Escursione 4 giorni a cavallo del Gran Sasso tra nuvole e rifugi. Terzo giorno.

#1
Parchi d'Abruzzo
Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Data: 26 settembre 2018
Grado di difficoltà T - E
Descrizione :
Finalmente riposati dal freddo patito allo stazzo del Franchetti la sveglia suona presto, ma non è il cellulare a sbraitare ma la gattina "offesa", che da sfogo alla nuova patologia da troppi antibiotici. Così che, tra pulizie varie, colazione e un meteo che narrava di venti forti tutto il giorno, con molta calma ci siamo ritrovati alle 9 abbondanti al piazzale di Campo Imperatore, con in programma qualche cresta o il Cefalone vicino al rifugio, per poi goderci il tramonto e pernottamento da Giuseppe(spre cauti con i miei ricordi dei nomi) al Rifugio Duca degli Abruzzi.
Scendo dal furgone e lo sportello mi rigetta dentro con la violenza di un Eolo più che agguerrito. Il vento è freddo da indurmi a cambiare i pantaloni estivi e non riesco nemmeno ad infilare la giacca antivento, così devo sgattaiolare nel retro con la lupa che mi guarda stranita.....intanto non è scesa la furba....
Ci accorgiamo di non avere tabacco, e così decidiamo di fare un altra colazione e provare a vedere all'ostello. Ci servono anche dei panini per pranzo adesso, perché con queste raffiche hanno disertato i soliti ambulanti piazzati qui.
Per arrivare al bancone attraversiamo la piazza come due ubriaconi sbandati e dopo un altro caffè il cervello entra in modalità "cerca giretto di rimedio". Con la scusa di un panino e del tabacco propongo ad una felice Alessandra di visitare l'ignoto Castel del Monte, noto invece alla "Segugia" .Devo assolutamente colmare una lacuna di cui mi vergogno tanto con l'occasione. Non ho mai visitato Rocca Calascio e da Abruzzese è una vera mancanza.
Sfiliamo tra ondate di vento campo Imperatore,il furgone balla e i parti danzano un andante allegro vento. Le folate ci costringono a seguire il ritmo della sinfonia, orchestra di poderosi fiati, flauti d'erba, clarinetti di genziane e il tutto in scena da ben due giorni. Sfila dietro dietro il vecchio Van il piccolo Tibet, puntiamo la prua rocciosa della nave Bolza, dal molo svetta il campanile della rocca impacchettato come un container pronto per l'imbarco,ma forse la gru sul fianco risulta un po' piccola per il carico.
Castel del Monte è stato incastellato su un Colle impervio ai piedi del Monte Bolza, ha una vista privilegiata su Rocca calascio e sulle antiche Tre Corone (resti di mura di cinta fortificate in maniera concentrici, dai Vestini (antica etnia dalle origini controverse di lingua osco-umbra) sotto il Colle della Battaglia. Il nome antico sul Colle della Battaglia era Città delle Tre Corone, e la curiosità storica sta nel nome del nuovo insediamento sulla Rocca a nord dopo l'invasione Longobarda, ossia Ricetto : ricettacolo di genti fuggiasche, e noi oggi fuggiamo dal Tempo e dal Vento, trovando ristoro nei ruderi o nelle rughe della storia. La ricerca di un alimentari ci porta a conoscere una deliziosa e gentilissima anziana gestore. È felice di vedere una coppia curiosare per i paesi, inoltre ci dice che per la Rocca la strada è aperta perché a settembre e in settimana il traffico è irrisorio. Così che l'idea di farci un the in compagnia di Lady Hawke ci spinge quasi subito a lasciare un paese in piena bolgia da cantiere.
