Trekking Cammino di Santiago -La mia esperienza-

Comunque, a parte le mie irrilevanti esperienze, mi piacerebbe sapere cosa vi ha spinto a proseguire quando eravate demotivati, stanchi morti, bruciati dal sole e dalla fatica.
A cosa avete fatto appello in quei momenti?
Cos'e' che spinge un uomo a proseguire quando si rende conto che l'impresa e' ardua e le sue forze lo stanno abbandonando?
Come si fa a mantenere la mente lucida in quelle cirocstanze?
.......
Per me l'aspetto piu' interessante del cammino sara' proprio qs. Vedere se davvero, con tutti i miei limiti e le mie debolezze, riusciro' a mantenere la mente libera dalla tentazione di lasciar perdere tutto

Qualche considerazione:
Faccio mio lo spirito dell'essere umano che di fronte a una sfida con gli altri ma soprattutto con se stesso è capace di imprese sovrumane impegnando il proprio corpo e la propria mente fino allo stremo.
E' pur vera la spinta mentale all'avventura e all'esplorazione, alla curiosità di quello che c'è dietro l'angolo. Tante volte ho avuto difficoltà a tornare da un'escursione nonostante l'ora tarda per andare a vedere il paesaggio dietro a una collina o a una cresta.
Ma è anche vero che qualsiasi impresa richiede attenta pianificazione e scrupolosa preparazione fisica e mentale. Anche perchè poi le conseguenze sarebbero molto spiacevoli! Pe chi non abituato a queste attività io consiglio di chiedere il parere del medico soprattutto in presenza di patologie conclamate e iniziare al più presto un serio allenamento dato che il Camino sia a piedi sia in bici non è cosa da poco.
 
Grande Giacomo! Ti ricordi quando ci siamo incontrati tra Cacabelos e Villafranca del Bierzo???
Adesso pubblico anch'io il mio diario...

PS: Sto progettando un ritorno a Santiago, sul Camìno Ingles, penso più o meno verso i primi di marzo del prossimo anno...
 
Il monastero dove abbiamo dormito non era un granché, eravamo molto accalcati, e avevo i piedi del signore ciclopellegrino in faccia, alle 5 cominciano ad alzarsi tutti e a fare un baccano infernale, Matteo non sembra accorgersene
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Ma io non ce la faccio, fa pure caldo, mi alzo e mentre vedo che tutti si preparano faccio un paio di foto e chiacchiero con qualche ciclista, ne approfitto per sistemare un pochino le borse e visto che non ho nulla da fare, faccio un controllo completo alle bici, le pulisco e le ingrasso per bene. Poi mi riallungo sul letto e in dormiveglia aspetto le 8.
(scusate la scarsa qualità)
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Dato che ho preparato tutto all’alba, non resta che ritirare i panni e partire.
La n120 ci accompagna per un bel tratto di strada, si cambia regione, entriamo in Castiglia&Leon, nella provincia di Burgos
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Come mi sembra di aver già accennato c’è un certo “odio” tra le varie provincie spagnole, tutte vorrebbero l’indipendenza, non mancano scritte e modifiche ai cartelloni..
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Da notare Burgos >> buRRos, bene :) siamo nelle Tierras del Cid colui che liberò la Spagna dai Mori
Ecco cosa intendo quando dico che la strada sembra non finire mai
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E questi sono campi di grano all’infinito.
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Anche in formato video ;)
GRANO, GRANO, e ancora GRANO! :D

