Escursione Bushcraft, relax, e amici

#1
Ciao Gentaglia,
Qualche settimana fa ho passato due giorni nel bosco con un po’ di amici e volevo condividere con voi qualche foto.
Siamo stati due giorni in una bella zona, ci siamo divertiti provando tecniche diverse di pernotto, accensioni del fuoco, affilatura utensili, esplorazioni dell’area, buon cibo, e altre attività “boschive”.
Un paio di sere prima dell’escursione avviene, come sempre, il rito dell’affilatura; prendo le lame che ho intenzione di utilizzare o prestare, mi sistemo comodamente davanti alla TV, apro un Ichnusa ghiacciata, ed inizio.
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Preparo anche il materiale che porterò in uscita, ho un po’ di cose nuove da testare, fra queste anche la tasca da fianco che ho recentemente commissionato ad un ragazzo della mia città che lavora il cuoio per rievocazioni storiche, il risultato è esattamente uguale ai disegni e misure che gli avevo fornito. :sleep:

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Dentro ci sta comodamente un bel kit per scorribande nel bosco.

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Sveglia alle 3:30 e si parte.
Come sempre ho voglia di trascorrere qualche ora di buio e godermi l’alba da solo nei boschi.

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Ero rilassato a camminare fuoripista, senza frontale e ormai abituato alla poca luce che c’è a mezzora dall’alba, quando degli spari di cacciatori, abbastanza vicini, mi hanno fatto desistere e costretto a ritornare sul sentiero. :help:
Su di un crinale mi preparo il caffè che darà il via alla giornata.

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Mentre gli uccellini iniziano a cantare, le prime luci irradiano le montagne definendo, di nuovo, paesaggi visti chissà quante altre volte, ma sempre incantevoli come la prima.

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Poi di nuovo spari di fucile, latrati di cani, e voci di cacciatori, mestamente portate alle orecchie dal vento, come a volermi destare da questo momento di leggerezza e riportarmi coi piedi per terra.
Si ritorna, fischiettando, sull’altro versante.

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Da provare un pochino, in questa escursione, c‘è anche un nuovo zaino, l’Essl RU5026, uno zaino dallo stile militare ma non troppo, abbastanza economico (79 euro), che interessava anche a @Grizzly e @Puz94

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Ok, la foto fa schifo, scusate, comunque di questo zaino ne parlerò dopo, dato che c’è molto da dire….


Dopo qualche ora siamo tutti al campo, io, @Kalisva (Mitch), @AZ85 (Andrea), Luca, e Michael.
Oggi non ho voglia di perdere troppo tempo con rifugi particolari o naturali, per cui prendo il vecchio tarp DD, ormai pieno di buchi e toppe, e lo sistemo velocemente a mo di tenda.

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Dentro ho poi sistemato rami e fronde come materasso, la notte ho dormito aggiungendo un maglia di pile, non avevo giacca ne sacco a pelo, ho messo i piedi dentro lo zaino, in più avevo la buona coperta di lana dell’esercito che è entrata in gioco verso le 4, quando mi sono accorto di avere un po’ freddo.
Qualcuno, non ricordo chi, aveva un termometro, la minima è stata 6 o 7 gradi, e nessuno ha avuto freddo.

Ho prestato a Mitch e Andrea i miei due poncho dell’esercito polacco, sono di cotone pesante, di forma triangolare, uniti assieme formano un piccolo lavvu, o se preferite tepee indiano.
La funzionalità e versatilità di questo poncho mi piace sempre di più mano a mano che lo utilizzo, è possibile appunto unirlo per formare una piccola tenda lavvu per due persone, dove addirittura si riesce a farci stare una piccola stufa da campo, facendo uscire la canna da una delle aperture per le braccia, oppure è possibile utilizzare il poncho singolarmente per creare un riparo aperto, in questa uscita ho fatto sistemare a mitch ed Andrea i poncho in questo modo, uno di fronte all’altro, con un fuoco centrale.

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C’è tutto lo spazio per stendersi comodamente.

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Se utilizzato come poncho per la pioggia, questo vecchio surplus polacco non è meno funzionale che se utilizzato come riparo, il poncho è lungo e, a differenza dei comuni poncho moderni, protegge dalla pioggia fino ai piedi, e non fino alla tibia (considerando un individuo alto circa 180cm).
In più risulta comodo e areato, il cappuccio è ben dimensionato, ed essendo la parte del poncho che termina con la punta del triangolo, il cappuccio ha una forma tale da creare una sorta di visiera, che se non si affloscerà con la pioggia sarà ottima per proteggere il volto dall’acqua, neve o vento.
Qua c’è mitch che fa da modello. (si ok, l’ho obbligato)

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Ovviamente con lo zaino si accorcerebbe.
Penso che tratterò questi due poncho con un impermeabilizzante di quelli specifici per cotone, utilizzati per le tende dei negozi e gazebi.
Sempre Mitch resta in passerella, dopo un veloce cambio d’abito, per mostrare questo capo pret-à-porter confezionato con una vecchia coperta di lana.

