Trekking Campo Rotondo - Valle Bertina - Rifugio di Fonte Vetrina - Valle della Dogana

Parchi d'Abruzzo
  1. Parco Regionale dei Monti Simbruini
Dati

Data: 17-18/05/2014
Regione e provincia: Abruzzo, L'Aquila
Località di partenza: Campo Rotondo
Località di arrivo: Campo Rotondo
Tempo di percorrenza: 6 ore di cammino
Chilometri: 14
Grado di difficoltà: E
Descrizione delle difficoltà: orientamento non sempre facile all'interno del bosco
Periodo consigliato: tutto l'anno
Segnaletica: a tratti assente
Dislivello in salita: 600 metri circa
Dislivello in discesa: 600 metri circa
Quota massima: 1500 metri circa
Accesso stradale: si lascia la macchina a Campo Rotondo
Traccia GPS: http://www.avventurosamente.it/xf/pagine/mappa/?do=loadmarker&id=6944

Descrizione

Splendida escursione primaverile con Paolo (oloapota) e Andrea (Henry Thoreau) :D
siamo partiti sabato pomeriggio e tornati domenica ad ora di pranzo dormendo in un rifugio della forestale sempre aperto.

Lascio parlare le immagini... con qualche breve descrizione.

Lasciata la macchina a Campo Rotondo ci inoltriamo nel bosco in direzione di Valle Bertina
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All'improvviso nel bosco si apre una spendida vista sulla Valle Bertina
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Orchidee selvatiche
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Scorcio della Valle Bertina
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Autoscatto con la Valle Bertina sullo sfondo
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Paolo che scende verso la Valle Bertina
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La gioia di Andrea alla vista del panorama... o forse era perché l'ho colto di sorpresa... chissà
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Valle Bertina
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Dopo qualche chilometro e pochissime timide gocce d'acqua arriviamo al Rifugio di Fonte Vetrina
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L'interno del Rifugio di Fonte Vetrina (credenza e tavola con panche)
Il rifugio è molto confortevole e tenuto abbastanza bene, abbiamo contribuito lasciando un po' di legna asciutta all'interno.
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L'interno del Rifugio di Fonte Vetrina (camino... per fortuna tira bene!)
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L'interno del Rifugio di Fonte Vetrina (il letto a castello di legno a tre piani e un secondo tavolo)
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Mentre Paolo va ad esplorare i ruderi di una città scomparsa (che ci mostra il giorno dopo) io ed Andrea facciamo un bel po' di legna, così mentre cala la notte nel rifugio di Fonte Vetrina c'è un bel fuoco scoppiettante.
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Al nostro risveglio il panorama è mozzafiato, il cielo terso ci regala un sole splendente che ci riscalda e ci allieta la colazione fatta all'esterno del rifugio.
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Il trio al risveglio
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La Fonte Vetrina a poche decine di metri dal rifugio
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Ci incamminiamo verso le rovine dell'antica città di Rocca Morbano. Sulla destra della foto si intravedono i resti di una strada che portava alla rocca. Per chi volesse individuare i ruderi di Rocca Morbano vi linko uno stralcio della carta topografica in cui è riportato il toponimo di Rocca Morbano. Mentre chi fosse appassionato di storia può leggere questa monografia di Enrico Balla: Vedi l'allegato balla_morbano.pdf
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Ruderi dell'antica città di Rocca Morbano
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Ruderi dell'antica città di Rocca Morbano
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Ruderi dell'antica città di Rocca Morbano
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La vallata di fronte a Rocca Morbano, si dice che in questo posto potrebbe esserci una necropoli
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Un formicaio
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Alcuni vermiciattoli che seguono la scia lasciata da una lumaca mangiandosi la bava depositata
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Collegamento tra la valle Bertina e la valle della Dogana
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La valle della Dogana. Oltre a numerosi cavalli e mucche vediamo di sfuggita anche qualcosa che assomigliava ad un capriolo
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La valle della Dogana
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La valle della Dogana
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La valle della Dogana
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La valle della Dogana
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Ultima modifica:
:)

valle Bertina...non l'ho mai sentita, dove si trova?

bel giro, pieno di fiori e di animali, non sembra neanche tanto difficile :)
quel solco nella terzultima foto, mi ha fatto pensare ad una faglia dato che siamo vicino a L'Aquila, ma forse sono fissata :biggrin: :biggrin:
 
La valle Bertina si trova vicino Campo Rotondo, vedi lo stralcio di cartina che ho linkato anche sopra (in basso al centro):

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Il giro volendo si può fare in giornata, noi lo abbiamo fatto in due mezze giornate per fermarci una notte al rifugio :)

Il solco dovrebbe essere un fenomeno carsico in quanto queste vallate sono tutte interessate da questi fenomeni, in particolare caverne e quindi sprofondamenti del terreno.
 
