Escursione Back to the Inferno

Parchi del Lazio
  1. Parco di Veio
Cerco sempre di coniugare il mio appuntamento settimanale a Campagnano di Roma (mia mamma è in una casa di riposo in questo borgo dell’Agro veientano), con una puntata nella serena meraviglia del Parco di Veio: un territorio a un tiro di schioppo dalla Capitale, dove natura e storia si fondono in un unico inscindibile.
Generalmente mi accontento di passarci in macchina o di una sosta di riflessione nell’abbarbicato Santuario della Madonna del Sorbo; altre volte faccio due passi su flebili tracce lungo il Cremèra, fiume etrusco per eccellenza, a smangiucchiare bacche e asparagi o a cercare qualche fungo.
Questa volta decido invece di tornare alla Cascata dell’Inferno, che già richiede un po’ più d’impegno, perché bisogna fare del fiume il proprio sentiero. Ma i fiumi veientani hanno una particolarità: un letto tufaceo che li rende simili a solide strade, dove spesso si cammina a pelo d’acqua, altre si affonda fino al polpaccio. Indispensabile un bastone per saggiare il fondo ed evitare che il solido banco dove ci stiamo avventurando non sia invece un molle strato di fango, o al contrario la soffice ansa sabbiosa sulla quale stiamo saltando non sia una compatta lastra magmatica.

Così dopo la passeggiata con mamma per il paese, il bar e un giro al mercato, sono già con gli scarponi nel fiume sotto una volta tempestata dai riflessi dorati dell’autunno. L’agile cammino è interrotto solo qua e là (come in ogni fiume che si rispetti) da qualche catasta di tronchi trasportata dalla corrente.
Un fruscio e un airone cinerino si alza in volo; un tramestio mi fa sobbalzare e vengo sfiorato da due grossi cani al galoppo.
La deviazione nel fosso della cascata richiede di sbrigarsela con una vegetazione un po’ più esuberante e poi sono sotto la segreta meraviglia, dove la mancanza d’acqua della stagione nulla toglie alla magia del luogo.
Torno sui miei acquosi passi, giusto in tempo per un infangato salto al supermercato e per aiutare mia figlia nello zaino per il campo scout.
 

Allegati

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Mi vien freddo ai piedi solo a leggerti! ;)
Stivali o stivaloni risolverebbero qualcosa o è definitivamente una sorta di torrentismo?
Gli stivali sono scomodi per camminare e fautori di vesciche. Devo dire che non mi da fastidio camminare con i piedi bagnati e non sento neanche freddo.
In tanti anni di avventure nei torrenti ho imparato che tenersi gli scarponi è la soluzione più comoda e sicura.
 
Devo dire che non mi da fastidio camminare con i piedi bagnati e non sento neanche freddo.

Negativo.
Camminare con i piedi bagnati è una delle cose che mi dà più fastidio, preferisco camminare con gli abiti bagnati ma NON con i piedi bagnati.

Come mi è successo domenica scorsa: camminato 2 ore sotto la pioggia ma alla fine i piedi e le calze erano perfettamente asciutti :D
 
Negativo.
Camminare con i piedi bagnati è una delle cose che mi dà più fastidio, preferisco camminare con gli abiti bagnati ma NON con i piedi bagnati.

Come mi è successo domenica scorsa: camminato 2 ore sotto la pioggia ma alla fine i piedi e le calze erano perfettamente asciutti :D
Ecco, qui si potrebbe aprire una discussione sulle tecniche di guado e sulle preferenze di calzature per camminare nell'acqua.
 
Se camminassi io così nell'acqua mi raffredderei nel giro di cinque massimo sei secondi. Per le galosce devo dire che è questione di abitudine e calzettoni, Sono appena tornato da un giretto di una decina di km con pioggia alle cascate di Cerveteri ( con ,mini grigliata) ed è stata una goduria sciacquettare nei guadi !!
 
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