E' vero che un tempo la scienza medica era molto meno progredita e se ti rompevi qualcosa eri compromesso, ma è anche vero che la quantità quotidiana di esercizio fisico che facevano contadini, cacciatori e abitanti delle campagne di un tempo non è nemmeno lontanamente paragonabile alla sedentarietà di adesso.

Di conseguenza il fisico era leggero (non c'era la sovralimentazione di adesso) e molto ben allenato, quindi secondo me i problemi fisici legati alla motricità erano molto meno frequenti (certo poi se te li beccavi te li tenevi).
 
Da quando mi sono fatto male al ginocchio (menisco e crociato ) mi ritrovo spesso a pensare a una cosa:
come facevano prima le persone a camminare per ore e ore, magari con zaini carichi, su sentieri sconnessi… senza rompersi in due?
Io adesso, con un infortunio alle spalle, sento ogni sasso e ogni dislivello come un potenziale rischio. Prima non ci pensavo, davo tutto per scontato.
Forse era l’allenamento, forse semplicemente non c’era la stessa consapevolezza.
Oggi invece cerco in tutti i modi di proteggermi: sto provando a ridurre il carico sulle spalle con piccoli accorgimenti, e di recente mi sono imbattuto in un accessorio curioso che sembra aiutare… anche se sono ancora in fase di test.
Non so se sia la soluzione definitiva, ma di certo mi fa riflettere su quanto sia cambiato il mio modo di affrontare la montagna rispetto a “prima”.


Semplice, ci si confrontava con la realtà di certe dinamiche e quando le soluzioni erano definite o non ce n'erano, ci si arrangiava. Come ancora oggi parlando di indipendenza, solo che c'erano meno risorse, vizi, lussi e meno movimenti a tutela di qualsiasi cosa.

Infatti cosa succedeva, ma ancora oggi in certi contesti e per certe persone, un continuo lamentarsi dei vari problemi, ma le necessità restavano necessità e si faceva comunque quel che si doveva per provvedere a se stessi e alla famiglia. Un pò al contrario di quello che capita molto spesso al giorno d'oggi, che vanno in crisi depressiva se i capelli sono troppo grassi o se sul piatto non trovano quello che desiderano, cotto e servito come vogliono.

Quindi come facevano? Molto semplice,... facevano quel che andava fatto senza tanti ghirigori ;)
Ma anche in questo caso é qualcosa che si può vedere, imparare, ecc dalla natura selvatica.

Poi molta differenza la fanno i contesti e i luoghi,... con abitudini, caratteri, scorza, usi e costumi differenti.

Tra l'altro da noi, nelle valli, quindi vita di quei contesti, erano le donne ad avere una scorza molto più dura. Erano loro a fare su e giù dalle valli, pendii, ecc con i gerli pieni di fieno, pure i bambini, formaggi, ecc Contesti impervi, lunghi, impegnativi.

Ma ricordo anche noi da bambini in quei contesti e certi stili di vita, se ci si rompeva un dito, una storta, una gamba, ecc non é che si stava a casa, ci si adattava in qualche maniera,...

Insomma, l'opposto del giorno d'oggi
 
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E' vero che un tempo la scienza medica era molto meno progredita e se ti rompevi qualcosa eri compromesso, ma è anche vero che la quantità quotidiana di esercizio fisico che facevano contadini, cacciatori e abitanti delle campagne di un tempo non è nemmeno lontanamente paragonabile alla sedentarietà di adesso.

Di conseguenza il fisico era leggero (non c'era la sovralimentazione di adesso) e molto ben allenato, quindi secondo me i problemi fisici legati alla motricità erano molto meno frequenti (certo poi se te li beccavi te li tenevi).
proprio a questo facevo riferimento...però, come siamo arrivati a cercare i migliori prodotti (vedi me) e accessori prima di andare in montagna?? ci sarà pur stato qualcuno che ha iniziato??
 
Beh, non penso che qualcuno si sia svegliato un giorno dicendo "da oggi voglio un accessorio supertecnico".
Il progresso c'è sempre stato, più o meno lento o veloce.
Prova a guardare l'evoluzione degli zaini, dalle tracolle dell'800 a quelli con spallacci imbottiti degli anni '50, a quelli supertecnologici di adesso...

Il punto è che una volta ottenuta l'attrezzatura comoda la gente comincia a rifiutare la fatica ed a volere sempre più comodità, fino alla jeep che ti porta al rifugio senza muovere un passo...
 
intendevo, ci sarà pur qualcuno che ha iniziato a ricercare assiduamente questi accessori...
io da quando ho avuto questo infortunio, non esco mai più senza il Free Back sotto lo zaino
Probabilmente tra i primi a documentare le abitudini e gli strumenti utilizzati dai nativi americani come fonte di sopravvivenza fu George Washington Sears alias "Nessmuk".
Sears scrisse Woodcraft, pubblicato nel 1884 e rimasto in stampa da allora.
 
