Abbattimento alberi a Villa Pamphili

Un albero (che è una centrale ecologica perfetta perché sequestra CO2, trattiene l'acqua e regola la temperatura di una città invivibile) si fa prima a tagliarlo e a rimettere un altro
Queste sono le condizioni degli alberi di corso Belgio a Torino a cui accennavo prima, direi che il dubbio se tagliarli e rimetterne altri non si pone
Alberi corso belgio 2.jpeg
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Ragionavo proprio di questo la scorsa settimana mentre passeggiavo per Villa Ada, dove stanno facendo fuori un bel po' di cedri secolari. A una prima vista non esperta (la mia) il tronco internamente è compatto e senza malattie e l'unica spiegazione che mi sono dato è l'eccessiva prossimità ad altri alberi.
A mio parere però l'esigenza di evitare guai in caso di cadute sta facendo propendere per una strategia "nel dubbio taglio".
Leggevo tempo fa che gran parte degli alberi di Roma sono a fine vita, essendo stati piantati agli inizi del '900.

Precisazione: ho sbagliato thread dove dare la risposta...sovrappensiero l'avevo messo nel tuo perchè ne eri l'autore (ma lì c'entrava come i cavoli a merenda) :lol:.
Ergo, lo copio incollo qua.

Su questo tema degli alberi vorrei dare una risposta un po' articolata, e per questo (dato il tempo a disposizione) avrò bisogno di utilizzare almeno due post.

Il primo vorrei dedicarlo a un aspetto per così dire antropologico/psicologico della questione, riguardante il cittadino italiano in quanto tale e il suo rapporto con la natura, del quale il rapporto con l'albero rappresenta solo una declinazione, per quanto molto eloquente.
Il secondo invece vorrò dedicarlo a un aspetto molto prosaico e pratico (inerente il rapporto tra amministrazioni pubbliche locali e il verde), per spiegare i motivi che portano a questa situazione: che, come vedremo, è quella del cane che si morde la coda; o meglio, del carnefice che vorrebbe farsi passare come vittima.

E dunque.
Cominciamo da qualcosa di oggettivo: i numeri, le statistiche.
Questo perchè tipico dell'italiano sono i bias, ovvero le percezioni cognitive distorte, in qualsiasi campo compreso questo, che spesso sono - a valle - il frutto di un'educazione distorta o di una vera e propria ignoranza a monte.
Riporto, a puro titolo esemplificativo, il titolo di un articolo che riassume le dimensioni del problema e le contestualizza rispetto a un altro che, invece (nota bene), NON è percepito affatto come un problema. Insomma, un raffronto tra due rischi.

https://www.voceapuana.com/attualit...morti-al-giorno-per-incidenti-stradali/20110/

Sì, avete capito bene: il rischio di morire per un albero è 365 volte inferiore a quello di morire per un incidente stradale. E questo per un semplicissimo motivo: è, tecnicamente, una probabilità composta. Ossia la moltiplicazione successiva di tre distinte probabilità, ciascuna della quali riduce di almeno uno o due ordini di grandezza quella precedente, rendendo la probabilità finale poco più che infinitesima: 1) quella che un dato albero cada; 2) quella che nel raggio o cono della sua caduta si trovi a sostare qualcuno; 3) quella che tale persona risulti seriamente colpita, con ferite gravi o mortali.
Provate già solo a verificare, in un grande parco, come appunto Villa Pamphili, sotto quante piante si vedono effettivamente sostare persone: una su... ? Poi immaginate che probabilità abbia proprio quella pianta di essere talmente malridotta al punto di cadere. Infine, quante probabilità abbia la persona sotto di essere esattamente sotto la traiettoria di caduta e di non accorgersene assolutamente, al punto da restarci secca.

Uscire per strada e venire investiti e mille volte più probabile.
Eppure, nonostante questo, l'albero viene percepito come un pericolo mortale, mentre un automobilista NO : nonostante tale automobilista possa essere vecchio, coi riflessi rallentati, ubriaco, drogato, azzardato, incurante del codice stradale, con un mezzo non revisionato, ecc. ecc. ecc. E analogamente, nessun cornicione pericolante, balcone marcio di infiltrazioni, edificio in rovina ecc. viene percepito come pericoloso: quelli non si possono toccare, guai.
Ma gli esempi di rischi sistematicamente sottostimati a fronte di quelli arborei sovrastimati sarebbero innumerevoli.

Questo bias ha radici profonde (è davvero il caso di dire).

Già nel 1958 Giacomo Jucker, nel suo libro "Alberi ornamentali in Italia", citava un articolo a firma Polignoto apparso nel «Corriere d’Informazione» del 23-24 agosto 1955, che merita di essere integralmente riportato:
"Gli italiani continuano ad essere irriducibili nemici degli alberi e del verde. E quindi, tirate le somme, nemici di sé stessi. Gl’italiani hanno vero e proprio odio contro l’albero. In antico ogni casa rurale, ogni cascina, si teneva accanto un grande, solido albero, un olmo, una quercia, un platano, che la proteggeva, che dava ombra e bellezza e salute. Che è che non è, questi grandi, alti, nobili alberi sono spariti quasi dappertutto. Domandatene un po’ la causa. Il contadino si stringerà nelle spalle e vi racconterà la solita storia delle foglie che cadevano sul tetto e marcendo lo guastavano. O l’altra stupida bugia che l’albero era diventato l’albergo dei passeri, quei maledetti passeri che stando agl’Italiani sarebbero più voraci e pericolosi delle tigri.
La verità generale è questa: l’albero non rende e con la sua ombra impedisce la coltura dei cavoli lì sotto o di un po’ di prato. A tagliarlo, viceversa, l’albero rende subito: lo vendono o lo bruciano. E lascia libero il terreno, naturalmente. Ma la verità ancor più vera è un’altra. L’albero fa rabbia per- ché sta lì e non lavora. Passa uno, e ci pianta dei chiodacci, o gli isolatori della luce, passa un altro e strappa via dei rami, passa un terzo e te lo scorteccia, così per nulla, per ozio e divertimento".


