Trekking Cammino Celeste

Ciao a tutti, mi chiamo Antonio Secci e abito a Trieste.
Dopo alcuni mesi di attesa per il lockdown per l'emergenza COVID, finalmente parto per il mio primo cammino.
È il Cammino Celeste o Iter Aquileiense, e si snoda dal mare alle Alpi, interamente nella regione orientale del Friuli Venezia Giulia.
Il cammino è caratterizzato da un percorso con fondo vario e discrete pendenze. Il percorso è decisamente solitario e attraversa zone ancora "selvagge" dove saranno assenti sia i segni del uomo che il segnale del vostro cellulare!
Per contro alcuni sentieri non sono mantenuti e nemmeno ben calpestati, può capitare di perdersi.

Io ho articolato il percorso in 7 tappe invece delle canoniche 10 in quanto ho deciso di sfruttare le lunghe giornate di fine giugno e camminare anche nel pomeriggio.
Alla fine ho registrato quasi 200 km e 8500 di dislivello. Non male per smaltire le pizze della quarantena!

Ecco i miei appunti!

Giorno 1

Aquileia - Cormons

Tappa tutto sommato di transizione. È totalmente piana ma in alcuni passaggi si apprezzano gli edifici rurali, le vigne, i campi. Nel tragitto ho l'occasione e il piacere di conoscere Aurelio Pantanali, uno degli ideatori del percorso. Dopo una breve chiacchierata, riprendo il Cammino, ma solo dopo aver avuto da lui l'onore del timbro di Aiello, il paese delle meridiane, sulla credenziale. Si passa poi per i colli dove ancora sono visibili le trincee e le fortificazioni belliche, a ricordarci gli anni terribili che i soldati italiani e austriaci hanno trascorso in guerra. Delusione per l'Ara Pacis in stato di abbandono; ci sono delle transenne, spero stiano risistemando l'area, è un monumento storico di straordinaria memoria, i morti di quei colli se lo meritano.
Tappa necessaria alle gambe e alla testa, di preparazione.

Giorno 2
Cormons Cividale

Decido di iniziare con la deviazione sulla vecchia mulattiera che è marcata come Sentiero Italia e Alpe Adria Trail per evitare l'asfalto della salita al monte Quarin. È una vecchia mulattiera silenziosa e letteralmente immersa nella vegetazione. Ho immaginato i vecchi abitanti che la percorrevano per salire al castello. Interessante e particolare.
Il percorso prosegue poi sul Collio dove è possibile ammirare l'industriosità friulana nel particolare settore della vinificazione, che non sono davvero secondi a nessuno.
Alcuni tratti asfaltati portano verso Castelmonte, dove in una salita impegnativa ho pensato ad ogni singolo oggetto dentro il mio zaino.
Ma giunto in cima si apprezza il borgo fortificato, molto ben tenuto, famosa meta turistica e religiosa.
Rinfrescato alla fontana e timbrata la credenziale mi avvio subito alla discesa verso Cividale. Decido di tagliare un po' di asfalto percorrendo una deviazione nel bosco. Ecco, non fatelo se non siete decisamente esperti, il fondo è talvolta ripido e scivoloso. Ma a me è piaciuto. Solo, certi sentieri non andrebbero fatti da soli, magari. È andata bene ma giungo sfinito all'agriturismo fuori Cividale, nel tardo pomeriggio. Un'ottima cena in una tipica osteria del posto mi rimette in sesto.

Giorno 3
Cividale Prossenicco

Si parte subito bene con un sentiero in salita dalla località dove ho dormito per ricongiungermi con la traccia Celeste. La mia ubicazione fuori di Cividale ha comportato qualche km in più ma mi ha consentito di evitare il centro e il suo traffico, iniziando da subito nel silenzio del bosco.
Si sale attraversando boschi rigogliosi e silenziosi.
Ma dopo ogni salita c'è una discesa e arriva anche lei, finalmente. Lunga ma facile, mi porta fin sotto Prossenicco dove con un ultima fatica giungo alla fine della tappa.
In questa tappa ho apprezzato la bellezza di quei boschi incontaminati. Ho trovato anche una sorgente freschissima.

