Escursione Anello del Corno Nero e del Corno Bianco

Data: 6-7 Settembre 2025
Regione e provincia: Trentino Alto Adige
Località di partenza: Redagno Alta
Località di arrivo: Redagno Alta
Tempo di percorrenza: circa 13 ore (con le pause)
Chilometri: 37
Grado di difficoltà: dipende da chi la fa
Descrizione delle difficoltà: un paio di brevi tratti attrezzati con cordino di acciaio
Periodo consigliato: giugno-settembre
Segnaletica: buona
Dislivello in salita: 1685
Dislivello in discesa: 1685
Quota massima: 2437
Accesso stradale: A22 - Uscita Ora - Si sale verso la Val di Fiemme e dopo Fontanefredde si gira a sx per Redagno
Traccia GPS: https://mapy.com/s/guconuvapu

Premessa

Era da un po' di tempo che lavoravo a un percorso che mi impegnasse per almeno un paio di giorno nei posti che frequento da anni, di solito per uscite giornaliere, o a cercare funghi.
Posti che conosco abbastanza bene ma che non ho mai veramente approfondito, limitandomi sempre a brevi percorsi mirati.
Il tracciato che ho pianificato e poi seguito non è un "percorso ufficiale" e nemmeno pubblicato da nessuna parte (almeno credo), ma l'ho messo insieme su mapy basandomi sulla mia personale conoscenza dei luoghi.
Quindi declino ogni responsabilità in caso qualcuno decidesse di seguirlo. :biggrin:
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Giorno 1

Mi alzo di buon'ora e come sempre parto in ritardo ... ma tutto sommato non mi va malissimo: l'A22 è già carica e tra Affi e Trento ci sono i soliti rallentamenti, ma riesco ad arrivare a destinazione a un orario decente.
Il punto di partenza dell'escursione è il parcheggio di Redagno Alta, sono circa le 9:30 quando chiudo la macchina e mi incammino lungo il sentiero 7B, che insiste su strada forestale.
Al primo bivio prendo a destra e seguo il 7A (ma si puo' continuare sulla strada forestale, tanto poco più avanti si ricongiungono).
Da qui basta seguire la strada forestale fino alla Isi Hutte. Io però decido di prendere il sentiero 14 per poi riagganciare il percorso tracciato sempre in prossimità della malga (troppa strada forestale rischia di diventare noiosa, e questo percorso ne ha in abbondanza).
Sono ancora evidenti i danni causati dalla tempesta Vaia nel 2018.

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Dopo una curva ecco che compaiono in lontananza il Corno Nero a destra, e il Corno Bianco a sinistra.

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Il sentiero 14 si unisce al 5 subito dopo la Isi Hutte e prosegue verso sud, facendosi via via più stretto.

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Si scollina a Passo Cugola, e dopo un centinaio di metri, in corrispondenza di Malga Cugola, sulla sinistra inizia la scalata al Corno Nero, sentiero 502.

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Dopo un breve, ma parecchio ripido, tratto di bosco, il sentiero procede tra i pini mughi, scalinato tra pietre e radici.

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A un certo punto si esce dal bosco di mughi e si arriva a una sella da cui si puo' vedere sulla sinistra il Corno Bianco e sulla destra la Val di Fiemme. Di fronte la salita che porta al Corno Nero.

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Bisogna arrivare lì.
E invece no, una volta arrivati lì ... sorpresa! C'è ancora strada da fare, percorrendo il sentierino che corre appena sotto le creste.

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Arrivati al Palone, la prima vetta (quota 2345) si puo' decidere se salire o aggirarla.
Scelgo la seconda opzione, tanto dalla piccola sella subito dopo la vetta si gode della stessa vista sul Corno Bianco.

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Il sentierino è stretto ed esposto, sconsigliato a chi soffre di vertigini, e verso la fine ci sono un paio di punti in cui bisogna aggrapparsi alle rocce per superare altrettanti ostacoli. Ma alla fine arriviamo in vista della prima croce, quella che guarda verso la Val di Fiemme.

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Ancora pochi passi e si arriva in cima, alla Croce del Corno Nero (quota 2439) e complice la giornata meravigliosa, si puo' godere di una vista indescrivibile.
Provo a imprimerla su una foto panoramica.

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Sono le 12:30 e sono perfettamente in tabella di marcia.
Mi concedo un break e divoro un panino con carne salada e formaggio del posto, prima di iniziare la discesa verso il laghetto artificiale.
Il caldo inizia a farsi sentire e la discesa, sempre sul sentiero 502, è dura, scalini tra rocce, pietrisco e radici dei pini mughi. Bisogna fare attenzione.

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Subito dopo il bacino, che viene usato per l'innevamento artificiale, il sentiero 502 svolta a destra e procede fino al bivio con il 573, che si prende per un brevissimo tratto prima di svoltare per il 572, che porta al Passo di Lavazè.
Il sentiero corre su strada forestale, e anche qui Vaia ha fatto il suo.

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Alle 14:45 arrivo a Malga Varena, e da qui prendo il sentiero che torna indietro dal lato opposto della strada di Passo Oclini, e porta a Malga Ora.
Arrivo a Malga Ora alle 15:30 e mi concedo un bicchierone di acqua e lampone.

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E' domenica e c'è parecchia gente, e io sono allergico, quindi limito la sosta a pochi minuti, il tempo di fare acqua e riparto.
Prendo il sentiero 2 che va verso Capanna Nuova (Neuhutte), che era la zona dove avevo pianificato di pernottare. Ma come al solito arrivo in anticipo, mi sale il Forrest Gump e decido di continuare a camminare.

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E' tutta strada forestale, pure percorso ciclabile, e infatti incrocio diversi turisti in bicicletta, che curva dopo curva procede in leggera discesa fino a che decido che è il caso di trovare una piazzola per la notte.

