Trekking 4 giorni in val Maira- Giro dello Chambeyron, Lago Apzoi e Monte Scaletta

Dati

Data: 29 luglio 2019
Regione e provincia: Cuneo
Località di partenza: Chiappera
Località di arrivo: Bivacco Barenghi
Tempo di percorrenza: 3h30' per il bivacco Barenghi, 1h30' per andata e ritorno al bivacco dalla Tete de la Frema
Chilometri: 10
Grado di difficoltà: E fino al col de la Gypiere, EE per la Tete della Frema
Descrizione delle difficoltà: sentiero ripido e detritico per la Tete della Frema
Periodo consigliato: luglio-settembre
Segnaletica: buona, a tratti anche eccessiva
Dislivello in salita: 1500
Dislivello in discesa: 325
Quota massima: 3142
Accesso stradale: Cuneo-Dronero-Acceglio-Chiappera

Eccomi qui a spendere qualche parola sul trekking da me percorso nei giorni precedenti in Val Maira. Il percorso è lungo e complesso e ci sono tante cose da dire e foto da inserire, per cui procederò con calma nel completare il post..

Innanzitutto, il giro da me percorso è una specie di miscuglio tra il classico giro dello Chambeyron, percorso nei 2 giorni iniziali, e il sentiero Cavallero, percorso in parte nel terzo e quarto giorno. Per la lunghezza del giro e per la stanchezza accumulata nel secondo giorno ho dovuto rinunciare, come prevedibile, alle possibili salite al Sautron (comunque non ho visto da dove si sale nei pressi del col della Portiolette) e all'Auto Vallonasso o alla sua anticima, che comunque sembra che alcune relazioni banalizzino un po'. Nel dettaglio, queste sono state le 'tappe' del trekking:

1°giorno: Chiappera (Rifugio Campo Base)-Rifugio Stroppia (1h40')-Lago Niera (1h50')-Bivacco Barenghi (3h30')-Col de la Gypiere (3h50')-Tete de la Frema (4h20')-Bivacco Barenghi (5h00')
2°giorno: Bivacco Barenghi-Col de la Gypiere (0h30')-Lago dei 9 colori (0h45')-Rifugio Chambeyron (1h40')-Pas de la Coulette (2h15')-bivio Fouillouse (3h05')-Col du Vallonet (3h45')-Col de la Portiolette (4h55')-Col de Sautron (6h00')-Bivacco Sartore (6h25'). Dal rifugio Chambeyron, 'deviazione' per la Pointe d'Aval (EE, 3320 metri l'anticima raggiunta - 1h40' per la salita e 1h05' per la discesa). Tempo netto totale: 9h10'

3°giorno: Bivacco Sartore- bivio bivacco Bonelli (0h40')-Passo della Fea (1h55')-Passo della Cavalla (2h10')-Monte Soubeyran (2h45')-Colle delle Munie (3h10')-Bivacco Bonelli (3h50')-Colle d'Enchiausa (5h05')-bivio bivacco Valmaggia (6h'00)-Bivacco Valmaggia (6h25')
4°giorno: Bivacco Valmaggia-Bivacco Enrico e Mario (0h55')-Colle Feuillas (1h15')-Lago Oronaye (1h55')-Col di Roburent (2h20')-Lago Superiore di Roburent (2h30')-Colle Scaletta (3h05')-Monte Scaletta (3h45')-Colle Scaletta (4h15')-Lago Superiore di Roburent (4h30')-Lago inferiore di Roburent (5h05')-La Tinetta (6h15')-Argentera (6h40').

Per quanto riguarda la prima tappa, sono partito tardi visto che l'unico autobus per la val Maira, partendo da Cuneo, è alle 11:40; in precedenza avevo visto l'orario scolastico e per questo, erroneamente, pensavo che ne passasse uno alle 9:10. Avevo intenzione di non partire troppo tardi per evitare il caldo e per prendere posto nel bivacco nel caso in cui fosse stato affollato, ma invece sono costretto ad aspettare 3 ore a Cuneo e arrivo ad Acceglio alle 13:20. Qui, all'ufficio turistico, leggo che un tratto del sentiero Cavallero che avrei dovuto percorrere il quarto giorno è franato, per cui devo cominciare a cercare alternative; dopo aver mangiato un boccone, rimedio un passaggio per Chiappera dove arrivo intorno alle 14:30 e dove ha inizio il trekking.

