Bike Anello dell'Indaco

#1
Dati

Data: 24/10/2018
Regione e provincia: Marche, FM
Località di partenza: Piane di Ortezzano
Località di arrivo: Piane di Ortezzano
Chilometri: 30
Grado di difficoltà: medio facile
Descrizione delle difficoltà: nessuna in particolare. Pendenze max direi su 5-7%.
Periodo consigliato: evitare il caldo eccessivo
Segnaletica: a tratti insufficiente
Dislivello in salita: 650 m
Dislivello in discesa:650 m
Quota massima: 570 m
Accesso stradale: SP 238 Pedaso-Comunanza

Descrizione

Da quando ho scoperto la funzione "rilievo" di google maps sono sempre rimasto affascinato da questo piccolo torrente, il cui ramo più lungo misura appena 8 km, che sembra voler andare a sfociare nel fiume Ete vivo ma, con una curva ampia e costante, alla fine si butta nel fiume Aso. Potrebbe sembrare uno delle centinaia di torrentelli che alimentano i fiumi principali ma questo ha una particolarità: ha un nome! E non un nome tanto per dare (tipo "rio Bianco" o "rio Nero"), ma un nome evocativo che, penso per chiunque, richiama l'arcobaleno. E quindi leggende di tesori nascosti, di ponti con altri mondi, di promesse bibliche o anche "solo" della dispersione ottica della luce solare che attraversa gocce di pioggia.

Ma non solo: pare che gli abitanti di questa piccola valle siano più che mai sensibili a questa loro caratteristica, lo dimostrano i nomi di numerose attività che, già dalla foce, portano il nome della valle. Inoltre, sulle creste che delimitano il bacino, sono sorti ben quattro centri abitati che secondo me vale la pena di conoscere. E' vero, il giro risulta piuttosto breve, e infatti lì per lì pensavo di allungarlo o di scorporarlo in altri itinerari, ma penso che gli avrei fatto un torto e che alla fine un giro un po più corto consente di sfruttare magari una mezza giornata che si libera all'ultimo minuto e permette di visitare i paesi con sufficiente tranquillità. Ma andiamo al sodo:

Da piane di Ortezzano ridiscendo l'Aso fino a località Molino poco prima del ponte sull'Indaco dove giro a sinistra sulla stradina che dolcemente risale fino a Ortezzano e subito m imbatto in una fontanella che interpreto come un augurio di fertilità.
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La via si fa largo tra i meleti carichi di frutti (resisto alla tentazione temendo qualche fucilata) con la mia prima meta che subito mi si mostra dandomi coraggio.
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In breve mi trovo ad un bivio senza segnalazioni che un po mi confonde (scoprirò poi che entrambe le vie andavano bene). Prendo a sinistra senza troppa convinzione e subito me ne rallegro perché scorgerò la bella coda rossa con la punta bianca di una volpe che si inoltra nella vegetazione. L'ultimo tratto prima del paese è il tratto più duro di tutto l'anello ma si tratta di poche decine di metri; in cima alla salita bisogna prendere a destra sul ciottolato che porta alla "porta da sole", uno degli ingressi del paese.

Ad ognuno dei paesi che visiterò ho attribuito un'attrattiva specifica, per Ortezzano è proprio il paese: è bello e intricato, ad ogni passo offre scorci suggestivi ma anche strutture imponenti come la torre Ghibellina del XIII secolo e le numerose chiese che, come purtroppo capita troppo spesso, trovo chiuse.
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Girando per i vicoli mi imbatto anche in un enigma; già durante il mio precedente giro (Anello del Salino) ho scorto una scritta latina che forse potrebbe avere due diverse interpretazioni (diciamo che sono io che mi diverto a "mischiare le carte"); mentre qui trovo una scritta dialettale che pone una domanda sibillina che riporto: "CHI LA FA LA FA PER VENTE CHI LA VEDE NO LA DOPERA CHI LA DOPERA NO LA VEDE" penso di tradurre correttamente dicendo "Chi la fa la fa per vendere, chi la vede non l'adopera, chi l'adopera non la vede". Ai lettori il responso. Purtroppo la scritta attigua è invece fin troppo chiara.
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Altre scoperte che faccio per le vie sono che questo paese (e tutti gli altri che visiterò) non è molto selettivo sui materiali delle costruzioni come invece erano i paesi intorno al Salino, qui si usa tutto quel che c'è: mattoni chiari, mattoni rossi e sassi. Tutto fa brodo!! E che qui è nato Giuseppe Carboni l'insigne latinista che chi ha fatto studi classici conoscerà per il suo dizionario di latino (Campanili Carboni). Io, come si evince dai commenti nel già citato precedente giro, non ho fatto studi classici.
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Per lasciare Ortezzano devo passare nella parte nuova della città che vi risparmio. Sulla strada per Monte Rinaldo iniziano a spuntare le vette imbiancate di fresco dei Sibillini e a sud, in lontanza, il Gran Sasso, ma l'attrazione più particolare che ho incontrato in questo tratto è una piccola cappella che stranamente ho trovato aperta. Non so a "che santo sia votata" ma le decorazioni le ho trovate interessanti.
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L'attrattiva più significativa che non solo io ma tutti i conoscitori della zona attribuiscono a Monte Rinaldo non è nel paese ma qualche km oltre e per vederla ho dovuto lasciare la via maestra e scendere per circa 1500 metri nella valdaso per poi tornare sulle mie pedalate. Ma prima visito il paese che, nonostante sia più piccolo e un po patisca il confronto con Ortezzano, è sempre suggestivo
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E non privo di curiosità come un marchingegno d'orologio nell'atrio di un edificio (forse il comune), una testolina in marmo sulla facciata di una casa e una chiesa, penso improvvisata, stranamente aperta dove l'opera di maggior interesse è un quadro del 1600 del quale però, come dice anche una targhetta, l'oggetto di pregio non è il dipinto ma la cornice

