Cosa ne pensate di questa presa di posizione?

Non ne varrebbe nemmeno la pena di parlarne. Chi mi dice che un gestore sia in grado di giudicare a occhio il livello di preparazione di una persona mai vista ne conosciuta.Circa la responsabilità,allora anche in città se do una indicazione stradale ad uno sconosciuto e poi lungo una strada quello trova un tombino aperto e ci cade dentro è colpa mia?
 
una presa di posizione netta e rigida, a volte può rivelarsi nociva, e soprattutto, qualora i gestori dei rifugi dovessero comportarsi in un certo modo, poi non si dovrebbero lamentare se perdono clienti e piangere miseria perchè non incassano...

Esatto....
Primi giorni di sta chiusura del razzo
Negozietto di paese,con tizia che quando gli ho chiesto se aveva il muller (yogurt) ha fatto faccia schifata "ma è grasso" e io allora gli ho detto che andavo su in montagna in bici e non stavo in casa a fare "il virus"

Con me chi sconsiglia ottiene l'esatto effetto contrario.

Che la gente non chieda e nessuno consiglierà.

Vicino alla grotta di rio martino,luogo di bat-pagliacciate c'era addirittura scritto all'epoca di avvisare sotto se si andava dentro.

Mai fatto in vita mia. e adesso che i virus e i tracciamenti volano il 3310 resta pure a casa o spento nello zaino
 
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Ammetto che ho qualche difficoltà a capire perchè se è "normale" e "naturale" che l'escursionista è libero di fare quello che vuole, il gestore del rifugio se fa altrettanto venga comunque criticato in un modo o nell'altro.

Io credo che, forse, bisognerebbe mettersi anche nei panni del "rifugista" ....... ti arriva in rifugio un "tizio", ti chiede per andare in un posto qualsiasi, gli spieghi come arrivare e gli fornisci le informazioni che sai, poi quel tizio si fà male, o peggio, passa a miglior vita o più semplicemente vengono attivati i soccorsi del caso mettendo a rischio i soccorritori (anche se è una loro scelta) che magari si conoscono ..... ci può essere il "rifugista" che pur riconoscendo che ognuno è libero di fare quello che vuole, e ne è responsabile, si senta comunque almeno un pochino corresponsabile, non tanto sul piano legale ma quanto sul piano morale, per le informazioni date, magari se non le avesse date il "tizio" non ci sarebbe andato, i soccorritori non sarebbero stati mandati (e sempre magari dell'escursionista non gliene frega un piffero ma dell'amico soccorritore sì) ....... tanti magari ...... certo, un altro "magari", ci può anche essere il "rifugista" che semplicemente faccia spallucce e dica "***** suoi" e dorma come un bambino alla notte. Se il "rifugista" di turno si riconosce, magari con il tempo, anno dopo anno, nella prima "versione" io credo che prima o poi voglia dargli un taglio.

Ciao :si:, Gianluca
 
Ammetto che ho qualche difficoltà a capire perchè se è "normale" e "naturale" che l'escursionista è libero di fare quello che vuole, il gestore del rifugio se fa altrettanto venga comunque criticato in un modo o nell'altro.

Io credo che, forse, bisognerebbe mettersi anche nei panni del "rifugista" ....... ti arriva in rifugio un "tizio", ti chiede per andare in un posto qualsiasi, gli spieghi come arrivare e gli fornisci le informazioni che sai, poi quel tizio si fà male, o peggio, passa a miglior vita o più semplicemente vengono attivati i soccorsi del caso mettendo a rischio i soccorritori (anche se è una loro scelta) che magari si conoscono ..... ci può essere il "rifugista" che pur riconoscendo che ognuno è libero di fare quello che vuole, e ne è responsabile, si senta comunque almeno un pochino corresponsabile, non tanto sul piano legale ma quanto sul piano morale, per le informazioni date, magari se non le avesse date il "tizio" non ci sarebbe andato, i soccorritori non sarebbero stati mandati (e sempre magari dell'escursionista non gliene frega un piffero ma dell'amico soccorritore sì) ....... tanti magari ...... certo, un altro "magari", ci può anche essere il "rifugista" che semplicemente faccia spallucce e dica "***** suoi" e dorma come un bambino alla notte. Se il "rifugista" di turno si riconosce, magari con il tempo, anno dopo anno, nella prima "versione" io credo che prima o poi voglia dargli un taglio.

Ciao :si:, Gianluca

Sono d'accordo, bisogna provare a mettersi nei panni del rifugista.
 
Se un rifugista mi indica un itinerario da me richiesto poi io su quello stesso itinerario faccio una storta al piede o peggio,giuro che non mi passerebbe nemmeno lontanamente nella testa di dare la colpa al rifugista.E' la stessa cosa che già dicevo in qualsiasi indicazioni di percorso. Ma come viene in mente una cosa del genere.Comunque non "ci vogliono rispondere" pazienza!!
 
Ammetto che ho qualche difficoltà a capire perchè se è "normale" e "naturale" che l'escursionista è libero di fare quello che vuole, il gestore del rifugio se fa altrettanto venga comunque criticato in un modo o nell'altro.