All'inizio occorre seguire una strada sterrata che a un certo punto si interrompe a causa di una possibile frana; quindi scendo sull'altra carrozzabile visibile appena più in basso, al fondo della quale si arriva a un camping. Nei pressi del camping, occorre attraversare il torrente su una stretta passerella in legno e proseguire per un altro tratto sulla sterrata dall'altro lato del torrente, fino a incrociare i segnavia del sentiero Dino Icardi con le indicazioni per il rifugio Stroppia e il bivacco Barenghi.

Alla partenza la Rocca Provenzale fa bella mostra di sè
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Panorama sul fondovalle all'inizio della salit
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A metà della salita, i panorami cominciano a diventare molto ampi
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Il sentiero comincia a salire con discreta pendenza, ora fa abbastanza caldo perchè il vento, prima abbastanza intenso, si è ora placato. Dopo una serie di ripide serpentine, il sentiero procede a mezzacosta verso sud-ovest e poi riprende a salire verso un intaglio. Da qui, si percorre in ripida salita un tratto più ripido e a tratti un po' esposto, sul quale una o due volte è preferibile usare le mani; dopo un nuovo tratto a mezzacosta (presente una corda fissa, non necessaria) si arriva al minuscolo rifugio Stroppia (2260 metri), chiuso a chiave e usufruibile al modicissimo prezzo di 15 euro per persona a notte.

Ambiente di salita nel tratto più ripido
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Ultimo tratto per arrivare al 'rifugio'
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Panorami dal rifugio
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Da qui la pendenza si abbatte e dopo aver attraversato un torrente proprio di fianco a una scenografica cascata si perviene in pochi minuti, con una breve risalita, al piccolo specchio d'acqua del lago Niera, affacciato come un balcone sul versante opposto della valle; già da qui gli splendidi paesaggi la fanno da padrone.

Lago Niera
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Dal lago si procede in falsopiano sul Vallonasso di Stroppia su buon sentiero, all'inizio su prati. Si incrociano i sentieri per il colle dell'Infernetto prima e per il colle di Nubiera poi, proseguendo sempre in falsopiano; successivamente, con una salita un po' più ripida si entra nella parte del vallone che al suo fondo ospita al bivacco, passando sotto i contrafforti che scendono dal Brec de Chambeyron. I panorami dolomitici qui la fanno da padrone, non sembra davvero di essere in Piemonte.

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Vallonasso di Stroppia e Monte Sautron
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Verso il colle dell'Infernetto
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Contrafforti del Brec de Chambeyron
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A un certo punto il sentiero, mai troppo ripido, spiana e guardandosi indietro si giunge in vista di due piccoli laghetti; di qui, il bivacco Barenghi si raggiunge in poco più di 10 minuti per una traccia su terreno pietroso. Il bivacco è situato in una posizione stupenda a 2815 metri, poco sopra l'azzurro lago Vallonasso e alle pendici del col de la Gypiere e della cima della Tete de la Frema.

Laghetti e vista dall'alto Vallonasso di Stroppia
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Bivacco Barenghi
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Lago del Vallonasso, bellissimo
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Dopo una pausa più o meno lunga, durante la quale mi trattengo con i presenti al bivacco, riparto. Dal bivacco (presso cui è presente una 'rosa dei venti' con le indicazioni della direzione delle principali cime) occorre arrivare al fondo del vallone, su un tratto pietroso più o meno pianeggiante; qui inizia la ripida salita al col de la Gypiere (2948 metri), che poi si raggiunge con un ultimo tratto molto meno ripido. Dal colle,da cui si può ammirare una bella vista sul lago Vallonasso e sul versante francese con l'Aiguille de Chambeyron e il sottostante lago dei 9 colori, si stacca sulla destra il sentiero per la Tete de la Frema: questo è ben battuto, ma ripido e faticoso e per brevi tratti abbastanza stretto. In circa mezz'ora, comunque, si raggiunge la cima che è un ottimo belvedere sulle montagne circostanti e poi scendo per un altra traccia che scende dal versante 'opposto' della montagna: questa si rivela meno detritica e scivolosa dell'altra, ma più esposta per un breve tratto. Comunque, dopo aver tagliato su pendio pietroso il col de la Gypiere, rientro al bivacco ormai al tramonto.

