Trekking Alta via Canavesana - Dal colle del Nivolet al lago di Teleccio

Parchi del Piemonte
  1. Parco Nazionale Gran Paradiso
Data: 19-21/09/2018
Regione e provincia: Torino
Località di partenza: SP 65 del col del Nivolet - quota 2465 mt.
Località di arrivo: Bivacco Giraudo (2630)
Tempo di percorrenza: 6h
Chilometri: 12
Grado di difficoltà: E- E+ l'ultimo tratto per giungere al bivacco
Descrizione delle difficoltà: nessuna in particolare, percorso non tracciato e non perfettamente segnato nell'ultimo tratto, da percorrere su un breve tratto di pietraia prima di giungere al costone del bivacco
Periodo consigliato: autunno, per via dei tanti punti del percorso molto appartati, in cui è facile trovare dei nevai a inizio stagione
Segnaletica: discreta
Dislivello in salita: 800 circa
Dislivello in discesa: 600 circa
Quota massima: 3005
Accesso stradale: SP 65 del colle del Nivolet

Scrivo qualcosa sul mio giro fatto i giorni scorsi nel versante piemontese del parco del Gran Paradiso, che comprende un territorio immenso e in gran parte desolato, poco frequentato dagli escursionisti e agevolato da alcuni bivacchi posti lungo il percorso. E' infatti un tratto del percorso definito come "Alta via canavesana", del quale io ho perso 3 tappe (diciamo due e mezzo); in realtà ho tratto spunto, per il giro, dal libro di Priuli e Verlucca sui più bei percorsi di più giorni delle Alpi, tra cui c'era un percorso di 9 giorni che faceva tutto il giro del parco, compreso quindi il lato valdostano. L'anno scorso ho percorso due tappe del lato valdostano, Valnontey-Rif.Sella e Rif. Sella-Rif.Chabod (tra l'altro superando pure un tratto di via ferrata sotto il colle del Gran Neyron nonostante il sentiero fosse classificato EE (mah!)), poi sono stato male e non ho proseguito il giro, che avrebbe previsto il trasferimento dallo Chabod al rif Vittorio Emanuele II, la discesa a Pont Valsavarenche e la risalita al colle del Nivolet.
Quest'anno, ripartendo da dove avevo finito, ho però deciso di saltare il tratto Pont-Nivolet, non perchè ritengo che non ne valga la pena (infatti vorrei fare questo percorso per le ciaspole), ma più che altro per accorciare il viaggio. Il piano prevedeva di partire dalla frazione Muà di Ceresole Reale, ma visto l'orario tardo del mio arrivo e il fatto che ho trovato un passaggio fino al colle, ne approfitto togliendomi un po' di dislivello.
Alla buon ora delle 12:45 posso quindi partire dallo spiazzo di quota 2465 posto lungo la strada, e percorrere la mulattiera reale che conduce al colle della Terra. La mulattiera non è larghissima e percorre a mezzacosta i pendii posti alla testata della Valle Orco, con numerosi saliscendi che mettono già alla prova la mia scarsa condizione fisica. Dopo aver passato due piccoli laghetti con una breve risalita (laghi Losere, 2500 mt.) si continua quindi a percorrere la lunga mulattiera, molto panoramica sull'alta valle con la diga del Serrù e, ancora lontana, la diga di Ceresole (mi scuso per la qualità delle foto, la fotocamera doveva avere qualche problema..).