A

Andreatv

Guest
Bello, da proprio un senso di tranquillità!
Simpaticissime le foto delle formiche e dei vermiciattoli :D
Il solco è impressionante, sembra anche fresco fresco!

:)
 
Bella Andrea!
Io due settimane fa, sarei dovuto andare a Rocca Morbano per vedere i ruderi.... poi purtroppo esce sempre qualche imprevisto !
 
Un'escursione bella e abbastanza facile, adatta anche alle mtb (soprattutto se si prende la valle bertina fin dall'inizio, senza passare per il bosco) impreziosita dalla ottima e ormai collaudata compagnia! :)
 
"Un rifugio per sentirsi a casa" Cos’è un rifugio di montagna? Un luogo dell’anima, prima di tutto. Un punto di approdo, una meta. Un nido. È un posto dove ci si sente a casa. Una sensazione che prova non solo chi vi giunge dopo aver camminato per decine e decine di chilometri (come fanno i concorrenti del Tor des Géants). Ma anche i semplici escursionisti. Perché in alta quota il gestore che accoglie gli ospiti diventa un padrone di casa che apre le porte del suo mondo. Si entra con il proprio zaino e le proprie scarpe ai piedi, ma il resto è tutto in comune. Compreso l’amore per gli spazi aperti, per i silenzi pieni di pensieri, per la fatica, per la pioggia sul viso. Chi cammina lungo i sentieri del Tor des Géants incontra 16 dei 54 rifugi della Valle d’Aosta e sperimenta un’accoglienza che non ha nulla a che vedere con la semplice cortesia. Veri e propri guardiani delle montagne, i gestori dei rifugi diventano padri di una grande famiglia, che è unita non da vincoli di sangue ma da passioni comuni.
Ho riportato il passo sopra dal sito del Tor del Geants (il trail più lungo e defatigante del mondo), e oltre a farlo mio lo utilizzo, traducendo il pensiero in parole, per scivolare con la riflessione su un altro tipo di rifugio. Sì, un altro tipo, perchè si potrebbe dire che ogni luogo ha il suo: e così, accanto ai rifugi "alti", gestiti e mantenuti, ci sono pure quelli "bassi", non accuditi da nessuno, aperti a tutti, alla completa mercè di chi li visita. Questi rifugi sono "bassi" non solo in termini di latitudini ed altitudini (come quelle appenniniche), ma anche e forse soprattutto in senso figurativo: più essenziali, spartani, minimalisti, davvero le classiche quattro mura e un tetto. Rifugi "bassi", dunque, come sinonimo di "semplici". Basso e semplice è anche il profilo delle aspettative con cui li si approccia: viene quasi naturale aspettarsi poco o nulla; e nonostante – o proprio per - questo si prova una sorta di genuina, fanciullesca eccitazione di fronte a una oggettiva povertà materiale. Un sentimento quindi opposto a quello del nostro quotidiano dove soddisfazione fa rima con realizzazione di grandi ed ipercariche aspettative..
Ci si cala proprio malgrado in una disposizione d'animo per la quale tutto diventa un "plus", e il rifugio assume le sembianze di un regalo da scartare. Un piccolo moto di stupore coglie già al momento in cui lo si scorge all'improvviso, magari nella posizione panoramica che non si osava sperare; dopodichè ci si avvicina alla porta e la si apre - sarebbe più giusto dire "la si schiude" - con la circospezione un po' guardinga che tanto assomiglia allo scioglimento del fiocco di quel regalo, magari accompagnati dal cigolio che conferma l'assenza assoluta di qualsiasi manutenzione e conferisce quindi un alone di mistero; aperta la porta, si apprezza rincuorati anche il solo fatto di trovarli appena decenti; le narici sono stranamente bendisposte verso tutti i possibili odori, anche quelli in altri contesti un po’ nauseanti; e anzi alcuni, come quello di un camino spento, sembrano persino graditi; il camino stesso, e magari un tavolo, già da soli sembrano assicurare proprio quel senso di raccoglimento che si andava cercando senza rendersene conto; e poi i letti, assi di legno vuoti simili a elementi di una natura morta che sembrano giacere fissi, senza tempo, ad attendere con pazienza che ci si vadano a sdraiare i primi matti capitàti lì... e il senso leggermente adrenalinico di percepirsi in quel momento proprio nel ruolo di quei matti, matti ma vivi, o forse vivi in quanto un po’ matti. Tutt'intorno, oggetti inguainati sotto un velo di immobilità che aspettano soltanto di essere guardati, toccati, usati per riprendere magicamente almeno un refolo di vita, rompendo una sorta d’incantesimo simile al bacio del cavaliere alla principessa descritto nei libri di favole.