Salendo al Col de la Gypiere, dietro la Tete de la Frema
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Aiguille de Chambeyron e lago dei 9 colori
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Tete de la Frema dal colle
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Panorami dalla cima
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Lago Vallonasso dalla cima
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Lago Vallonasso al tramonto
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Ultima modifica:
Data: 30 luglio 2019
Regione e provincia: quasi interamente in Francia nell'alta valle dell'Ubaye
Località di partenza: Bivacco Barenghi
Località di arrivo: Bivacco Sartore
Tempo di percorrenza: 6h30', 2h45' per la deviazione alla Pointe d'Aval
Chilometri: grazie all'aiuto dei cartelli, posso dire circa 20-22
Grado di difficoltà: E, EE per la salita al Col de la Portiolette e per la Pointe d'Aval dal pas de la Souvagea in poi
Descrizione delle difficoltà: sentiero ripido e sfasciuminoso per la Pointe d'Aval, su pietraia per il col de la Portiolette
Periodo consigliato: luglio-settembre
Segnaletica: discreta
Dislivello in salita: 1500/1600 circa
Dislivello in discesa: 1800
Quota massima: 3320

Dopo essermi trattenuto un po' troppo a lungo nel bivacco, alle 9:10 circa parto alla volta del col de la Gypiere, che devo nuovamente attraversare per proseguire il giro. Stavolta non vado alla Tete de la Frema ma scendo all'enorme lago dei 9 colori (2841), su sentiero abbastanza ripido ma battuto (difficoltà E/E+). Da qui si può ammirare un bel paesaggio sulla conca dello Chambeyron, piena di laghetti.

Lago dei 9 colori al mattino
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Conca dello Chambeyron
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Lago visto dalle sue sponde
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Proseguendo nel vallone, dominato dalle vertiginose e spettacolari pareti di Brec e Aiguille de Chambeyron rispettivamente a ovest ed est, in falsopiano e per brevi tratti in discesa si arriva al particolare e "multicolore" Lac Long (2785), posto proprio ai piedi del Brec.

Lac Long
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Lac Long e Brec de Chambeyron
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Dal lago si scende abbastanza ripidamente su una conca verdeggiante al cui fondo si trova al rifugio Chambeyron (2626 metri).
Da qui, decido di effettuare la fatidica deviazione alla Pointe d'Aval (3325 metri, ma l'anticima raggiunta solo 3320): trovando al rifugio un inequivocabile cartello che dice "Defense de deposer des ordures" prendo due sacchi della spazzatura, ci infilo di tutto e di più e li mollo sotto un gruppo di pietre all'inizio della salita: ora posso proseguire senza morire anzitempo:p

Dal lac Long verso la conca del rifugio
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Pointe d'Aval dal rifugio
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Si deve anzitutto salire al pas de la Souvagea (2889 metri), su sentiero abbastanza ripido ma senza particolari difficoltà; da qui, sulla destra appare evidente la mia meta. Il sentiero inizia fin da subito a salire deciso, divenendo più detritico e scivoloso man mano che si sale; dopo un po' questo si fa anche più ripido, fino a sbucare su una specie di colletto dal quale salendo due roccette si raggiunge quella che può essere considerata l'"anticima", anche se in realtà sembra più che altro essere semplicemente parte della cresta della montagna. Comunque, dopo una breve ricognizione decido di lasciar perdere la cima; dalla relazioni che avevo letto sembrava una cosa non troppo hard, ma mi basta un'occhiata per accontentarmi del 'colletto' (comunque, leggendo qualche relazione in più l'ultimo pezzo di salita è classificato con difficoltà alpinistica F+). Già dall'intaglio, comunque, la vista è eccezionale e coperta solo dalla vera Pointe d'Aval e dalla cresta che collega questa all'Aiguille de Chambeyron.

Verso il pas de la Souvagea
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Pointe d'Aval dal passo
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Dal passo verso la valle dell'Ubaye
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Guglie dolomitiche
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Aiguille de Chambeyron e la probabile vera pointe d'Aval sulla destra
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Panorami dal punto più alto: qui il gruppo degli Ecrins
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Lac Premier e rifugio Chambeyron
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La conca dei laghi dalla cima, a sinistra il Brec
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Visolotto e Monviso
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Lago dei 9 colori in fondo
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Dopo aver percorso la discesa appena dietro a un gruppo di francesi, intorno alle14 arrivo al 'deposito bagagli', e dopo aver recuperato tutto torno nei pressi del rifugio. Qui faccio un veloce pediluvio al sottostante lac Premier, ma alle 14:30 devo ripartire perchè mi aspetta ancora tanta strada.
Dal rifugio si punta quindi verso il pas de la Coulette (2792): il sentiero è sempre piuttosto faticoso e a tratti stretto, ma faticosamente si raggiunge in poco più di mezz'ora.

