Alla ricerca di una Resolza

avvocato, poeta, scrittore senon ricordo male!! la moglie poetessa, se non sbaglio.
E anche politico :D, comunque la guspinesa non esiste solo a lama mozza ( che è forse la piu conosciuta) ma originariamente era con la punta tipo pattadese, è solo dopo la legge del 1908 ( che disciplinava la lunghezza delle lame permesse ad uso personale, per le lame a punta era proibito oltrepassare la lunghezza di 4 centimetri, per quelle senza punta era consentito raggiungerne i 10 cm ) che nacque la guspinesa a punta mozza, ma quelle descritte da Lussu nel suo libro, erano non solo appuntite ma anche piuttosto grandi di dimensione e veniva usata come raccontato sopra da Alekos.
 

Personalmente definisco artigiano chi tende ad avere una produzione di pezzi unici o di piccoli numeri dove la parte preponderante del lavoro è fatta manualmente, su ordinazione o su ispirazione personale e talvolta per puro piacere personale. Con successiva vendita per sostentamento personale e lucro. E l'attività manuale per me è anche lavorare con appositi macchinari, perchè sfido ad esempio molti ad usare correttamente una mola senza aver l'esperienza e una manualità artigianale.
Pagina 17 arriva finalmente un pensiero pacato e raggionevole....
la penso perfettamente come te...
 
CADMO mi devi una birra, .......... anzi due :)!

allora compagneros visto che vedo fio fior di intenditori, esperti, conoscitori, adesso vi chiedo se sapete indicarmi link di storia della brigata sassari dove si dice che come arma bianca usavano la guspinesa e se ci sono foto di queste appartenute ai militari on line.
grazie
A tal proposito un po’ di storia arricchita da documenti:
“Un battaglione del 152° veniva impiegato immediatamente in un’azione offensiva nel Bosco Triangolare (al centro del settore); a questa azione partecipò Sardus Fontana che da una parte sottolineava l’importanza dell’atteggiamento «calmo e sicuro del superiore» per i propri subalterni, dall’altra non mancava di ricordare «episodi terrificanti di coraggio e di sangue», quando il «piccolo fante nostro e l’atletico magiaro» si affrontano nel corpo a corpo. Nella lotta, abbandonate le baionette, i sardi fecero ricorso alla tradizionale guspinesa (nota: «Cosiddettta perché tipica di Guspini. Nella forma caratteristica era senza punta, sulla scorta di una legge regia,varata nel 1908, che disciplinava la lunghezza delle lame permesse ad uso personale. Mentre per le lame a punta era proibito oltrepassare la lunghezza di 4 centimetri, per quelle senza punta era consentito raggiungere 10. I Guspinesi consideravano questo tipo di coltello ugualmente funzionale, anche perché, in prevalenza, erano minatori e serviva loro soprattutto per mangiare. Sa guspinesa è il coltello utilizzato nei loro assalti dai valorosi della Brigata Sassari, durante
la prima guerra mondiale») causa, aggiunge Fontana, di un vero sterminio e dello sbandamento dei demoralizzati nemici, un’arma che egli non mancava di definire «semplice ma diabolica», ufficialmente ignorata dai Comandi superiori ma ben tollerata per la sua efficacia: al suo uso Fontana attribuiva i successi conseguiti «specie negli assalti contro i magiari».”
ISTITUTO REGIONALE PER LA STORIA DEL MOVIMENTO
DI LIBERAZIONE NEL FRIULI VENEZIA GIULIA 1918-2008: la Grande guerra novant’anni dopo


Giuseppe Musinu (la LEGGENDA) fu, con Emilio Lussu, uno degli ufficiali più amati dai fanti della Sassari, composta interamente da sardi; ferito cinque volte, fu protagonista in decine di azioni che gli crearono la fama dell'eroe. Assieme ai suoi sassarini partecipava ai colpi di mano con «sa guspinesa», un coltello affilatissimo, e con il «fogu aintru», con il tizzone dentro la bocca: così tenevano il sigaro, per non essere individuati nel buio della notte e poter dare fuoco alle micce degli esplosivi, cortissime, in modo da sorprendere il nemico. Le sentinelle nei settori affidati alla Sassari avevano l'ordine di sparare contro chiunque, al «chi va là?», non rispondesse in sardo: fra gli imperial-regi non erano pochi quelli che parlavano italiano. E così i sassarini si cautelavano: «Se sese italianu, faedda in sardu!», se sei italiano, parla in sardo. Le promozioni di Musinu furono guadagnate sul campo: a 26 anni era il più giovane maggiore dell'esercito. Morì nel 1992 alla bella età di 101 anni. Kellermann Editore 2011”
La Brigata Sassari oltre quel ponte prima della deflagrazione di Sergio Tazzer