Mi hanno sempre piuttosto incuriosito gli strani motivi per cui quasi sempre anche da parte di incalliti e inguaribili escursionisti si visitano posti magari straordinariamente scenografici e solitari; a un certo punto sopraggiunge in modo chiaro l'intimo desiderio di prolungare certi attimi altrimenti destinati irrimediabilmente a dissolversi; ma poi, poi...si finisce per soffocare quasi sempre tale desiderio col ritorno a casa. Una specie di troncamento brutale a un'emozione. Come lo squillo di un telefono durante un bacio appassionato.
Eppure il rifugio sembrerebbe proprio quanto di più straordinariamente adatto a lasciare sfogo a quell’emozione, a dilatarla fino a “vivere" un posto nel senso più pieno, più che semplicemente visitarlo, attraversarlo, ammirarlo. A differenza della limitata e castrante casa cittadina, è come una perla incastonata in quella "casa diffusa" costituita dall'intero ambiente; le stesse 4 mura rappresentano un semplice frammento del mosaico.
Il rifugio un manufatto – come tale opera umana – che però diventa quasi essa stessa parte della natura, e permette di viverla anche e soprattutto nei suoi momenti più reconditi e nascosti. Respirarne l'aria quando non lo fa nessun altro; ammirare le stelle disposte su una volta simile a un'immensa calotta; aprire gli occhi con la più naturale delle sveglie, ossia il fascio di luce proiettato all’alba dal sole verso le finestre; dischiudere di nuovo la porta, questa volta dal di dentro, uscire fuori e lasciarsi abbacinare in uno sbadiglio inebriante e liberatorio...tutte cose accomunate da una disarmante semplicità ma che centuplicano il senso di solitudine e lo fanno assomigliare ad un vero e proprio privilegio. Il privilegio di perdere l'orologio riappropriandosi del tempo.
E infine il rifugio è l’esaltazione della condivisione. Nell’entrarci, la sua povertà materiale accoglie e mette tutti sullo stesso identico piano, e forse è uno dei rari momenti in cui si prova una sorta di “eguaglianza” materiale. Gli assi del letto sono duri per tutti, la luce e il calore del fuoco del camino sono gli stessi, così la lontananza dalle rispettive case, il distacco dalla quotidianità pure, ed anche la protezione che ci offre e la vulnerabilità a cui ci espone. E il rifugio è anche punto di osservazione dello spettacolo di bellezza all’esterno che non discrimina tra spettatori in platea o nel loggione offrendo prospettive privilegiate. Il privilegio è semmai soltanto rispetto a tutti quelli che nel rifugio non ci sono.
Per quanto mi riguarda, almeno ogni tanto sento veramente il bisogno interiore di vivere (o rivivere) tutto ciò che ho sommariamente descritto e che comunque nessuna parola riuscirà mai a rendere in modo compiuto e completo. Con Paolo ed Andrea è stata l’occasione di condividere ciò e devo dire che è davvero una gran fortuna già il solo fatto di conoscere persone sintonizzate sulla stessa lunghezza d’onda e con le medesime sensibilità, perché un rifugio, pur aperto a tutti, in realtà non è “per” tutti. Per molti resterà sempre solo qualcosa su cui informarsi se e quanto sia sporco o rabberciato.
 
Ultima modifica di un moderatore:
Piacevolissimo itinerario in un ambiente gradevole.

Ricco di dettagli oggettivi e sensazionalistici quello che personalmente posso definire un vero trattato sul rifugio incustodito, venuto fuori dalla penna... anzi, dai tasti di Andrea "HT". Bello da leggere! :)
 
Bravi ragazzi!
Vedo con piacere che anche gli angoli meno noti dei Simbruini iniziano ad essere frequentati, anche se ancora (e per fortuna) da pochi "pionieri"!