Ecco qui a seguire alcune delle tante affermazioni che ascoltiamo in giro, o leggiamo sui social, riguardo ai presunti misfatti degli alberi:

– Sporcano (soprattutto le foglie, ma anche i frutti);
– sono pericolosi perchè (a prescindere) rischiano di cadere;
– Bloccano la luce (e così crescono le muffe e i funghi, e poi il prato non viene bene);
– Gli alberi devono stare nelle campagne, al massimo nei parchi, e non lungo le strade;
– Ospitano animali (storni, uccelli in genere, ma anche topi, insetti, ragni, serpenti);
– Le radici danneggiano le pavimentazioni e gli edifici;
– Costano troppo perché valga la pena di curarli;
– Sono indipendenti, non crescono secondo la mia precisa volontà;
– Sono troppi grandi (è più alto della mia casa, del nostro palazzo!);
– Non producono nulla di utile (albero che non dà frutto, taglialo tutto…);
– Provocano allergie;
– Coprono visuali e panorami;
– Voglio pavimentare il mio giardino e l’albero me lo impedisce;
– Mi tolgono l’aria ( !!! sentita e letta più volte, credeteci !);
– Gli assembramenti di alberi sono rifugio per ladri, drogati (pensiamo al bosco di Rogoredo divenuto un esempio in negativo di bosco urbano, come se i problemi sociali e legali fossero colpa degli alberi), gli alberi rendono le strade meno sicure;
- quelli a bordo strada sono colpevoli delle morti di chi ci si schianta (provate a immaginare se lo stesso ragionamento si potrebbe minimamente fare qualora invece al posto di un albero ci fosse un pedone);
– Si ammalano (su questo ne vedremo delle belle - o delle orrende - nel post successivo: della serie "chi veramente ammala cosa");
– Bisogna tagliarne i rami, quasi sino al tronco, così si rinforzano; e poi meno foglie da raccogliere;
– Cosa mi importa se raffrescano, io accendo il condizionatore.


Un’agghiacciante sequela di corbellerie strampalate, negative, senza fondamenta logiche.
Molte di queste addirittura fuori dal tempo, del tutto anacronistiche proprio rispetto ai tempi di cambiamenti climatici che viviamo, ed ancor più negli ambienti urbani, sempre più avviati a subire il fenomeno delle "isole di calore".
E' di pochi giorni fa la notizia di uno studio apparso su Nature Medicine che stima il probabile numero di morti per caldo entro la fine del secolo per molte città, da cui si evince che proprio l'Italia è tra i Paesi più vulnerabili, con ben 4 città tra le prime dieci dove si registreranno il maggior numero di morti (Roma, Napoli, Milano, Genova), e un tasso medio di mortalità (attualmente circa 30 persone su 100mila abitanti) destinato a triplicare entro 30 anni (a 91) e sestuplicare entro fine secolo (191).

https://www.infodata.ilsole24ore.co...il-2099-per-le-ondate-di-calore/?refresh_ce=1

Col post successivo completerò il ragionamento dal versante dell'amministratore pubblico, colui che provvede quasi sempre a completare la frittata.
 
Precisazione: ho sbagliato thread dove dare la risposta...sovrappensiero l'avevo messo nel tuo perchè ne eri l'autore (ma lì c'entrava come i cavoli a merenda) :lol:.
Ergo, lo copio incollo qua.

Su questo tema degli alberi vorrei dare una risposta un po' articolata, e per questo (dato il tempo a disposizione) avrò bisogno di utilizzare almeno due post.

Il primo vorrei dedicarlo a un aspetto per così dire antropologico/psicologico della questione, riguardante il cittadino italiano in quanto tale e il suo rapporto con la natura, del quale il rapporto con l'albero rappresenta solo una declinazione, per quanto molto eloquente.
Il secondo invece vorrò dedicarlo a un aspetto molto prosaico e pratico (inerente il rapporto tra amministrazioni pubbliche locali e il verde), per spiegare i motivi che portano a questa situazione: che, come vedremo, è quella del cane che si morde la coda; o meglio, del carnefice che vorrebbe farsi passare come vittima.

E dunque.
Cominciamo da qualcosa di oggettivo: i numeri, le statistiche.
Questo perchè tipico dell'italiano sono i bias, ovvero le percezioni cognitive distorte, in qualsiasi campo compreso questo, che spesso sono - a valle - il frutto di un'educazione distorta o di una vera e propria ignoranza a monte.
Riporto, a puro titolo esemplificativo, il titolo di un articolo che riassume le dimensioni del problema e le contestualizza rispetto a un altro che, invece (nota bene), NON è percepito affatto come un problema. Insomma, un raffronto tra due rischi.

https://www.voceapuana.com/attualit...morti-al-giorno-per-incidenti-stradali/20110/

Sì, avete capito bene: il rischio di morire per un albero è 365 volte inferiore a quello di morire per un incidente stradale. E questo per un semplicissimo motivo: è, tecnicamente, una probabilità composta. Ossia la moltiplicazione successiva di tre distinte probabilità, ciascuna della quali riduce di almeno uno o due ordini di grandezza quella precedente, rendendo la probabilità finale poco più che infinitesima: 1) quella che un dato albero cada; 2) quella che nel raggio o cono della sua caduta si trovi a sostare qualcuno; 3) quella che tale persona risulti seriamente colpita, con ferite gravi o mortali.
Provate già solo a verificare, in un grande parco, come appunto Villa Pamphili, sotto quante piante si vedono effettivamente sostare persone: una su... ? Poi immaginate che probabilità abbia proprio quella pianta di essere talmente malridotta al punto di cadere. Infine, quante probabilità abbia la persona sotto di essere esattamente sotto la traiettoria di caduta e di non accorgersene assolutamente, al punto da restarci secca.

Uscire per strada e venire investiti e mille volte più probabile.
Eppure, nonostante questo, l'albero viene percepito come un pericolo mortale, mentre un automobilista NO : nonostante tale automobilista possa essere vecchio, coi riflessi rallentati, ubriaco, drogato, azzardato, incurante del codice stradale, con un mezzo non revisionato, ecc. ecc. ecc. E analogamente, nessun cornicione pericolante, balcone marcio di infiltrazioni, edificio in rovina ecc. viene percepito come pericoloso: quelli non si possono toccare, guai.
Ma gli esempi di rischi sistematicamente sottostimati a fronte di quelli arborei sovrastimati sarebbero innumerevoli.

Questo bias ha radici profonde (è davvero il caso di dire).

