- Parchi d'Abruzzo
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- Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga
Borghi dimenticati della Laga
Quota 1.572 m
Data 18 aprile 2026
Sentiero non segnato
Dislivello 869 m
Distanza 19,54 km
Tempo totale 6:44 h
Tempo di marcia 6:03 h
Cartografia Monti Gemelli
Descrizione Dal borgo abbandonato di Piano Maggiore (1.085 m) per il Fontanile Ciuffa (1.280 m, +1,10 h), il Monte della Farina (1.572 m, +1 h), il Valico di Pietra Stretta (1.417 m, +26 min.), il borgo abbandonato di Valle Piola (1.017 m, +1,10 h), Acquaratola (1.036 m, +48 min.), il Fontanile Ciuffa (+36 min.) e Piano Maggiore (+53 min.). Piacevole anello fra borghi deserti su sentieri, carrarecce, tratturi e terreno d’avventura, con splendide vedute su Velino, Laga e Gran Sasso. Neve uniforme e fonda dai 1.300 metri. Avvistati un capriolo e un biacco (Hierophis viridiflavus).
https://www.montinvisibili.it/borghi-dimenticati-laga-4
Borghi dimenticati della Laga, 18 aprile 2026. I Monti della Laga sono un territorio affascinante e selvaggio, ma anche una profonda anomalia nel contesto dell'Appennino centrale. Infatti, nel confronto con i vicini giganti di calcare – il Gran Sasso e la Majella, ma anche il Sirente-Velino – salta subito all’occhio la notevole densità di borghi e frazioni (a volte minuscole ma comunque numerosissime), segnati però anche da un profondo abbandono.
Camminando sui sentieri (o più spesso su terreno d’avventura) di queste montagne, è frequente imbattersi in borghi fantasma, alcuni completamente persi nella vegetazione, pochi con timidi e faticosi segni di recupero.
E sorge la curiosità: come mai la Laga ha conosciuto un tale sviluppo di borghi e perché poi sono stati abbandonati? La risposta è una sintesi di fattori storici, economici e sociali, tutti però basati su un fondamento geologico.
Infatti, mentre gran parte dell'Appennino è costituito da roccia calcarea permeabile che lascia filtrare l'acqua nelle profondità, creando grotte e fiumi sotterranei, i Monti della Laga sono composti da Flysch, termine di origine germanica che vuol dire “terreno che scivola”. Una roccia sedimentaria formata da strati alternati di arenaria (sabbia compattata) e marna (argilla) che rende il suolo impermeabile.
Sui Monti della Laga, quindi, l'acqua non scompare nel sottosuolo come nel resto dell’Appennino, ma resta in superficie, creando quelle migliaia di sorgenti, ruscelli e spettacolari cascate per i quali questo territorio e a ragione noto.
Tutta quest’acqua ha modellato forme più dolci e arrotondate, insieme a grandi estensioni di foreste e di pascoli, permettendo all’uomo di stabilirsi non solo vicino alle rare sorgenti di fondo valle – come nel resto dell’Appennino – ma ovunque potesse trarre un vantaggio economico, con la certezza di avere un fontanile funzionante tutto l'anno. Inoltre la degradazione delle arenarie e delle marne ha prodotto un suolo molto più profondo e fertile rispetto alla tipica roccia nuda e brulla appenninica, consentendo la coltivazione di cereali e patate anche a quote elevate.
Senza dimenticare il castagno che popola tutte le medie quote della Laga: questo “albero del pane” ha garantito per secoli la sopravvivenza delle popolazioni locali, fornendo cibo e legname da costruzione e da carbone. Un paese circondato da castagneti era un paese che non moriva di fame.
Questi fattori hanno consentito quindi la creazione di un modello di insediamento sparso. Invece di un unico grande centro fortificato, sono nate decine di frazioni collegate da una rete di sentieri, nelle immediate vicinanze del pascolo, del bosco, del coltivo d’interesse.
Ma questi fattori che hanno determinato una montagna viva e abitata in modo capillare, hanno in parte condotto al suo successivo spopolamento.
La geologia instabile delle argille e delle arenarie è soggetta a continui movimenti ed erosioni. Se era possibile ripristinare o aggirare una mulattiera o un sentiero franati, con la motorizzazione del Paese e la difficoltà di costruire strade, molti borghi si sono trovati di fatto isolati. A questo si sono aggiunti i numerosi terremoti, la fine della transumanza e il richiamo del boom economico e dell’inurbamento, alla ricerca di lavoro e benessere in città.
In pratica molti di questi borghi, basati su un’agricoltura di sussistenza e sulla pastorizia, sono morti non per mancanza di risorse, ma perché il modello di vita che rappresentavano (autarchico e rurale) è diventato incompatibile con la modernità frenetica del secolo scorso: e negli anni ’70 gli ultimi borghi sono stati abbandonati.
