- Parchi del Lazio
-
- Parco Nazionale d'Abruzzo Lazio e Molise
Dati
Data: 17 dicembre 2015
Regione e provincia: Lazio - Frosinone
Località di partenza: Santuario Madonna di Canneto (Settefrati)
Località di arrivo: Rifugio Forca Resuni
Tempo di percorrenza: 8 ore a/r
Chilometri: c.ca 19 km.
Grado di difficoltà: E fino ai Tre Confini poi più difficile su sentiero stretto e molto ripido in cui si guadagnano 500 metri in appena 2 km. fino al valico.
Descrizione delle difficoltà: nessuna, ma in condizioni di abbondante innevamento, il tratto dai Tre Confini al valico può diventare molto impegnativo.
Periodo consigliato: sempre
Segnaletica: presenti bolli rossi/bianchi
Dislivello in salita: 1100 c.ca
Quota massima: 1952 m.
Accesso stradale: Autostrada Roma/Napoli, uscita Cassino. Da qui si seguono le indicazioni per Atina prendendo la SS per Forca d'Acero. Si esce ad Atina e si seguono le indicazioni per Settefrati. Giunti al bivio del paese, si lascia il centro sulla sinistra e si segue l'unica strada che passa accanto al cimitero e prosegue verso il Santuario dove termina. Ampio parcheggio.
C'è anche la possibilità di parcheggiare poco più avanti, percorrendo una comoda sterrata verso la grande struttura della casa Salesiana ma bisogna stare attenti ai divieti del Parco.
Descrizione
Camminare lungo la valle di Canneto vuol dire immergersi in uno straordinario ambiente dove la Natura si manifesta sotto tutti i suoi migliori aspetti.
La valle è anche uno scrigno inesauribile di storia millenaria e tradizioni.
Qui ogni pietra è sacra, ogni casa in rovina ha un mistero da svelare, dietro ogni muro c’è una tradizione popolare che aspetta di essere raccontata.
La valle di Canneto è un profondissimo solco boscoso, racchiuso da magnifiche muraglie che culminano in vette dall'aspetto fiero e selvaggio, quasi tutte oltre i 2000 metri. In alcuni tratti i versanti delle montagne che ricadono nella valle si avvicinano a tal punto da creare una stretta e oscura gola.
Un curioso torrente gioca a nascondino lungo tutto il solco vallivo, uscendo fuori dalle rocce a intervalli, per poi scomparire interrandosi nel suolo calcareo, per poi di nuovo riaffiorare formando piccoli specchi d’acqua, ruscelli e cascate. E’ il fiume Melfa, che vede le sue leggendarie sorgenti "ufficiali" poco a monte del Santuario dove è stato creato un pittoresco lago grazie ad uno sbarramento con captazione delle acque.
Qui è facile avvistare animali selvatici come i cervi che scorazzano numerosi tra i boschi, mentre per avvistare caprioli, orsi e lupi bisogna essere più fortunati anche se è possibile. I camosci sono i padroni incontrastati delle quote più elevate e sono di facile avvistamento.
Il punto di partenza della nostra lunga escursione si trova a 1008 metri di quota, davanti al bianchissimo Santuario di Canneto, che brilla nell’oscurità della fitta faggeta. La struttura racchiude la preziosa statua della “Madonna Bruna”, imperniata da numerose e affascinanti leggende popolari, molto venerata dalle popolazioni di almeno quattro regioni.
L'itinerario nel fondovalle si sviluppa per circa 8 km. su comodo sentiero in lieve salita fino all'ampia radura dei Tre Confini. Lungo il percorso si incontrano alcune strutture. La prima, a qualche centinaio di metri dalla partenza, è la casa Salesiana. Segue dopo 4 km. il rifugio Acquanera del CAI di Cassino e successivamente, in un’ampia radura erbosa accanto al letto del torrente, i ruderi del Casone Bartolomucci, residenza di un’antica famiglia di proprietari terrieri.
Giunti in località Tre Confini, alla quota di 1496 metri, il fitto bosco di faggi inizia ad aprirsi in ampie e luminose radure che svelano i tormentati rilievi di alcune alture, avamposti della Camosciara, ognuno con un nome: Tre Mortari, Balzo della Chiesa, monte Capraro, tutti caratterizzati da torrioni rocciosi che emergono dalla fitta vegetazione di faggi e conifere.