Dopo gli errori dei giorni precedenti, e dopo la chiacchierata mattutina che ho fatto con i ciclisti, oggi non facciamo errori (e non ne faremo più ;) ) sulla strada da scegliere.
I paesi scorrono veloci, oggi andiamo forte, il venticello ci aiuta a non sentire il sole, il grano dei campi ci fa compagnia, si vede che abbiamo cambiato regione, qui sembra tutto più calmo, la cultura però non è affatto campagnola, anche se dei paesi sono poco più di 4 case con dentro 4 trattori e 8 anime, alcuni sembrano dei paesi fantasmi, un pochino mi deprime.
A Belorado, facciamo la conoscenza con una delle figure tipiche della Castiglia, la cicogna! Ce ne sono moltissime, su tutti i cucuzzoli si vedono nidi :D
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A Villafranca Montes de Oca, facciamo una bella pausa, abbiamo fatto 35km praticamente senza fermarci, siamo proprio soddisfatti, davanti ad un albergue ci sediamo, chiacchieriamo con altri ciclopellegrini e beviamo un pochino d’acqua, inoltre, dato che c’è un comodissimo supporto per le bici, facciamo riposare anche i cavalletti, che sotto il peso delle borse ogni volta stramazzano.
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Chiacchierando con due ciclopellegrini, e insieme a loro vediamo che strada fare per arrivare ad un luogo un pochino mitico, sul cammino, San Juan de Ortega
Si la scia a n120 e si prende sulla destra una strada brecciata che comincia a salire con una pendenza non indifferente, pazienza, spingiamo un pochino i mezzi, lo abbiamo fatto altre volte, oramai “padroneggiamo la tecnica” :D
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Con diversi Sali-scendi, la il sentiero costeggia la N120 e si infila in un fittissimo bosco, quello che si vede in questa foto.
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Il bosto è un pochino tetro, ma molto molto affascinate, si passa da sentieri strettissimi a zone in cui sembra passato un caterpillar e abbia spianato tutto, in alcuni tratti improvvisamente spariscono completamente gli alberi, e lo scenario sembra quasi post apocalittico.
(foto non mia)
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In cima incontriamo gli amici ciclisti che vanno decisamente più veloce di noi, sono spagnoli, non ricordo di dove però, sono simpatici, mi è capitato di conosce molta gente lungo la strada, ma quasi mai ci siamo presentati, come se non ci fosse bisogno di chiamarsi per nome, un attimo prima siamo estranei, poi basta un saluto e già siamo amici e si comincia a chiacchierare, beh.. morale della favola li abbiamo nominati Frizzulo (quello vestito in bianco) e “il suo amico” :D
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Varie foto da li sopra.
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Proseguendo ancora un pochino, si raggiunge San Juan, che merita decisamente una visita, vi riporto uno stralcio preso da Girodivite.it che lessi prima di partire e che mi colpì:
-S. Juan è una comunità rifugiata fra questi boschi, i cui tratti schivi e solitari si riflettono sui caratteri di quella dozzina di persone che ne fanno parte. E’ un unico complesso architettonico con una chiesa romanica, e ricavati da un’ala del monastero: un rifugio ed un piccolo bar-ristorante; poi c’è solo qualche sparuta casa, tanto vuote fuori quanto lo devono essere dentro. Se non fosse per i pellegrini che decidono di fermarsi per la notte, ci sarebbero più cani che persone. E’ un luogo suggestivo però, la luce del sole mette a nudo impietosamente la vecchiaia delle costruzioni e l’abbandono in cui versa il monastero, ma non ne tradisce il fascino. Deve il suo nome al Santo che si ritirò da queste parti per aiutare i pellegrini nel difficile transito per questi monti. Morendo S. Juan venne seppellito nella cappella romanica da lui stesso costruita-
A San Juan ci fermiamo a pranzo e mangiamo un bel panino con il tonno e l’ananas sciroppata in barattolo! :D sotto un albero ci allunghiamo e ci riposiamo un pochino, la pennichella dopo pranzo sotto un albero è una mano santa! Oggi è proprio una bella giornata, la strada è fantastica, il panorama anche, il bosco è una riserva naturale, piena di uccelli.