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Il colle della Terra comincia a vedersi ma è ancora lontano, e dopo il lungo tratto in falsopiano si comincia a salire in maniera più decisa. In questo tratto vedo le uniche persone della giornata. Il colle è a destra insiema al modesto rilievo che è Punta Rocchetta, solo 11 metri più alta. A sinistra Mare Percia e Fourà
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Le giornate ancora calde fanno sì che le nuvole avanzino velocemente, quindi presto mi ritrovo praticamente nella nebbia. Qui la vista dal colle
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Dal colle si scende verso il lago Lillet, posto sotto i ripidi contrafforti della punta Fourà; in fondo il colle della Porta che si raggiunge in circa un'ora di cammino dal lago. Poco dopo il lago si incrocia anche il sentiero proveniente dalla borgata Muà. Il sentiero sale inizialmente molto dolcemente, poi si arriva al colle tramite dei tornantini non troppo ripidi; il sentiero si fa molto pietroso nel tratto finale ma è sempre chiaro e non presenta alcuna difficoltà. Si sbuca infine sopra il colletto, a una quota di 3005 metri secondo il cartello; questo indica il bivacco Giraudo a 50 minuti di cammino, ma saranno molti di più. Intanto lee nebbie continuano a salire e dissolversi continuamente
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Qui la vista dal colle verso il bivacco, che nella foto non si riesce a scorgere facilmente, e anzi anche a occhio nudo appare come un minuscolo puntino giallo, a dispetto dell'apparente vicinanza nella mappa. In particolare, il bivacco è posto su un costone erboso che nella foto è in mezzo alla nuvola, un po' oltre il lago ben visibile.
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Il sentiero scende tra la pietraia, in un tratto lo perdo e mi ritrovo a ravanare un po' in un tratto di pietraia, poi scoprirò che il sentiero continuava a destra ma dopo aver attraversato un nevaio non ho ritrovato più i segni bianco-rossi. Comunque, scendendo nei pressi del torrente e camminando per qualche minuto giungo al lago visibile dal colle, nei pressi del quale c'è il bivio: continuando dritti si scende verso il pian del Broglio, a sinistra si va al bivacco, ancora non vicinissimo. Intanto le montagne del Gran Paradiso danno bella mostra di sè: sono sempre visibili i denti del Broglio, la Becca di Monciair e altre vette importanti. Questa non so però che vetta possa essere.
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Questi potrebbero essere il Ciarforon con a destra il colle della Torre, valico di 3185 metri raggiungibile dal bivacco Giraudo con un percorso ripido e sfasciumoso. E' così possibile fare un anello per il vallone del Roc (quello del bivacco) e il vallone di Ciamousseretto con i suoi due laghi, posti tra Ciarforon e Tresenta. Il giorno dopo andrò a vedere il lago inferiore con una breve deviazione. Qui una bella cascata che scende dai contrafforti nei dintorni del bivacco, purtroppo la foto non rende, ma come per le altre foto spero che possano minimamente rendere costo della bellezza del luogo.
Nel percorso per giungere al bivacco, come detto, si attraversa una breve pietraia, si attraversa un torrente e si riprende a salire con il bivacco visibile solo a tratti. In questo tratto i segni non sono particolarmente abbondanti, mi perdo almeno tre volte e giungo al bivacco senza seguire più la traccia, andando semplicemente verso la direzione in cui lo avevo visto poco prima.
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Viste dal bivacco, dove arrivo alle 19 dopo 6 ore e 15 di cammino (in cui è inclusa anche una divagazione per tornare a prendere il cappello da me dimenticato in una precedente sosta - poi vedrete che fine farà il cappello...). Il luogo è veramente bello ed è raggiungibile con un percorso lungo ma fattibilissimo da Ceresole (tempo ufficiale di 3 ore e 45'). Per il percorso da me seguito i tempi ufficiali indicano 4 ore, un foglio posto all'interno del bivacco addirittura 3 e 30, ma onestamente penso che si debba andare veramente a un passo velocissimo per stare in questi tempi. Invece il percorso dalla frazione Muà è percorribile in circa 6 ore, e infatti probabilmente non sarei riuscito ad arrivare prima del calar della notte se fossi partito da là (in generale i tempi indicati sembrano essere molto stretti e non pensavo che fosse così).
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Questo è il pian del Broglio, dove si dovrà scendere l'indomani per poi continuare sul sentiero per il Gran Piano di Noasca
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Mi dispiace veramente per le foto, non pensavo fossero venute così male anche se la fotocamera mi sta dando problemi, comunque le foto dei giorni seguenti dovrebbero essere migliori. Spero comunque che, come detto, queste orrende fotografie possano essere utili per dare un'indicazione riguardo ai luoghi.
Nonostante siano dei luoghi molto isolati, devo dire che nei libri dei bivacchi sono presenti diverse firme, a indicare che forse non sono così sconosciuti; in particolare, ci sono molte persone che si cimentano in una traversata di qualche giorno, dal Nivolet fino a Locana o Pont Canavese o addirittura Cogne, percorrendo il pezzo del giro -che io non ho fatto -che percorre il lato orientale del parco, con la val Soana e i suoi solitari valloni.
Più tardi scriverò qualcosa sulle altre due tappe, sperando che le foto siano maggiormente all'altezza dei luoghi attraversati.
 