Già nel 1958 Giacomo Jucker, nel suo libro "Alberi ornamentali in Italia", citava un articolo a firma Polignoto apparso nel «Corriere d’Informazione» del 23-24 agosto 1955, che merita di essere integralmente riportato:
"Gli italiani continuano ad essere irriducibili nemici degli alberi e del verde. E quindi, tirate le somme, nemici di sé stessi. Gl’italiani hanno vero e proprio odio contro l’albero. In antico ogni casa rurale, ogni cascina, si teneva accanto un grande, solido albero, un olmo, una quercia, un platano, che la proteggeva, che dava ombra e bellezza e salute. Che è che non è, questi grandi, alti, nobili alberi sono spariti quasi dappertutto. Domandatene un po’ la causa. Il contadino si stringerà nelle spalle e vi racconterà la solita storia delle foglie che cadevano sul tetto e marcendo lo guastavano. O l’altra stupida bugia che l’albero era diventato l’albergo dei passeri, quei maledetti passeri che stando agl’Italiani sarebbero più voraci e pericolosi delle tigri.
La verità generale è questa: l’albero non rende e con la sua ombra impedisce la coltura dei cavoli lì sotto o di un po’ di prato. A tagliarlo, viceversa, l’albero rende subito: lo vendono o lo bruciano. E lascia libero il terreno, naturalmente. Ma la verità ancor più vera è un’altra. L’albero fa rabbia per- ché sta lì e non lavora. Passa uno, e ci pianta dei chiodacci, o gli isolatori della luce, passa un altro e strappa via dei rami, passa un terzo e te lo scorteccia, così per nulla, per ozio e divertimento".


Ecco qui a seguire alcune delle tante affermazioni che ascoltiamo in giro, o leggiamo sui social, riguardo ai presunti misfatti degli alberi:

– Sporcano (soprattutto le foglie, ma anche i frutti);
– sono pericolosi perchè (a prescindere) rischiano di cadere;
– Bloccano la luce (e così crescono le muffe e i funghi, e poi il prato non viene bene);
– Gli alberi devono stare nelle campagne, al massimo nei parchi, e non lungo le strade;
– Ospitano animali (storni, uccelli in genere, ma anche topi, insetti, ragni, serpenti);
– Le radici danneggiano le pavimentazioni e gli edifici;
– Costano troppo perché valga la pena di curarli;
– Sono indipendenti, non crescono secondo la mia precisa volontà;
– Sono troppi grandi (è più alto della mia casa, del nostro palazzo!);
– Non producono nulla di utile (albero che non dà frutto, taglialo tutto…);
– Provocano allergie;
– Coprono visuali e panorami;
– Voglio pavimentare il mio giardino e l’albero me lo impedisce;
– Mi tolgono l’aria ( !!! sentita e letta più volte, credeteci !);
– Gli assembramenti di alberi sono rifugio per ladri, drogati (pensiamo al bosco di Rogoredo divenuto un esempio in negativo di bosco urbano, come se i problemi sociali e legali fossero colpa degli alberi), gli alberi rendono le strade meno sicure;
- quelli a bordo strada sono colpevoli delle morti di chi ci si schianta (provate a immaginare se lo stesso ragionamento si potrebbe minimamente fare qualora invece al posto di un albero ci fosse un pedone);
– Si ammalano (su questo ne vedremo delle belle - o delle orrende - nel post successivo: della serie "chi veramente ammala cosa");
– Bisogna tagliarne i rami, quasi sino al tronco, così si rinforzano; e poi meno foglie da raccogliere;
– Cosa mi importa se raffrescano, io accendo il condizionatore.


Un’agghiacciante sequela di corbellerie strampalate, negative, senza fondamenta logiche.
Molte di queste addirittura fuori dal tempo, del tutto anacronistiche proprio rispetto ai tempi di cambiamenti climatici che viviamo, ed ancor più negli ambienti urbani, sempre più avviati a subire il fenomeno delle "isole di calore".
E' di pochi giorni fa la notizia di uno studio apparso su Nature Medicine che stima il probabile numero di morti per caldo entro la fine del secolo per molte città, da cui si evince che proprio l'Italia è tra i Paesi più vulnerabili, con ben 4 città tra le prime dieci dove si registreranno il maggior numero di morti (Roma, Napoli, Milano, Genova), e un tasso medio di mortalità (attualmente circa 30 persone su 100mila abitanti) destinato a triplicare entro 30 anni (a 91) e sestuplicare entro fine secolo (191).

https://www.infodata.ilsole24ore.co...il-2099-per-le-ondate-di-calore/?refresh_ce=1

Col post successivo completerò il ragionamento dal versante dell'amministratore pubblico, colui che provvede quasi sempre a completare la frittata.
Ciao.
Rispetto molto la tua opinione e la condivido in gran parte, mi permetto di fare notare qualche aspetto che a me non torna:
- vivo in campagna, la mia zona è rimasta molto rurale e ci sono ancora cascine e paese piccoli. La storia della pianta vicino alla cascina non mi torna, i vecchi mi hanno sempre detto che le piante vicino a casa non vanno bene. Se ti può interessare approfondisco portando un esempio pratico e attuale capitato a me due anni fa
- la storia delle statistiche che viene tirata fuori ogni volta. È vero, quando cade un albero? Praticamente mai. Quando prende una macchina o una persona? È talmente raro che fa notizia. È la prima cosa che mi viene in mente quando penso alla sicurezza stradale? No, ma neanche la decima, anzi proprio non credo che sia da considerarsi un problema di sicurezza stradale. Ecco, detto questo però so che un albero malato, troppo alto, troppo frondoso,ecc potrebbe generare un problema, quindi non gestisco la situazione? Non lo taglio o non lo poto? Aspetto che succeda qualcosa per poi dire che non si poteva prevedere?
- riguardo alla lista dei commenti che hai fatto, mi fido e ci credo anche se personalmente non ricordo di averne sentito nessuno, sarà forse perché vivo in campagna e queste frasi ti fanno passare per stupido..

P.s. sono anche amministratore locale, aspetto l'altra versione...
 
