Informazione Cho Oyu, 8201m, Himalaya

Guarda, non mi fraintendere, vi stimo e faccio il tifo per voi per la riuscita della vostra bellissima impresa. Ma proprio perchè penso questo, non volevo limitarmi ad un "bravo, bravissimo!" ma volevo solo manifestare una mia preoccupazione visto che non andate al Pellecchia e dati i tempi (e i soldi) uno deve partire con il massimo delle possibilità in saccoccia. :D

Io quella preparazione la farei al massimo per il Bianco, visto che in cima al Cho Oyu non penso che ci si arrivi a nuoto. Come sanno tutti il nuoto si svolge praticamente in assenza di gravità e per un 8000 può costituire un ottimo allenamento di contorno ma non la base della preparazione. Poi, 30 min di bike o corsa non apportano alcun beneficio cardiovascolare. Non sono superman ma posso dirti senza tema di smentita che le "classiche" tipo i Sivitilli o il Centenario le facciamo tutti in questo forum e mai ci sogneremmo di andare a fare gli 8000.
Questo perchè serve una resistenza fuori dalla norma, dato che (è scontato ma lo ripeto) le emergenze sono all'ordine del giorno lassù e non si possono affrontare se già per salire si è al limite.
L'età cmq c'entra un bel niente, anzi, chi non è giovane se la cava meglio potendo mettere sul piatto una stabilità psicologica sicuramente superiore agli altri.

Posso citarti quanto scrive Mondinelli nel suo libro "Alpinismo d'alta quota", che sicuramente voi avrete studiato nella preparazione. Per il Cho Oyu è richiesta una resistenza fisica "elevata" (in un paragrafo dà un giudizio sul piano fisico e tecnico delle vette da lui salite). Poi dà un paramentro di uso comune per definire "elevata":

"correre una maratona in 3 ore e 30 minuti o pedalare in bicicletta in pianura per 160 km ad una velocità media di 30 km/h"


Poi non so, magari questi requisiti li avete già e puntate solo al mantenimento, in questo caso non far caso a quanto dico...:si:

Una cosa non ho capito poi: ma usate l'ossigeno? Perchè io ho dato per scontato di no, se però lo usate allora diventa grosso modo come un Kilimangiaro e queste considerazioni non valgono.

Mondinelli lo conosco personalmente e, ultimamente, ci parlo spesso al telefono per chiedere consigli e dritte varie; l'anno scorso dovevamo andare insieme sul Monte Rosa ma, all'ultimo, ha avuto un incidente domestico (sono i peggiori!) e mi ha fatto accompagnare da Christian Gobbi, guida alpina di Alagna, finanziere che lavora in stretto contatto con Gnaro (era con lui nella tenda durante la tragica valanga sul Manaslu di qualche anno fa); se leggi bene il libro "Alpinismo d'alta quota", Gnaro parla anche, e molto bene, del nuoto e la cosa è ovvia visto che è una disciplina assolutamente completa e, se posso esagerare, perfetta!
Non useremo ossigeno (l'avremo di scorta per uso medico).
Per quanto riguarda i mie trascorsi sportivi non ne ho mai parlato per per non annoiare la gente ma ho praticato, sin da ragazzino, nuoto agonistico a livello nazionale, pentathlon moderno ( mi allenavo insieme a Daniele Masala), sono stato aiuto istruttore alla scuola federale di immersione ed ho sempre continuato, negli anni, a praticare molti sport tra cui, ovviamente, arrampicata.:)
Poi per tornare al discorso dei benefici cardiovascolari, continui a ripetere "30 minuti di bici o corsa" ma, come penso di aver detto, sono 30+45/50 minuti al giorno.
A proposito del nuoto, non so se te ne intendi ma questa è la prima descrizione trovata a caso, in rete, sui benefici cardiovascolari apportati da questa disciplina:
i benefici per il sistema CARDIOCIRCOLATORIO: è uno sport di resistenza, ovvero uno sforzo di durata medio lunga, favorevole per tutto l'apparato cardiovascolare. Grazie al lavoro aerobico che si viene a costituire, si registra un vantaggio sul consumo energetico del cuore, il quale viene allenato a consumare meno ossigeno e meno energie. Questo processo di allenamento è detto effetto training sul cuore ed avviene solo se si pratica il nuoto con una certa regolarità (2-3 volte la settimana e per almeno una quarantina di minuti)
 
Ultima modifica:
Probabilmente sto dicendo una cacchiata, non si potrebbe sostituire la bici le vasche solamente con la corsa? anche solo in pianura?