Purtroppo ho solo una foto mia del posto
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Prima di ripartire ci concediamo un gelato al bar, facciamo il pieno alle boracce e ricominciamo a pedalare, direzione Atapuerca, la nostra guida consiglia di visitarla, c’è un sito archeologico preistorico che è patrimonio dell’Unesco, è ancora presto, Burgos non è distante, decidiamo di fermarci.
La discesa è dolce e il paesaggio piacevole, incontriamo diversi pellegrini per strada e ogni volta che ne superiamo, dopo un Grazie, ci scambiamo la formula di rito “buen camino!”
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Purtroppo il tizio all’ingresso della zona archeologica ci dice che si può entrare solo in gruppo e che la visita è guidata, comincia dopo un ora e dura quasi due.. Si farebbe troppo tardi :( e di certo 2 persone non fanno un gruppo. Un pochino rattristiti ripartiamo
La “collinetta” dietro Atapuerca sembra tranquilla, e insieme a Frizzulo&Co. Cominciamo a salire, presto ci accorgiamo che è una maledetta sassaia, dove se non tieni una andatura decente non cammini, come al solito, smontiamo da cavallo e cominciamo a spingere, ma stavolta non solo non siamo soli :D
In cima alla collina un venticello fresco ci rincuora, il sentiero appiana, e tutti e 4 risaliamo a bordo dei mezzi e zitti zitti pedaliamo alla volta di Burgos
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L’ultimo ostacolo è trovare da dormire a Burgos e non è affatto facile, appena entrati in città le frecce gialle e i simboli che indicano il cammino spariscono, dobbiamo attraversare un periferia industriale veramente brutta, fortunatamente i marciapiede sono molto ampi, la città è bellissima, piena di sampietrini e muretti di mattoncini bene ordinate, la periferia caotica lascia spazio ad una perla di centro storico.
Chiedendo a dei signori anziani, che parlavano un dialetto incomprensibile, seguiamo il fiume, fino ad arrivare ad un parco dove ci hanno detto che c’è un Albrgue. Il posto è carinissimo, 2-3 casette in legno in mezzo ad un grande parco mi fanno illudere di trovarmi in un bosco, c’è molto silenzio e l’aria è fresca.
Rincontriamo Frizzulo e l’amico, che arrivano dopo di noi (mi hanno detto che si sono messi a riposare sotto un albero dopo Atapuerca e non si sono resi conto dell’ora), dopo la doccia e i panni, io e Matteo ci avviamo verso il centro seguendo il fiume.
Al parque El Parral (B) è dove avevamo l’ostello (se mettete la visuale “satellite” si vedono benissimo le casette) e l’altro punto (A) è il centro, ecco la mappa.
http://maps.google.it/maps?f=d&sour...42.33853,-3.711233&spn=0.022459,0.038624&z=15
Facciamo un giretto nella piazza principale e scatto un paio di foto alla cattedrale.
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Sulla porta di un ristorantino leggiamo, un cartello “Menù Pellegrino 12€” mmm.. un pochino caro, di solito spendiamo 7-8, vabbè, la grande città ha costi più alti rispetto ai paesini, entriamo, dentro è molto carino, sembra un ristorante di lusso e noi in ciabatte e magliettina ci sentiamo un pochino fuori luogo, considerando poi che dentro c’è gente distinta e benvestita. Ci domandiamo se veramente fanno il menù del pellegrino, arriva il cameriere, Si lo fanno, fiuuu.. meno male :D ordiniamo entrambi Paella, centro non stiamo sul mare e non è tipica del posto, però è buona, e insieme non ricordo cosa..
Dopo cena una passeggiata in centro e mentre rientriamo nell’abergue, Matteo mi racconta del viaggio che ha fatto l’estate prima.
Piccola parentesi su Matteo.
Dovete sapere che è molto ma molto avventuroso, e ha una capacità di adattarsi all’ambiente circostante impressionante, mentre mi racconta il viaggio crepo d’invidia, perché è stato nel sudest asiatico e precisamente ha risalito il corso del Mekong attraversando Cambigia, Laos e Vietnam, il tutto in un mese, nonostante questo, non riesco a farlo iscrivere al forum.
Chiusa parentesi su Matteo.
All’albergue scopriamo che siamo circondati da italiani, e con loro scambiamo qualche parola e impressione sulla tappa del giorno dopo, domani ci aspettano le terribili Mesetas!
Alla Prossima,
Giacomo
 
