Torrentismo Cascate di S.Fele Torrente Bradano

Parchi della Basilicata
Parco Nazionale dell'Appennino Lucano
Data: 16 agosto 2020
Regione e provincia: Basilicata,Potenza
Località di partenza: S.Fele
Località di arrivo: idem
Tempo di percorrenza: 5 ore totali
Chilometri: un paio
Grado di difficoltà: Estate: V2 A3 III
Descrizione delle difficoltà:Calate inferiori a 10 metri con passaggi di arrampicata/disarrampicata facili e non esposti. Nuotate non più lunghe di 30 metri in acque calme; progressione in corrente debole. Tuffi semplici da 3 a 5 metri e scivoli con pendenze medie.Tempo di percorrenza del canyon compresi fra 4 e 8 ore
Periodo consigliato: Estate
Dislivello in discesa: 177 m.
Quota massima: 883 m.
Accesso stradale:Accessi dalla A2 uscita Potenza Sicignano.dalla A16 uscita Candela,SS106 ionica uscita Metaponto.Poi direzione Muro Lucano o Melfi a seconda della provenienza.

Descrizione

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Il caldo intenso dell'estate mi porta naturalmente a dedicarmi ad attività acquatiche quali il torrentismo, il canyoning e a volte il rafting. Per una varia e divertente discesa ho pensato alle cascate di San Fele lungo il torrente Bradano nell'Appennino lucano.Il pittoresco borgo di San Fele è situato nella parte nord occidentale della Basilicata a 872 metri, arroccato tra il Monte Castello e il Monte Torretta. Anche se è un comune prettamente rurale, possiede una vocazione turistica di tipo naturalistica ed escursionistica. Ad attirare centinaia di visitatori ogni anno sono sicuramente le sue cascate. Esse si formano lungo il torrente Bradano che non va confuso con l'omonimo fiume lucano.

A monte dell’abitato esso procede con numerose cascate chiamate localmente “U Uattenniere” o “Battendiere”, nome dialettale della Gualchiera, la macchina utilizzata in passato per follare la lana sfruttando la forza dell’acqua che, tuffandosi, metteva in funzione delle pale che azionavano, a loro volta, dei magli che battevano la lana tessuta. Questa tecnica di lavorazione consentiva di ottenere panni più resistenti pronti per le lavorazioni successive.

“Il suono della parola "Uattenniere", però, è potente e inquietante, e fa automaticamente pensare all'acqua che con un rombo cupo batte potentemente precipitando dalle cascate per infilarsi in un oscuro e misterioso corridoio di pietra, l'acqua che cade battente verso l'oscurità, l'acqua che "batte il nero “. (micheleangileri.com).

“A San Fele l'idea di far conoscere questo bellissimo posto è sempre stata nella mente di tanti abitanti del posto, fin quando un gruppo di persone, alcuni anni fa, ha volontariamente deciso di pulire le vie di accesso in alcune zone lungo il torrente…..Successivamente hanno costituito l'associazione U Uattënniérë per la valorizzazione delle Cascate di San Fele. Il sito è diventato in pochi anni uno dei luoghi naturalistici più visitati della Basilicata. Completamente riqualificato e riportato al suo antico splendore può essere piacevolmente esplorato attraverso numerosi percorsi escursionistici dalle caratteristiche differenti che si adattano ad ogni livello di allenamento”. (cascatedisanfele.com)

Ma il modo migliore e più completo per godere appieno di questo paradiso dell’acqua è senza dubbio il canyoning. Esso ti consente di vivere intense emozioni facendoti immergere in questa splendida e lussureggiante gola molto selvaggia e remota, un angolo di paradiso nell’Appennino lucano. Le cascate inoltre offrono la possibilità di molti tuffi, scivoli ed una bella serie di calate.