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Beh il parco è frequentato d'estate, adesso siamo verso fine stagione (per quanto molto calda...) e inoltre andando in settimana incroci meno gente che nei weekend.
 
Seconda tappa

Località di partenza: Bivacco Giraudo (2630)
Località di arrivo: Bivacco Ivrea (2770)
Tempo di percorrenza: 8h 50' +50 min per la deviazione al lago inferiore di Ciamousseretto (tempo ufficiale: 7 ore)
Chilometri:
Grado di difficoltà: E- a eccezione del tratto tra la bocchetta del Ges e la bocchetta dell'Alpetto (a mio parere EE)
Descrizione delle difficoltà: segnaletica non troppo intuitiva subito dopo il Gran Piano, sentiero abbastanza stretto ed esposto nel tratto dopo la bocchetta del Ges
Segnaletica: buona o comunque sufficiente se si esclude il tratto appena sopra la casa di caccia
Dislivello in salita: 1000 circa, o poco meno
Dislivello in discesa: 750
Quota massima: 2770

Il bivacco è molto piccolo ed essenziale, e dispone di 6 letti 'richiudibili'. Dormo discretamente nonostante il letto sia un po' storto. La temperatura minima registrata dal mio scrauso strumento è di +4 gradi. Alle 7:45 mi incammino....lasciando al bivacco il cappello che stavo per perdere il giorno prima. Mi accorgo quando ho già percorso un tratto di discesa, e proprio non mi va di risalire a prenderlo, nonostante mi sia pure dimenticato gli occhiali (da casa, come si fa...) ; so quindi che passerò qualche giorno di sofferenza per gli occhi, alleviata in parte dalle lacrime artificiali che ultimamente mi porto a causa di qualche problema agli occhi.
In circa mezz'ora arrivo al pian del Braglio percorrendo il sentiero che scende per tornantini su terreno pietroso nella parte superiore, scendendo dal costone ove sorge il bivacco (che dal basso ha l'aspetto di un grosso blocco in parte roccioso e in parte erboso) fino al pianoro.
Nella foto le montagne visibili dovrebbero essere da sinistra Grand Etret, Denti del Broglio, Becca di Monciair e Ciarforon.

