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per me quasi perfetto come ragionamento, quello che non mi torna o meglio che non mi convice, è che interromperesti a 100°, in pratica il tuo target sarebbe il puro alcool etilico, ma credo che il dato relativo ai 120° di LoZarro possa essere legato anche alla parte aromatica della grappa, almen
o credo io
per me quasi perfetto come ragionamento, quello che non mi torna o meglio che non mi convice, è che interromperesti a 100°, in pratica il tuo target sarebbe il puro alcool etilico, ma credo che il dato relativo ai 120° di LoZarro possa essere legato anche alla parte aromatica della grappa, almen
o credo io
Infatti, per deformazione professionale, ho ragionato da "analista di laboratorio" per ottenere il massimo di etanolo, non ho ragionato da "mastro distillatore" che vuole ottenere buona grappa
...... qualcuno si dovrà pure sacrificare, oggi, tocca a me
Ciao , Gianluca
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Genepy barrique ..... mi ha incuriosito perché "barrique" ...... l'ho preso ma si sente un pò troppo la nota alcoolica (barrique di rovere usata per affinamento di grappa al barolo).
Genepy barrique ..... mi ha incuriosito perché "barrique" ...... l'ho preso ma si sente un pò troppo la nota alcoolica (barrique di rovere usata per affinamento di grappa al barolo).
Il Genepy non mi fa impazzire bevuto da solo ma dal momento che possiedo una GROLA (chiamata anche coppa dell'amicizia) in qualche occasione di incontro tra amici lo utilizzo assieme a una miscela a base di caffe, grappa, brandy e capriol.
Il Genepy non mi fa impazzire bevuto da solo ma dal momento che possiedo una GROLA (chiamata anche coppa dell'amicizia) in qualche occasione di incontro tra amici lo utilizzo assieme a una miscela a base di caffe, grappa, brandy e capriol.
Sì può essere, un esempio, per me, è nel Chaberton che è appunto un genepy barrique, però nelle grappe le rende ..... come dire ? ...... meno spigolose ? alias più "morbide".
Sono "di parte" perché nasco al superalcoolico con whisky e cognac / brandy che richiedono imprescindibilmente l' invecchiamento in barile.
Concordo sul punto che altri prodotti che possono essere barricati o meno (principalmente rum e grappa se non erro) perdono un po' della loro specificità per somigliare un po' troppo a tutti gli altri "ambrati" sul mercato.
Ciò non toglie che il risultato non possa essere eccellente, in particolare per la grappa che per i miei gusti ad essere un po' "ingentilita" ci guadagna.
In altra epoca apprezzavo la Ué di Nonino (distillato d' uva, non di vinacce) dal gusto piuttosto delicato, un po' come tutti i bianchi.
Detto per inciso stiamo parlando da degustatori piuttosto che da bevitori perché direi che questi ultimi più che per il sapore scelgono un prodotto perché magari lascia meno tracce nell' alito il giorno dopo e non è certo il caso della grappa.
Ammetto che non mi aspettavo che la degustazione vincesse (almeno come prime risposte mi sembra così) sullo shot, in effetti se ci si cura di scegliere cosa portare con sé è naturale che lo si faccia per poi gustarlo degnamente!
giusto.
Aggiungo il fattore salute.
l'alcol è tossico, nelle linee guida O.M.S. il concetto è chiaro: la quantità di superalcolico consigliata per non causare danno al fegato è zero.
Quindi non ha senso danneggiarsi senza averne i benefici, che per me sono DEGUSTAZIONE (tempo adeguato in bocca per assaporare il massimo degli aromi) e QUALITA' (evitando quindi le grappe da 3€ al litro ed in generale la robaccia, che andrebbe usata solo per sgorgare i lavandini).
Tornando al tema "fiaschetta", c'è anche il fattore peso: se mi devo portare il peso della fiaschetta piena, allora degustazione+qualità sono imprescindibili.
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Anche per la barricatura si apre un mondo!
tempo in botte, tipo di legno, precedente uso della botte...
e quindi, tornando al discorso economico, la grappa barricata da grande distribuzione (e piccolo prezzo) non ha la stessa barricatura delle cantine artigianali, con vendita al dettaglio spesso solo sul posto.