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Non è facile, perchè ci sono mucche ovunque, e le piazzole pianeggianti scarseggiano, alla fine decido per un abetaia poco prima della Malga Bel Riposo.

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C'è ancora luce, e posso montare con calma la X-Mid e prepararmi una bella busta di Pasta e Noci (ho detto bella, non buona). E poi subito a nanna, che il sole è sceso e inizia a fare freschino.

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Ho percorso circa 25 km.
 
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Giorno 2

La notte passa tranquilla nel bosco di abeti.
Solo il passaggio di una manciata di mucche scampanellanti, che tornavano verso la malga, mi ha un po' disturbato.
Mi sveglio alle 6:00, solito orario ufficio, all'abbaiare dei caprioli.
Mi aspettavo più umidità, ma al mattino la tenda è asciutta.
Smonto tutto, con calma, mentre scaldo l'acqua per un tè con il Paiolo Stove®, e dopo la colazione riparto.
Supero Malga Schonrast (Malga Bel Riposo nella foto sotto) e mi dirigo verso Malga Schmieder.

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Subito dopo la Schmieder Alm prendo a sinistra il sentiero 5 che percorre il margine del bosco mi porta all'incrocio con i sentieri 1 e 11.
Qui occorre fare attenzione perchè, come spiega la tabella, svoltando a destra si entra nel GeoParco del Bletterbach, e l'ingresso è ammesso solo con ticket, a pagamento.
Il Bletterbach è patrimonio UNESCO, è un canyon scavato dall'omonimo torrente, in cui è stato creato un parco geologico visitabile con diversi percorsi a partire dal Centro Visite di Redagno Alta o Aldino.

Proseguo dritto per il sentiero 5 (e 11), che ancora una volta è una strada forestale, e sale lenta inesorabile tra prati costellati di grandi abeti, e di mucche al pascolo.

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Curva dopo curva, a un certo punto dall'orizzonte sbuca il mio obiettivo di giornata: Weisshorn, il Corno Bianco.

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Dopo qualche centinaio di metri il sentiero attraversa un prato e costeggia il canyon, e sulla destra ci si puo' affacciare alla recinzione per osservare lo spettacolo della natura.
(nota a margine: per chi fosse interessato consiglio di salire, o scendere, costeggiando dal lato opposto del canyon, si vede meglio).

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Qui la salita inizia a farsi più ripida, si rientra nel bosco e inizia la prevalenza di roccia bianca, che dà il nome alla vetta.

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Dopo pochi minuti di cammino la strada finisce contro un cancello in legno da cui si accede a un prato.
Ci metto qualche minuto a capire che il sentiero prosegue sulla destra, costeggiando un recinto e inerpicandosi stretto stretto nel bosco tra radici e pietre, che sono pure parecchio scivolose.
Procedo con cautela, anche perchè andare veloci non è un'opzione, vista la pendenza.
Si alternano brevi tratti aperti a tratti di bosco, finchè si arriva all'inizio della cresta.

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Il camminamento è esposto e bisogna fare attenzione, ma niente di proibitivo.
Il panorama è decisamente appagante.
Guardando verso sinistra (nord/nord-est) si vede in lontananza il Santuario della Madonna di Pietralba.

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Guardando verso destra (sud-ovest/ovest) il panorama sul canyon che scende fino a Redagno di Sopra e Aldino.

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Ma occorre rimanere concentrati sul sentiero da percorrere, perchè qui inizia il tratto più difficile, e devo ripiegare i bastoncini e aggrapparmi al cordino d'acciaio per superare un paio di tratti particolarmente insidiosi.

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E dopo un altro breve tratto di crinale, e gli ultimi metri passando tra le creste, aggrappandosi alle rocce con le mani, arrivo alla vetta.

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Qui c'è sempre gente, difficile trovarsi da soli, perchè è una delle vette più facili da raggiungere.
Si arriva in macchina fino a Passo Oclini, e da lì in un'ora si sale attraverso un sentiero abbastanza comodo e scalinato, attraverso un bosco di mughi. E' il sentiero che userò per scendere.

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Mi fermo a fare una pausa e rispondo cortesemente, a un gruppo di turisti che mi chiedono se sia fattibile scendere dal lato da cui sono salito, che non è il caso.

Sono da poco passate le 10, ci ho messo due ore e mezza a coprire circa 7,5 km.
Esattamente come da indicazioni.
Mi avvio senza fretta, ma anzichè prendere il sentiero che costeggia il canyon, preferisco passare per i prati e faccio in modo di arrivare alla Malga Gurndin per le 11.

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Qui mi aspetta il mio premio per le due scalate di ieri e oggi: un meraviglioso piatto di uova al tegamino, patate e speck (altro che la pasta alle noci disidratata!).

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A panza piena, e dopo un breve riposino su una delle sdraio della Malga, visto che inizia ad arrivare un po' troppa gente (d'altronde è domenica) con parecchi marmocchi urlanti, riprendo il cammino preferendo la blauweg, che scende nel bosco a destra subito dopo la Gurndin Alm.
In alternativa si puo' semplicemente seguire la strada forestale (12B e poi 7).
Entrambi i tracciati portano al parcheggio di Redagno Alta in meno di un'ora.

Prima delle 13 sono alla macchina.

Complessivamente ho percorso quasi 38 km in 13 ore e mezza (pause incluse), con circa 1700 metri di dislivello in salita (e ovviamente altrettanti in discesa).

Tracciato mapy: https://mapy.com/s/guconuvapu
Tutte le foto: https://photos.app.goo.gl/PHZkaxGZqpcgQCqd7
Lighterpack: https://lighterpack.com/r/2xza72
 
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