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Alla fine di questo c'è il bivio, a sinistra si dovrebbe andare verso la casa di caccia del Gran Piano (la mia direzione), a destra il percorso va verso il laghetto che ho visto il giorno precedente. Tuttavia non sembra esserci un sentiero che va a sinistra, e la mappa non sembra molto chiara. Tuttavia, la mulattiera reale che devo percorrere passa a circa 2250 metri e io sono almeno 100 metri più sopra, quindi decido di scendere fuori sentiero su pratoni per andare a intercettarla; tuttavia, prima del previsto trovo il sentiero (che proveniva probabilmente da un punto più basso di quello in cui lo avevo cercato) nei pressi dell'Alpe Foges. Da qui non si deve far altro che seguire la mulattiera, anche questa taglia a mezzacosta il pendio e non è larghissima a tratti, in ogni caso niente di difficile.
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Alla fine di questo c'è il bivio, a sinistra si dovrebbe andare verso la casa di caccia del Gran Piano (la mia direzione), a destra il percorso va verso il laghetto che ho visto il giorno precedente, questo è anche il percorso che proviene dalla frazione Moies di Ceresole attraverso il colle Sia (che dovrebbe essere l'intaglio a sinistra nella foto, a destra la Ciarma (2551), più a destra Cima di Courmaon (3162) e la Cuccagna (3146). Tuttavia non sembra esserci un sentiero che va a sinistra, e la mappa non sembra molto chiara. Tuttavia, la mulattiera reale che devo percorrere passa a circa 2250 metri e io sono almeno 100 metri più sopra, quindi decido di scendere fuori sentiero su pratoni per andare a intercettarla; tuttavia, prima del previsto trovo il sentiero (che proveniva probabilmente da un punto più basso di quello in cui lo avevo cercato) nei pressi dell'Alpe Foges. Da qui non si deve far altro che seguire la mulattiera, anche questa taglia a mezzacosta il pendio e non è larghissima a tratti, in ogni caso niente di difficile.
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Il sentiero prosegue con numerosi saliscendi per chilometri, dopo quasi 2 ore dal bivacco si giunge a un punto panoramico dal quale si vede la bassa valle Orco e la casa di caccia dall'altro lato.
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Da qui il sentiero scende attraverso alcune ripide serpentine, taglia il pendio passando sopra i pianori sotto la casa di caccia e poi, dopo aver attraversato il torrente, arriva davanti a essa. Questa è stata convertita a una specie di 'rifugio', se non sbaglio dispone di almeno 20-25 posti letto e il costo del pernottamento dovrebbe essere tanto esoso quanto gli arredi sono un lusso per una costruzione di questo genere (chiusa a chiave, bisogna chiedere le chiavi; se non sbaglio ho letto anche della possibilità di fare feste o robe del genere). Qui, a dispetto del fatto che sia piuttosto accaldato, il termometro posto sul muro della costruzione segna poco più di 10 gradi.
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Subito dopo la casa di caccia si deve andare verso l'alpe Gran Piano, posta a poche decine di metri sulla riva del torrente; qua si incontrano i segni rossi e una traccia di sentiero, non così chiara. Qui ci sono alcuni tubi che proseguono verso la cascata che presumibilmente scende dal lago di Ciamousseretto, la traccia va invece a destra. E poco sopra perdo la traccia, lasciandomi anche ingannare da un ometto ingannevole, e resto così quasi un'ora a girovagare tra questi pendii in cerca di segni, ometti, qualcosa. Questo è sicuramente stato uno dei momenti di maggiore sconforto del giro, in quanto non potevo certo salire a casaccio senza sentiero; inoltre il percorso ancora molto lungo faceva sì che dovessi sbrigarmi.
Dopo aver tentato in un primo momento invano di controllare la mia posizione con il cellulare, finalmente riesco a capire (mica tanto..) dove mi trovo, e spostandomi di una decina di metri capisco l'errore: nei pressi dell'ultimo segno bianco-rosso mi sono stato lasciato ingannare da una parvenza di traccia che prosegue dritta, mentre il segno bianco-rosso e posto dopo un tornantino, non immediatamente visibile.
Comunque sia, dopo questa divergenza proseguo sul sentiero, ora più chiaro, che sale sempre con una serie di serpentine regalando una bella vista sulla casa di caccia e sulle montagne dell'altro lato della valle.
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In circa mezz'ora si arriva al bivio per i laghi di Ciamousseretto. Qui lascio quello che non mi serve e vado a percorrere la traccia (che in realtà quasi non esiste nel primo tratto). Qui il sentiero è meno segnato, comunque si passa accanto a un laghetto visibile dal bivio e ci si inoltra per un tratto nel vallone dopo aver attraversato un torrente. Quindi si comincia a salire con alcuni tornanti, per poi proseguire fino alla fine del vallone. Qui si percorre un breve tratto di pietraia , e con percorso a piacere (all'andata non ho trovato il sentiero) arrivo al lago inferiore di Ciamousseretto (2493), in un ambiente tanto severo quanto bello ai piedi delle solite Tresenta e Ciarforon, di un colore praticamente turchese. Si intravede il possibile ripiano del lago superiore (2838), ma è molto lontano e i tempi sono ristretti, per cui dopo aver fatto due foto ritorno al bivio per il percorso dell'andata.