“Emerge vivacemente, in questo contesto, specialmente la “sardita" della Brigata. Ecco dunque gli intermezzi della trincea, con i piccoli banchetti a base di "guspinesa" (il "terribile coltello sardo", come scrivevano i corrispondenti di guerra nel 1915) e di porchetti alla sarda consumati in faccia al nemico; ecco l`insistita registrazione della straordinaria coesione tra "capi" (gli ufficiali, soprattutto quelli di complemento) e "base" (i contadini-soldati di leva), con il dialetto sardo usato come tramite - quasi la lingua ufficiale della Brigata, come scrive nel suo libro Alfredo Graziani: "se sei Italiano, parla sardo!" l`avviso delle sentinelle, come ricorda anche Fontana -; ecco il rapporto, paterno e paternalistico insieme, che si instaura tra ufficiali e soldati (come testimonia tra gli altri Ezio Maria Gray) e le frequenti nota­zioni sul particolare modo di combattere (le tecniche di sopravvivenza affinate nella società pastorale applicate poi alla guerra di trincea; la confidenza con le armi da taglio e con i terreni impervi ecc.).”
il "terribile coltello sardo", come scrivevano i corrispondenti di guerra nel 1915

“Riguardo i pugnali è curioso riportare quanto ha scritto Davide Zamboni circa gli arditi reggimentali della Brigata Sassari: “tutti i sardi della brigata “Sassari” utilizzarono, per tutta la guerra sia nel combattimento che nella vita privata di tutti i giorni in trincea, i coltelli tipici della Sardegna di produzione civile più conosciuti: “pattadese”, “guspinese”, “”arburese”, “lussurgese”, e “logudorese”… Gli arditi reggimentali della “Sassari”potevano dunque contare anche su questi coltelli a serramanico tradizionali della loro terra da utilizzare nel combattimento corpo a corpo oltre all’armamento regolamentare previsto che, come già illustrato, era composto dalla baionetta modello 1891 e dal pugnale da ardito.”
Gli Arditi italiani nella Prima Guerra Mondiale

Lussu riebbe il suo bastone da capocaccia. Glielo piallarono con le guspinesi due soldati della decima, un bastone un po' curvo e con un grosso nodo a fare da impugnatura.”
“………. Ma uccidere da vicino un uomo, qualsiasi uomo, non è così facile. E io... io poi non avevo mai desiderato uccidere nessuno, salvo il generale Leone, dopo la morte di Santini. Avevo sparato, sì, ma quasi sempre al cielo, quasi sempre sopra le linee, senza che nessuno dei miei compagni se ne accorgesse. Probabilmente nessun austriaco era morto per una mia pallottola, nessun vecchio dalle mani larghe di contadino e nessun soldato bambino dalla lingua dura masticata tra i denti, nemmeno avevo usato la baionetta, e non avrei mai utilizzato... non avrei mai utilizzato il coltello. Alla Trincea dei Razzi, sul Carso, negli ultimi giorni gli uomini si erano fatti avanti con le guspinesi e con le pattadesi. Gli austriaci, ammassati nei camminamenti, erano alti e impacciati, con le baionette. E i diavoli rossi li bucavano in pancia e alla gola come agnelli o maiali e non facevano prigionieri, nei corpo a corpo. Tu vuoi uccidere me e io uccido te, guardandoti negli occhi come sotto l'ulivo o la quercia, ai piedi del muretto a secco o nella piazza del paese, questo era il segreto dei diavoli rossi, e per questo gli austriaci non avevano scampo, nei corpo a corpo. Ma neanche allora... neanche allora io uccisi qualcuno...”
tratto da Un anno sull'Altipiano di Emilio Lussu