Pensa che io ho17 anni e faccio a malapena 2 vasche, non perché non ho forza, ma perché non ho tecnica, non ho mai imparato a nuotare in modo decente :D

Certo che si può sostituire il nuoto con corsa o bici, nel mio caso però, visto che nuoto forse meglio di come cammino :), uso il nuoto.:)
 
Qui stiamo parlando di una persona che andrà in spedizione insieme al mitico Marcheggiani, che di esperienza da vendere ne ha per tutti quanti, poi ha citato il test di Coconi e quant'altro.... a mio modesto parere non ha bisogno di consigli sull'allenamento e la preparazione in generale.
Essendo anch'io un nuotatore, non posso che confermare quanto a scritto in precedenza Antonio. Lo pratico come sport di base da 15 anni con regolarità e ho trovato benefici sulla corsa, bici ed escursionismo che alterno di continuo. Ricordiamoci anche che la corsa praticata in modo continuo, può portare ad infiammazioni ed infortuni vari... ma chi te lo fa fare?
A proposito, ho sia la maratona corsa in 3h 30' e 160 km in bici a 30 km/h di media (ma non ho i 15000 euro)....posso venire anch'io?? :p

Rinnovo il mio bocca il lupo al mitico Antonio, seguirò con trepidazione questa ascensione.... avete a proposito un sito/ blog dove seguirvi?
 
Qui stiamo parlando di una persona che andrà in spedizione insieme al mitico Marcheggiani, che di esperienza da vendere ne ha per tutti quanti, poi ha citato il test di Coconi e quant'altro.... a mio modesto parere non ha bisogno di consigli sull'allenamento e la preparazione in generale.
Essendo anch'io un nuotatore, non posso che confermare quanto a scritto in precedenza Antonio. Lo pratico come sport di base da 15 anni con regolarità e ho trovato benefici sulla corsa, bici ed escursionismo che alterno di continuo. Ricordiamoci anche che la corsa praticata in modo continuo, può portare ad infiammazioni ed infortuni vari... ma chi te lo fa fare?
A proposito, ho sia la maratona corsa in 3h 30' e 160 km in bici a 30 km/h di media (ma non ho i 15000 euro)....posso venire anch'io?? :p

Rinnovo il mio bocca il lupo al mitico Antonio, seguirò con trepidazione questa ascensione.... avete a proposito un sito/ blog dove seguirvi?

E dai, vieni anche tu! Che vuoi che siano, di questi tempi, 15000!!!:biggrin:
A parte gli scherzi è questo uno dei punti dolenti di tutta la vicenda, infatti stiamo ruspando un po' dappertutto, compresi i salvadanai dei nostri figli!!! (ovviamente scherzo, non chiamate il telefono azzurro :rofl:).
E' vero quello che dici sulla corsa infatti, potendo sfruttare il nuoto, cerco di limitarla al minimo proprio per evitare, ad una certa età, carichi eccessivi sulla colonna e sulle articolazioni.
Siamo presenti su Facebook con la pagina Robadachiodi. :)
 
Lo so, è una domanda personale, non si dovrebbe chiedere, ma è solo per sapere.... se non vuoi rispondere non è un problema.

Di tuo, escludendo gli sponsor, quanto hai dovuto mettere?

ciao e scusami per la domanda ;)


ps:vi seguo in Facebook
 
Sto riordinando le foto ma, soprattutto, sto riordinando le idee!!!
Un viaggio pazzesco, come ho già scritto da altre parti non una scalata ma un viaggio dentro me stesso, un viaggio nell'anima, un'esperienza che mi ha toccato, mi ha cambiato e, più passano i giorni, più credo che questo cambiamento, di cui non riesco ancora a valutare la reale portata, sia permanente e non semplicemente il frutto di emozioni molto forti ma ancora troppo recenti.
Ho iniziato a scrivere, saltando da un episodio all'altro in forma disordinata, proprio per non dimenticare, per fissare i momenti più importanti di un'esperienza unica, estrema, pazzesca e indimenticabile.
Se avete un po' di pazienza vorrei condividere con voi l'unico scritto che, sin'ora, sono riuscito a produrre in modo organico e completo; come ho detto è l'unico ma è sicuramente, per me, il più importante, è l'episodio chiave di tutta la mia spedizione, è il cuore di un'esperienza che non dimenticherò mai!