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Dal bivio si riprende poi la salita verso la Bocchetta del Ges, che sale per un pezzo abbastanza decisa per poi tagliare verso un primo colletto a quota circa 2500. Da qui si alternano ancora tornanti moderatamente ripidi e traversi in leggera salita. Si vede il becco dell'Alpetto (2801) con a destra la bocchetta dell'Alpetto (2570) e il monte Castello (2612).
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La bocchetta del Ges, passaggio più agevole rispetto a quella dell'Alpetto, si trova però a sinistra del becco e si raggiunge dopo un altro paio di tornanti. Qui due laghetti immersi tra le rocce montonate sotto la bocchetta:
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E questa è la stupenda vista dalla bocchetta del Ges (2692) verso il vallone del gias della Losa; questi mostri di montagne sono il Blanc Giuir e le sue torri, e quelli in fondo sono i Becchi della Tribolazione. Intanto anche oggi la nebbia comincia a salire prepotentemente, e mentre la valle Orco è già quasi totalmente nella nebbia il vallone che dovrò percorrere lo sarà a breve.
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Questo è il bel piano della Bruna, 300 metri sotto la bocchetta, che dovrò raggiungere prima di iniziare la risalita verso il bivacco Ivrea, ma è ancora lunga
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Lui gioca in casa e si chiede che ci fa uno stupido umano là
Oltre a due camosci il giorno seguente e uno stambecco più vecchio poco dopo, sarà l'unico incontro con la fauna del parco, mi sarei aspettato di più
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Dalla bocchetta del Ges il sentiero scende inizialmente ripido con qualche tornante e poi si dirige con un lungo traverso verso la bocchetta dell'Alpetto. Come detto, questo tratto è il più impegnativo della giornata e, anche se non presenta difficoltà trascendentali, è caratterizzato da un sentiero abbastanza stretto e a tratti leggermente franoso. La bocchetta dell'Alpetto non si raggiunge, ma volendo alcuni tornanti conducono anche a questa bocchetta; io non sono salito e ho proseguito invece sul sentiero che scende, sempre abbastanza ripido, verso i piani della Bruna.
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Il pianoro, come anche quelli che si incontreranno più in alto, è caratterizzato dal torrente che si divide in vari meandri e presenta un colore dell'acqua turchese, analogo a quello del lago di Ciamousseretto:
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Poco sopra il pianoro si incontra un bivio: a sinistra si scende al pianoro (quota 2390 circa) e poi si va verso il bivacco (ma mi ci vorranno ancora 2 ore e 30), a destra si scende a Noasca tramite il lungo e selvaggio vallone di Noaschetta (via di accesso al bivacco dal fondovalle, ben 6 ore secondo i cartelli e con un passo lento potrebbero volercene di più). Nella foto una vista dal basso di Becco dell'Alpetto e bocchetta del Ges.
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Dal piano si percorre un tratto di salita più o meno breve arrivando ai resti dell'alpe la Bruna (2474) e all'adiacente pianoro. Qui una vista d'insieme del pianoro, con sullo sfondo quello percorso in precedenza. Appena sbucati sul pianoro stesso si vede un cartello dall'altro lato del torrente, ma attraversarlo è un'impresa titanica: l'acqua è abbondante e la corrente impetuosa. Cercando di trovare dei posti adatti a guadare, con delle rocce che permettano di non bagnarsi (ho le scarpe basse dall'inizio della giornata e da buon pigrone non mi va di cambiarle solo per quel tratto), perdendo più di 20 minuti vado in fondo al pianoro e girovagando quasi all'infinito riesco ad attraversare tutti i rami del torrente. Poi riprendo a salire, senza capire bene dove sono i segni, infatti ritroverò il sentiero qualche decina di metri più in fondo.
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Dal secondo pianoro si continua a salire risalendo il torrente che va anche a formare una cascata, sbucando ancora in un altro pianoro, il pian di Goi con il suo vallone che si estende fino a un ghiacciaio attraverso il quale si può giungere al colle del Gran Paradiso (3345)
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Dopo si riprende ancora a salire, con pendenza sempre non eccessiva, sbucando in un pianoro in cui è posta l'Alpe la Motta (2653). Qui una vista dall'alpe verso il Blanc Giuir e le sue torri, all'estrema sinistra si intravede la depressione del colle dei Becchi che attraverserò il giorno seguente (cioè ieri)
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Dopo l'alpeggio (ovviamente anch'esso abbandonato) il sentiero prosegue con qualche saliscendi e poi in leggera discesa, passando accanto al torrente che scorre nel vallone. Da qui si comincia a risalire in modo più deciso, fino a guadagnare l'esteso pianoro glaciale ove sorge la mia meta. In realtà il bivacco sorge su un dosso soprastante, e non è ancora fatta: il sentiero sembra contornare il pianoro in qualche modo, ma a un certo punto non vedo più segni, non capisco dove passare e attraverso direttamente il pianoro. Anche qui ci sono da attraversare due torrenti, mi bagno i piedi in entrambi ma pazienza, ormai sono praticamente arrivato. Quindi al fondo del pianoro ritrovo il sentiero e con alcune svolte in pochi minuti sono al bivacco.
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Mi scuso per la lunga descrizione e la grande quantità di foto, ma considerando che si tratta di luoghi semisconosciuti ho voluto descrivere più o meno accuratamente al percorso sperando che sia cosa gradita.
 