Ecco qui a seguire alcune delle tante affermazioni che ascoltiamo in giro, o leggiamo sui social, riguardo ai presunti misfatti degli alberi:

– Sporcano (soprattutto le foglie, ma anche i frutti);
– sono pericolosi perchè (a prescindere) rischiano di cadere;
– Bloccano la luce (e così crescono le muffe e i funghi, e poi il prato non viene bene);
– Gli alberi devono stare nelle campagne, al massimo nei parchi, e non lungo le strade;
– Ospitano animali (storni, uccelli in genere, ma anche topi, insetti, ragni, serpenti);
– Le radici danneggiano le pavimentazioni e gli edifici;
– Costano troppo perché valga la pena di curarli;
– Sono indipendenti, non crescono secondo la mia precisa volontà;
– Sono troppi grandi (è più alto della mia casa, del nostro palazzo!);
– Non producono nulla di utile (albero che non dà frutto, taglialo tutto…);
– Provocano allergie;
– Coprono visuali e panorami;
– Voglio pavimentare il mio giardino e l’albero me lo impedisce;
– Mi tolgono l’aria ( !!! sentita e letta più volte, credeteci !);
– Gli assembramenti di alberi sono rifugio per ladri, drogati (pensiamo al bosco di Rogoredo divenuto un esempio in negativo di bosco urbano, come se i problemi sociali e legali fossero colpa degli alberi), gli alberi rendono le strade meno sicure;
- quelli a bordo strada sono colpevoli delle morti di chi ci si schianta (provate a immaginare se lo stesso ragionamento si potrebbe minimamente fare qualora invece al posto di un albero ci fosse un pedone);
– Si ammalano (su questo ne vedremo delle belle - o delle orrende - nel post successivo: della serie "chi veramente ammala cosa");
– Bisogna tagliarne i rami, quasi sino al tronco, così si rinforzano; e poi meno foglie da raccogliere;
– Cosa mi importa se raffrescano, io accendo il condizionatore.
Mai sentito neanche una di queste sciocchezze!
 
– Sporcano (soprattutto le foglie, ma anche i frutti);
Se per terra non c'è asfalto sporchino pure e i toponi puliranno
– sono pericolosi perchè (a prescindere) rischiano di cadere;
Pure i nonnetti sono pericolosi perchè cadono e si rompono pure,specialmente quando vanno a messa a gennaio con le scarpe di cuoio liscio
– Bloccano la luce (e così crescono le muffe e i funghi, e poi il prato non viene bene);
Bè sgasare con un leopard su un prato inglese tenuto amorevolmente dà comunque soddisfazioni
– Gli alberi devono stare nelle campagne, al massimo nei parchi, e non lungo le strade;
Verissimo,peccato che gli stessi geni che fanno le strade a volte li piantano proprio lì
– Ospitano animali (storni, uccelli in genere, ma anche topi, insetti, ragni, serpenti);
E meno male...se no sai che noia. Devi vedere un biacco innocuo come fa muovere le zampe alla gente
– Le radici danneggiano le pavimentazioni e gli edifici;
Bisogna pavimentare? Per gli edifici basta metterli distanti.
– Costano troppo perché valga la pena di curarli;
Un melo costa 15 euro...grigie di torriana
– Sono indipendenti, non crescono secondo la mia precisa volontà;
Bè chissà che si dice dei figli allora.
– Sono troppi grandi (è più alto della mia casa, del nostro palazzo!);
visto che si fanno i palazzi con le grondaie vanno puliti,in francia le grondaie non si usano
– Non producono nulla di utile (albero che non dà frutto, taglialo tutto…);
Vero ma poi parcheggi la macchina al sole e bestemmi
– Provocano allergie;
Agli sfiatoni si
– Coprono visuali e panorami;
se si intende panorama da settima che ha quella del palazzo di fronte che si guarda col binocolo mentre fa ginnastica be...cosa c'è scritto sul campanello latteria ramello?
– Voglio pavimentare il mio giardino e l’albero me lo impedisce;
Pavimentazione vade retro,
– Mi tolgono l’aria ( !!! sentita e letta più volte, credeteci !);
A un fumatore si,manco il fiato per lui e fuma.
– Gli assembramenti di alberi sono rifugio per ladri, drogati (pensiamo al bosco di Rogoredo divenuto un esempio in negativo di bosco urbano, come se i problemi sociali e legali fossero colpa degli alberi), gli alberi rendono le strade meno sicure;
Bè detto quasi sicuramente da quei personaggi che ci bucavano il pallone perchè eravamo un solo più liberi ,bè all'epoca dicevamo coviddì facci sognare
- quelli a bordo strada sono colpevoli delle morti di chi ci si schianta (provate a immaginare se lo stesso ragionamento si potrebbe minimamente fare qualora invece al posto di un albero ci fosse un pedone);
No,meglio una locomotiva,se no il pedone si fa male
– Si ammalano (su questo ne vedremo delle belle - o delle orrende - nel post successivo: della serie "chi veramente ammala cosa");
Mi stupiscono che sopravvivono in città con tutto il cancro che c'è nell'aria,i fumatori sono avvisati
– Bisogna tagliarne i rami, quasi sino al tronco, così si rinforzano; e poi meno foglie da raccogliere;
Si e il giro dopo tagli il resto e via nel putagè
– Cosa mi importa se raffrescano, io accendo il condizionatore.
Lo sfiatone si riconosce subito,al semaforo la sua auto ha il ventilatore che gira come un pazzo
 
Ho visto il cantiere dove stanno piantando i nuovi alberi... non sono piantine ma già formati come alberi, più costosi delle piantine e più vicini (relativamente s' intende) alla maturità.

Quando eravamo ragazzi si parlava di lotte "di retroguardia"... credo che si debba guardare avanti, certo per i nostri figli i nuovi alberi saranno più utili, i vecchi malati non terrebbero comunque in eterno.

Cliccare sul titolo per leggere la notizia su Romatoday:

Piantati 350 nuovi alberi a fronte di 43 abbattuti.
 
