senza sega o accetta, con il semplice impiego di un coltello robbusto, il quale nel caso del batoning viene coadiuvato dall’impiego di un legno come martello, o imprimendo un po di semplice forza e un giusto movimento alla soila lama.
L’evoluzione normale degli strumenti da taglio, ha portato anche in questo campo alla nascita di utensili che racchiudono caratteristiche variegate, piu o meno vie di mezzo tra coltelli e accette, machete e accetta e quantaltro. A riguardo ogni escursionista sceglierà lo strumento che piu è consono alle sue esigenze, o semplicemente quello che gli ispira piu fiducia o fascino, optando ad esempioper un unico full tang di buona fattura oppure per una combinazione di piu attrezzi.


Il FOX Parang, un esempio di attrezzatura versatile


un Kukri (o Khukuri)


In conclusione è utile ricordare che la pericolosità di uno strumento è solitamente data dall'uso improprio che se ne fa, e molto spesso da una cattiva manutenzione (si ricordi ad esempio che una lama non affilata puo risultare estremamente pericolosa). Al contrario, ponderando movimenti e raggionando sulla scelta del giusto utensile si puo ridurre di molto il rischio di lesioni e ulteriori problemi.



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