“………. Gli intrepidi sardi combattenti della Sassari, che seppero interpretare insperatamente la definitiva conquista di Monte Valbella, Col del Rosso e Col d’Echele, consegnarono il nome dei diavoli rossi alla storia italiana, suggellando così il primo riscatto del nostro Esercito dopo la catastrofe di Caporetto. ……….
All’interno del libro che un valoroso ufficiale della Sassari, Leonardo Motzo, dedicherà nel 1930 agli intrepidi sardi della Sassari, il legame con le qualità naturali dei diavoli rossi, figli del mondo pastorale e contadino, è messo chiaramente in luce, come, ad esempio, quando si fa cenno al peculiare coltello sardo (che nel Capo di Sopra si chiama sa pattadesa), arma che si rivelerà spesso decisiva nel corpo a corpo nelle trincee austriache ed il cui uso è direttamente derivante dalla concezione della balentìa”
Ministero della Difesa “L’unicità dei “Dimonios”

Foto (trovata in rete) tratta dal museo della Grande Guerra di Redipuglia (Gorizia)
sdc10353g.jpg

Concedetemelo, un piccolo ricordo in memoria di quelli che furono:
“«Quassù ci aspetta l`onore di sbarrare al nemico le porte d`Italia!» Lo avevano ben capito i fanti della «Sassari» e glielo aveva predicato il Comandante la Divisione, Tenente Generale Elia, il quale, la mattina del 3 giugno, al 3° Battaglione del 152° che si avviava su per la Val Sugana aveva parlato, dicendo fra l`altro: ...«in un Consiglio di Guerra tenuto ieri presso il Comando Supremo, si è richiesta una Brigata ad arginare la piena, una sola brigata, la migliore che abbia l`Esercito Italiano. La voce unanime di tutti i presenti ha risposto: «la Brigata "Sassari"».”

Per finire, Cadmo se tu a ragion veduta sei un grande fan della “Guspinesa” di Guspini, Io non so cosa darei per avere tra le mani la “Tattaresa” (cliccarci su per ammirarne la bellezza dei particolari) di Sassari.
………. E guai a chi si azzarda a polemizzare su i miei Gusti :lol:!

Un Saluto.
Dk.
 
Ultima modifica:
allora compagneros visto che vedo fio fior di intenditori, esperti, conoscitori, adesso vi chiedo se sapete indicarmi link di storia della brigata sassari dove si dice che come arma bianca usavano la guspinesa e se ci sono foto di queste appartenute ai militari on line.

grazie
Allora, la storia è molto complessa perché durante la prima guerra mondiale s'è usato un po' di tutto, addirittura esistevano coltelli fatti a forma di fibbia da cinta!
Per quel che ricordo, su tutto il fronte della prima guerra mondiale si sono usati coltelli fatti in ogni modo; ricavati da coltelli da lavoro, fatti a mano da pezzi di ferro rimediati e via dicendo. Non tutti avevano la classica baionetta che comunque in un corpo a corpo non è molto utile.
Se vi andate a vedere quanto erano lunghe li prime baionette capirete quello che sto dicendo.
Su questo argomento consiglio:
Coltelli e pugnali
di Znedek Factor.
Edito da Fratelli Melta Editori.

Venendo alla guspinesa di cui chiedi, ne parla Luciano Salvatici in uno di questi due libri:
-Fatti di coltello
-La passione di un collezionista scritti di Luciano Salvatici
dovrebbe essere il secondo che poi è quello in cui sono presentati tutti i coltellli tradizionali italiani.

P.S.
I suddetti libri li trovi qui: Pubblicazioni del Centro Ricerca dei Ferri Taglienti , come vedi costano veramente poco (22 euro in totale) e ti consiglio di comperarli. Io li ho (purtroppo sono temporaneamente in prestito) e sono molto interessanti.
Altro libro interessante è Coltelli d'italia; Coltelli d'Italia di Giancarlo Baronti

Una discussione interessante sui libri di coltelli la trovate qui:
tuttocoltelli • Leggi argomento - Libri sui coltelli
 
Naturalmente, ad onor del vero, durante gli assalti veniva usata anche la baionetta infatti il Generale di Corpo d`Armata Giuseppe Musinu durante un intervista affermava che:
“- Si dice un’altra cosa. Che i fanti del­la Brigata "Sassari" mettessero i coltelli sui fucili al posto delle baionette negli assalti all’arma bianca alle trincee nemiche.
“Può essere accaduto, perché i pastori avevano maggiore dimestichezza con i coltelli a serramanico, le cosiddette leppe di Pattada. Ma nel mio battaglione usavamo in prevalenza la baionetta. Bastava, eccome…”.”