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Bravo, complimenti. :si:
Bellissimo giro. Grazie per aver condiviso.
Grazie mille:si:
Beh il parco è frequentato d'estate, adesso siamo verso fine stagione (per quanto molto calda...) e inoltre andando in settimana incroci meno gente che nei weekend.
no no, ti assicuro che sono posti veramente isolati e accessibili sono camminando tanto, tra l'altro penso che siano anche luoghi non particolarmente conosciuti dalla maggioranza degli escursionisti. Gran parte del parco è così direi, non ci sono solo posti come il nivolet...
 
Terza tappa

Località di partenza: Bivacco Ivrea (2770)
Località di arrivo: Lago di Teleccio (1917)
Tempo di percorrenza: 5h 30' +1 ora per la deviazione al lago della Losa
Chilometri: 10 circa
Grado di difficoltà: EE la parte finale per il colle dei Becchi da entrambi i versant e l'ultimo tratto per il lago della Losa , E il resto
Descrizione delle difficoltà: segnaletica non eccellente nella salita al colle dei Becchi, bivio tra diga di Teleccio e rifugio Pontese non chiaro durante la discesa, percorso non segnalato per il lago della Losa
Segnaletica: buona, eccetto in alcuni tratti
Dislivello in salita: 550
Dislivello in discesa: 1300 (+600..)
Quota massima: 2990

La terza tappa del giro prevede la salita dal bivacco Ivrea al colle dei Becchi, e a seguire la discesa verso il rifugio Pontese; poi, dal rifugio ci sarebbe la risalita alla bocchetta di Valsoera e la nuova discesa al lago di Valsoera e al rifugio (bivacco) Pocchiola Meneghello.
Percorso decisamente ridimensionato in corso d'opera, per vari motivi: gps del cellulare malfunzionante, percorso non chiaro, occhi in condizioni abbastanza pietose, e la stanchezza alle gambe comincia a farsi sentire. Ma quale era il giro? Il piano prevedeva di salire al colle della Losa (3129) posto tra i Becchi della Tribolazione e il bivacco Carpano, per poi scendere al rifugio Pontese e risalire al Pocchiola Meneghello. Il giorno dopo per un po' ho seriamente pensato di dormire là, tentare il Moncimour e scendere nel vallone dell'Eugio fino al fondovalle. Ma anche se non ci fossero stati questi problemi, in questi luoghi un gps funzionante è fondamentale e ritrovarsi in quel vallone così isolato con la nebbia (che da queste parti ho visto tutti e tre i giorni per la maggior parte del tempo) non sarebbe stato il massimo; inoltre anche la salita al Moncimour da questo versante prevede la salita in un ripidissimo e instabile canalone, per cui non ero del tutto convinto di potercela fare. Ma vediamo come è andata.