Lac Premier e Rifugio Chambeyron salendo al pas de la Coulette
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Brec de Chambeyron dal passo
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Dal colle, si scende con pendenza moderata, in un ambiente prima pietroso e poi prativo circondato dalle guglie del Brec, verso un pianoro presso il quale si incrocia il sentiero che va a Fouillouse (che raggiungo dopo circa 50 minuti).

Sempre il Brec che si erge sui prati, a sinistra il passo
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Sguardo verso il col du Vallonet che devo raggiungere
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Da qui risalgo verso il col du Vallonet, su sentiero dapprima in leggera salita, che si fa verso la fine un po' più deciso; da un passo a quota 2550 metri si scende poi, con un percorso quasi pianeggiante di 10 minuti circa, al col du Vallonet (2524). Qui la vista su Buc de Nubiera, Sautron è dintorni è molto scenografica, con i verdeggianti prati a fare da contorno alle loro guglie dolomitiche.

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Dal colle, dopo una pausa forzata, scendo a quota 2450 dove c'è un segnavia, ma qualcosa va storto e vado verso Larche, non vedendo il sentiero corretto: accorgendomi dell'errore solo dopo 15 minuti incontrando un altro cartello i cui segnavia mi fanno venire un leggerissimo sospetto, perdo circa mezz'ora e quando comincio l'ascesa al col de la Portiolette sono quasi le 18. Il sentiero prosegue inizialmente in leggera salita, fino ad arrivare ai piedi del colle; qui il sentiero si fa man mano più ripido e estremamente faticoso. Sono estremamente provato e già mi sono procurato una dolorosa vescica, gestita in qualche modo, e le gambe sono abbastanza bloccate; comunque, molto faticosamente raggiungo il colle dopo poco più di un'ora.

Ci si avvicina all'intaglio del col de la Portiolette
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Dal colle occorre scendere su ripido sentiero verso un vallone pietroso; una volta toccata la quota più bassa, si deve poi risalire, con un percorso a mezzacosta sulle pendici del Sautron, fin sotto il col Sautron. Da qui, in circa 20 minuti si sale faticosamente al colle (2687 metri): è già molto tardi, sono circa le 20, ma ora è solo discesa e questa è decisamente una buona notizia. A passo ora più svelto, in 25 minuti circa raggiungo il bivacco Sartore (2430). Il bivacco è piccolo e lo spazio è male organizzato: i letti fissi sono solo 2 sopraelevati, ma anche giù ci stanno comodamente non più di 2-3 persone. Comunque, alla fine della giornata mi godo la solitudine e dò un'occhiata al libro del bivacco, trovando qualcosa di inaspettato: una testimonianza risalente al 1 gennaio di @Piervi :biggrin:

Il vallone pietroso da attraversare
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Splendidi giochi di luce sulle guglie del Sautron
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Lassù il colle Sautron
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Panorama dal colle Sautron
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Paesaggi dolomitici dal bivacco Sartore ormai quasi al tramonto
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Avrei anche voluto salire il Sautron ma la scelta di salire l'Aval ha precluso questa possibilità, comunque non ho capito, di preciso, da dove si può salire dai pressi del col de la Portiolette. Un vero peccato, so che da lì si può godere di un panorama invidiabile, però non si può avere tutto
 

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Ultima modifica:
Data: 1 agosto 2019
Regione e provincia: Cuneo
Località di partenza: Bivacco Sartore
Località di arrivo: Bivacco Valmaggia
Tempo di percorrenza: 6h25'
Chilometri: non saprei
Grado di difficoltà: E, EE per la salita al monte Soubeyran e ultimo tratto per il colle di Enchiausa, sia in salita che in discesa
Periodo consigliato: luglio-settembre
Segnaletica: discreta
Dislivello in salita: 1100
Dislivello in discesa: 1150
Quota massima: 2740

Il terzo giorno comincia con un imprevisto, risalente al giorno prima al dire il vero: il giorno precedente, bevendo tantissimo, ho praticamente finito l'acqua e non ho trovato la presunta fontana vicino al bivacco, per cui non ho potuto cucinare e ora per prendere l'acqua mi trovo costretto a rivedere il percorso. Se la mia intenzione era quella di percorrere il Sentiero Cavallero, risalendo dal bivacco al colle Sautron e da lì percorrere la dorsale passando per la Tete de Viraysse fino al colle delle Munie, vista la situazione penso di scendere verso Saretto, fino a quota 2150 circa dove dovrebbe esserci una sorgente.
Così alle 9 circa mi incammino e in mezz'ora circa raggiungo la stessa: però di acqua ne sgorga poca e il barattolo su cui essa è raccolta, come il rubinetto, è abbastanza arruginito: questo mi fa pensare, per la prima volta in assoluto, di usare le pastiglie potabilizzatrici:biggrin:poi poco più in basso trovo una fontana, quindi butto l'acqua che ho impiegato tanto tempo a riempire e la riempo con acqua pulita.