Visione completamente diversa sul lato opposto della valle, chiusa dalle solenni muraglie rocciose dei monti della Meta e dalle vette che compongono la sua spettacolare cresta.
Dai 1496 metri della grande radura dei Tre Confini non resta dunque che risalire i ripidissimi crinali verso i 1952 metri del valico di Forca Resuni, percorrendo uno stretto e ripido sentiero che ci fa guadagnare ben 500 metri di dislivello in appena 2 km. ma con la straordinaria vista del monte Petroso che con i suoi spalti rocciosi chiude la valle a destra.
Un forte vento ci accoglie al valico ma per fortuna troviamo il rifugio aperto e ci fermiamo per riposarci un po', prima di ripartire. Osservare da vicino la maestosità del monte Petroso che sembra chiamarci, oppure la stimolante vicinanza del monte Capraro esercita su di noi un'attrazione come il canto delle sirene verso Ulisse. Il valico rappresenta un corridoio in mezzo alla riserva integrale del Parco. Oltre questo, si scende sul versante abruzzese.
E' ancora presto e girovaghiamo senza meta nei dintorni del valico a caccia di qualche bella immagine da fotografare, ma il percorso di ritorno è lungo, le ore di luce sono poche e dunque ci apprestiamo a ritornare seguendo il sentiero dell'andata, con una luce diversa e un impareggiabile tramonto riflesso dalle rocce delle montagne che gettano nel freddo bosco innevato una luminosità irreale.
La notte sopraggiunge a metà percorso nella fitta faggeta ma le rocce della Meta che si intravedono tra i rami, sembrano ancora illuminate da una strana luce bianca, quasi come fossero fosforescenti e il buio esalta l'aura mistica che le pervade. Infine giungiamo alla macchina, come si dice spesso in questi casi, stanchi ma felici.
Partecipanti: io, Alessandro (Alexmoscow) e Caterina, non iscritta al forum.
Lungo la val Canneto
palina indicativa ai Tre Confini
Forca Resuni
Monte Jamiccio e monte Petroso
Oltre il valico, il passo del Cavuto e altre visioni abruzzesi...
Monte Petroso
Data: 17 dicembre 2015
Regione e provincia: Lazio - Frosinone
Località di partenza: Santuario Madonna di Canneto (Settefrati)
Località di arrivo: Rifugio Forca Resuni
Tempo di percorrenza: 8 ore a/r
Chilometri: c.ca 19 km.
Grado di difficoltà: E fino ai Tre Confini poi più difficile su sentiero stretto e molto ripido in cui si guadagnano 500 metri in appena 2 km. fino al valico.
Descrizione delle difficoltà: nessuna, ma in condizioni di abbondante innevamento, il tratto dai Tre Confini al valico può diventare molto impegnativo.
Periodo consigliato: sempre
Segnaletica: presenti bolli rossi/bianchi
Dislivello in salita: 1100 c.ca
Quota massima: 1952 m.
Accesso stradale: Autostrada Roma/Napoli, uscita Cassino. Da qui si seguono le indicazioni per Atina prendendo la SS per Forca d'Acero. Si esce ad Atina e si seguono le indicazioni per Settefrati. Giunti al bivio del paese, si lascia il centro sulla sinistra e si segue l'unica strada che passa accanto al cimitero e prosegue verso il Santuario dove termina. Ampio parcheggio.
C'è anche la possibilità di parcheggiare poco più avanti, percorrendo una comoda sterrata verso la grande struttura della casa Salesiana ma bisogna stare attenti ai divieti del Parco.
Descrizione
Camminare lungo la valle di Canneto vuol dire immergersi in uno straordinario ambiente dove la Natura si manifesta sotto tutti i suoi migliori aspetti.
La valle è anche uno scrigno inesauribile di storia millenaria e tradizioni.
Qui ogni pietra è sacra, ogni casa in rovina ha un mistero da svelare, dietro ogni muro c’è una tradizione popolare che aspetta di essere raccontata.
La valle di Canneto è un profondissimo solco boscoso, racchiuso da magnifiche muraglie che culminano in vette dall'aspetto fiero e selvaggio, quasi tutte oltre i 2000 metri. In alcuni tratti i versanti delle montagne che ricadono nella valle si avvicinano a tal punto da creare una stretta e oscura gola.