Mai sentito neanche una di queste sciocchezze!
Beh, se non di persona basta anche solo informarsi.
Ad esempio, sui social esistono vari gruppi a difesa del verde (in varie declinazioni, da quelli più strettamente botanici/scientifici ad altri più rivolti ad azioni pratice), e se ne loggo di tutti i colori, testimoniate da persone che le raccontano in quanto dirette interessate.
Ad esempio, una delle ultime, sul gruppo "alberi nostri alleati", una signora racconta che, dove abita, un tizio ha prima preso in affitto dal Comune un piccolo appezzamento - poco più d'un fazzoletto di terra: 40 metri quadri - per farci l'orto, e poi in virtù del miserrimo canone pagato ha subito cominciato a lamentarsi e fare pressioni sul Comune stesso riguardo a un platano che a suo dire faceva ombra ai suoi ortaggi e d'estate impediva loro di crescere. Col risultato di aver ricevuto l'autorizzazione ad abbaterlo. Ed ora la gente, proprio dove è stato segato (forse per ripicca) ci getta immondizia. Un'altra racconta di una vecchia che a Villanova d'Asti, solo per aggiungere un altro po' di fieno a quello già prodotto (cioè per poche decine di euro) ha fatto abbattere un'enorme quercia di 150 anni, la più grande del paese, appunto perchè "faceva ombra".
Ma le segnalazioni di tutti i tipi fioccano ovunque in Italia. Stamane: stanno tagliando tutti i pini su via Nomentana a Roma, in prossimità del G.r.a. Scorsi mesi : BoscoOspizio, Reggio Emilia, un polmone verde urbano destinato ad essereraso al suolo per l'ennesimo supermercato. 2024: annus horribilis di Villa Borghese a Roma (altro che Villa Pamphili!), letteralmente sfigurata con tagli o capitozzature mostruose di decine di alberi plurisecolari molti dei quali in attesa di essere dichiarati monumentaliali e quindi non abbattibili. Ma si potrebbe continuare all'infinito in una raccapricciante galleria degli orrori che trasuda un atteggiamento verso le piante che nella migliore delle ipotesi è di mera "sopportazione", come fossero una noia, ed il tutto proprio nel pieno di un cambiamento cliamatico che sta sbattendo in faccia a tutti la loro funzione imprescindibile. Siamo cioè letteralmente letteralmente seduti su un ramo e si fa di tutto per segarlo !
In realtà - e qui anticipo parte dell'ulteriore intervento che volevo fare - è arrivato a far piovere sul bagnato il PNRR, che per alberi e vegetazione è stato una sciagura. Perchè col suo principio "spendi i soldi in fretta o li perdi" una marea di sciagurati amministratori si sono sentiti automaticamente in "dovere" di spenderli persino a costo di far danni. Cioè pur di evitare agli occhi degli elettori l'onta di "aver perso i soldi disponibili" (e quindi rischiare i loro voti) se ne sono inventate di tutte, a cominciare proprio dell'equazione "taglio e ripianto", perfetta per spendere sia prima che dopo come fosse un "demolire e ricostruire" traslato di sana pianta (è il caso di dire) dagli edifici agli alberi, con effetti disastrosi poichè non è affatto la stessa cosa: distruzione di un'infinità di piante sanissime e mature, sostituite da arbusti e fuscelli che impiegheranno 50 anni a diventare come quelle, semprechè non secchino già nei primi mesi visto il clima attuale.
Aggiungo che in molti casi le richieste di accesso agli atti di queste operazioni (perizie agronomiche fimrate, documentazioni sulle effettive malattie ecc.) sono rimaste totalmente inascoltate, spesso proprio perchè basate su valutazioni rudimentali, le famigerate VTA, visual tree assessment, cioè ad occhio.
Tra l'altro, cosa che pochi sanno, le riserve degli stessi vivai sono in via di esaurimento, ossia presto si faticherà persino a trovare "fuscelli" da ripiantare, proprio perchè non erano preparati a fronteggiare l'ondata fuori misura di richiesta di nuove piante prodotta appunto da questa degenerazione perversa del PNRR.
 
Ultima modifica:
Beh, se non di persona basta anche solo informarsi.
Ad esempio, sui social esistono vari gruppi a difesa del verde (in varie declinazioni, da quelli più strettamente botanici/scientifici ad altri più rivolti ad azioni pratice), e se ne loggo di tutti i colori, testimoniate da persone che le raccontano in quanto dirette interessate.
Ad esempio, una delle ultime, sul gruppo "alberi nostri alleati", una signora racconta che, dove abita, un tizio ha prima preso in affitto dal Comune un piccolo appezzamento - poco più d'un fazzoletto di terra: 40 metri quadri - per farci l'orto, e poi in virtù del miserrimo canone pagato ha subito cominciato a lamentarsi e fare pressioni sul Comune stesso riguardo a un platano che a suo dire faceva ombra ai suoi ortaggi e d'estate impediva loro di crescere. Col risultato di aver ricevuto l'autorizzazione ad abbaterlo. Ed ora la gente, proprio dove è stato segato (forse per ripicca) ci getta immondizia. Un'altra racconta di una vecchia che a Villanova d'Asti, solo per aggiungere un altro po' di fieno a quello già prodotto (cioè per poche decine di euro) ha fatto abbattere un'enorme quercia di 150 anni, la più grande del paese, appunto perchè "faceva ombra".
Ma le segnalazioni di tutti i tipi fioccano ovunque in Italia. Stamane: stanno tagliando tutti i pini su via Nomentana a Roma, in prossimità del G.r.a. Scorsi mesi : BoscoOspizio, Reggio Emilia, un polmone verde urbano destinato ad essereraso al suolo per l'ennesimo supermercato. 2024: annus horribilis di Villa Borghese a Roma (altro che Villa Pamphili!), letteralmente sfigurata con tagli o capitozzature mostruose di decine di alberi plurisecolari molti dei quali in attesa di essere dichiarati monumentaliali e quindi non abbattibili. Ma si potrebbe continuare all'infinito in una raccapricciante galleria degli orrori che trasuda un atteggiamento verso le piante che nella migliore delle ipotesi è di mera "sopportazione", come fossero una noia, ed il tutto proprio nel pieno di un cambiamento cliamatico che sta sbattendo in faccia a tutti la loro funzione imprescindibile. Siamo cioè letteralmente letteralmente seduti su un ramo e si fa di tutto per segarlo !
In realtà - e qui anticipo parte dell'ulteriore intervento che volevo fare - è arrivato a far piovere sul bagnato il PNRR, che per alberi e vegetazione è stato una sciagura. Perchè col suo principio "spendi i soldi in fretta o li perdi" una marea di sciagurati amministratori si sono sentiti automaticamente in "dovere" di spenderli persino a costo di far danni. Cioè pur di evitare agli occhi degli elettori l'onta di "aver perso i soldi disponibili" (e quindi rischiare i loro voti) se ne sono inventate di tutte, a cominciare proprio dell'equazione "taglio e ripianto", perfetta per spendere sia prima che dopo come fosse un "demolire e ricostruire" traslato di sana pianta (è il caso di dire) dagli edifici agli alberi, con effetti disastrosi poichè non è affatto la stessa cosa: distruzione di un'infinità di piante sanissime e mature, sostituite da arbusti e fuscelli che impiegheranno 50 anni a diventare come quelle, semprechè non secchino già nei primi mesi visto il clima attuale.
Aggiungo che in molti casi le richieste di accesso agli atti di queste operazioni (perizie agronomiche fimrate, documentazioni sulle effettive malattie ecc.) sono rimaste totalmente inascoltate, spesso proprio perchè basate su valutazioni rudimentali, le famigerate VTA, visual tree assessment, cioè ad occhio.
Tra l'altro, cosa che pochi sanno, le riserve degli stessi vivai sono in via di esaurimento, ossia presto si faticherà persino a trovare "fuscelli" da ripiantare, proprio perchè non erano preparati a fronteggiare l'ondata fuori misura di richiesta di nuove piante prodotta appunto da questa degenerazione perversa del PNRR.
Sicuramente occorre andare su forum specifici per leggere certe baggianate, ma altrettante baggianate si sentono dagli pseudo difensori dell’ambiente, premetto che sono d’accordo che il verde vada difeso ma occorre farlo nel giusto modo, il caso di Torino che ho precedentemente citato ne è un esempio lampante e le foto che ho postato sono la testimonianza evidente che quelle piante andavano rimosse, però gli “abbraccialaberi” sono riusciti ad ostacolare per un anno il lavoro, mi chiedo solo cosa sarebbe successo in caso di incidente dovuto alla caduta di uno degli alberi vuoti………………