BUSSANDO ALLE PORTE DEL CIELO

1 ottobre 2014, ore 17:00 circa, arrivo stremato al campo 2, a 7.200 m di quota.
Il programma secondo Pemba, il mio sherpa, è quello di riposarci un po’ per poi partire in serata verso la vetta.
No, non ce la faccio assolutamente!
La salita dal campo 1 al campo 2 mi è costata una fatica enorme e quindi si rimanda a domani.
La giornata del 2 ottobre passa pigramente e lentamente anche se, a oltre 7.000 m, solamente nel cercare di mangiare non c’è niente di pigro, qualsiasi movimento e qualsiasi minima attività risultano faticosissimi.
La sera siamo chiusi nella tenda nell’attesa che un forte vento a raffiche cali un po’ e ci consenta di partire verso la vetta; il vento improvvisamente si calma ma sono ormai le 22:30 e Pemba sentenzia: “troppo tardi, si rimanda a domani”.
Altra giornata lunga e noiosa in attesa della sera.
Ore 19:30, il tempo è ottimo, niente vento, niente nuvole, inizia la vestizione.
Alla fine, chiuso nel tutone d’alta quota, scarponi e ramponi ai piedi, sono stremato ancor prima di partire.
Ore 21:00 iniziamo a salire verso la vetta.
E’ subito durissima, ogni singolo passo pesa come un macigno, inizio seriamente a pensare che non ce la farò mai.
E’ bene precisare a questo punto che, sin dall’inizio, io ed i miei compagni di scalata avevamo deciso e stabilito che il tentativo di salita verso la vetta sarebbe stato fatto senza l’utilizzo dell’ossigeno ausiliario e questo proprio nello spirito di sperimentare ed accettare i propri limiti; non ci interessava mettere una bandierina dove molti altri l’avevano ormai già messa da tempo, ci interessava arrivare sin dove il nostro fisico, la nostra mente, la nostra volontà ci avrebbero consentito di arrivare.
Pemba insiste perché utilizzi l’ossigeno (ne avevamo una bombola per emergenza medica), provo a mettere la maschera, mi da un fastidio cane, me la sposto per respirare l’aria “vera” con le narici, Pemba si arrabbia, non fa per me, l’ho già detto, non accetterò mai di arrivare in cima con l’ossigeno.
Facendo queste prove, questi ragionamenti e queste considerazioni, siamo ormai vicinissimi al campo 3, a circa 7.500 m, io sono ormai convinto che il mio limite è quasi raggiunto, sono un po’ deluso e mi sto consultando con Pemba per decidere quanto continuare ancora, se raggiungere il campo 3 e riposare un paio d’ore per poi, eventualmente, salire ancora un po’, quando improvvisamente, come un violento schiaffone, mi esplode nella mente un ordine preciso e perentorio: torniamo giù, adesso, immediatamente!
Pemba mi guarda un po’ sorpreso, io stesso sono sorpreso da questa mia assoluta determinazione ma non ci sono discussioni, si deve scendere, subito!!!
Circa un’ora e mezza per raggiungere il campo 2, per poterci infilare nella nostra tenda, per toglierci ramponi e scarponi, per accendere il fornello e iniziare a preparare una zuppa calda quando, all’improvviso, iniziano una, due, tre raffiche di vento, sempre più forti, sempre più frequenti e minacciose.
Nel giro di pochi minuti si scatena una vera e propria tempesta di vento e di ghiaccio con raffiche a 70/80 km/h e temperature percepite di -40°C.
Rabbrividisco, sono incredulo e spaventato, se qualche ora prima lì, sulla montagna, la decisione di tornare immediatamente indietro non mi avesse colpito come un violento pugno in faccia, ora saremmo in campo aperto in balia della tempesta e con scarse possibilità di sopravvivenza!
Qualcuno mi ha avvertito, qualcuno ha avuto cura di me, qualcuno mi vuole veramente bene!
La tempesta dura tutta la notte.
La tenda si deforma in modo impressionante sotto le raffiche più forti e le aste che costituiscono la struttura portante arrivano a toccare le nostre teste.
Rifletto su tante cose, mi soffermo, da ingegnere, ad ammirare la resistenza della tenda sotto quel carico spaventoso alternando, da uomo, una fottuta paura che quel guscio così leggero si possa, da un momento all’altro, strappare o addirittura sollevare con il suo carico di poveri alpinisti!
Mi sorprendo a pensare, con una certa calma e serenità, che organizzare un viaggio così lungo mi ha costretto a sistemare, prima della partenza, tutte le faccende pratiche relative alla conduzione della casa e dell’azienda, lasciando a mia moglie tutte le informazioni necessarie per continuare agevolmente anche…senza di me!
Notte d’inferno e la mattina la musica non cambia.
Al campo 2 siamo in sei, io con Pemba e un altro sherpa con un gruppo di tre iraniani uno dei quali, un ragazzo, si sente anche male.
Dal campo base avanzato intanto, a quota 5.700 m, sono tutti in allarme perché, da sotto, si vede perfettamente la tempesta che interessa la zona in cui siamo.
Iniziano a chiamarci con le ricetrasmittenti, chiedono notizie, vorrebbero organizzare soccorsi, ma che ti vuoi soccorrere? Non possono fare niente!
Verso le dieci prendiamo il coraggio a due mani, usciamo dalla tenda e, piano, piano, inizia la faticosa discesa verso valle.
La tempesta lentamente si placa, il vento diminuisce notevolmente, c’è il sole, c’è parecchio da scarpinare ma ormai è fatta!
Al nostro ritorno, la sera, ci aspettano tutti fuori dalle tende, Giorgio, che ha seguito con grande apprensione tutta la vicenda, mi fa segnali con una lampada ed il primo che mi viene incontro è Luca Macchetto della Mountain Kingdom, con il quale eravamo stati in contatto via radio sin dal mattino, che mi chiede: “come va?” Ed io, in risposta, : “come si dice a Parigi, mi sono cacato sotto!!!”.
Nei giorni successivi mi sentivo a disagio.
Mi svegliavo, uscivo dalla tenda e, girandomi, la guardavo.
Era lì, bellissima, bella come quando me ne sono innamorato vedendola per la prima volta sulla foto di un articolo che parlava di spedizioni himalayane.
Perché hai tentato di uccidermi? Perché mi hai rifiutato?
Eppure durante le mie salite, in quella fatica immane, ho sempre recitato una serie di preghiere, utilizzate come un mantra che mi desse la forza e che, in qualche modo, mi proteggesse.
Un Padre Nostro, un’Ave Maria e una preghiera alla Dea del turchese, al Cho Oyu, era questa la sequenza, il mantra.
Ti ho pregato, ti ho rispettato, ti ho chiesto di lasciarmi salire, di poter sfiorare i tuoi fianchi e tu, tu hai tentato di ammazzarmi!
Perché?
Questo disagio, questa tristezza, questa delusione di amante rifiutato mi ha accompagnato fino all’ultimo giorno in cui, arrivati gli yack da caricare, stavamo lasciando il campo base.
Ho preso il mio zaino e ho iniziato a camminare, felice di tornare verso casa, deciso a dimenticare quando, all’improvviso, prima che lei sparisse definitivamente dietro le altre montagne mi sono girato, ho accennato un mezzo sorriso, l’ho salutata con la mano.
Un gesto rapido, quasi frettoloso ma vero, sincero.
Più tardi, nel fuoristrada, sulla via di Zangmu, ho finalmente capito!
La montagna non comanda il vento, la montagna è piantata a terra, è la terra, la montagna è nemica del vento, il vento la consuma, la corrode, la sgretola, la uccide giorno per giorno.
La montagna mi ha protetto dal vento!
Ha appesantito i mie passi, mi ha rallentato, ha risposto alle mie preghiere, mi ha amato come io ho amato lei, mi ha salvato la vita.
Non l’ho conquistata, non l’ho violata, non l’ho posseduta ma forse è giusto così, è così che doveva andare perché l’amore, quello vero, non conquista, non viola, non possiede e mai può arrivare a svelare completamente il mistero profondo dell’essere che si ama.