Durante la notte cercando di aprire la porta è saltato il cardine della stessa al bivacco, per cui non ho potuto chiudere bene la porta e già alla partenza ero abbastanza infreddolito (temperatura minima +2), tanto è vero che dopo essermi fermato al pianoro a fare rifornimento d'acqua ed essermi tolto i guanti leggeri (a proposito, ero molto dubbioso nel prendere quest'acqua di colore turchese, ma vedendo che era così in tutto il vallone ho messo da parte i dubbi: qualcuno conosce il motivo di questo colore dell'acqua?) avevo le mani quasi congelate. Dopo essere scesi sul pianoro dal bivacco si risalre dolcemente verso una pseudodorsale e poi si punta verso il colle dei Becchi ancora lontano, con un sentiero che taglia in traverso il vallone. (qui nella foto colle del Gran paradiso al centro, Gran Paradiso subito a destra e quella che appare come la più alta dovrebbe essere la Punta di Ceresole (3777)
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Qui all'inizio del percorso, con il puntino giallo del bivacco e il pianoro ben visibili
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I Becchi della Tribolazione
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Dopo circa 45 minuti arrivo al bivio per il colle (o meglio, lago) della Losa, in cui c'è un segno rosso poco dopo il bivio e poi più nulla. Si percorre una vecchia mulattiera reale, prima su traccia di sentiero sull'erba e poi su pietre; a un certo punto però il sentiero sparisce. Nella foto la bastionata sopra il quale sorge il lago.
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In questa zona, dopo aver perso la pseudomulattiera, mi chiedo che fare, il gps non riceve nemmeno a pagarlo, il colle della Losa che avrei dovuto raggiungere sembra quella depressione in fondo al centro della foto e non sembra per nulla agevole da raggiungere, e inoltre la traccia puntinata presente sulla mappa passa a destra del lago. Io invece sono proprio sotto, e a questo punto decido di seguire il torrente risalendo le placconate e arrivare al lago, che è posto proprio al fondo della conca.
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Questa è la becca della Losa (3225), salibile per il canale di sfasciumi che si intravede alla destra. E' sicuramente fattibile ma non facile e ho preferito lasciar perdere pure questa.
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Questo il lago, sopra il colle, mi chiedo dove dovrebbe mai passare quel pseudosentiero tracciato sulla carta. Il lago me lo aspettavo più bello, visto che avevo letto delle descrizioni che lasciavano presagire di meglio, ma è comunque sicuramente immerso in un bell'ambiente.
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Panorama sull'altro lato della valle Orco dai pressi del lago
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Quindi, quella che doveva essere una salita per sbucare in un altro vallone diventa una semplice digressione, e tornato al bivio proseguo per il percorso segnato -ma non agevole- verso il colle dei Becchi. Nella foto sono riconoscibili Ciarforon (a sinistra si intravede la calotta sommitale), Tresenta, colle del Gran Paradiso e vetta principale. Il bivacco è ormai un minuscolo puntino
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Il percorso dopo il bivio prosegue in traverso fino all'inizio della ripida pietraia che scende dal colle, attraversando un altro tratto di pietraia in traverso; stavo proprio pensando a quanto è importante avere i segni che guidano in quest'ambiente quando...spariscono. A un certo punto vedo un segno in alto e uno in basso rispetto al punto in cui mi trovo, raggiungo quello più in basso e poi non ne vedo più. Decido di salire la pietraia così, dal lato destro visto che dall'altro (quello proprio sotto i contrafforti del becco Meridionale) è estremamente ripida. Così comincio a risalire la pietraia di grossi blocchi, generalmente abbastanza stabile eccetto alcuni blocchi più o meno isolati, ma non agevole anche perchè le pietre non sono tutte piatte e a volte bisogna inerpicarsi un po'. Sempre così, percorrendo l'infinita pietraia, poco prima del colle (che non arriva veramente più...) incontro nuovamente i segni rossi, ma anche il percorso segnato è ugualmente disagevole. Quando si arriva al colle nemmeno ci si accorge, perchè l'ultimo tratto spiana abbastanza. Il tipo di ambiente è questo (nella prima foto il Blanc Giuir):