Grazie, ho dato una veloce rilettura, ci sodo diversi errori, scusate ma quando scrivo, non ho il tempo di rileggere.. :-?
 
Sono solo piccoli errori "di sbaglio" .
Ne facciamo tutti :ka:

Non preoccuparti!
:si:
 
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Wikipedia Italiano - L'enciclopedia libera
La Meseta è l'unità di rilievo più antica della penisola iberica e quella che occupa la maggior parte della sua superficie. Ebbe origine dal Massiccio Esperico sorto con l'orogenesi ercinica durante il Paleozoico. Questo massiccio fu spianato dall'erosione durante il Mesozoico trasformandolo in un pianoro ondulato che costituisce la base dell'attuale Meseta, posteriormente alterato derante il Cenozoico a causa dell'orogenesi alpina e dalla erosione e sedimentazione avvenuta durante il Quaternario. Etc.. etc.. etc..
Una spiegazione “da dizionario” non può spiegare, non può far capire, quello che si prova ad attraversare un deserto, è scoraggiante, ti costringe a fare i conti con te stesso come nessun altro posto che ho incontrato sia sul cammino, che altrove, per i pellegrini a piedi è una sfida che dura tre giorni, noi in questo senso siamo fortunati, ci impieghiamo “solo” un giorno, ma il prezzo è duro anche per noi.

Immaginate di stare in mezzo al mare, su una piccola barchetta, tutto intorno a voi l’orizzonte è completamente piatto, niente navi, niente stelle, solamente sole e acqua.
Ora sostituite all’acqua la terra e avrete le Mesetas, non un albero, non una casa, solo qualche filo d’erba e il cammino, e tanto vento da nord.

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Oggi mi ritrovo qui, in questo deserto di sassi e sudore, sotto un sole implacabile. Pedalo, pedalo a testa bassa, perché il vento alza molta terra, davanti a me a circa una ventina di metri, Matteo, chiuso nei suoi pensieri. Non c’è nessuno.
Oggi è rovente e l’ambiente non ci aiuta, non ci sono frecce o segni sulla strada, non ci si può sbagliare, la strada è una sola, e punta dritta all’infinito.
Mi sentivo solo, assetato, rimbalzavo continuamente sul terreno asciutto e pieno di buche, e l’unica cosa che mi distrae è l’attenzione che metto nell’evitare di cadere ogni volta, in terra è talmente arido che alziamo molta polvere, e altrettanta ne respiriamo, mi ricordo distintamente davanti a me Matteo che rimbalza sulla bici e tira su una nuvoletta di terra che il vento spinge subito a sinistra, è come un film impresso nella memoria… Matteo su quella cavolo di bici e la terra.

Pedaliamo distanti e quindi in silenzio, di solito gli altri giorni eravamo accanto, oggi no, ognuno ha il suo deserto, ognuno vive la sua meseta. Penso al perché del mio viaggio, perché ho scelto di venire in Spagna a rompermi i reni su questa bici? Perché non me ne sono andato a Terracina con Chiara? O in California con Daniele? O in qualsiasi altro posto dove potevo riposarmi?

Ho passato un giorno intero a farmi questa domanda, ho capito quel giorno, cosa ti insegna, e cosa è, il cammino di Santiago.

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Una fontanella ogni tanto rompe la monotonia, a pranzo facciamo tappa in un baretto che insieme alla solita chiesa (probabilmente dedicata a Santiago) è tutto quello che sembra essere il paese dove ci troviamo, ci sono diversi pellegrini che pranzano, anche delle americane che mangiano un panino al prosciutto pasteggiando con un cappuccino, che schifo, mi sento a Campo de’fiori (chi conosce sa).
Ci sono anche due ciclopellegrini che già conosciamo di vista, sono una coppia di fidanzati, se non ricordo male Olandesi, hanno una caratteristica, viaggiano in 2 con una sola bici, questa:

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Ripartiamo tranquilli e paciosi con comodo verso le 4, stamattina ci siamo alzati prima per prendere un po’ di fresco e abbiamo fatto gran parte della strada, l’ultimo tratto lo facciamo insieme a Frizzulo&Co. e grazie a loro riesco anche a sistemare il cambio della bici, che fra terra e buche si è "spostato" e quindi le marce fanno rumore e grattano.