Io sono più pratico che filosofico e se una pianta è da tagliare perché pericolosa la si taglia e se ne pianta un'altra, poco mi interessa se la percentuale di un eventuale caduta sia lo 0,000000……% perché se cadendo ammazza un bambino, un cristiano qualunque o arreca dei danni poi è peggio
 
Sicuramente occorre andare su forum specifici per leggere certe baggianate, ma altrettante baggianate si sentono dagli pseudo difensori dell’ambiente, premetto che sono d’accordo che il verde vada difeso ma occorre farlo nel giusto modo, il caso di Torino che ho precedentemente citato ne è un esempio lampante e le foto che ho postato sono la testimonianza evidente che quelle piante andavano rimosse, però gli “abbraccialaberi” sono riusciti ad ostacolare per un anno il lavoro, mi chiedo solo cosa sarebbe successo in caso di incidente dovuto alla caduta di uno degli alberi vuoti………………

Io sono più pratico che filosofico e se una pianta è da tagliare perché pericolosa la si taglia e se ne pianta un'altra, poco mi interessa se la percentuale di un eventuale caduta sia lo 0,000000……% perché se cadendo ammazza un bambino, un cristiano qualunque o arreca dei danni poi è peggio
Certo se essere "pratici" significa essere come quelli che hanno paura dell'incidente aereo ma poi non si fanno alcun problema a prendere la macchina (dove le vittime di incidenti sono quasi duemila volte superiori), beh più che praticità mi sembra ignoranza, pura suggestione irrazionale, e allora te/ve la lascio tutta. Il guaio è quando tale ignoranza pretende di PREVALERE (con la forza, e senza alcun argomento sensato e fondato) e determinare decisioni che valgono per tutti.

https://www.repubblica.it/economia/...11/06/news/allianz_aerei_incidenti-240289489/

Probabilità tratte dall'articolo : 1 su 188.364 per un incidente aereo, 1 su 115.111 per un morso di cane, 1 su 218.106 per un fulmine, 1 su 8.527 per un colpo accidentale di arma da fuoco e 1 su 4.047 su una bicicletta e 1 su 103 per un incidente automobilistico.

Bene: vogliamo sapere le probabilità di morire per la caduta di un albero ?
Traggo da quest'altro articolo :
"Quanti sanno che, con i dati attuali, le probabilità di essere colpiti da un albero che cade non sono più di 1 su 20.000.000 ?"

https://www.aster.genova.it/perche-parlare-rischio-degli-alberi-citta/


che invito a leggere tutto, specie dove dice "dobbiamo accettare una soglia di rischio", semplicemente perchè questo E' ESATTAMENTE CIO' CHE FA L'UOMO OGNI GIORNO, anche negli atti più semplici come attraversare un incrocio col semaforo verde (e figurarsi col giallo o col rosso!) perchè anche lì c'è il rischio di venire investiti mortalmente. E molto maggiore delle piante. Però lo si accetta senza battere ciglio !!!
Questo è il punto: altro che "praticità", è ignoranza ed incoerenza allo stato puro.

Senza contare poi che oltre a rifiutare un rischio infinitesimo, neppure si considerano minimamente sul piatto della bilancia i BENEFICI apportati dagli alberi, quasi a voler cumulare ignoranza ad ignoranza.
E senza contare infine che spesso le cadute di alberi sono innescate e dovute PROPRIO a interventi precedenti anch'essi segnati dalla totale ignoranza: potature scellerate, lavori stradali trancia-radici, inquinamento. Come dire: prima si feriscono a morte gli alberi, SE NE INDUCE la caduta nel lungo periodo, e poi - quelle rare volte che pure succede - li si incolpa di cadere.

Ma forse, semplicemente, sono solo menefreghismo e malafede.
 
più che praticità mi sembra ignoranza,
Perdonami............. non mi sento ignorante e ti suggerirei di pesare meglio le parole
PREVALERE (con la forza, e senza alcun argomento sensato e fondato)
Dove avrei scritto che bisogna prevalere con la forza? Ho detto invece che va usato il buon senso che, nel caso di una pianta malata, vuota e a rischio caduta, vuol dire sostituirla con una sana
le probabilità di essere colpiti da un albero che cade non sono più di 1 su 20.000.000
E quindi?
Ti ho postato delle foto di alberi malati, vuoti e a rischio caduta quindi, secondo le probabilità da te riportate gli alberi malati andavano lasciati li o andavano tolti? E qui non mi hai risposto
Questo è il buon senso di cui parlavo
Detto questo vedo che abbiamo posizioni diametralmente opposte, rispetto, pur non condividendola, la tua ma credo che sia inutile proseguire questa discussione
 