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L’ha fatto mia mamma, e visto la grandezza delle coperte ex EI ne ho fatto fare uno in più per Mitch. (si ok, ho obbligato anche lei, sono una brutta persona)
Un capo smanicato come un gilet è molto comodo, offre molta mobilità quando ci si muove o lavora nel bosco, protegge il giusto, quando si lavora lo si tiene aperto e non infastidisce minimamente i movimenti, e quando si riposa lo si chiude per non raffreddarsi, se poi è 100% di lana proteggerà gli abiti sottostanti dalle scintille e tizzoni del fuoco, dalle abrasioni dei rami, e come capo più esterno si avrà un guscio robusto che verrà sacrificato per proteggere giacche o abiti più preziosi; in più fa pure la sua porca figura, e personalmente mi piace molto, dona un bel tocco di vintage che ben si sposa in contesti bushcraft.
Anche il resto del materiale di Mitch non può certo definirsi tattico moderno.

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Good job!

Sempre sul fronte rifugi, avevo chiesto a Luca e Michael di creare un rifugio a basso profilo, distante non più di 10mt da un sentiero non segnalato che passava in quella zona, il rifugio avrebbe dovuto fondersi con l’ambiente, contenere due persone, essere comodo e confortevole, e, ovviamente, non dare minimamente nell’occhio nel caso in cui qualche escursionista sarebbe passato in zona.
Oltre a questo avevo chiesto ai ragazzi di fare un fuoco in buca dakota, così da restare in tema di bivacco stealth.
A causa del terreno abbastanza duro e delle molte pietre i ragazzi non sono riusciti a scavare le buche per il fuoco troppo in profondità, così hanno dovuto creare un rialzo con le pietre per il fuoco, questo ha ovviamente spezzato il contesto di bivacco nascosto, ma sono stato davvero contento di come hanno lavorato.

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Purtroppo ho dimenticato di fare una foto dal sentiero per mostrarvi, da poco più lontano, come il bivacco fosse realmente difficile da individuare nonostante le pietre del fuoco dakota.
Il punto scelto era perfetto, un leggero avvallamento del terreno, ripulito e sistemato per dormire, poi coperto con due poncho uniti fra loro e tesi in modo da pareggiare la visione del terreno nel punto dell’avvallamento, poi qualche fronda sistemata sopra i poncho ha completato l’opera, le felci erano presenti subito prima del rifugio e sistemate in quel modo sembravano perfettamente naturali.
Il dakota hole tirava bene, faceva pochissimo fumo, e le fiamme affioravano appena; ma non è tutto:
Ai ragazzi avevo chiesto di portare solo due attrezzi a testa per questa escursione, tutti hanno optato per coltello fisso multiruolo e come seconda scelta segaccio o accetta, per cui, senza pala e con un terreno ostico da scavare, Luca e micheal hanno dovuto improvvisare, creando una trivella e una pala da due rami.

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Con la trivella hanno scavato 3,4 buche vicine per poi unirle in un'unica buca con la piccola pala, semplice ed ingegnoso, ma soprattutto posso dire che la trivella funzionava.
Ho provato anche la nuova silky big boy da 36cm, qui sotto vicina alla mia silky super accel 210 prestata ad andrea.

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Che dire, una motosega!

Ho svolto la gran parte dei lavori col coltello che sto utilizzando di più nell’ultimo anno, il Verro, un coltello disegnato da me e forgiato da henri , inutile dire che mi ci sto trovando davvero bene altrimenti non lo userei così assiduamente.

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Da quasi un anno poi, porto ai piedi un paio di Crispi Nevada Legend, probabilmente i migliori scarponi che abbia mai avuto, ed il quarto paio di crispi che possiedo.
Troppo caldi per l’estate ed inizialmente un po’ troppo rigidi, ora stanno prendendo la piega sperata, sono più confortevoli e sempre più sicuri durante le camminate.

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Durante i due giorni ho sempre indossato la mia cintura con coltello, tasca da fianco e guanti.