I rumori dei demolitori si perdono in queste campagne di altura, forse di semplice fieno per animali o anche di famose e saporite lenticchie autoctone. La Rocca affascina lo sguardo fin da lontano, e la sua posizione è propria delle costruzioni di avvistamento, ed in effetti si vedono tutte le catene montuose della regione. Guidare non mi piace proprio, per cui, anche con strade libere, parcheggio poco dopo le fontane e decidiamo di inoltrarci in questo nuovo mondo(per me) percorrendo antichi tratturi di entrata e le vecchie abitazioni abbandonate e semi distrutte dal terremoto del 700. Tra una viuzza di terra serpeggiamo tra le case che immagino ancora in piedi e popolate. La posizione è splendida e la visione dalle feritoie delle 4 torri costruite nel 1400 è totale, per cui immagino le scene di preparazioni per assedi ad eventuali avvistamenti nemici. Il castello è appartenuto anche alla famiglia, tra le tante e famose come quella dei Medici, Pagliara nominata per un altro castello sopra Pretara(il cognome è lo stesso ma del castello di Pretara mi sto ancora documentando) . Anche in quel castello mi è sorto sempre lo stesso dubbio:ma come facevano per l'acqua in caso di lunghi assedi? Sicuramente avranno avuto delle cisterne di raccolta dell'acqua piovana, ma non sono riuscito a vederle in entrambi i castelli. Bardati come cavalieri in armatura, o forse dei briganti( con tanto di passamontagna) riusciremo a trovare un bel angolino di mattoni a semicerchio dove gustare un the caldo, calmo e riparato. Della presenza di Lady Hawke ci avverte una guida parlando al suo seguito, indicando il nostro anfiteatro come scena di convivio nel Film,e noi ne gustiamo la vista a sorsi, e rivediamo tra i sogni qualche ciak della pellicola anche del Nome della Rosa. Bello il giro della fortezza, dove si respira veramente un aria medievale e dove i visitatori non mancano mai a tutte le ore e stagioni. L'ozio ci seduce ma, con le meraviglie antiche negli occhi, decidiamo di ripartire per il rifugio prenotato a goderci lo spettacolo del tramonto di 2400 metri. La salita sarà in buona parte al riparo dalla tramontana, anche se qualche raffica non ha impedito alla "Frizzandra" di fare arrivare alle orecchie di Monte Aquila i suoi canti di montagna, ma con il naso sulla cresta bisognava reggersi i cappucci e il calore di un rifugio quasi deserto (4 persone compreso gestore) ci allieta da subito. La giornata è stata serena, di relax, di vere ferie, passata camminando piano, scrutando particolari e volatili, nuvole e ombre giocare nell'immenso dell'altopiano abruzzese. Campo Imperatore ha la capacità di rendere pace a tutti i cuori anche usando i soli occhi.
Posati gli zaini e i pensieri pesanti della salita faccio da Cicerone su queste Creste ventate e sinuose, ma dove comunque riusciamo a ritagliare amore in un verde riparo, in un confortevole e caldo abbraccio. I venti della passione non sono poi così freddi adesso è si si sta bene, ma il sole scappa dietro il tirreno (o forse un illusione ottica degli orizzonti?), così acceleriamo verso la sella di Monte Aquila per vedere un secondo sole sparire, stavolta, dietro il Cefalone. Il cielo,i cuori, le montagne e tutto il Tibet si colora di arancio e non esistono parole a pennello per Versare tanto colore. Il sole si eclissa e le temperature precipitano le nostre pance davanti a una zuppa calda e un letto di morbide trapunte..... e fuori il vento canta sempre più potente. Notte buona a voi tutti, ci vediamo domani, ancora nelle favole, ancora nel regno sognante del Gran Sasso d'Italia.
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Allegati

#4
Leggo che la visita al magico Calascio ti ha suscitato parole molto ispirate.
Alla tua veneranda età era ora di rimediare a questa pecca.
Pensa che in quello spiazzo sotto il castello verso Campo Imperatore tanti anni fa ci ho dormito in tenda.
 
#5
Leggo che la visita al magico Calascio ti ha suscitato parole molto ispirate.
Alla tua veneranda età era ora di rimediare a questa pecca.
Pensa che in quello spiazzo sotto il castello verso Campo Imperatore tanti anni fa ci ho dormito in tenda.
Guarda che mi danno tutti 20anni! Prrr!!!
Gran Fascino la Rocca vero, di quei luoghi dove sembra entrare in un'altra dimensione umana.
 
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