Arrivati a Carion de los Condes (meta di oggi), troviamo un altro monastero, molto migliore di quello già frequentato, con 7€ ci danno addirittura delle lenzuola, il sagrestano, è un tizio buffo, che parla una lingua mista, mixa inglese italiano e spagnolo, e il risultato è ottimo, perché pellegrini di tutte le nazionalità lo capiscono benissimo :)
Mi ricordo il piatto della doccia pieno di terra, e anche la vasca per lavare i panni, per non parlare delle bici, piccola nota, oggi abbiamo fatto i primi 300km, che soddisfazione:
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Roba da non crederci!, il 30 è stata una giornata di una tranquillità impressionante, sarà che dopo le mesetas qualsiasi cosa ci sembrava tranquilla.. mah.. :). Comunque, abbiamo dormito bene (sarà che eravamo distrutti). La mattina dopo è freschetto, ma non mettiamo su ne felpe ne nulla, il monastero è un pochino rigido con gli orari, e vuole che tutti stiano fuori per le 8.00, non ce lo facciamo ripetere, e la manutenzione mattutina la facciamo fuori la porta.
Comincio a pulire la bici e mi accorgo subito, che quello sarà il lavoro più duro della giornata :) la terra è ovunque, con un bel po’ d’acqua e la spazzola mi metto di santa pazienza e pulisco tutto, proprio in quel momento passano frizzulo&Co

li guardo…

guardo le bici…

MA! Cavolo sono pulitissime!!

Si fermano e ci sfottono, loro, furbi.. sono hanno trovato un lavaggio per auto (la sera prima) e con la lancia hanno lavato le bici e le borse (tanto sono talmente attrezzati che hanno quelle della Ortlieb, completamente stagne). Vabbè, faccio spallucce e finisco il lavoro, ingrasso per benino e tutti e 4 partiamo, mentre usciamo dal paese, incrociamo altri ciclopellegrini che di vista abbiamo già visto, sono 2 coppie.
La prima formata da due ragazzi giovani, di Madrid, hanno delle superbici e sono alleatissimi (devo essere degli appassionati di mtb), hanno pochissima attrezzatura, lui viaggia con una cassetta della frutta sopra al portapacchi, con dentro buttata una busta di plastica fermata da due elastici, da quel giorno, lui sarà “cassettaDELLAfrutta”, la fidanzata viaggia più pesante, con un paio di borsette che sembrano esplodere (le signore hanno bisogno di più roba!) da quel giorno lei si chiama “la novia di CassettaDellafrutta”, insieme saranno “cassettaYnovia”. In realtà i nomi li sapevamo, ma ci divertivamo a chiamarli con i soprannomi :D, lui si chiamava Raul e lei Irma (se non ricordo male)
La seconda coppia, sembravano “cassettaYnovia” dopo 30 anni, si.. erano marito e moglie sulla sessantina, lui di corporatura media e lei, era, beh.. diciamo “abbondante” entrambi simpaticissimi, li abbiamo chiamati “luciodallaYmujer”, lui somigliava al noto cantate.. e quindi..
I veri nomi li abbiamo mai saputi.
In compenso anche noi avevamo un soprannome, “lombardo” (ce lo ha dato LucioDalla) dovuto alle bici, identiche spiccicate con la scritta bella grossa sul telaio, non è che mi facesse troppo piacere, ma a quanto pare, chi di soprannome ferisce.. :D

Non ho foto di oggi, mi dispiace, ho un video , ma niente di che :)

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Più tardi posto il 31 ;)
 
Passiamo direttamente al 31 va.. :)