La natura si riprende il proprio spazio, i muri sono coperti di rampicanti, alberi crescono nelle stanze a cielo aperto, le vie divengono sentieri e i sentieri vengono inghiottiti dalla vegetazione.
Ma proprio per fuggire la frenesia che ne ha determinato l’abbandono, alcuni di questi vengono ora – con passione e difficoltà – recuperati: un serbatoio di tradizioni e testimonianze dal forte valore umano e sociale. Un punto fermo, qualcosa di solido cui legarsi in un mondo sempre più veloce ed effimero. E divengono anche meta di un turismo lento ed esplorativo, come quello che mi ha portato nella quarta avventura alla ricerca di queste antiche esistenze minime.
Quota 1.572 m
Data 18 aprile 2026
Sentiero non segnato
Dislivello 869 m
Distanza 19,54 km
Tempo totale 6:44 h
Tempo di marcia 6:03 h
Cartografia Monti Gemelli
Descrizione Dal borgo abbandonato di Piano Maggiore (1.085 m) per il Fontanile Ciuffa (1.280 m, +1,10 h), il Monte della Farina (1.572 m, +1 h), il Valico di Pietra Stretta (1.417 m, +26 min.), il borgo abbandonato di Valle Piola (1.017 m, +1,10 h), Acquaratola (1.036 m, +48 min.), il Fontanile Ciuffa (+36 min.) e Piano Maggiore (+53 min.). Piacevole anello fra borghi deserti su sentieri, carrarecce, tratturi e terreno d’avventura, con splendide vedute su Velino, Laga e Gran Sasso. Neve uniforme e fonda dai 1.300 metri. Avvistati un capriolo e un biacco (Hierophis viridiflavus).
https://www.montinvisibili.it/borghi-dimenticati-laga-4
Borghi dimenticati della Laga, 18 aprile 2026. I Monti della Laga sono un territorio affascinante e selvaggio, ma anche una profonda anomalia nel contesto dell'Appennino centrale. Infatti, nel confronto con i vicini giganti di calcare – il Gran Sasso e la Majella, ma anche il Sirente-Velino – salta subito all’occhio la notevole densità di borghi e frazioni (a volte minuscole ma comunque numerosissime), segnati però anche da un profondo abbandono.
Camminando sui sentieri (o più spesso su terreno d’avventura) di queste montagne, è frequente imbattersi in borghi fantasma, alcuni completamente persi nella vegetazione, pochi con timidi e faticosi segni di recupero.
E sorge la curiosità: come mai la Laga ha conosciuto un tale sviluppo di borghi e perché poi sono stati abbandonati? La risposta è una sintesi di fattori storici, economici e sociali, tutti però basati su un fondamento geologico.
Infatti, mentre gran parte dell'Appennino è costituito da roccia calcarea permeabile che lascia filtrare l'acqua nelle profondità, creando grotte e fiumi sotterranei, i Monti della Laga sono composti da Flysch, termine di origine germanica che vuol dire “terreno che scivola”. Una roccia sedimentaria formata da strati alternati di arenaria (sabbia compattata) e marna (argilla) che rende il suolo impermeabile.
Sui Monti della Laga, quindi, l'acqua non scompare nel sottosuolo come nel resto dell’Appennino, ma resta in superficie, creando quelle migliaia di sorgenti, ruscelli e spettacolari cascate per i quali questo territorio e a ragione noto.
Tutta quest’acqua ha modellato forme più dolci e arrotondate, insieme a grandi estensioni di foreste e di pascoli, permettendo all’uomo di stabilirsi non solo vicino alle rare sorgenti di fondo valle – come nel resto dell’Appennino – ma ovunque potesse trarre un vantaggio economico, con la certezza di avere un fontanile funzionante tutto l'anno. Inoltre la degradazione delle arenarie e delle marne ha prodotto un suolo molto più profondo e fertile rispetto alla tipica roccia nuda e brulla appenninica, consentendo la coltivazione di cereali e patate anche a quote elevate.
Senza dimenticare il castagno che popola tutte le medie quote della Laga: questo “albero del pane” ha garantito per secoli la sopravvivenza delle popolazioni locali, fornendo cibo e legname da costruzione e da carbone. Un paese circondato da castagneti era un paese che non moriva di fame.
Questi fattori hanno consentito quindi la creazione di un modello di insediamento sparso. Invece di un unico grande centro fortificato, sono nate decine di frazioni collegate da una rete di sentieri, nelle immediate vicinanze del pascolo, del bosco, del coltivo d’interesse.
Ma questi fattori che hanno determinato una montagna viva e abitata in modo capillare, hanno in parte condotto al suo successivo spopolamento.