Giorno 4
Prossenicco - Passo Tanamea

Tappa un po' anomala caratterizzata da diverse variazioni sul percorso classico.
Il mio obiettivo odierno è il Rifugio sul Gran Monte, per il quale mi sono organizzato in ogni dettaglio. Il Rifugio è chiuso a causa dell'emergenza COVID e si può usare solo il bivacco. Ho con me cibo, sacco a pelo, esche per il fuoco e acqua a sufficienza. Lo zaino è bello pesante ma l'idea di stare solo sulla cresta del Gran Monte ad ammirare il tramonto e l'alba dell'indomani mi aiuterà ad alleviare la fatica.
Bene, il morale è alto e le gambe dure ma non fa nulla, si parte presto.
Decido a Tanacertegna la prima scellerata variazione... Oggi ne farò altre due... Invece di seguire il Cammino e fare un largo giro per arrivare a Montemaggiore da est, decido di tagliare su una traccia bella dritta. Il fatto è che ha un dislivello pauroso, una traccia a V che prima scende bassissima a un guado e poi risale, ripida, nel bosco umido e viscido. Arrivo a Montemaggiore stremato. Mi ricarico un pochino al bar e parto deciso alla conquista del Gran Monte che mi sfida dall'alto dei suoi quasi 1600. Da sotto è veramente impressionante. Una nuvola gli fa da cappello, ma spero vada via con le ore più calde. Anche qui mica per la via classica, ovvio. Siccome sconsigliano il 742 perché troppo ripido io ovviamente decido di farlo, per evitare la strada asfaltata fino a Monteaperta. La seconda salita più ripida di tutto il Cammino. Bella tosta.
Durante l'ascesa il volo maestoso di 2 coppie di grifoni (o forse aquile), per un attimo vicinissimi, mi ripaga di gran parte della fatica. Bellissima emozione. E tantissima invidia per tale libertà...

All'arrivo in cima la brutta sorpresa: la nuvola si era trasformata in una massa nebbiosa, umida, fredda e alimentata da un forte vento ascensionale. Praticamente la visibilità è di pochi metri. I miei progetti di pomeriggio al sole e tramonto fotografico vanno a farsi benedire. Deluso, decido la mia terza variante della giornata... Vedo i cartelli con l'indicazione per Passo Tanamea, dove mi sembra di ricordare ci fosse qualche struttura per dormire.
Bene, non fatela. È un sentiero CAI ma scarsamente frequentato e mantenuto. È facilissimo perdere la traccia e il fondo è molto scivoloso. Cado 3 volte. Perdo i segnavia molte volte. Per contro, il bosco è molto suggestivo, trovo i resti di un piccolo villaggio, forse dei casali usati in passato per il bestiame, con pozzi a filo non protetti. La discesa, dopo la lunga e faticosa salita, sembra non finire mai. Finalmente vedo la striscia d'asfalto e sento il rombo di diverse moto e si sa, dove c'è moto c'è birra. Arrivo giù... nel nulla. Niente. Le moto solo passavano. Ovviamente non c'è alcun segnale cellulare e non posso cercare nulla né chiamare nessuno. Fermo il primo ciclista e mi manda in un agriturismo poco distante... 6 km... gli ultimi, maledettamente pesanti. Qui però la giornata si aggiusta perché trovo un gruppo della provincia di Vicenza, anche loro in Cammino. Simpatici, mi accolgono nel loro gruppo e decido di continuare con loro l'indomani, visto che si va tutti a Resia

Giorno 5
Passo Tanamea - Prato di Resia

Manco a dirlo, anche oggi partenza in salita, ma in gruppo si viaggia meglio.
Le mie gambe sono però decisamente affaticate e quasi non tengo il passo dei "veci" vicentini, che vanno come treni.
Scavallata la valle ci accoglie una pioggia fitta che non ci darà tregua fino all'arrivo all'albergo, bellissimo, di Prato di Resia.
La cena è una bella occasione per socializzare con i nuovi amici, tra un bicchiere e l'altro. E un altro...
Devo però salutarli, io ho un altro programma per l'indomani: Voglio attraversare tutto di botto la Valdogna.

Giorno 6
Resia - Rif. Grego

Mentre i veneti dormono ancora, alle 7 sono già in cammino.
Ma ho passato una brutta notte, forse l'ultimo bicchiere era di troppo. Lo stomaco non è in forma e non mi sento benissimo. Col senno di poi mi viene in mente che potrei anche aver bevuto acqua non potabile da qualche giardino. Spero che camminando passi.
Affronto la prima parte della tappa, fino a Chiusaforte, in salita, soffrendo.
Arrivato a Dogna, sulla ciclovia, già sto meglio. Mi attende ora una bella scarpinata di 19 km fino al rifugio.
È una salita su asfalto, passano pochissime auto, ma è sempre, sempre in salita, non molla mai. A metà strada chiedo a una signora che curava un orticello di poter riempire le borracce. Lei mi offre anche il caffè e una mezz'oretta di chiacchiere sulla vita della valle.
Il paesaggio è bellissimo, con il Monte Cimone che sovrasta nello sfondo. I numerosi resti fortificati della 1ª guerra mondiale danno più di qualche spunto di riflessione.
Dopo quasi 11 ore di cammino, giungo al Rif. Grego, finalmente. La cortina dei rilievi è assolutamente meravigliosa: Jof di Montasio, Fuart, Nabois e altri, si vedono tutti da lì. E non vi dico all'alba che spettacolo.
Vado a nanna presto, sono l'unico escursionista presente, per recuperare un po' di energie. L'indomani è il gran giorno dell'arrivo al Monte Lussari.