Beh, se non di persona basta anche solo informarsi.
Ad esempio, sui social esistono vari gruppi a difesa del verde (in varie declinazioni, da quelli più strettamente botanici/scientifici ad altri più rivolti ad azioni pratice), e se ne loggo di tutti i colori, testimoniate da persone che le raccontano in quanto dirette interessate.
Ad esempio, una delle ultime, sul gruppo "alberi nostri alleati", una signora racconta che, dove abita, un tizio ha prima preso in affitto dal Comune un piccolo appezzamento - poco più d'un fazzoletto di terra: 40 metri quadri - per farci l'orto, e poi in virtù del miserrimo canone pagato ha subito cominciato a lamentarsi e fare pressioni sul Comune stesso riguardo a un platano che a suo dire faceva ombra ai suoi ortaggi e d'estate impediva loro di crescere. Col risultato di aver ricevuto l'autorizzazione ad abbaterlo. Ed ora la gente, proprio dove è stato segato (forse per ripicca) ci getta immondizia. Un'altra racconta di una vecchia che a Villanova d'Asti, solo per aggiungere un altro po' di fieno a quello già prodotto (cioè per poche decine di euro) ha fatto abbattere un'enorme quercia di 150 anni, la più grande del paese, appunto perchè "faceva ombra".
Ma le segnalazioni di tutti i tipi fioccano ovunque in Italia. Stamane: stanno tagliando tutti i pini su via Nomentana a Roma, in prossimità del G.r.a. Scorsi mesi : BoscoOspizio, Reggio Emilia, un polmone verde urbano destinato ad essereraso al suolo per l'ennesimo supermercato. 2024: annus horribilis di Villa Borghese a Roma (altro che Villa Pamphili!), letteralmente sfigurata con tagli o capitozzature mostruose di decine di alberi plurisecolari molti dei quali in attesa di essere dichiarati monumentaliali e quindi non abbattibili. Ma si potrebbe continuare all'infinito in una raccapricciante galleria degli orrori che trasuda un atteggiamento verso le piante che nella migliore delle ipotesi è di mera "sopportazione", come fossero una noia, ed il tutto proprio nel pieno di un cambiamento cliamatico che sta sbattendo in faccia a tutti la loro funzione imprescindibile. Siamo cioè letteralmente letteralmente seduti su un ramo e si fa di tutto per segarlo !
In realtà - e qui anticipo parte dell'ulteriore intervento che volevo fare - è arrivato a far piovere sul bagnato il PNRR, che per alberi e vegetazione è stato una sciagura. Perchè col suo principio "spendi i soldi in fretta o li perdi" una marea di sciagurati amministratori si sono sentiti automaticamente in "dovere" di spenderli persino a costo di far danni. Cioè pur di evitare agli occhi degli elettori l'onta di "aver perso i soldi disponibili" (e quindi rischiare i loro voti) se ne sono inventate di tutte, a cominciare proprio dell'equazione "taglio e ripianto", perfetta per spendere sia prima che dopo come fosse un "demolire e ricostruire" traslato di sana pianta (è il caso di dire) dagli edifici agli alberi, con effetti disastrosi poichè non è affatto la stessa cosa: distruzione di un'infinità di piante sanissime e mature, sostituite da arbusti e fuscelli che impiegheranno 50 anni a diventare come quelle, semprechè non secchino già nei primi mesi visto il clima attuale.
Aggiungo che in molti casi le richieste di accesso agli atti di queste operazioni (perizie agronomiche fimrate, documentazioni sulle effettive malattie ecc.) sono rimaste totalmente inascoltate, spesso proprio perchè basate su valutazioni rudimentali, le famigerate VTA, visual tree assessment, cioè ad occhio.
Tra l'altro, cosa che pochi sanno, le riserve degli stessi vivai sono in via di esaurimento, ossia presto si faticherà persino a trovare "fuscelli" da ripiantare, proprio perchè non erano preparati a fronteggiare l'ondata fuori misura di richiesta di nuove piante prodotta appunto da questa degenerazione perversa del PNRR.
Ma guarda intervengo di nuovo dicendo che abbiamo esperienze diverse e viviamo in due mondi diversi. Le citazioni che hai fatto sembrano, anzi lo sono, luoghi comuni o stravolgimenti della realtà perché chiaramente di parte.
Tanto per mettere in chiaro un paio di cose:
- dire che un cittadino fa pressione sul comune per fare abbattere un albero che gli fa ombra all'orto è prendere in giro la gente. Ma quando mai?
- dire che abbattono una quercia secolare per fare più fieno è pari all'affermazione di sopra e va bene per gli ingenui o gli invasati
- prendersela con gli amministratori perché hanno fretta di sfruttare il pnrr sennò perdono i voti è il classico discorso di chi non ha mai partecipato alla vita pubblica. Come accennavo prima sono anche amministratore locale e la parola d'ordine si chiama SICUREZZA, se è da tirare giù si abbatte sennò sta lì e i soldi li usiamo in un altro modo
- tra le righe trasuda, non so neanche come definirlo, un desiderio di vendetta o rivalsa o non so cosa. Io non so dove prendi i dati tu, non stiamo segando nessun ramo, il verde in Italia è maggiore di 50 anni fa e così in tutta Europa. E qui anticipo già l'altro discorso sull'inquinamento, non sono gli alberi che ci salveranno dall'inquinamento perché poveracci fanno già un gran lavoro con la CO2 ma i PM10 e via dicendo ce li teniamo comunque sia che gli alberi stiano in piedi o sdraiati
 
E senza contare infine che spesso le cadute di alberi sono innescate e dovute PROPRIO a interventi precedenti anch'essi segnati dalla totale ignoranza: potature scellerate, lavori stradali trancia-radici, inquinamento. Come dire: prima si feriscono a morte gli alberi, SE NE INDUCE la caduta nel lungo periodo, e poi - quelle rare volte che pure succede - li si incolpa di cadere.
E quindi sarebbe meglio lasciare lì alberi vecchi, con le radici tagliate e capitozzati ogni anno? Giusto per poter dire di aver salvato 4 alberi?
Ma si potrebbe continuare all'infinito in una raccapricciante galleria degli orrori che trasuda un atteggiamento verso le piante che nella migliore delle ipotesi è di mera "sopportazione", come fossero una noia, ed il tutto proprio nel pieno di un cambiamento cliamatico che sta sbattendo in faccia a tutti la loro funzione imprescindibile. Siamo cioè letteralmente letteralmente seduti su un ramo e si fa di tutto per segarlo !
Sì ma adesso, non è che sono tutti mongoli eh. Io sono solo uno studente in scienze ambientali, non sono esperto propriamente di piante e urbanistica, però da me hanno piantato certe piante in città che mi lasciano un po' perplesso.
Per dire, un cedro del Libano alto ormai 40-50 metri a 4 metri da un condominio, in centro città. Boh, io direi che si potrebbe anche valutare un attimo se tirarlo giù o meno...
In realtà - e qui anticipo parte dell'ulteriore intervento che volevo fare - è arrivato a far piovere sul bagnato il PNRR, che per alberi e vegetazione è stato una sciagura. Perchè col suo principio "spendi i soldi in fretta o li perdi" una marea di sciagurati amministratori si sono sentiti automaticamente in "dovere" di spenderli persino a costo di far danni.
Intanto se non c'era il PNRR eravamo fermi a 10 anni fa. Perché un fottio di cose le hanno fatte solo grazie a quei soldi.
Perché non ci sei te a gestire tutti sti soldi, visto che hai le idee chiarissime su cosa fare e cosa non fare?
distruzione di un'infinità di piante sanissime e mature, sostituite da arbusti e fuscelli che impiegheranno 50 anni a diventare come quelle, semprechè non secchino già nei primi mesi visto il clima attuale.
"Sanissime e mature" lo dici te, potrebbero anche essere "compromesse e vecchie"...

