Voglio insinuare un dubbio, visto che sto cercando di seguire la vicenda dalle fonti stampa estere. The Telegraph sta facendo molti articoli in merito
come questo.
Ricorre più volte l'idea che ci sia stata molta impreparazione e qualche personaggio senza scrupoli. Non so se queste notizie siano veritiere, ma mi sento di fare una riflessione.
Andare in montagna (ovunque, sia chiaro) comporta dei rischi e ogni soggetto, per quanto accompagnato da guide, dovrebbe essere in grado di affrontarli in autonomia. Frequentando un ambiente di alta montagna con poche cognizioni di quello che si sta facendo ci si affida completamente ad altri, magari senza neppure sapere chi siano. Magari lo si fa con leggerezza, perché il terreno è facile e perché normalmente non succede nulla.
E' questo che io accuso come turismo della montagna: un'esperienza guidata e controllata da altri, in cui non si ha una piena padronanza di sé e si sfruttano dei servizi molto pubblicizzati senza riflettere più di tanto su cosa si sta facendo.
La mia idea e la mia pratica alpinistica (ma preferisco dire di montagna) è totalmente diversa. E' una ricerca lunga e rispettosa, condotta con la lentezza degli anni, su terreni poco battuti, letti attentamente e affrontati con consapevolezza, seguendo le linee più logiche. E' l'esplorazione delle montagne dimenticate e trascurate, a poca distanza da casa. Un gran girovagare per malghe e rifugi, facendosi raccontare la montagna da chi la vive, deviando la strada, se qualcuno quel giorno ha bisogno di una mano a cercare una capra che si è persa. Posso condividere questa esperienza con altri, alla pari, e lo faccio tutte le volte che ne ho occasione, ma non potrei mai pensare di mettere un intermediario tra me e la montagna, che mi dia accesso a luoghi e situazioni che altrimenti mi sarebbero totalmente aliene. Anche quando si prende una guida si dovrebbe essere in grado di operare e muoversi in autonomia, altrimenti io non riesco ad usare una parola diversa da quella di turista.
P.S. Ovviamente la tua esperienza, Antonio, mi sembra di tutt'altro segno, infatti hai preparato a lungo la spedizione, ti sei allenato e grazie all'intuito ti sei prontamente ritirato. Non è il mio genere di alpinismo (fortunatamente non abbiamo tutti gli stessi sogni!), ma ho lo stesso grande rispetto per te e per quello che hai fatto.