Anche oggi la tappa è di semplice “spostamento”, a parte la cattedrale di Leon, c’è veramente poco da vedere, appena usciti da Mansilla, cominciamo a seguire le onnipresenti frecce gialle,

piccola nota sui segni: Una freccia, un mucchietto di sassi, una conchiglia, sono i tipici segni che indicano la strada, spesso però, commercianti di tutti i generi, se ne approfittano (dai ristoratori ai venditori di articoli outdoor) mettono frecce e segni che confondono e “costringono” a passare davanti ai loro locali, così ti ritrovi a girovagare in un paese di 10 case e non riesci a trovare l’uscita, quindi, Attenzione!
Lentamente arriviamo a Leon, oggi la prima parte della tappa è tuta pianeggiante (la Castiglia è piatta come la pianura padana), ci muoviamo velocemente.. viaggiamo come al solito coppia, io e Matteo, intanto chiacchieriamo,

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L’arrivo del cammino a Leon, non è però dei migliori, purtroppo sia pellegrini che ciclopellegrini, devo passare su un tratta di strada asfaltata, dove chiaramente le auto sfrecciano come matte, un video probabilmente aiuta meglio a capire :D

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Leon dentro invece è molto calma, discreta e raccolta. La gente è talmente abituata a vedere pellegrini che non ci nota nemmeno, gironzolando per il centro arriviamo alla piazza principale dove il duomo la fa da padrone, ci prendiamo una pausa per vedercelo bene, fuori e dentro.
Ecco il video dell’arrivo alla piazza e qualche foto.
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Ripartiamo, ci accorgiamo subito di un paio di cose, 1)che il tempo sta peggiorando 2)che l’ambiente sta cambiando.

La strada, da piatta e monotona che è stata negli ultimi giorni, comincia a diventare collinare, si sale.. e si scende, sullo sfondo è visibile una catena montuosa immersa tra le nuvole, già sappiamo che nei giorni a seguire, dovremmo salire li sopra, la Cruz de hierro e O’Cebreiro, sono li, immersi nelle nuvole, e tengono ben chiuse, per chi non ha fegato di salire, le porte della Galizia.

Il tempo diventa scuro, fa quasi notte, decidiamo di tirare avanti il più possibile, fino ad arrivare alle pendici dei monti, così la mattina dopo, freschi e riposati, possiamo affrontare la prima salita nel pieno delle nostre energie. Il cielo promette male, ma oramai, dopo tutto il sole che ho preso, un po’ d’acqua non mi da mica fastidio!

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Ecco uno dei mille paesini dispersi nel nulla (notare il nido di cicogna sul campanile :D )

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E ti pare! Dove dobbiamo andare noi è più nero!

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Ad ogni modo, tirando il fiato e bagnandoci un pochino, arriviamo a Rabanal del camino, l’ultima "civiltà" prima dei monti, una città di frontiera del far West (in effetti, geograficamente, è proprio il far west della Spagna :D).
L’ambiente è già montano, l’accoglienza non è delle più calorose, ma le docce sono favolose, ci sono i bagni divisi, completamente divisi, cioè una stanze da bagno con lavandino, doccia etc.. come a casa!

Accanto all’ostello un piccolo ristorantino dove si mangia molto bene, la foto:

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La cameriera, gentilmente ci fa una foto.
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Nel pasese non c'è nulla da visitare, quindi, dopo le telefonate "di rito", di corsa in branda! :)
 
Nella foto con il cartello a 20 all'ora sembra che il cielo Vi caschi in testa da un momento all'altro.
Bellissimo!

Fabiola
 
Grazie dei commenti, mi fa piacere che vi piacciano le descrizioni, cerco di descrive quello che ho provato e cerco di farvi partecipi, la mia guida/racconto ha proprio lo scopo di far capire cosa si prova ad affrontare una avventura del genere.

PS: Ma avete capito chi sono dei due nelle foto? :D
Si io ho capito...nella foto davanti all'avvocato pentito, tu sei il più alto...vero???
 
Corso di Orientamento
Alto Basso