Giorno 7
Rif. Grego - Lussari

Mi sveglio presto e mi soffermo ad ammirare i boschi e le catene montuose che, alla luce del mattino, hanno una dimensionalità incredibile.
Anche oggi alle 7 sono già a sbacchettare sui sentieri.
La discesa fino alla Valbruna è veloce anche se un po' ripida e scivolosa.
Giunto alla provinciale che consiglia la guida, la percorro fino all'intersezione con la ciclabile Alpe Adria Trail e mi ci butto, dentro il bosco. Ho visto sulla cartina che c'è una diretta per il Lussari e vorrei farla per evitare l'asfalto di Valbruna e Camporosso.
Un cartello mi avvisa che però è chiusa e decido comunque di restare dentro il bosco fino a Valbruna. È proprio un bel sentiero tematico, facile e senza pendenze, che corre parallelo alla strada. Questo lo consiglio.
Giunto però all'altezza di Valbruna vedo una traccia CAI che punta in su, con il cartello "Santuario del monte Lussari"
Senza altra indicazione. Biricchini.
Decido di farlo, mai l'avessi fatto.
È una verticale di 900 metri di dislivello.
Nel bosco, scivoloso, ripidissimo. Come se non bastasse, il sentiero è invaso da tronchi di alberi caduti, una vera strage, proprio un triste spettacolo. Forse le tracce del passaggio della tempesta Vaia. Impensabile ritornare indietro, è troppo pericoloso. Decisamente, questo sentiero andrebbe chiuso finché non terminano i lavori dei boscaioli. Dopo due ore di agonia, durante le quali è difficile fermarsi, sia per l'instabilità del fondo sia perché dopo due secondi di pausa si viene letteralmente assaltati da un nugolo di zanzare voracissime, arrivo finalmente all'impianto intermedio della seggiovia. Da lì il muro della pista nera che parte dalla cima, mi aspetta per togliermi ogni grammo di energia rimasta.
Ma un passettino alla volta arrivo in cima, stremato ma felice. Una bella birra me la sono meritata!

*****

Nel complesso è sicuramente una bella esperienza, faticosa ma appagante. Per qualsiasi ragione decidiate di farlo, troverete le risposte che cercate nelle tante ore di silenzio, immersi nella natura incontaminata.
Conoscerete inoltre luoghi poco turistici, con una tradizione secolare, ricchi di storia. Camminerete soli per tante ore senza incontrare nessuno. Solo nei luoghi di arrivo avrete la probabilità di incontrare altre persone, raramente vedrete altri escursionisti nei sentieri.

Qualche consiglio in generale:
Dal punto di vista tecnico, a parte il primo tratto fino a Cormons, il Cammino Celeste è piuttosto un lungo trekking. Ci sono bei dislivelli e si passa su sentieri perlopiù di montagna. Per cui valutate bene le scarpe da usare. Io mi sono trovato bene con degli scarponcini leggeri da trekking, ma in molti usano scarpe da Trail running. Altri continuano a preferire gli scarponcini. Ma io ho fatto alcune variazioni un po' azzardate e non credo che mi sarei trovato bene con scarpe basse.

Non ho avuto nessuna vescica; la mattina mettevo sui piedi un velo di vaselina (pochi euro al deca), non l'avevo mai fatto e non so se sia servito, ma nel dubbio lo rifarei.
A fine giornata un massaggio a piedi e gambe con un gel all'arnica ve lo consiglio vivamente.

Tenete il peso dello zaino più basso possibile. Niente di superfluo. In salita farete la checklist un migliaio di volte, comunque.

Controllate i punti di approvvigionamento dell'acqua potabile, io ho avuto difficoltà a trovare fontanelle intermedie. In campagna non tutti i rubinetti sono di acqua potabile, ocio!

Indispensabile: un navigatore GPS installato sullo smartphone.
Installatevi il programma che preferite e seguite la traccia gpx scaricata dal sito.
Vi sono state negli anni alcune variazioni, ma sicuramente vi sarà utile. In alcuni punti mancano indicazioni chiare ed è facile sbagliare. Ad esempio nel bosco di Cividale fate attenzione perché c'è una traccia da MTB segnata in celeste che può facilmente trarre in inganno se non seguite il GPS. In altri punti invece si può sbagliare e saltare una deviazione come ad esempio in alcuni boschi dove si alternano i segnavia celesti con quelli CAI.

Io ho fatto, per sfida con me stesso, l'intero percorso da Aquileia in solitaria in 7 giorni, anche grazie ai consigli di un pellegrino che lo ha fatto l'anno scorso.
Ho faticato ma sapevo di poterlo fare.
Consiglio cmq di farlo in più giorni per godere del Cammino con più calma e avere più tempo libero il pomeriggio.
Buon cammino!

s
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