Torrentismo Canyoning nel torrente Castiglione parco del Pollino

Parchi della Calabria
  1. Parco Nazionale del Pollino
Data: 10 luglio 2022
Regione e provincia: Calabria,Cosenza
Località di partenza: Loc. Castiglione
Località di arrivo: Ponte in località Vitimoso fraz. di Papasidero
Tempo di percorrenza: 3,4 ore con le pause e i tempi morti
Sviluppo: 800 m
Grado di difficoltà: difficoltà 3 in estate.Calate a più tiri con soste comode.Verticale massima 35 m.
Periodo consigliato: estate
Segnaletica: seguire il corso d'acqua,non si può uscire :lol:
Dislivello in discesa: 630 m.
Quota massima: 800 m.
Accesso stradale: Autostrada A2 uscita Mormanno.Prendere per Scalea Papasidero.Poco prima di entrare in paese svoltare a sinistra in una curva stretta e dopo qualche chilometro si raggiunge un ponte in località Vitimoso.Lasciare qualche auto e proseguire con altre in base al numero dei partecipanti in località Castiglione.Lungo la strada girare per una stradina a destra fino ad incontrare una fontana dove avverrà la vestizione.Proseguire a piedi per un sentierino sulla destra ca 300 m fino ad un ponticello dal quale ci si calerà.

Descrizione

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Papasidero è un piccolo centro di 642 anime che sorge alle falde di monte Ciagola nell’alto Tirreno Cosentino, una perla incastonata nell’incantevole riserva orientata del fiume Lao e ricadente nel parco del Pollino. Il borgo è reso celebre in particolare da tre elementi di attrazione: la famosa grotta del Romito con il graffito del “bos primigenius”, importantissimo sito archeologico, notevole giacimento del paleolitico noto in tutta Europa e oggetto di progetti e studi pluridisciplunari; il fiume Lao, unico corso d’acqua navigabile in Calabria, disceso ogni anno in gommone da gruppi di turisti che cercano avventura e adrenalina con il rafting.

A questa disciplina si è affiancato il canyoning praticato nel torrente Castiglione, probabilmente la forra tecnica più frequentata della Calabria, le cui acque alla fine si gettano con un poderoso salto di 35 metri prima di proseguire placidamente con andamento orizzontale fino ad immettersi nel fiume Lao. Una caratteristica di questo corso d’acqua è che perfino nelle estati più secche presenta un buon scorrimento idrico, e risulta praticabile per la maggior parte dell’anno.

Il Castiglione è stata così la meta di questa domenica 10 luglio. Insieme ad Antonio e Roberto di Canyoning Calabria ci sono una dozzina di impavidi che oggi vogliono confrontarsi con questa entusiasmante disciplina, sempre a contatto con l’acqua, tra manovre di corda, passaggi tecnici, calate, tuffi, toboga e teleferiche. Per me invece si tratta di un gradito ritorno dopo otto anni.

Parcheggiate le auto vicino al ponte in località Vitimoso, frazione di Papasidero, attendiamo l’auto staffetta che ci trasporterà presso l’attacco del torrente. Anche se non è una giornata eccessivamente calda come nei giorni precedenti, non vediamo l’ora di calarci nella forra e rinfrescarci all’ombra nelle impetuose acque del torrente. Aspettare sotto il sole con le mute in neoprene da 5 mm addosso mentre gli altri completano le operazioni di vestizione non è proprio il massimo.L’ingresso al canyon avviene con una calata di circa dieci metri in verticale dal ponte che lo attraversa e per velocizzare le manovre si eseguono anche calate multiple. Io e Antonio invece ci serviamo della paretina laterale dove è stata preventivamente piazzata una corda. Raggiunto il fondo risalgo il torrente per osservare e fotografare un’altra suggestiva cascata.

Iniziata la discesa già pochi metri più a valle incontriamo un primo impetuoso salto di sette, otto metri con una notevole portata d'acqua. Mentre uno dopo l’altro i torrentisti vengono calati, io vado in autonomia utilizzando il discensore a otto. E’ bello vedere come questi ragazzi abbiano riscoperto un modo nuovo e alternativo per divertirsi, sicuramente non ovvio ma più sano, in simbiosi con la natura più incontaminata e selvaggia che questo lembo del Pollino sa offrire. E ciò non può che farmi piacere.

Dopo un breve tratto in cui si cammina stando attenti alle pietre scivolose e si superano piccoli saltini incontriamo una seconda cascata dalla quale ci si deve tuffare nella pozza sottostante partendo da seduti. Qualcuno che non se la sente viene invece calato lateralmente per uno scivolo asciutto. Siamo costantemente a stretto contatto e in perfetta armonia con questo ambiente acquatico di straordinaria bellezza immerso nella vegetazione fitta e selvaggia tipica dell’appennino meridionale.

In successione seguono un toboga, un altro bel tuffo in una pozza profonda e un’altra cascata con toboga assistito. Di tanto in tanto facciamo una pausa meritata cercando un po’di tepore laddove i raggi del sole riescono a penetrare attraverso la vegetazione. Subito dopo attraversiamo un punto suggestivo sotto una cascata laterale e un tratto di torrente la cui la roccia si presenta bianchissima.L’ultima sequenza di difficoltà vede uno scivolo con calata in cui bisogna sganciarsi, mentre io mi calo con l’otto, un breve toboga e una teleferica, che viene utilizzata quando vi è un passaggio o una sequenza di salti impraticabili. Superata la teleferica si percorre un tratto in cui il torrente si addolcisce ma solo per un poco regalandoci subito dopo il pezzo forte di tutta la discesa, la maestosa cascata verticale di 35 metri in cui ci si cala o si viene calati praticamente nel vuoto. Grazie al costante getto d’acqua, ha generato una sorta di piscina naturale dove è possibile fare un bagno. Richiede di sicuro una buona dose di coraggio da parte dei torrentisti i quali sono assistiti e rassicurati da guide professionali e preparate.

Dopo aver allestito le soste iniziano le manovre di calata, anche multiple, e di colpo tra i torrentisti scende il silenzio. Dopo un’infinita serie di calate arriva finalmente il mio turno. Mi calo in autonomia usando il discensore a otto con “vertaco” che consente una discesa meno veloce e più controllata. A tre quarti della cascata mi prendo anche la libertà di arrestarmi in posizione di attesa, sospeso nel vuoto per fare una ripresa della cascata dal basso. Fantastica esperienza.Completate tutte le operazioni si verifica anche un piccolo inconveniente alla corda che si attorciglia e solo con diversi tentativi e manovre viene infine recuperata. Dopo le foto di rito sotto la cascata rientriamo lungo il tratto finale del torrente fino al ponte dove sono parcheggiate le auto. Enormemente soddisfatti ci salutiamo.La prima uscita torrentistica è fatta, e con le giornate torride che ci attendono ne arriveranno altre, sicuramente avventurose e adrenaliniche.

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Sì, straordinaria, divertentissima, per quanto mi riguarda anche molto arricchente,... ed appunto quando fuori é così caldo,... SUPER GODURIA, AHAH
 
Coordinatometro di Avventurosamente
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