Fatto sta però, a mio avviso, come si evince dai documenti inseriti nel mio precedente post, che i Sardi nel corpo a corpo "stretto", si affidavano ai loro coltelli.

Un Saluto.
Dk.
 
Basta chiarirsi sul concetto di "carica alla baionetta" o "assalto all'arma bianca" o comunemente detta "assalto alla baionetta" con il combattimento "corpo a corpo" che sono due cose diverse.

Il primo (carica/assalto) sicuramente si poteva concludere anche con il secondo (corpo a corpo), il secondo non è detto che nasceva espressamente dal primo per cui è più probabile che uno utilizzi, se può, quello che ritiene migliore anche perchè se "vince" dubito che qualcuno gli dica qualcosa (ma non si sa mai parlando della prima guerra mondiale) ..... se perde ..... chi se ne frega.

Ciao :), Gianluca
 
allora compagneros visto che vedo fio fior di intenditori, esperti, conoscitori, adesso vi chiedo se sapete indicarmi link di storia della brigata sassari dove si dice che come arma bianca usavano la guspinesa e se ci sono foto di queste appartenute ai militari on line.
grazie
E ancora:
“Un comandante militare della Sardegna, generale Emanuele Pugliese, ricorda che durante la prima guerra mondiale i Sardi portavano negli assalti, all'insaputa dei comandanti, un'arma assai temuta: la guspinesa (dal libro "I sardi nella Grande Guerra" - Alberto Monteverde).
Dal canto suo, parlando della ” brigata Sassari” nel libro Battesimo di fuoco, l'iglesiente Sardus Fontana racconta. "Poiché riesce difficile il maneggio della baionetta, entra in azione sa guspinesa, facendo un vero sterminio, tanto che le truppe avversarie, demoralizzate e impaurite, abbandonano la posizione....Forza Paris è il grido dei nostri fanti che subito compatti si lanciano con impeto travolgente: buttano il fucile per brandire sa guspinesa con la quale nel corpo a corpo diventano impareggiabili gladiatori”.
Francesco Piredda Coltellinaio
Credo che quel tipo di guspinesa adottato nella prima Guerra Mondiale fosse molto simile a queste (vedere link precedente):
gus.jpg

Un Saluto.
Dk.
 
E ancora:
“Un comandante militare della Sardegna, generale Emanuele Pugliese, ricorda che durante la prima guerra mondiale i Sardi portavano negli assalti, all'insaputa dei comandanti, un'arma assai temuta: la guspinesa (dal libro "I sardi nella Grande Guerra" - Alberto Monteverde).
Dal canto suo, parlando della ” brigata Sassari” nel libro Battesimo di fuoco, l'iglesiente Sardus Fontana racconta. "Poiché riesce difficile il maneggio della baionetta, entra in azione sa guspinesa, facendo un vero sterminio, tanto che le truppe avversarie, demoralizzate e impaurite, abbandonano la posizione....Forza Paris è il grido dei nostri fanti che subito compatti si lanciano con impeto travolgente: buttano il fucile per brandire sa guspinesa con la quale nel corpo a corpo diventano impareggiabili gladiatori”.
Francesco Piredda Coltellinaio
Credo che quel tipo di guspinesa adottato nella prima Guerra Mondiale fosse molto simile a queste (vedere link precedente):

Un Saluto.
Dk.
Come ho scritto in un post sopra, la guspinesa nasce come coltello appuntito non a mozzetta, questa versione mozza che conosciamo noi oggi nasce solo dopo il 1908 a opera dei minatori della zona poiche non potevano piu portare coltelli con la punta superiori a 4 cm di lunghezza, dato che gli stessi trovavano utile e importante la presenza del coltello nelle loro tasche, decisero di mozzare la punta alle loro guspinesi e cosi portarsi a norma di legge in miniera coltelli lunghi fino a 10 cm, ma le guspinesi citate e utilizzate nella grande guerra erano le classiche appuntite con lame simili alle pattadesi, oggi uno dei piu quotati interpreti di questo tipo di coltello è Paolo Cancedda '' Furittu'' e questa è una sua classica guspinesa con la punta.
 

Allegati

Ultima modifica:
Su questo non so aiutarti, in Sardegna non c'era e mai c'è stata ne la cultura e ne la tradizione del combattimento coi coltelli, il coltello è sempre stato per i Sardi uno strumento di lavoro e non di offesa, per quella funzione esisteva la Leppa, che era un sorta di piccola sciabola lunga 60-65 cm che veniva portata alla cintola come arma di difesa e offesa.
 