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Appena sotto questo tratto è presente un grosso nevaio, moderatamente ripido e con neve dura -sempre presente (anche per la sua posizione molto incassata), lo percorro un po' alla cavolo tra varie scivolate, solitamente bloccate dai bastoncini. Qui incontro un escursionista che sale al Blanc Giuir, poi lo riincontrerò al ritorno e mi darà un passaggio per tornare a casa parlando delle sue salite in zona, tra cui la via Grassi-Re al becco Meridionale.
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Il percorso prosegue prima con un breve tratto in piano e poi in discesa più decisa, sempre su pietraia e con buona segnaletica.
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Piano piano la pietraia sparisce (più o meno), lasciando spazio prima a una placconata e poi a una traccia di sentiero su erba. In questa zona dovrebbe esserci un bivio: a sinistra si dovrebbe andare al rifugio Pontese, a destra direttamente alla diga di Teleccio; volevo passare per il primo ma seguendo ometti e segni prendo il secondo senza accorgemene, e tuttora non riesco a capire dove ho sbagliato (anche leggendo le relazioni).
Comunque sia il sentiero alterna tratti su erba più o meno ripidi e tratti su pietraia praticamente in piano.
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Proprio qui mi accorgo di aver preso il percorso 'sbagliato': il rifugio Pontese è un piccolo puntino giallo. Comunque le nuvole aprendosi creano un effetto molto scenografico
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Scendendo ancora si comincia a intravedere la diga, e si segue una dorsalina erbosa visibile al centro della foto, si parla sempre di sentieri non marcati ma di semplici tracce
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La diga si fa sempre più vicina, mi preparo a percorrere l'ultimo tratto di sentiero quando....
arrivo nei pressi di un alpeggio (alpe Fumietto, 2152), vado tranquillo, all'improvviso mi si aizza contro il cane che non avevo visto, e d'istinto mi giro velocemente e vado via:eek::eek:, anche se continuerà ad abbaiare perchè tutta la zona è coperta da ovini. Sono così praticamente costretto a passare altrove, tento di scendere direttamente alla diga tra erba alta e arbusti con il timore di incontrare qualche vipera in mezzo alla sterpaglia, e poi mi accorgo comunque che il versante scende sulla diga troppo ripidamente, quasi a picco. Quindi mi ritrovo a valutare cosa fare, vedo un costone sulla destra e il sentiero sicuramente passa di lì, più o meno. Quindi risalgo, sempre tra erba molto alta e arbusti e quando è possibile vado verso quella direzione (cioè la stessa dell'alpeggio, ma ora sono più in basso). Sono esausto e nell'attraversare un piccolo torrente scivolo malamente su una roccia bagnata procurandomi un livido all'anca, ma dopo aver attraversato una breve pietraia vedo due persone: è il segno che non manca molto il sentiero e in effetti poco dopo mi ricongiungo, senza farmi vedere dal cane per fortuna. Così percorro gli ultimi 150/200 metri di dislivello, su sentiero incassato e stretto, fino a giungere alle sponde della diga e poi al bordo. In teoria nemmeno si potrebbe attraversare la diga, ma mi chiedo che senso abbia ciò visto che è l'unico modo per giungere alla strada.
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Nonostante la stanchezza, lo spavento e tutto ormai sono arrivato e posso rilassarmi...:-?..
ah no::31:: devo scendere il vallone fino a che non incontro qualcuno che mi possa dare un passaggio. Quindi scendo per 600 metri, incontrando anche altri cani che mi vengono contro (e i padroni a guardare..) e arrivando poi a Rosone grazie al passaggio di una ragazza che lavora per l'università nelle foresterie del parco. E quindi, infine, a Torino insieme all'escursionista-alpinista incontrato sotto il colle dei Becchi.
Finalmente ho finito::31:::rofl:
 

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Bel girone!
Ma hai paura dei cani? :pio:

Oggi ero col cane di un mio amico e nel bosco abbiamo incontrato una bella lupa cecoslovacca, la più socievole mai incontrata... ovviamente abbiamo fatto subito amicizia.
 
Bel girone!
Ma hai paura dei cani? :pio:

Oggi ero col cane di un mio amico e nel bosco abbiamo incontrato una bella lupa cecoslovacca, la più socievole mai incontrata... ovviamente abbiamo fatto subito amicizia.

Ma era a protezione delle pecore, in mezzo al sentiero , incustodito..non mi sembra proprio la stessa cosa..
E comunque si, credo che sia normale averne paura. E trovo anche assurdo che si lascino così incustoditi , poi quando capita qualcosa voglio proprio vedere..
 
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