Antonio
 
... cavolo, ci credo che ti ci vuole tempo per digerirla...

Grazie comunque per averla condivisa e attenderò il resto se vorrai scriverlo.
 
Ho appena scritto in un'altra discussione di non avere molta stima (a livello epidermico) di chi affronta un 8000 (e precisamente l'Everest) in stile "turistico" (sempre che esista).

Direi che non è assolutamente il tuo (vostro) caso: si percepiscono una passione e una dedizione grandi e sincere, nonché una profonda umiltà.

Grazie!!
 
Antonio bentornato!
La tua esperienza è stata veramente toccante.
Stimo molto il tuo suo senso di umiltà verso la natura e verso te stesso.
Aspetto con ansia il resto del racconto e le foto.
 
Complimenti.... coraggio, forza, determinazione... e consapevolezza!! Il rispetto che si deve tenere in montagna, verso la natura in genere, è sottovalutato da tanti, essere su quelle creste e accettare lo "schiaffo" come un consiglio è paragonabile alla sculacciata di un padre per far capire al proprio figlio che sta sbagliando... e forse non deve più farlo...

Ciao e buon riordino delle idee/foto...

P.S:
Hai voglia di postare qualche foto significativa ?
 
Antonio, tante volte capita di arrabbiarci, rimanere delusi, addirittura addolorati, per situazioni improvvise, che ci cadono sul groppone. Ma perchè, proprio a me? Che sfiga!
Poi, digerendo la delusione, ci si rende conto che a volte quella delusione è un piccolo conto da pagare, per evitare conseguenze negative ben più gravi.
Chiamiamola sorte, fato, destino che sia.
Ma succede.
E a quel punto bisogna ringraziare quella "casualità", quell' "inconveniente".
Che ci permette di conoscere un nuovo senso della vita.
Recupera tutto quello che devi recuperare, poi piano piano metti tutto su carta, PC, video, quello che ti pare, e se ne hai voglia siamo ben lieti di appassionarci ed emozionarci seguendo i tuoi racconti.
ciao
augusto
 
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