La geologia instabile delle argille e delle arenarie è soggetta a continui movimenti ed erosioni. Se era possibile ripristinare o aggirare una mulattiera o un sentiero franati, con la motorizzazione del Paese e la difficoltà di costruire strade, molti borghi si sono trovati di fatto isolati. A questo si sono aggiunti i numerosi terremoti, la fine della transumanza e il richiamo del boom economico e dell’inurbamento, alla ricerca di lavoro e benessere in città.
In pratica molti di questi borghi, basati su un’agricoltura di sussistenza e sulla pastorizia, sono morti non per mancanza di risorse, ma perché il modello di vita che rappresentavano (autarchico e rurale) è diventato incompatibile con la modernità frenetica del secolo scorso: e negli anni ’70 gli ultimi borghi sono stati abbandonati.
La natura si riprende il proprio spazio, i muri sono coperti di rampicanti, alberi crescono nelle stanze a cielo aperto, le vie divengono sentieri e i sentieri vengono inghiottiti dalla vegetazione.
Ma proprio per fuggire la frenesia che ne ha determinato l’abbandono, alcuni di questi vengono ora – con passione e difficoltà – recuperati: un serbatoio di tradizioni e testimonianze dal forte valore umano e sociale. Un punto fermo, qualcosa di solido cui legarsi in un mondo sempre più veloce ed effimero. E divengono anche meta di un turismo lento ed esplorativo, come quello che mi ha portato nella quarta avventura alla ricerca di queste antiche esistenze minime.
Allegati
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002 Piano Maggiore San Pietro.JPG330,1 KB · Visite: 52 -
003 Piano Maggiore San Pietro.JPG358,3 KB · Visite: 47 -
005 Monte Velino.JPG386,1 KB · Visite: 41 -
006 Fontanile Ciuffa.JPG362,8 KB · Visite: 40 -
008 Monti della Laga.JPG406,5 KB · Visite: 38 -
011 Montagna dei Fiori.JPG359,5 KB · Visite: 43 -
013 Monti della Laga.JPG269,2 KB · Visite: 41 -
014 Gran Sasso.JPG305,8 KB · Visite: 44 -
015 Monte della Farina.JPG340,2 KB · Visite: 37 -
016 Monte della Farina.JPG.JPG385,5 KB · Visite: 41 -
017 Monte della Farina.JPG.JPG288,3 KB · Visite: 46 -
019 Valle Piola.JPG460,8 KB · Visite: 45 -
022 Monte della Farina.JPG502,1 KB · Visite: 49 -
023 Hepatica nobilis - Anemone fegatella.JPG371,2 KB · Visite: 46 -
024 Valico di Pietra Stretta.JPG285,4 KB · Visite: 42 -
026 Valico di Pietra Stretta.JPG305,1 KB · Visite: 41 -
027 Valle Piola.JPG379,2 KB · Visite: 40 -
028 Foglia.JPG113,9 KB · Visite: 42 -
029 Monte della Farina.JPG374,5 KB · Visite: 46 -
030 Gran Sasso.JPG129 KB · Visite: 47 -
031 Gran Sasso.JPG286,9 KB · Visite: 41 -
032 Valle Piola.JPG360,1 KB · Visite: 43 -
033 Gran Sasso.JPG316,7 KB · Visite: 43 -
035 Valle Piola.JPG373,2 KB · Visite: 41 -
036 Valle Piola.JPG428,7 KB · Visite: 42 -
037 Valle Piola San Nicola.JPG221,8 KB · Visite: 45 -
038 Valle Piola San Nicola.JPG388,3 KB · Visite: 42 -
039 Valle Piola.JPG435,8 KB · Visite: 45 -
040 Valle Piola.JPG458,8 KB · Visite: 39 -
041 Valle Piola San Nicola.JPG501,5 KB · Visite: 42 -
042 Valle Piola San Nicola.JPG319,2 KB · Visite: 41 -
043 Valle Piola.JPG470,4 KB · Visite: 43 -
044 Valle Piola.JPG524 KB · Visite: 43 -
045 Acquaratola.JPG404 KB · Visite: 42 -
048 Acquaratola.JPG440,4 KB · Visite: 40 -
049 Acquaratola Sant'Egidio Abate.JPG220,4 KB · Visite: 50 -
050 Acquaratola.JPG527,3 KB · Visite: 41 -
051 Piano Maggiore e Monte Foltrone.JPG313,3 KB · Visite: 42 -
052 Macchia da Sole e Montagna dei Fiori.JPG328,6 KB · Visite: 41 -
054 Piano Maggiore San Pietro.JPG.JPG360,1 KB · Visite: 44 -
056 Teramo birra.jpg238,1 KB · Visite: 52