Poi scusa eh, da che mondo è mondo se si deve ripiantare una pianta si prende una pianta giovane e piccola...***** faresti te, chiami gru ed escavatore per ripiantare una quercia da 30 metri?

Ste piantine in 5 anni diventano grandi a sufficienza da fare ombra, va là. Se ti interessa anche il cambiamento climatico, le piante giovani crescono più velocemente e quindi stoccherebbero anche più CO2.
Aggiungo che in molti casi le richieste di accesso agli atti di queste operazioni (perizie agronomiche fimrate, documentazioni sulle effettive malattie ecc.) sono rimaste totalmente inascoltate, spesso proprio perchè basate su valutazioni rudimentali, le famigerate VTA, visual tree assessment, cioè ad occhio.
Si perché te vai a leggere la perizia e capisci subito come, cosa e perché hanno sbagliato nel farla...così, per conoscenza divina, senza avere mezza base di conoscenza sugli alberi.
Ma non farmi ridere... cos'è, quando mettono le reti sulle pareti rocciose per rischio frana vai a leggerti la relazione tecnica? Vai a rifarti i conti dell'ingegnere?

Te cosa faresti? Ad ogni albero vai a valutare con un tomografo se sta bene o meno? Così altro che perdere i soldi del PNRR, in 10 anni magari capisci quale albero tenere.
Tra l'altro, cosa che pochi sanno, le riserve degli stessi vivai sono in via di esaurimento, ossia presto si faticherà persino a trovare "fuscelli" da ripiantare, proprio perchè non erano preparati a fronteggiare l'ondata fuori misura di richiesta di nuove piante prodotta appunto da questa degenerazione perversa del PNRR.
Sarai contento allora...
 
Ciao a tutti, io ho praticamente passato la mia infanzia a Villa Pamphili. Purtroppo ho visto quella pineta morire progressivamente negli anni, c'è stata poca cura di quei pini storici...il problema ora è che negli ultimi anni si è verificato più di un caso di near miss, in cui persone che si trovavano a passare hanno rischiato di essere presi in pieno dalla caduta di un albero, e purtroppo diverse analisi effettuate hanno evidenziato lo stato di salute precario di molti di questi, perciò penso che gli abbattimenti siano una misura "preventiva" per evitare possibili tragedie...di contro però, quello che so (non abito più a Roma da qualche anno anche se ogni tanto torno a fare visita agli amici) è che il comune ha stanziato diversi fondi per il riforestamento della Villa, e sono già arrivati decine di lecci da piantare, mentre dall'altra parte della via Olimpica ho notato diverse messe a dimora di ulivi e alberi da frutto.
 
Ciao a tutti, io ho praticamente passato la mia infanzia a Villa Pamphili. Purtroppo ho visto quella pineta morire progressivamente negli anni, c'è stata poca cura di quei pini storici...il problema ora è che negli ultimi anni si è verificato più di un caso di near miss, in cui persone che si trovavano a passare hanno rischiato di essere presi in pieno dalla caduta di un albero, e purtroppo diverse analisi effettuate hanno evidenziato lo stato di salute precario di molti di questi, perciò penso che gli abbattimenti siano una misura "preventiva" per evitare possibili tragedie...di contro però, quello che so (non abito più a Roma da qualche anno anche se ogni tanto torno a fare visita agli amici) è che il comune ha stanziato diversi fondi per il riforestamento della Villa, e sono già arrivati decine di lecci da piantare, mentre dall'altra parte della via Olimpica ho notato diverse messe a dimora di ulivi e alberi da frutto.
Ecco io non vivo a Roma ne (purtroppo!!!) ci sono mai stato però a intuito mi sentirei di dire che è stata fatta la scelta più sensata. Tra l'altro è la stessa cosa che farebbe il 99.9% di quegli incapaci di amministratori locali che pensano a farsi rieleggere solo per continuare a prendere il loro mega indennizzo...
--- ---

Ecco ma tu sei in grado di capire?
Leggo volentieri, senza polemica veramente.

Io non ci capisco niente, per questo esistono i tecnici, da noi chiamiamo un dottore forestale che fa una analisi e ci dice cosa fare e cosa non fare e quello è.
 
Ecco io non vivo a Roma ne (purtroppo!!!) ci sono mai stato però a intuito mi sentirei di dire che è stata fatta la scelta più sensata. Tra l'altro è la stessa cosa che farebbe il 99.9% di quegli incapaci di amministratori locali che pensano a farsi rieleggere solo per continuare a prendere il loro mega indennizzo...
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Ecco ma tu sei in grado di capire?
Leggo volentieri, senza polemica veramente.

Io non ci capisco niente, per questo esistono i tecnici, da noi chiamiamo un dottore forestale che fa una analisi e ci dice cosa fare e cosa non fare e quello è.
Assolutamente no. A una vista profana sembrano quasi tutti alberi dal tronco compatto, ma non credo che ci si metta a far legna nelle ville romane.
 
Io vado a Villa Pamphili quasi quotidianamente e tutta questa pioggia di rami ed alberi sui frequentatori non l'ho mai vista, A parte il grande cedro del libano caduto poco sopra l'area attrezzata. Come non mi pare di aver notato una piantumazione massiccia. Gli alberi nel sito aldilà dell'Olimpica fanno,parte del Giardino dei Giusti ma quello è un altro discoso.
 
Assolutamente no. A una vista profana sembrano quasi tutti alberi dal tronco compatto, ma non credo che ci si metta a far legna nelle ville romane.
La quarta immagine a me sembra che ci sia il tronco a sx marcio internamente, dove è marrone...
Nella quinta e sesta immagine si vedono quelle zone nere che non so cosa siano, ma non mi sembra una cosa buona.

Le immagini prima non mi sembrano messi male (nel senso che per quel poco che ci capisco non sono palesemente marci). Però non è che se la base dell'albero è a posto allora è tutto ok...magari lì è messo bene, poi magari ha qualche malattia che parte dagli aghi.
 
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