Regione e provincia: Abruzzo
Località di partenza: Rifugio Bruno Pomilio
Tempo di percorrenza: 7 ore
Chilometri: 20,5
Grado di difficoltà: direi medio/difficile
Descrizione delle difficoltà: anello lungo e impegnativo con un breve passaggio assicurato e tratti in cresta rocciosa
Dislivello in salita: 1200m
Dislivello in discesa: 1200m
Quota massima: 2737m
Descrizione
Dopo due settimane splendide sulle Alpi tirolesi del Zillertal torno finalmente in Abruzzo con una voglia incredibile di Appennini. Passo una notte insonne a studiare cartine e sentieri e a rigirarmi nel letto per l’emozione della mia prima uscita in solitaria, forzata dal tentativo fallito all’ultimo di convincere due miei amici ad accompagnarmi (ci siamo rifatti subito con un’uscita sul Sirente e notte in tenda). Mi sono messo in macchina alle 4 di mattina e in una Montesilvano semideserta ma comunque bollente per le temperature roventi fin nel cuore della notte, sono partito alla volta del Rifugio Pomilio per un anello consigliatomi da un amico a toccare la cima Murelle ed il Monte Acquaviva.
Arrivo al Pomilio all‘aurora salendo sulla strada deserta e godendo di uno spettacolo che varrebbe già da solo il prezzo del biglietto. Mi incammino sulla strada asfaltata verso l‘attacco del sentiero vero e proprio guardando sorgere il sole che è una palla rosso fuoco. Non ci sono nuvole né nebbia ma la foschia è talmente folta che non si riconosce neppure il mare. Poggio gli scarponi sul sentiero in un silenzio ed una solitudine da brividi e mi addentro prudente tra gli invadenti pini mughi, infestati di insetti di tutti i tipi dei quali preferisco non conoscere né la specie né la pericolosità. La mia presenza, ad ogni modo, non sembra attrarre il loro interesse ed io mi astengo da ogni sforzo di attirarlo. La Majella era stata la mia prima cima in assoluto, più o meno dodici anni fa, quando io di anni ne avevo quattordici. Riscendendo dall‘Amaro dopo una fatica mai prima d’allora conosciuta, sotto un‘acquazzone improvviso impreziosito da una grandinata finale, mi ero ripromesso con mio fratello, in un giuramento solenne, che quella sarebbe stata la nostra (prima ed) ultima esperienza su di una vetta. Ebbene camminando solitario tra il pino mugo, lì dove ero mancato da dodici anni, mi sembrava di intuire che no, la Majella decisamente non è la mia montagna.
Dopo una breve sosta alla Madonnina dove le chiedo brevemente di accompagnarmi, mi affretto il più rapido possibile alla fontanella di legno, dove mi rinfresco e seguo a sinistra sul sentiero G7 che segna l’inizio del mio anello. Continuo senza grandi colpi di scena fino al passaggio obbligato, che supero senza difficoltà. A questo punto si apre davanti ai miei occhi un angolo di paradiso: il sole, ancora basso ma già pienamente splendente, illumina di taglio il fino a quel momento a me sconosciuto anfiteatro delle murelle. In un istante sento allo stesso tempo la conferma interiore che ho un amore innato per le valli sperdute circondate da creste rocciose, e che avevo condannato la Majella troppo presto. Un camoscio scende rapidissimo, si ferma a dieci metri da me, mi fissa torvo e mi fischia minaccioso. Rimango lì per alcuni minuti, inebetito da tanta bellezza e tanta solitudine. Mi sembra di essere l’unico uomo sulla Majella in quel momento (cosa che ovviamente si rivelerà falsa qualche ora più tardi). Risalgo il crinale su roccette divertenti fin sulla Cima delle Murelle dove c‘è un panorama spettacolare. Mi riposo, mangio qualcosa e riprendo via per la cresta da dove vedo addirittura un piccolo campo di neve nonostante il caldo torrido di quest’estate. La risalita fino al Focalone è ripida e scomoda, soprattutto nell‘ultimo tratto ghiaioso e un po‘ scivoloso. Una volta su la vista spazia su tutto l’altopiano della Majella dove in direzione del Monte Amaro vedo il puntino arancione del Pelino che risveglia in me ricordi da incubo e che allo stesso tempo mi attira come una calamita (ma per ora dovrà aspettare..). Per un leggero tratto sbaglio direzione, poi torno sui miei passi e risalgo senza grande fatica gli enormi massi fino al Monte Acquaviva. Lì mi godo la vista con una lunga pausa. È un deserto di roccia grigia, ostile a qualsiasi forma di vita. Già accuso i segni della stanchezza e allora mi rimetto in marcia; riscendendo incontro alcuni partiti prima di me per i tre portoni e accetto volentieri la compagnia. Così conosco Walter, guida a tempo perso per gli amici e simpaticissimo compagno di camminata. Vado rapido a dare uno sguardo al bivacco Fusco e poi giù rapido fino alla macchina che raggiungo a mezzogiorno passato. Giusto il tempo di una Coca fresca e poi torno a casa con il mare che mi aspetta. Uscita meravigliosa e supersolitaria che mi ha regalato grandi soddisfazioni e che rappresenta per me una rivincita su quel mio primo trauma di montagna ma che comunque si è dimostrata più impegnativa del previsto. Anfiteatro e cima delle Murelle highlights assoluti di questo splendido anello.