Dal bivacco verso il Sautron
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Durante la discesa, il bivacco si trova sopra il costone erboso sulla sinistra
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Proprio di fianco alla fontana, comunque, trovo il bivio per il bivacco Bonelli: di qui si comincia a salire con pendenza moderata, puntando a un primo intaglio visibile più o meno in lontananza che si raggiunge con un ultimo tratto di sentiero abbastanza stretto. Da qui, poi, dopo una breve divagazione su un vicino punto panoramico, si continua a salire verso il passo di Fea (2490 metri) che si raggiunge in un un'ora e un quarto dal bivio e dopo un altro ripido strappo, comprendente un breve tratto in cui occorre usare le mani, si giunge al passo della Cavalla (2535), poco sotto il quale è presente una vecchia casermetta.

Salendo al passo della Fea
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Zoom sulla caserma sotto il bivacco, mi sono perso la deviazione
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Vista sul versante opposto del vallone durante la salita, ambiente sempre spettacolare
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Vista sul fondovalle dal punto panoramico
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Ancora guglie e torrioni
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Casermetta sotto il passo della Cavalla
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Interno della caserma
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Dal passo punto il monte Soubeyran sul sentiero Frassati: il sentiero percorre un ripido traverso fino alla cima e nell'ultimo tratto è molto ripido e scivoloso, a volte anche un po' esposto; comunque, in circa mezz'ora raggiungo la vetta, che pur essendo alta solo 2701 metri si trova in una posizione invidiabile e regala un ottimo panorama a 360 gradi sulle vette più alte.

Dal passo della Cavalla, il Soubeyran in fondo, è visibile il sentiero percorso
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Panorami dalla cima del Soubeyran, salito per compensare i panorami non visti dalla dorsale della Viraysse che avrei dovuto percorrere: fatica ampiamente ripagata
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Al centro la Rocca Provenzale, vista da qui sembra sospesa sulla montagna, impressionante
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AutoVallonasso e Oronaye sulla destra
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Da qui, dopo una lunga sosta, scendo insieme a due gentili signore, provenienti dal colle della Maddalena, verso il passo delle Munie (2542) percorrendo la dorsale, anche questa piuttosto ripida ma più facile rispetto al sentiero di salita; nell'ultimo tratto prima del colle si alza un vento molto forte, probabilmente sui 50-60 kmh, che rende a tratti difficoltoso anche camminare.

Praterie verso la Francia
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Lac de la Reculaye
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Soubeyran dal colle delle Munie
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Il piccolo lago delle Munie andando verso il bivacco Bonelli
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Dopo un'altra sosta, scendo dal colle verso il sentiero che porta al bivacco Bonelli; dopo un tratto abbastanza ripido, si arriva ai dolci prati che, seguiti per poco meno di mezz'ora portano nei pressi del bivacco, adagiato su un dosso sopra il lago d'Apzoi ai piedi dell'Auto Vallonasso e dell'Oronaye, divisi dal colle d'Enchiausa che dovrò poi attraversare; con un ultimo tratto in discesa raggiungo il bivacco, chiuso ma che verrà poi aperto da alcuni ragazzi che hanno preso le chiavi; qui mi metto a cucinare con calma, anche troppa, e a visitare il bivacco, come detto chiuso e a pagamento; sono fortemente contrario alla chiusura dei bivacchi, ma devo dire che questo è ottimamente attrezzato e non è propriamente un bivacco ma piuttosto un rifugio non gestito, essendo piccolo ma accogliente e ben dotato.