Beh, non penso che qualcuno si sia svegliato un giorno dicendo "da oggi voglio un accessorio supertecnico".
Il progresso c'è sempre stato, più o meno lento o veloce.
Prova a guardare l'evoluzione degli zaini, dalle tracolle dell'800 a quelli con spallacci imbottiti degli anni '50, a quelli supertecnologici di adesso...

Il punto è che una volta ottenuta l'attrezzatura comoda la gente comincia a rifiutare la fatica ed a volere sempre più comodità, fino alla jeep che ti porta al rifugio senza muovere un passo...
ti do molta ragione, anzi, complimenti per la risposta..
seppur non sia tra quelli che vogliono arrivare in jeep al rifugio, ritengo che ha saputo spiegare il concetto nel miglior modo possibile
se sei uno che esce molto, dai un'occhiata al free back
 
Il punto è che una volta ottenuta l'attrezzatura comoda la gente comincia a rifiutare la fatica ed a volere sempre più comodità, fino alla jeep che ti porta al rifugio senza muovere un passo...
Fino ad un certo punto o tutti praticherebbero l'ultra light mettendo i calzini di ricambio negli spallacci dello zaino, mangiando solo papponi riscaldati in contenitori di titanio e con strumenti che servono dal cucchiaio al radersi la barba.

Personalmente avrei molte difficoltà a tornare ad una canadese con paleria in ghisa o ad uno zaino alpino degli anni '50 ma questo sia perché sarebbe farsi del male, a gratis, ma anche perché se lo spirito è forte il corpo no, inoltre gli ormoni non sono più quelli di una volta e non ho più la volontà, il piacere, di dimostrare nulla a nessuno, però non ho mai rinunciato alla mia gavetta militare in alluminio degli anni '50 con la quale ci potevi piantare anche i picchetti della tenda (fatto).

Intendiamoci non ritengo che se uno non arriva in vetta con la lingua fuori e vedendo, ad ogni passo la madonna, non sia degno, però ci sono vari livelli di comodità e l' autoflagellazione non è sinonimo di virtù, anche perché "allora" non è che usavano la tecnologia di cent'anni prima, perché così si faceva "prima", ma, ritengo, che fosse una via di mezzo fra quello che era più o meno più facilmente disponibile in quel momento storico e le abitudini passate che garantivano un determinato risultato.

Dopo di che il mondo è vario e c'è chi arriverebbe sui 4000 in suv, o sui 8000 in elicottero, per tornare in albergo a mangiare ostriche, c'è chi farebbe certe vie senza ossigeno o portatori e c'è anche chi semplicemente non ci penserebbe neanche un secondo a fare le stesse vie se non con ossigeno portatori e collegamento satellitare, i cacciatori di grammi, quelli che si nutrono ma non "mangiano", quelli che se non arrivano in vetta in tre secondi e undici centesimi non sono soddisfatti e c'è chi se ne frega se non arriva in vetta, l'importante è il viaggio e tante altre sfumature.

Ciao :si:, Gianluca
 
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a tornare ad una canadese con paleria in ghisa o ad uno zaino alpino degli anni '50 ma questo sia perché sarebbe farsi del male
diciamo che certe pagliacciate galattiche fatte per faticare e basta ,già in discarica è un posto troppo di lusso per loro.

Solo in un paese arcaico,tangentista,tagabista,perbenista,calciomane e bigotto come il nostro potevano fare strada lo zaino tattico italiano e lo zaino valigia con la catenella del cesso.

E mi raccomando tutti in russia con gli anfibi di cartone
 
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Il punto è che una volta ottenuta l'attrezzatura comoda la gente comincia a rifiutare la fatica ed a volere sempre più comodità, fino alla jeep che ti porta al rifugio senza muovere un passo...
Tre giorni fa ho fatto la ciclabile della Val Venosta nel tratto di salita da Prato allo Stelvio a Curon e ritorno. Su 10 bici incrociate almeno 7 erano elettriche guidate da persone non propriamente in forma. E il percorso non è così difficile.
Tutto lecito ovviamente, e anche positivo in un certo senso, però ci si muove sempre meno.
 
Tre giorni fa ho fatto la ciclabile della Val Venosta nel tratto di salita da Prato allo Stelvio a Curon e ritorno. Su 10 bici incrociate almeno 7 erano elettriche guidate da persone non propriamente in forma. E il percorso non è così difficile.
Tutto lecito ovviamente, e anche positivo in un certo senso, però ci si muove sempre meno.
Idem, martedì ero in val d'Ayas e sono passato per un rifugio servito da una strada sterrata che permette di rifornire la struttura utilizzando auto.
La strada è stra frequentata da biciclettai d'occasione a bordo di e-bike affittate, ho visto più di una scena non propriamente da persone in forma, la cosa mi ha irritato ma la accetto dato che sembro io la mosca bianca e sto sbagliando qualcosa
 
Essendo io un escursionista decisamente non in forma, la cosa mi tocca, è che a me andare fuori in natura piace, escursioni giornalieri, cammini, trekking per me è tutto ok, ma curare la dieta, fare esercizio regolare è proprio un gran no. Risultato sono fuori forma, e forse nn sono nelle condizioni migliori, ma se posso, e ho una finestra temporale possibile sarò la.