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Il panorama si mette in mostra passo dopo passo
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Ma ora andiamo a vedere questa famosa attrazione, si tratta di un santuario del II secolo A.C. noto come "La Cuma" ( da non confondere con "Cuma" in Campania) che secondo alcuni storici potrebbe essere l'antica Novana, l'unica città della zona di era romana conosciuta ma non rintracciata. Purtroppo ho trovato ancora una volta chiuso (vedi che vuol dire andare fuori stagione!!?? Nessun rimpianto per me: la folla mi tiene ancor più a distanza delle sbarre!!) Comunque il luogo non manca di fascino.
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Ed eccomi a Montelparo, culmine dell'itinerario.
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È la massima altezza e il giro di boa dell'anello; qui l'Indaco raggiunge la sua lunghezza maggiore e si lascia la dorsale che dà sul fiume Aso per prendere quella che dà sull'Ete vivo. Ma prima parliamo del paese, la sua principale attrattiva è senza dubbio il panorama: dai vari belvedere si può liberare lo sguardo sul massiccio del Gran Sasso, sui Sibillini, sul Monte Conero e su tutte le zone comprese, purtroppo il mio smartphone non è in grado di catturare tanta bellezza ma io, grazie anche alla giornata perfetta, mi godo a lungo i vari spettacoli.

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Per il resto il paese non sfigura di certo nonostante qualche "cicatrice" lasciata dall'ultimo terremoto
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Curioso è lo stemma sul portone della chiesa di san Gregorio Magno: rappresenta un elefante con sopra una torre non è che anche qui rivendicano il passaggio di Annibale?? Sicuramente no ma farò farò una ricerca.
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Dopo Montelparo le fatiche del viaggio possono considerarsi concluse: la cresta di ritorno è tutta in discesa o pianura a parte qualche veloce salitina indolore, ma offre un volto del tutto nuovo dell'anello che, se all'andata guardava a sud e a ovest, ora è rivolto a nord e a est e permette di vedere i vari castelli e paesi che devono ancora essere visitati. Il primo è proprio Sant'Elpidio Morico, che sarà la prossima meta di quest'anello, con la sua chiesa inconfondibile già da lontano
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Sant'Elpidio Morico in realtà è una frazione del vicino Monsanpietro Morico che però è già sulla Valdete e quindi fuori dall'itinerario (lo visiterò in seguito) e la sua attrazione principale, secondo me è proprio la sua chiesa, quasi sproporzionata in un paese così piccolo
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Per fortuna anche questa la trovo aperta però devo ammettere che l'interno non rende troppa giustizia all'esterno
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Sant'Elpidio ha avuto danni piuttosto ingenti con il sisma ed il paesino è ancora per lo più sottoposto a divieto per cui non ho foto che possano rendergli onore, ma lasciato il borgo per concludere l'anello mi imbatto ancora in questa piccola cappella (che questa volta è fin troppo aperta) che non ho potuto non immortalare
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Ormai è rimasto poco, arrivo a Collina Nuova e riscendo sulla Valdaso per concludere un'itinerario breve ma, come si sarà intuito dal resoconto, carico di emozioni e meraviglie!! Alla prossima!!
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Allego una visione aerea:
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Allegati

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#7
CHI LA FA LA FA PER VENTE CHI LA VEDE NO LA DOPERA CHI LA DOPERA NO LA VEDE

è un indovinello triste e malinconico.
Infatti lo risolvi se pensi alla "bara".
Brrrrrr!
Non molto bella come filastrocca.
Fortunatamente il giro e la tua descrizione, allietano lo spirito.
 
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#8
CHI LA FA LA FA PER VENTE CHI LA VEDE NO LA DOPERA CHI LA DOPERA NO LA VEDE

è un indovinello triste e malinconico.
Infatti lo risolvi se pensi alla "bara".
Brrrrrr!
Non molto bella come filastrocca.
Fortunatamente il giro e la tua descrizione, allietano lo spirito.
Grazie mille soniababu. Ti nomino mia crittografa ufficiale!:) (io avevo pensato agli occhiali:azz: ma la persona singolare femminile annulla decisamente la possibilità).

La trovo effettivamente malinconica perché non può non ricordarmi il "vecchio" che viveva sotto di me: il cugino di mia moglie ha un'impresa di pompe funebri e tiene le bare nel garage di fronte a casa mia. Ogni volta che il "vecchio" vedeva il garage aperto faceva le corna e diceva di chiudere la porta che non le voleva vedere. Adesso, appunto, non le vede più...

Grazie anche per i complimenti!! :)
 

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