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Lago Apzoi incassato tra Autovallonasso, colle d'Enchiausa e Oronaye
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Il bivacco
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Il lago visto da più vicino
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Dopo una lunghissima pausa anche per capire l'evoluzione del meteo (un repentino annuvolamento si rivelerà un fuoco di paglia), riparto con la nebbia che circonda la zona; comunque dopo una decina di minuti in cui persiste sopra il lago si dissolve lasciando spazio al cielo sereno.
Dal bivacco si percorrono circa 200 metri sull'itinerario che scende a Saretto e al lago Visaisa, poi si prende il sentiero che si stacca sulla destra: questo percorre a mezzacosta i pendii sopra il lago, portandosi così all'imbocco del vallone d'Enchiausa. La salita è inizialmente poco faticosa, e il sentiero prosegue in questo modo fino alla fine del vallone, passando sotto le pendici dell'AutoVallonasso con le sue numerose guglie: qui si attraversa un piccolo nevaio e si riprende a salire ora più decisi sul sentiero che si fa strada tra la pietraia, fino alla conca morenica che si trova appena sotto il colle. Da qui inizia l'ultimo tratto, molto ripido e scivoloso, che porta al colle d'Enchiausa a 2740 metri dopo circa 1 ora e 15 dal bivacco Bonelli.

Giochi di nuvole sul lago Apzoi
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Entrando nel vallone d'Enchiausa, le guglie dell'Auto Vallonasso viste da diverse angolazioni rubano la scena
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Lago Apzoi visto dall'alto
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Comincia ad apparire il colle d'Enchiausa
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Ambiente ipnotico
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Ultimo tratto
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Dal colle, dopo alcuni tornanti, si scende su un sentiero ripidissimo e costituito da detriti molto instabili fino a un nevaio ben visibile dal colle, che però non si deve percorrere in quanto il sentiero passa appena più in alto. In questo tratto si passa sotto le ripidissime pareti dell'Auto Vallonasso, mentre dopo il sentiero procede in leggera discesa per un lungo tratto, fino ad incontrare il bivio per il bivacco Valmaggia. Già da qui la vista del bivacco non è per niente incoraggiante: si può udire un gran chiasso e si vedono una decina di tende, non un buon presagio visto che dovrò passarci la notte.

Vista dal colle
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Uno sguardo indietro
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Il vallone di discesa
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Ancora le guglie dell'Auto Vallonasso, forme stranissime
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Il bivacco diventa visibile, notare le decine di tende nei dintorni..
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Una volta arrivati al bivio, il sentiero per il bivacco procede con pendenza modesta, fino a giungere sotto il dosso su cui esso è adagiato; da qui, molto faticosamente percorro l'ultimo strappo arrivando allo stesso: qui trovo conferma di quanto già avevo intuito, trovando il bivacco pieno e un totale di 45 (!!) persone nei pressi, tra i quali due gruppi di scout; poi una persona mi libererà un posto dormendo in tenda, per fortuna, lasciandomi riposare un po' anche se il bivacco è molto caldo. Intanto, la nebbia che ha accompagnato quasi tutta la discesa nel vallone si dirada lasciando spazio al severo e spettacolare ambiente circostante.

Verso il vallone di Unerzio
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Vista dal bivacco quasi al tramonto: anche qua guglie dolomitiche spettacolari
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Ultima modifica:
Data: 2 agosto 2019
Regione e provincia: Cuneo e Francia
Località di partenza: Bivacco Valmaggia
Località di arrivo: Argentera
Tempo di percorrenza: 6h40'
Chilometri: non saprei
Grado di difficoltà: EE dal bivacco fino a dopo il colle Feuillas e per la salita al monte Scaletta, E il resto
Periodo consigliato: luglio-settembre
Segnaletica: discreta
Dislivello in salita: 900
Dislivello in discesa: 1550
Quota massima: 2840

Essendo previsti temporali il primo pomeriggio, in teoria, parto abbastanza presto, verso le 7:30. Dovendo evitare il tratto di sentiero franato, devo salire al colle Feuillas, scendere al lago dell'Oronaye e da lì eventualmente risalire allo Scaletta; tuttavia, poco prima di partire un ragazzo mi dice che i suoi compagni hanno trovato 'poco bello' il sentiero per il bivacco Enrico e Mario che devo percorrere. Sul bivacco però il cartello che sconsiglia la percorrenza si riferisce solo al sentiero che avevo già preventivato di non percorrere, e raggiungere il bivacco e il colle Feuillas è l'unico modo che ho per fare il giro. L'alternativa sarebbe scendere a Viviere nel vallone di Unerzio e risalire fino allo Scaletta, ma sarebbe diventato più lungo e poi non era quello il giro che intendevo fare...