Purtroppo per chi sta in città la scelta si restringe ad enoteche e grande distribuzione. E poi qui nel Lazio (ma credo in Italia centro-meridionale in generale) la produzione tradizionale è mirata ad amari, liquori dolci ( la Pallini, tanto per dire, è di Roma, come pure Molinari...) e cose simili.
Vedo su google che qualcosa c'é anche qui ma non mi sembra il caso di fare il giro delle distillerie della provincia per fare da improbabile talent scout.
Se qualcuno avesse già provato distillerie locali del Lazio, eventuali dritte sono ben accette.
enoteca e grande distribuzione sono esattamente agli antipodi, però!
anzi, direi che è fortunato chi sta in città proprio perchè ci sono enoteche, proprio perchè ha facilmente accesso a prodotti da tutto il mondo.
chi sta fuori città deve sicuramente girare di più (almeno per raggiungere un'enoteca!) o deve comprare via internet venendo però a mancare tutta la parte di confronto con il gestore dell'enoteca.
io ho scoperto da poco il Bicerin al gianduiotto, torinese. Pochissimo alcolico (15°)
Lo vedevo da anni ma pensavo fosse un banale mix liquoroso e cioccolatoso.
Invece ha un gusto davvero complesso, non dolciastro ne stucchevole.
Se vi capita provatelo.
Metto un link a casa, propostomi da google https://www.eataly.net/it_it/bicerin-originale-al-gianduiotto-0-50l-vincenzi-506643
Leggo (non sono torinese...) che il nome bicerin indica sia un caffé con cioccolato fondente latte e panna servito nei locali torinesi (ricetta facilmente reperibile online) che l' alcoolico al gianduiotto in questione, con tradizione ugualmente antica (primo '800).
In casa ho una "crema" al cioccolato senza nocciole (Plaisir Noir, ugualmente 16° ed ugualmente torinese), adatta più che altro per guarnire gelati ecc, senz' altro mi incuriosisce il Bicerin che sicuramente si presta meglio alla degustazione.
Leggo (non sono torinese...) che il nome bicerin indica sia un caffé con cioccolato fondente latte e panna servito nei locali torinesi (ricetta facilmente reperibile online) che l' alcoolico al gianduiotto in questione, con tradizione ugualmente antica (primo '800).
Da ex torinese ho un ricordo leggermente differente ed internet mi ha confermato i miei ricordi.
Il Bicerin deriva dal nome del bicchiere utilizzato che era un "piccolo" bicchiere e conteneva, all'origine, una bevanda analcolica che poteva contenere, non necessariamente tutte, caffè, cioccolata fondente e crema di latte, bevanda che a sua volta derivava da un'altra ancora più "antica" che era la bavareisa ma servita in modo differente, il bicerin gli elementi erano stratificati (stile irish coffe) mentre nella bavareisa erano miscelati. La nascita del Bicerin è stata ricondotta ad un locale di Torino che sorge vicino al Santuario della Consolata, oggi denominata "Al Bicerin" ma nasce come osteria per poi diventare "Caffè della Consolata", il periodo storico è il 1763. La fortuna del Bicerin è anche legata al fatto che la cioccolata (liquida) non era considerata un alimento ma una bevanda per cui era accettata anche in periodo di quaresima.
Il Gianduiotto, il cioccolatino, nasce sempre a Torino nel 1865, cent'anni dopo.
Il liquore "Vincenzi Bicerin" nasce nel 1930 da Ferdinando Vincenzi che prende spunto dalla storia del Gianduiotto.
Dopo di che ....... che sia l'analcolico o l'alcoolico
Eri vicino a p.za San Carlo, forse sei andato a Caffè Torino https://www.caffetorino1903.it/ ..... se c'era un "toro" nel selciato davanti sicuramente sei andato lì.
A sinistra un bel regalo di mio genero, a destra un bel ritrovamento fuori sperduta nel prato fuori da un bivacco (aveva dentro della grappa che mi sono allegramente bevuto)
A sinistra un bel regalo di mio genero, a destra un bel ritrovamento fuori sperduta nel prato fuori da un bivacco (aveva dentro della grappa che mi sono allegramente bevuto)