Un curioso torrente gioca a nascondino lungo tutto il solco vallivo, uscendo fuori dalle rocce a intervalli, per poi scomparire interrandosi nel suolo calcareo, per poi di nuovo riaffiorare formando piccoli specchi d’acqua, ruscelli e cascate. E’ il fiume Melfa, che vede le sue leggendarie sorgenti "ufficiali" poco a monte del Santuario dove è stato creato un pittoresco lago grazie ad uno sbarramento con captazione delle acque.
Qui è facile avvistare animali selvatici come i cervi che scorazzano numerosi tra i boschi, mentre per avvistare caprioli, orsi e lupi bisogna essere più fortunati anche se è possibile. I camosci sono i padroni incontrastati delle quote più elevate e sono di facile avvistamento.
Il punto di partenza della nostra lunga escursione si trova a 1008 metri di quota, davanti al bianchissimo Santuario di Canneto, che brilla nell’oscurità della fitta faggeta. La struttura racchiude la preziosa statua della “Madonna Bruna”, imperniata da numerose e affascinanti leggende popolari, molto venerata dalle popolazioni di almeno quattro regioni.
L'itinerario nel fondovalle si sviluppa per circa 8 km. su comodo sentiero in lieve salita fino all'ampia radura dei Tre Confini. Lungo il percorso si incontrano alcune strutture. La prima, a qualche centinaio di metri dalla partenza, è la casa Salesiana. Segue dopo 4 km. il rifugio Acquanera del CAI di Cassino e successivamente, in un’ampia radura erbosa accanto al letto del torrente, i ruderi del Casone Bartolomucci, residenza di un’antica famiglia di proprietari terrieri.
Giunti in località Tre Confini, alla quota di 1496 metri, il fitto bosco di faggi inizia ad aprirsi in ampie e luminose radure che svelano i tormentati rilievi di alcune alture, avamposti della Camosciara, ognuno con un nome: Tre Mortari, Balzo della Chiesa, monte Capraro, tutti caratterizzati da torrioni rocciosi che emergono dalla fitta vegetazione di faggi e conifere.
Visione completamente diversa sul lato opposto della valle, chiusa dalle solenni muraglie rocciose dei monti della Meta e dalle vette che compongono la sua spettacolare cresta.
Dai 1496 metri della grande radura dei Tre Confini non resta dunque che risalire i ripidissimi crinali verso i 1952 metri del valico di Forca Resuni, percorrendo uno stretto e ripido sentiero che ci fa guadagnare ben 500 metri di dislivello in appena 2 km. ma con la straordinaria vista del monte Petroso che con i suoi spalti rocciosi chiude la valle a destra.
Un forte vento ci accoglie al valico ma per fortuna troviamo il rifugio aperto e ci fermiamo per riposarci un po', prima di ripartire. Osservare da vicino la maestosità del monte Petroso che sembra chiamarci, oppure la stimolante vicinanza del monte Capraro esercita su di noi un'attrazione come il canto delle sirene verso Ulisse. Il valico rappresenta un corridoio in mezzo alla riserva integrale del Parco. Oltre questo, si scende sul versante abruzzese.
E' ancora presto e girovaghiamo senza meta nei dintorni del valico a caccia di qualche bella immagine da fotografare, ma il percorso di ritorno è lungo, le ore di luce sono poche e dunque ci apprestiamo a ritornare seguendo il sentiero dell'andata, con una luce diversa e un impareggiabile tramonto riflesso dalle rocce delle montagne che gettano nel freddo bosco innevato una luminosità irreale.
La notte sopraggiunge a metà percorso nella fitta faggeta ma le rocce della Meta che si intravedono tra i rami, sembrano ancora illuminate da una strana luce bianca, quasi come fossero fosforescenti e il buio esalta l'aura mistica che le pervade. Infine giungiamo alla macchina, come si dice spesso in questi casi, stanchi ma felici.
Partecipanti: io, Alessandro (Alexmoscow) e Caterina, non iscritta al forum.
Lungo la val Canneto
palina indicativa ai Tre Confini
Forca Resuni
Monte Jamiccio e monte Petroso
Oltre il valico, il passo del Cavuto e altre visioni abruzzesi...
Monte Petroso
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mi avvalgo della facoltà di non rispondere...conoscendomi saprai che non ci siamo fermati a Forca Resuni 