Per raggiungere San Fele parto presto la mattina; occorreranno infatti due ore e mezza abbondanti dal mio paese. Colgo in tal modo l’occasione di conoscere un posto nuovo per me. Percorrendo gli ultimi tornanti prima di raggiungere il paese colpisce la vista di questo piccolo borgo dolcemente e tenacemente adagiato alla base di tre culmini, Monte Castello, Monte Torretta, alle cui spalle, in direzione Sud, si eleva il crinale principale costituito dalle creste di Monte dello Squadro, Monte Santa Croce e Monte Pierno, inframezzati da piccole valli, formazioni a sella e, in qualche caso, da profonde incisioni.

L'appuntamento con Nico, Gabriele, Agata e altri ragazzi è alle 9 presso il bar della piazzetta principale, ma io vi giungo abbastanza in anticipo approfittandone per farmi un giro in paese e appena fuori, ammirando la natura selvaggia di questo territorio costituito da faggi, cerri, aceri e ontani napoletani. Mentre passeggio, un piccolo mustelide, forse una faina o una donnola attraversa il ponte velocemente dileguandosi nella vegetazione. La giornata luminosa e soleggiata la rende propizia alla bella discesa che andremo a compiere.Ci rechiamo presso una fontana dove parcheggiamo, ma appena ultimata la procedura di vestizione una pattuglia di carabinieri ci esorta a spostare le nostre auto perché da poco tempo vige il divieto di sosta nella suddetta area. Risultato? Andare a parcheggiare in un area più a monte e “rigorosamente a pagamento”.

Dopo questo inghippo con disappunto dei partecipanti finalmente ci inoltriamo in un sentiero che ci condurrà alla prima cascata. Mentre scendiamo notiamo le vestigia di ciò che rimane di antichi mulini presenti nel sito. La roccia è calcarea marnosa e i salti sono armati con chiodi resinati e soste sugli alberi. Le calate sono divertenti e non difficili, a parte la prima che presenta uno spanciamento che procura una sbucciatura alle mani di qualche torrentista incluso il sottoscritto. Nico, che è l'esperto e conoscitore della gola lo affronta con due balzi e tuffo finale….Grande!! Il salto successivo risulta essere tuffabile e permette anche di sfruttare un divertentissimo toboga di diversi metri. Ai torrentisti la scelta se calarsi o scivolare lungo il toboga. La terza cascata salto è davvero spettacolare perché il torrente si inforra in un oscuro e stretto canyon formato da due salti continui le cui pareti ricoperte di muschio risultano molto scivolose. L'ambiente in questo punto è veramente selvaggio e ameno.

Seguono alcuni tratti privi di difficoltà fino alla doppia cascata finale, una da calarsi, l'altra tuffabile. Anche questo tratto di forra è immerso in una natura selvaggia e lussureggiante, sembra un paradiso primordiale. In totale abbiamo fatto cinque calate e in realtà ce ne sarebbe stata un'altra molto bella più a valle. Purtroppo la via di fuga dopo di essa è stata compromessa da una frana e risulta assolutamente pericolosa ed eventualmente affrontata assicurando il gruppo che dovrebbe passare lungo un esilissimo tracciolino di terra molto esposto su una parete a strapiombo, in pratica ciò che rimane dalla frana.

Per questo, eseguita l'ultima calata e dopo essere passati in un tratto con presenza di caratteristiche piante di farfaraccio maggiore preferiamo uscire nei pressi de “Lu Urtone”, affluente del torrente Bradano e che in estate va in secca. Dobbiamo però affrontare in arrampicata (III-) una parete di quindici metri a fianco del salto. Dopo questo passaggio obbligato risaliamo un ripido sentiero fino alla strada che ci ricondurrà alle auto.

Come dicevo, discesa abbordabile ma varia e divertente, fatta in una splendida e calda giornata estiva, tra tuffi in acqua e calate non difficoltose, sempre all'ombra e al fresco nelle acque di questo bel torrente. Ho conosciuto nuovi amici con i quali la prossima stagione estiva condivideremo senza dubbio nuove discese torrentistiche. E allora, appuntamento al prossimo anno.

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