Personalemnte sono stato in quella zona di recente, alla fine di Aprile, anche se il giro compiuto era leggermente diverso; quì c'è il racconto con la fotogallery:

L'altro lato dei Simbruini: tra la Valle Bertina e Campo della Pietra - Orizzonti Simbruini | Orizzonti Simbruini

Ecco cos'era che mi ero ripromesso di fare e poi non ricordavo più !!!:azz::azz::azz::azz::azz::azz::azz::azz::azz::roll::roll::roll::roll::roll::roll: :

Il ringraziamento a te perché di fatto la scelta è nata in gran parte proprio da quel tuo link che ci aveva postato Paolo per e-mail.

Tant'è vero che poi più volte mi sono trovato a pensare proprio come e quanto fosse vera e giustificata l'insistenza sulle caratteristiche di questo versante dei Simbruini rispetto all'altro.

Vabbè, anche se con ritardo, grazie per l'ispirazione. Perché davvero cose come queste nascono da un'ispirazione, e spesso il difficile è trovarla.

:)
 
Grazie Andrea HT!!


Per l'itinerario abbiamo tratto spunto anche un po' dal tuo percorso :)

Questo mi fa piacere! Soprattutto perchè gli sforzi fatti per creare e tenere "vivo" il portale Orizzonti Simbruini sono volti a contribuire ad una sempre maggiore conoscenza di questo angolo di Appennino, forse ancora troppo poco noto al di fuori delle grandi classiche.

Ecco cos'era che mi ero ripromesso di fare e poi non ricordavo più !!!:azz::azz::azz::azz::azz::azz::azz::azz::azz::roll::roll::roll::roll::roll::roll: :

Il ringraziamento a te perché di fatto la scelta è nata in gran parte proprio da quel tuo link che ci aveva postato Paolo per e-mail.

Tant'è vero che poi più volte mi sono trovato a pensare proprio come e quanto fosse vera e giustificata l'insistenza sulle caratteristiche di questo versante dei Simbruini rispetto all'altro.

Vabbè, anche se con ritardo, grazie per l'ispirazione. Perché davvero cose come queste nascono da un'ispirazione, e spesso il difficile è trovarla.

:)

Grazi di cosa! Figurati...L'importante è che le bellezze descritte nel link siano state realmente e direttamente vissute anche da voi! :lol:
 
Ciao Andrea io ho casa nel comune di Cappadocia e questa estate vorrei ripetere il tuo itinerario ma non capisco bene una volta arrivato a Camporotondo dove occorre andare e le varie direzioni da prendere.
Potresti darmi delle delucidazioni. Grazie :)
 
Notizia fresca e triste.
Al Piano di Morbano nei Simbruini, zona di grande interesse sia archeologico sia naturalistico, area protetta ZSC e SIC di interesse europeo, e' andato in scena l'ennesimo attacco degno ormai del far west.
Danni incalcolabili al suolo (visibili in foto ed anche in quella contenuta nel link), alla flora ma soprattutto alla fauna, specie gli uccelli rari di quei luoghi.
Sono state intraprese azioni d'urgenza ma intanto, come si vede, i danni sono stati fatti.

https://news-town.it/2026/05/25/aff...nnesimo-assalto-a-unarea-di-altissimo-valore/
 

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Notizia fresca e triste.
Al Piano di Morbano nei Simbruini, zona di grande interesse sia archeologico sia naturalistico, area protetta ZSC e SIC di interesse europeo, e' andato in scena l'ennesimo attacco degno ormai del far west.
Danni incalcolabili al suolo (visibili in foto ed anche in quella contenuta nel link), alla flora ma soprattutto alla fauna, specie gli uccelli rari di quei luoghi.
Sono state intraprese azioni d'urgenza ma intanto, come si vede, i danni sono stati fatti.

https://news-town.it/2026/05/25/aff...nnesimo-assalto-a-unarea-di-altissimo-valore/
Però dall'articolo non mi è chiaro nulla... :-?

"Al centro della polemica il cantiere forestale aperto a Piano Morbano"

Cantiere forestale: cantiere di chi? Autorizzato da chi? O non autorizzato? o_O

Sempre dall'articolo:
"L’associazione ha presentato un esposto urgente ai Carabinieri Forestali e alla Regione Abruzzo chiedendo l’immediata sospensione dei lavori"

Di nuovo: se sono autorizzati a che titolo si sospendono i lavori?
E se NON sono autorizzati, è giocoforza vengano sospesi!

"e il ripristino dello stato dei luoghi"

Come si farà a ripristinare una foresta matura (a giudicare dalle foto dei tronchi tagliati)? :ka:
 
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