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Non mi ha dato fastidio dato che sono abituato a portarla sopra la cintura per i pantaloni, ma in certi momenti fra coltello e tasca piena il peso si è fatto un po’ sentire.

Un piccolo amico incontrato nel bosco.

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Durante la giornata poi abbiamo sistemato l’area comune del campo, fatto un breve giro nella zona circostante, acceso e riacceso il fuoco più volte per provare tecniche ed esche diverse, e fatto tante buone chiacchiere.

La sera se magna!:sbav:
Sono spuntate salsicce, zuppe, noodles, e farina con cui abbiamo fatto il pane.

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Ovviamente c’era anche vino, idromele, whisky, Wodka, e forse addirittura acqua…

Ma ora torniamo un attimo allo zaino Essl RU5026.
A differenza di molti zaini militari, questo rucksack presenta buone caratteristiche che ne farebbero un buon compagno per i trekking; spallacci imbottiti, fascia lombare decente, schienale ergonomico e con barra di alluminio, purtroppo mancano delle cinghie di ritenzione ed è un peccato che non ci siano su uno zaino così voluminoso, poi ha cinghie superiori ed inferiori perfette per fissare tende o altro materiale (anche voluminoso), e, soprattutto, un ottima gestione degli spazi.
Ed è proprio quest’ultima caratteristica che mi ha lasciato perplesso quando l’ho visto, è enorme!
Questa è la pagina del produttore, come vedete viene dato per 40LT, dalle poche recensioni che si trovano online si dice che è un po’ più voluminoso, a me la cosa stava molto bene dato che cercavo un 45lt spartano da utilizzare in inverno o per trek di più giorni.
Nell’etichetta attaccata allo zaino, in tedesco, sembra ci siano scritte le caratteristiche, e compare un 45 (litri?), ma poi, quando penso a com’era il mio Nerg Ice Rock plus 40 passato a @ROCKY77 , mi sembra ben più grande, molto più grande.
E allora all’escursione prendo lo zaino di Andrea, un Quechua forclaz speed da 50lt, in teoria 10 litri in più del mio Essl, e li metto uno accanto all’altro, sorpresa.

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:woot::woot::woot::woot::woot:

Preciso che sotto all’Essl c’è fissato il lavvu che lo fa apparire più lungo, e che il forclaz è sistemato un po’ più steso rispetto all’essl, però la differenza fra i due è abbastanza evidente, qua stiamo circa sui 55 litri se non di più, ammesso che il quechua sia effettivamente da 50 litri come riportato, ma è possibile che il produttore abbia commesso un errore nel dichiarare la capienza dello zaino di ben 15 litri?
In generale, per ora e considerando quanto poco l’ho provato, sono soddisfatto di questo zaino, l’unica nota negativa è dovuta appunto alla capienza errata, ho acquistato uno zaino venduto come 40 litri ma che si presenta come un 55…:no::azz:

Durante la mattina di domenica è arrivato anche @MicheleBazz , ci ha fatto compagnia per un po’ prima che iniziassimo a smontare il campo.
Una volta tornati al parcheggio, il buon bazz, ha tirato fuori dal baule un Extrema Ratio con la quale non sarebbe stato facile giustificarne il porto ad una guardia forestale.
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Extrema Ratio S.E.R.E. 1, un lama a metà fra un push dagger con possibilità di presa inversa che ricorda il karambit, ma è possibile impugnarlo anche normalmente.

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Sviluppato dall’idea di un gruppo di studio composto da operatori delle Forze Speciali, artisti marziali ed esperti di tecniche di sopravvivenza. L’acronimo S.E.R.E. si riferisce ai quattro principi “Survival, Evasion, Resistance and Escape”.
Insomma un bel ferro da ergastolo, peccato che nel bosco non ci fosse nemmeno una sentinella vietcong o un terrorista. :dent4:

Poi a metà pomeriggio ce ne siamo andati in paese per farci una pizza.
Come sempre mi sono divertito un sacco, bella la compagnia, splendido il tempo, belli i luoghi, e già arrivato a casa avevo voglia di tornare ad immergermi nel verde.
Ciao ragazzi a presto!
:)
 

Allegati

#7
Vedi l'allegato 179490


Sviluppato dall’idea di un gruppo di studio composto da operatori delle Forze Speciali, artisti marziali ed esperti di tecniche di sopravvivenza. L’acronimo S.E.R.E. si riferisce ai quattro principi “Survival, Evasion, Resistance and Escape”.
La mia opinione :biggrin:


peccato che nel bosco non ci fosse nemmeno una sentinella vietcong o un terrorista. :dent4:
Eh lo so, non ci sono più quei bei boschi di una volta...
 