E' chiaro che al tizio allenato la cosa farà una certa impressione.
Questo aprile sula GTE ho beccato un tipo tutto tecnico con un osprey da 70L. Faceva di continuo battutine sul mio kit che era esattamente al polo opposto, dal punto di vista di allenamento. era un montagnolo e si vedeva.

Io personalmente amo condividere, difatti come mi capita sempre molti mi chiedono consigli vedendo la mia attrezzatura ridotta all'osso (per i miei standard), di base condivido le poche cose sensate che mi pare abbiano un senso, non sono esperto di alta montagna, nn faccio ferrate, non distinguo un pioppo da un palo della luce, per cui sto molto nel mio.

Però capisco che per uno allenato sembro (e forse sono) fuori posto.
 
Io racconto spesso la storia di Pincelli, alpinista reggiano che ha aperto la maggior parte delle vie della Pietra di Bismantova.
Ha fatto vari lavori, in un periodo (anni 50) in cui si lavorava lun-sab 10h min. Magari a portare su sacchi da 50kg, che gli argani elettrici erano un lusso sconosciuto.
La domenica prendeva la bici (ovv. senza cambio) martello e chiodi da muratore, canapone e si faceva i 60km 800D+ per andare ad arrampicare. Poi la sera rientrava. E chi l'ha fatto in bicicletta sa che pure il ritorno NON è tutta discesa...
Per noi oggi pare impossibile, da superuomini. La verità è che non siamo progettati x stare seduti e sedentari, ma oggi lo siamo e ci mancano le basi dell' allenamento.
 
buongiorno a tutti,

secondo me il discorso deve essere diviso almeno in due parti:

1: condizione fisica
una volta, i più giravano a piedi perchè era quello che avevano, facevano sforzi molto importanti già in tenera età e quindi il fisico era più abituato alle fatiche prolungate. e chiaramente avendo una muscolatura più sviluppata riuscivano ad evitare alcuni danni minori
ovviamente questo comportava un drastico peggioramento delle condizioni fisiche nel medio/lungo periodo.

2: avanzamento tecnologico
prima certe cose semplicemente non esistevano
i materiali disponibili erano molto diversi (qualcuno citava i vecchi zaini da montagna) ma quello è solo un punto, con materiale tecnico, senza spendere una fortuna il peso da trasposportare è minore. ricordo attrezzatura varia da montagna degli anni 80 ed era tutto molto più importante.
ovviamente se ci fossero stati materiali migliori, zaini che scaricassero il peso in maniera ottimale, cordame vario in nylon etc etc chiunque se lo fosse potuto permettere avrebbe optato per la scelta più vantaggiosa

concludo faccendo una considerazione:

erano più abituati al lavoro fisico, avevano quello che potevano trovare e certe cose dovevano essere fatte quindi semplicemente si facevano; di rimando ovviamente ad una certa età il fisico cedeva.

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Essendo io un escursionista decisamente non in forma, la cosa mi tocca, è che a me andare fuori in natura piace, escursioni giornalieri, cammini, trekking per me è tutto ok, ma curare la dieta, fare esercizio regolare è proprio un gran no. Risultato sono fuori forma, e forse nn sono nelle condizioni migliori, ma se posso, e ho una finestra temporale possibile sarò la.

E' chiaro che al tizio allenato la cosa farà una certa impressione.
Questo aprile sula GTE ho beccato un tipo tutto tecnico con un osprey da 70L. Faceva di continuo battutine sul mio kit che era esattamente al polo opposto, dal punto di vista di allenamento. era un montagnolo e si vedeva.

Io personalmente amo condividere, difatti come mi capita sempre molti mi chiedono consigli vedendo la mia attrezzatura ridotta all'osso (per i miei standard), di base condivido le poche cose sensate che mi pare abbiano un senso, non sono esperto di alta montagna, nn faccio ferrate, non distinguo un pioppo da un palo della luce, per cui sto molto nel mio.