Decido quindi di provare a salire e eventualmente riscendere, e faccio bene visto che fino al bivacco il sentiero non ha niente che non va: è un normale sentiero su pietraia, abbastanza ben percorribile, che solo nell'ultimo tratto diviene un po' più stretto ed esposto. Così, dopo circa un'ora di faticosa salita, arrivo al bivacco Enrico e Mario (2650 metri) ricavato da una vecchia caserma.
Dopo il bivacco le cose si fanno più complicate: si percorre fin da subito una cengia molto esposta, con la traccia che sale con alcuni tornanti, in alcuni tratti occorre davvero fare attenzione perchè scivolare non è un'opzione. Sembra che fino ad alcuni anni fa in questo tratto ci fossero delle catene, ma ora nulla. Più in alto la traccia si fa meno esposta ma sempre ripida, prima dell'ultimo tratto che richiede cautela nell'aggirare alcune rocce e arrivare così al colle (2749), da cui si ha una spettacolare vista sull'Oronaye.

Dal bivacco Valmaggia al mattino
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Il vallone pietroso da percorrere
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Zoom sul bivacco Enrico e Mario alla base del colle Feuillas
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Interno del bivacco
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Inizio della cengia
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Tripudio di guglie
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Un tratto della cengia e sotto il bivacco
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In fondo il colle, a destra l'Oronaye
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Vista dal colle sul versante italiano
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Vista dal colle sul versante francese, in basso il lago dell'Oronaye
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Dopo il colle il sentiero sembra essere più facile, in realtà è un fuoco di paglia in quanto dopo un primo tratto abbastanza facile occorre scendere da un pendio molto ripido; qui perdo il sentiero, che sembra interrompersi, e provo a scendere con il sedere a terra un canalone andando a intercettare la traccia che vedo in basso; subito mi accorgo però che non è la cosa migliore da fare, così percorro un pezzo in traverso sul pendio e ritrovo il sentiero; questo continua per un tratto a essere ripido, ma ora la traccia da seguire è chiara.
Il sentiero così scende nel vallone con discreta pendenza, su detriti e pietraie, fino ad arrivare ai prati che sovrastano il lago dell'Oronaye e a un bivio: a sinistra si va al colle di Roburent, a destra al lago. Scelgo di scendere a vedere il lago.

Sguardo indietro verso il colle Feuillas
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Lago dell'Oronaye con i suoi particolari colori
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L'aspetto severo dell'Oronaye domina sui prati adiacenti il lago
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Le sponde del lago, da notare la "spiaggia"
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Percorro tutto il sentiero che passa a fianco al lago fino ad arrivare al fondo del vallone e all'inizio della salita per il colle di Roburent (2502). Da qui, poi, si scende sul versante italiano su un tratto di sentiero ripido ma breve arrivando al bellissimo lago superiore di Roburent (2450 metri circa).

Il lago salendo al colle di Roburent
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Lago superiore di Roburent
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Il meteo sembra fare un po' le bizze in quanto le nuvole aumentano, l'acqua mi si rovescia nello zaino, insomma non sembra andare tutto per il verso giusto. Tuttavia, comincia ad alzarsi un vento fastidioso che consente di tenere le nuvole a distanza, e provo a salire sempre con un occhio al meteo. Percorro quindi un tratto del sentiero che costeggia il lago e poi comincio a salire su ripidi tornanti verso il colle della Scaletta. Dopo poco più di 100 metri di dislivello, si arriva a un primo colle da cui si prosegue con pendenza più modesta a mezzacosta, arrivando così al colle della Scaletta (2614 metri).