#8
Spettacolo come sempre! Bravi :si: quello zaino prima o poi lo prendo.. come va la bushbox?
La bush box funziona bene, è la seconda che ho perché la prima la ho persa, ma col senno di poi prenderei ora quelli della lixada che costano meno della metà e si montano più velocemente.
Complimenti alla tua mamma per il gilet!
Grazie, riferirò!
Bé, che sia per nulla utilizzabile per i nostri scopi eravamo tutti d'accordo, bazz per primo, è un coltello particolare acquistato da tenere in collezione, un po' come per chi possiede un karambit o push dagger.
Però devo dire che aveva l'impugnatura davvero molto grippante, sicuramente anche con mani umide avrebbe fatto il suo dovere
 
#9
Bé, che sia per nulla utilizzabile per i nostri scopi eravamo tutti d'accordo, bazz per primo, è un coltello particolare acquistato da tenere in collezione, un po' come per chi possiede un karambit o push dagger.
Però devo dire che aveva l'impugnatura davvero molto grippante, sicuramente anche con mani umide avrebbe fatto il suo dovere
Infatti era quello che volevo sottolineare, che al di là di oggetto da collezione, non mi sembra molto pratico per: “Survival, Evasion, Resistance and Escape” :biggrin:

E pare ci abbiano lavorato fior fiore di operatori delle Forze Speciali, arti marziali ed esperti di tecniche di sopravvivenza...

Mi piacerebbe mettere in un bosco te con il "Verro", il coltello disegnato da te e forgiato da henri, e uno di questi esperti di sopravvivenza che ha collaborato per il SERE, con quel ciappolo lì.
E vedere chi dei due ne esce meglio :rofl:
 
#12
niente male :)

sarei interessato alle specifiche del sistema di culto dionisiaco in un contenitore silicatico mostrato a sinistra nella 19ma foto, quella del materiale di mitch :)

che zaino usa mitch? sto cercando uno zaino solido ma economico per i miei discorsi da pess, ovviamente di litraggio mi basta poco :)
 
#15
Grazie ragazzi

Non so, è un vecchissimo zaino di tela, so che vuole cambiarlo perché poco capiente, se ti piace quello stile, o vai su dell'usato surplus militare, oppure anche ESSl ha una linea abbastanza economica con zaini simili.
Complimenti, complimenti e ancora complimenti !
Il genere di cose dove vorresti esser stato della brigata!
Bravi.
P.s. quella splendida tazza per il caffè dove si prende? :roll:
:biggrin: l'ho trovata su Amazon, della gentleman hardware, in acciaio smaltato, piace molto anche a me :)
Gabri come calzano le Crispi Nevada Legend? Hai preso il tuo numero?
Come per tutti i crispi che ho avuto ho acquistato un numero in più del mio, devo dire che non sono scomodi ma sono comunque meno comodi di altri scarponi che ho avuto, come i crispi mirage che erano praticamente del calzini; i Nevada legend sono un po' più rigidi ed Inizialmente dopo poche ore che li indossavo desideravo toglierli, ora questa finestra di tempo si sta allungando sempre più. È il primo paio di scarponi in cuoio che possiedo e forse, non so, è dovuto anche a questo.
In generale i crispi, secondo me, vestono bene e normali, pianta normale, e consiglio sempre un numero in più in ogni caso, specie sui modelli in cuoio.
 
#18
Infatti era quello che volevo sottolineare, che al di là di oggetto da collezione, non mi sembra molto pratico per: “Survival, Evasion, Resistance and Escape” :biggrin:

E pare ci abbiano lavorato fior fiore di operatori delle Forze Speciali, arti marziali ed esperti di tecniche di sopravvivenza...

Mi piacerebbe mettere in un bosco te con il "Verro", il coltello disegnato da te e forgiato da henri, e uno di questi esperti di sopravvivenza che ha collaborato per il SERE, con quel ciappolo lì.
E vedere chi dei due ne esce meglio :rofl:
Beh, secondo me non c'è proprio paragone, come tagli il parmigiano con quel l'attrezzo, non puoi farlo con nient'altro, per tutto il resto, io sceglierei un Henri originale :biggrin:
 
#20
accidenti, dovrò provare a sonnecchiare su foglie e legnetti come
fatto da voi. Complimenti.
P.S.
Mitch ha un viso simpatico; ma se lo scrogessi nel bosco, di spalle, infagottato in quella palandrana mi allarmerei.
 

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