Però capisco che per uno allenato sembro (e forse sono) fuori posto.
La forma fisica è relativa e non è un motivo valido per prendere in giro qualcuno. Probabilmente il tuo tipo tutto tecnico, avrebbe fatto la figura del pezzente di fronte a certe persone che conosco che si fanno 3500 D+ in giornata con passaggi di II°-III°

Non vedo nulla di male nel'l'escursionista tranquillo che anche se fuori forma si fa i suoi 5-600m di dislivello (o quel che è) con lo zainetto invicta e le scarpe da ginnastica. L'importante è che sia consapevole dell'ambiente in cui si trova e lo rispetti: no schiamazzi, no spazzatura in giro, no mezzi motorizzati, ecc.
Se poi uno vuole proprio prendere l'e-bike pazienza, però secondo me sarebbe sicuramente più coerente fare un percorso magari più corto ma con la bici normale, anche perchè darebbe più soddisfazione.

Altro discorso è l'escursionista che si sopravvaluta (o sottovaluta il rischio) e con scarpe da ginnastica e zainetto invicta se ne va su qualche vetta a 3500m magari in un pomeriggio di agosto con i cumulonembi all'orizzonte... quelli li farei scendere a calci in c..., perchè poi ci va di mezzo la gente che deve soccorrerli.
 
bè io il primo e il secondo giro al quintino sella lo avevo fatto con le nike alte . Ma all'orizzonte non c'era proprio nulla. Anzi nel secondo caso c'erano i merenderos a 1 km/h sono pure arrivato su senza sudare.

Avevano appena presentato la saxo...al salone.

Adesso ho le lowa ranger...secondo paio oramai alla frutta
 
come facevano prima le persone a camminare per ore e ore, magari con zaini carichi, su sentieri sconnessi… senza rompersi in due?

ho appena finito di leggere un articolo su Focus Storia di questo mese, che parla proprio di questo (le coincidenze) :D

se andiamo indietro fino al medioevo, quindi parecchio tempo fa, spiega che fare un viaggio intanto non era da tutti, era faticoso, spesso si rischiava la vita, ma soprattutto nessuno girava troppo carico. semplicemente non tutti avevano chissà che materiali o accessori, già che avevi due vestiti e delle scarpe era tanto...e tanto ti bastava. pochi fronzoli e partivi, con la bisaccia e un bastone. non facevi tanti km ma eri leggero, dormivi negli ostelli o dove capitava, non c'era la smania di fare le vette, quella era roba da ricchi nobili che comunque avevano i portantini che si portavano il peso. poi c'erano i legionari che giravano in armatura ed erano più allenati, ma non è che avevano lo zaino sulle spalle eh...avevano il carretto o il mulo che gli portava la roba.

l'uomo medio tende comunque alla comodità e a tornare a casa vivo, poi ci sono sempre stati anche i tempi più moderni quelli che erano più allenati e abituati di altri a fare sforzi e a portarsi in giro del peso. l'idea di camminare con zaini carichi è tutta moderna, perchè non si rischia più la pellaccia come una volta (se non fai cose particolari), quindi diciamo che "te la vai a cercare" aumentando la difficoltà volendo fare quella cima difficile
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La forma fisica è relativa e non è un motivo valido per prendere in giro qualcuno.
Non vedo nulla di male nel'l'escursionista tranquillo che anche se fuori forma si fa i suoi 5-600m di dislivello
condivido!
 
Da quando mi sono fatto male al ginocchio (menisco e crociato ) mi ritrovo spesso a pensare a una cosa:
come facevano prima le persone a camminare per ore e ore, magari con zaini carichi, su sentieri sconnessi… senza rompersi in due?
Io adesso, con un infortunio alle spalle, sento ogni sasso e ogni dislivello come un potenziale rischio. Prima non ci pensavo, davo tutto per scontato.
Forse era l’allenamento, forse semplicemente non c’era la stessa consapevolezza.
Oggi invece cerco in tutti i modi di proteggermi: sto provando a ridurre il carico sulle spalle con piccoli accorgimenti, e di recente mi sono imbattuto in un accessorio curioso che sembra aiutare… anche se sono ancora in fase di test.
Non so se sia la soluzione definitiva, ma di certo mi fa riflettere su quanto sia cambiato il mio modo di affrontare la montagna rispetto a “prima”.


Come facevano una volta?
Avevano menomazioni più consistenti, poco o per nulla curabili con i mezzi del tempo: tiravano avanti come potevano e morivano prima, spesso in malo modo, anche per infezioni che ora sono curabili facilmente per merito degli antibiotici.
I progressi in campo medico hanno consentito di vivere di più e meglio e superare moltissime menomazioni, con adatte cure farmacologiche, protesi e altri mezzi tecnologici.
Ad esempio Marco Confortola (oggetto di un altro post in questo forum in questi giorni) ha superato bene, grazie a tecnologia e cure, l'amputazione di tutte le dita dei piedi per il congelamento che ha avuto nella scalata al K2 e riesce a camminare bene in montagna (è guida alpina).
In altri tempi, se andava bene, non sarebbe comunque più riuscito a camminare in montagna.
 
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