Su questo non so aiutarti, in Sardegna non c'era e mai c'è stata ne la cultura e ne la tradizione del combattimento coi coltelli, il coltello è sempre stato per i Sardi uno strumento di lavoro e non di offesa, per quella funzione esisteva la Leppa, che era un sorta di piccola sciabola lunga 60-65 cm che veniva portata alla cintola come arma di difesa e offesa.

Ovviamente rispondo senza note polemiche e senza presunzione.

Però mi sembra un po strano, perchè per pastori, uomini di campagna il bastone e il coltello erano i compagni per il lavoro, ma anche per la difesa e almeno in sicilia e non solo avevano codificato la scherma di bastone e di coltello.

Poi i siciliani con il coltello purtroppo sono diventati tristemente famosi nella storia.
Tutto il meridione d'italia, anzi tutta l'italia era solita utilizzare il coltello anche solo per uno sguaurdo.
Proprio a causa dei vari "incidenti" di coltello nel 1908 Giolitti emanò la legge dei 4 cm di lama per i coltelli a punta e dei 10 per le mozzette.:)

Proprio grazie a questa legge si iniziarono a svilupparsi i serramanico e anche i coltellinai.....sardi e non diventare maetri artigiani
 
Però mi sembra un po strano, perchè per pastori, uomini di campagna il bastone e il coltello erano i compagni per il lavoro, ma anche per la difesa
Infatti a tal proposito è interessante quello che scrive Paola Sirigu nel suo libro Il codice barbaricino:

“………. Nel tentativo di ripristinare condizioni di vita migliori,
ì balentes cercarono di trovare nel codice barbaricino una forma di dirit-
to naturale come fondamento per il loro senso di giustizia troppo spes-
so calpestato e offeso. E' in questo misto necessario di sangue e di virtù
che il balente diventò una figura particolarissima che da un lato doveva
essere in grado di porre in atto un omicidio perfetto e dall’altro doveva
saper essere un saggio dotato di autorevolezza ed equilibrio, in grado
di risolvere i conflitti fra le persone del suo gruppo sociale.
Il coltello utilizzato, sa pattadesa (Fig. 3), era lo status simbol del balente.

Senza molla né fermo, sa pattadesa aveva una caratteristica lama
a forma di foglia di mirto allungata cui veniva data tempera e filo con
procedimenti tenuti gelosamente segreti e tramandati da una genera-
zione di artigiani all’altra. ll manico era di corno di muflone e più
spesso cli montone, sempre scelto per la compattezza e per la bellezza
del colore delle venature. ……….”
Fonte.
2013-01-18_194959.jpg
Poi come scritto prima i Sardi della Sassari i loro coltelli li usavano anche come strumenti di "offesa", eccome se li usavano per "offendere" ;)!

Un Saluto.
Dk.
 
Ovviamente rispondo senza note polemiche e senza presunzione.

Però mi sembra un po strano, perchè per pastori, uomini di campagna il bastone e il coltello erano i compagni per il lavoro, ma anche per la difesa e almeno in sicilia e non solo avevano codificato la scherma di bastone e di coltello.

Poi i siciliani con il coltello purtroppo sono diventati tristemente famosi nella storia.
Tutto il meridione d'italia, anzi tutta l'italia era solita utilizzare il coltello anche solo per uno sguaurdo.
Proprio a causa dei vari "incidenti" di coltello nel 1908 Giolitti emanò la legge dei 4 cm di lama per i coltelli a punta e dei 10 per le mozzette.:)

Proprio grazie a questa legge si iniziarono a svilupparsi i serramanico e anche i coltellinai.....sardi e non diventare maetri artigiani
Infatti ti ho scritto che usavano la LEPPA, come arma bianca da difesa e offesa, ovvio che il coltello è stato usato sia per difesa che per offesa, ma non era quella l'arma preposta o che nasceva per quello scopo, il coltello era prettamente uno strumento da lavoro, ti metto la foto di una Leppa cosi capisci meglio di cosa parlo :D







erano coltellacci o piccole sciabole di 50 - 60 cm di lama
e venivano portate alla cintola
questa è un immagine di Corbeddu famoso balentes e bandito, si vede benissimo com'era portata