Verso lo Scaletta dal lago
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Il lago salendo verso il colle Scaletta
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In fondo il colle
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Scaletta dal colle
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Dal colle, occorre prendere il sentiero Cavallero che si dirama sulla destra. La salita allo Scaletta non è del tutto banale e si può dividere in tre tratti: il primo consente attraverso ripide serpentine di raggiungere l'imbocco di una galleria militare, costruita volutamente ad angolo retto e che richiede l'utilizzo di una pila, costruita presumibilmente proprio per facilitare l'accesso alla cima (ebbene si, buono a sapersi, esistono anche le gallerie che facilitano le escursioni e non solo quelle che tagliano le montagne per favorire lo scorrimento del traffico veicolare).
All'uscita della galleria, molto bassa, comincia il tratto più impegnativo: si salgono dapprima un paio di roccette un po' esposte ma comunque facili, poi si procede su sentiero molto ripido e scivoloso fino a percorrere una cengia prima e una breve trincea poi. Qui occorre fare attenzione ai segni, in quanto si è naturalmente portati a proseguire dritti andando in un vicolo cieco, mentre il sentiero si dirama sulla sinistra. Comunque, da qui si prosegue con un'altra serie di tornanti, ora più facili, fino ad arrivare alla cima in circa 35/40 minuti dal colle.
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Alcune foto del tratto più impegnativo
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Finalmente si arriva in vista della cima
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Panorami dalla cima: qui lago superiore di Roburent
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Oronaye
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Verso la val Maira
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Verso la valle Stura
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Imbocco della galleria al ritorno, con tanto di craniata sullo spigolo (e meno male che sono basso)
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Ritorno al lago di Roburent
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Dal lago superiore, mi dirigo poi verso il lago mediano di Roburent (che si vede solo dall'alto) e poi verso il lago inferiore, che raggiungo dopo circa 35 minuti. Breve sosta con pediluvio e poi discesa verso Argentera, ormai provato e con gli occhi estremamente affaticati (per la prima volta non uso lenti a contatto e occhiali ma una clip da applicare sugli occhiali da vista, che però è più piccola e fa filtrare la luce; soffrendo io particolarmente la luce, mi trovo davvero a disagio).
Dopo una ripida discesa si entra nel vallone di Roburent con un tratto in traverso quasi pianeggiante, poi dopo una breve risalita si arriva a un alpeggio. Da qui inizialmente credo di dover proseguire verso est, ma non trovo il sentiero e comunque dovrei risalire e poi riscendere; decido di fare quindi il sentiero più lungo che scende nel vallone davanti a me. Così, dopo mezz'ora dei sentiero praticamente pianeggiante arrivo alla "Tinetta" (2026 metri), un punto panoramico sul vallone, sulle montagne circostanti e sull'alta valle Stura, prima di cominciare la ripida discesa verso Argentera (1680 metri) che raggiungo dopo circa mezz'ora di veloce discesa; trekking finito.
Purtroppo, essendo stanco e con gli occhi che gridano pietà, ho la brillante idea di non scendere verso Bersezio (3 km) a piedi, ma di aspettare un passaggio; così perderò l'autobus che parte da Bersezio un'ora dopo, fortunatamente dopo ho trovato un passaggio diretto per Cuneo, ma che fatica.
Direi che ho detto abbastanza, che altro dire...ambienti stupendi, anche molto vari nonostante la comune natura dolomitica, e il trekking permette di scoprire un'ampissima parte dell'alta Val Maira, nonostante non abbia fatto tutto quello che mi ero prefissato. Anche fare il giro dello Scaletta sarebbe stato bello, ma il ridotto tempo a disposizione e in parti i dubbi sulla fattibilità del percorso mi hanno convinto a salire solo sulla cima. D'altronde non posso visitare tutta la valle in quattro giorni, ma ci tornerò sicuramente: ho un conto in sospeso con il Chersogno, con la Meja, e poi ci sono il Ciaslaras, l'Oserot...Insomma, c'è ancora tanto da scoprire.

Lago mediano di Roburent
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Lago inferiore di Roburent
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Il vallone da percorrere per scendere ad Argentera
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Panorami dalla Tinetta
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Alta valle Stura
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Arrivo ad Argentera
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Allegati

Argentera e Roburent mancano, l'altra zona, la Valle Maira verso Chialvetta invece l'ho frequentata di più.
Posti magnifici comunque. Hai fatto un bel giro, personalmente penso che ci tornerò con la neve in quelle zone, sperando in un inverno migliore di questo.
 
Argentera e Roburent mancano, l'altra zona, la Valle Maira verso Chialvetta invece l'ho frequentata di più.
Posti magnifici comunque. Hai fatto un bel giro, personalmente penso che ci tornerò con la neve in quelle zone, sperando in un inverno migliore di questo.
Cosa hai fatto verso Chiavetta? Avevo visto la relazione del Ciaslaras che è molto bello, prima o poi finirà nel sacco anche quello..

Secondo me questi posti sono più belli in estate però: il paesaggio invernale è più piatto e omogeneo, il punto forte della valle è proprio la varietà dei diversi ambienti, il contrasto tra prati e guglie, ecc.

Comunque si, davvero un bel giro. Anche la valle Stura è molto bella ed è pure enorme visto che ha tantissimi valloni laterali. Sicuramente montagne come Corborant, Tenibres ecc. hanno poco da invidiare alle montagne del torinese
 

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