 
Ultima modifica:
Infatti ti ho scritto che usavano la LEPPA, come arma bianca da difesa e offesa, ovvio che il coltello è stato usato sia per difesa che per offesa, ma non era quella l'arma preposta o che nasceva per quello scopo, il coltello era prettamente uno strumento da lavoro, ti metto la foto di una Leppa cosi capisci meglio di cosa parlo :D







erano coltellacci o piccole sciabole di 50 - 60 cm di lama
e venivano portate alla cintola
questa è un immagine di Corbeddu famoso balentes e bandito, si vede benissimo com'era portata

si, ma la leppa quando si portava e si usava per lavoro, difesa, offesa vero, verissimo.

la mia domanda, la mi a curiosità era rivolta proprio alle tecniche che usa vano con i serramanico. In prtaica, mentre per i nobili erano vietati i duelli di scherma, per il popolo con le leggi si tentava di evitare spargimenti di sangue, per cui fatta la legge trovato l'inganno e così si svilupparono le tecniche dei coltellinai, perchè era proibito il fisso, ma non il serramanico. Era probito il serramanico lungo ma se era per lavoro (campi, pastorizia, artigianato ecc) allora c'era il giustificato motivo!!

In sicilia "u liccasapuni" serviva per tagliare il sapone e così il venditore ambulante si faceva la licenza di portarsi dietro una sciaboletta da 12/14 cm dietro!!

Il popolo portava il coltello come se fosse una spada per un nobile!!! in pratica lo usavano come arma e avevano codificato la scherma di coltello, a catania usavao il rasolino catanese e avevano codificato una scerma proprio per coltelli senza punta da quì paerte tutta la mia curiosità per i serramanico!!!!:)
 
delle attuali resolza una cosa mi colpisce sulla rete non si vedono coltelli sardi con lame in carbonio!!!
La cosa mi lascia perplesso perchè quelle in inox per quanto artigianalmente pure.......non usano il materiale originario e originale e antico. Quelle antiche che si vedono sono tutte in carbonio. Infatti credo fosse quello più economico all'epoca e di conseguenza quello più diffuso!!
 
delle attuali resolza una cosa mi colpisce sulla rete non si vedono coltelli sardi con lame in carbonio!!!
La cosa mi lascia perplesso perchè quelle in inox per quanto artigianalmente pure.......non usano il materiale originario e originale e antico. Quelle antiche che si vedono sono tutte in carbonio. Infatti credo fosse quello più economico all'epoca e di conseguenza quello più diffuso!!

Non è distinguibile in foto un acciaio inox da uno carbonioso, origianriamente tutti i coltelli e non solo quelli Sardi erano carboniosi semplicemente perchè non esisteva l'acciaio inox, che si è una scoperto inglese del 1913 ma si dovrà aspettare gli anni '40 per vederlo usare nella coltelleria.
Tendenzialmente l'inox la fa da padrona nelle produzioni più commerciali ed è tipico proprio di quei coltelli che non superano la famosa soglia dei 100 €, mentre il carbonioso è usato tantissimo ( assieme a inox pregiati come l'Ats34 o l'RWL) nelle famose pattadesi da 200 e passa euro.
 
ok mi inviate qualche link di artigiani che producono carboniosi????grazie :)

il primo blocco di link qui sotto, sono tutti artigiani che oltre a utilizzare
l'acciaio carbonioso ( anche a scelta del cliente) si autocostruiscono anche i
damaschi.

Home - Benvenuti su davidesteri!
Gigi Sechi
Antica Pattada di Santino Pudda :: Produzione artigianale coltelli sardi. sardinian knife - Home Page. Artigianato Sardegna
Paolo Calaresu Coltelli
chi sono

questi altri bravissimi e importanti artigiani

Elias Pietro
coltelli nieddu
Paolo Manca
Marco Selis coltelli
Dino Sanna, coltellinaio hobbista - Coltelli sardi artigianali - Luras (OT)
index


molti altri bravissimi e quotati artigiani come
Mario Peddiu ( maestro CIC)
Antonio Zara
Andrea Melis
Paolo demuru
Roberto Serra
li puoi trovare assieme a tanti altri ancora nel loro spazio dedicato in questo link Kenz'e Meres • Visualizza forum - GLI ARTIGIANI DEL FORUM DI KENZ'E MERES
 

Discussioni simili

Contenuti correlati

Alto