Io credo che, forse, bisognerebbe mettersi anche nei panni del "rifugista" ....... ti arriva in rifugio un "tizio", ti chiede per andare in un posto qualsiasi, gli spieghi come arrivare e gli fornisci le informazioni che sai, poi quel tizio si fà male, o peggio, passa a miglior vita o più semplicemente vengono attivati i soccorsi del caso mettendo a rischio i soccorritori (anche se è una loro scelta) che magari si conoscono ..... ci può essere il "rifugista" che pur riconoscendo che ognuno è libero di fare quello che vuole, e ne è responsabile, si senta comunque almeno un pochino corresponsabile, non tanto sul piano legale ma quanto sul piano morale, per le informazioni date, magari se non le avesse date il "tizio" non ci sarebbe andato, i soccorritori non sarebbero stati mandati (e sempre magari dell'escursionista non gliene frega un piffero ma dell'amico soccorritore sì) ....... tanti magari ...... certo, un altro "magari", ci può anche essere il "rifugista" che semplicemente faccia spallucce e dica "***** suoi" e dorma come un bambino alla notte. Se il "rifugista" di turno si riconosce, magari con il tempo, anno dopo anno, nella prima "versione" io credo che prima o poi voglia dargli un taglio.

Ciao :si:, Gianluca
Se ne facciamo un discorso morale e di coscienza, è un conto, ma se parliamo in linea generale, la questione è differente e non vedo giustificazioni al fatto che, a priori, un rifugista si rifiuti di dare indicazioni... In fin dei conti esiste il libero arbitrio e se qualcuno chiede lumi secondo me è giusto darglieli, magari consigliando o sconsigliando a seconda dei casi.
Altrimenti si creerebbe un atteggiamento "classista" della serie: "sei bravo e quindi ti do le informazioni" oppure " sei un merendero, quindi non ti dico nulla".
E poi, oltretutto, chi dovrebbe stabilire il grado di preparazione di un escursionista, il rifugista...?
In base a cosa? Vogliamo mettere le "patenti" anche per andare in montagna?
Io quando vado a sciare, se qualcuno mi chiede com'è una determinata pista, se lo so, glielo dico, dopodichè aggiungo, se una pista è difficile, che è adatta a sciatori esperti.
Oppure, al mare, se mi chiedono informazioni su un'immersione, premetto subito il livello di difficoltà e poi aggiungo i dettagli. Stop.
Poi ognuno è libero di fare ciò che vuole...
 
@lanfranco51 @delta2 voi vi comportate esattamente come il sottoscritto con l'unica differenza che però a me capiterà una volta ogni morte del papa di dare informazioni e soprattutto una volta che io le ho date chi mai più rivede e risente il tizio di turno.

Una persona che invece lavora in un posto dove magari sono richieste informazioni non una volta al giorno ma magari "n" volte, per anni, e che bene o male è lì, per cui se succede qualcosa lo viene a sapere io credo che nel tempo qualche dubbio se lo faccia se il gioco vale la candela, se per cento persone che "se mi sono fatto male è solo colpa mia" io credo che ci sia anche quello che "se mi sono fatto male è perchè mi hanno detto di andare di là" o quello che "se è morto mio marito è perchè è stato consigliato male". Il mondo, purtroppo, non è solo quello che facciamo noi ;)

Un rifugista non è una guida alpina nè l'ufficio informazioni, non ha nessun obbligo "istituzionale" se non quello di fare il suo mestiere che è dare ricovero e da mangiare a chi si presenta al rifugio. Punto. Credo che come "persona", ma anche come categoria, se non gli compete specificatamente possa fare quello che vuole fra cui decidere se dare o meno delle informazioni in base ai criteri che ritiene più opportuno (purchè non sfociano in palesi atteggiamenti non ammessi dalla legge). Non una questione di chi decide cosa ma di libertà di fare o non fare, e nello specifico, di dire o non dire. Se non c'è un obbligo ritengo che ognuno è libero di fare quello che vuole, che sia l'escursionista o che sia il personale di un rifugio.

Per quanto concerne il concetto di "patente" credo che sia l'ultima cosa che un commerciante (come chi lavora in un rifugio) sia l'ultima cosa che vorrebbe poichè vorrebbe dire una diminuzione del lavoro e di conseguenza dei soldini che si porta a casa, nessuno ha parlato di "patenti" "patentini" o "attestati" non travisiamo.
Il motivo di fondo di queste affermazioni di chi vi lavora non è perchè si sente "l'olio buono" o i veri detentori del "sapere" della montagna o vogliano fare i "giudici".
Poi ognuno è libero di fare ciò che vuole...
Appunto ..... e questo vale anche per il personale di un rifugio.

Ciao :si:, Gianluca
 
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Conoscendo abbastanza la categoria dei giornalisti, cui appartengo mio malgrado, e lo scarso desiderio di approfondimento tipico della stampa italiana, qui sento puzza di notizia montata ad arte per riempire il vuoto pneumatico della cronaca estiva. Insomma, parti da una considerazione originale e un poco polemica e ci costruisci intorno un pezzo di folclore montano. Che forse leggeranno con più interesse i bagnanti stesi sotto l'ombrellone. :rofl:

Aggiungo, considerazione personalissima: buona parte dei rifugisti, col loro fare da vecchi orsi di montagna e da maestri di vita a 360°, quando magari conoscono a malapena (e ci mancherebbe!) il loro fazzoletto di vallata, mi è sempre stata un poco sulle scatole.
 
@lanfranco51 @delta2 voi vi comportate esattamente come il sottoscritto con l'unica differenza che però a me capiterà una volta ogni morte del papa di dare informazioni e soprattutto una volta che io le ho date chi mai più rivede e risente il tizio di turno.

Una persona che invece lavora in un posto dove magari sono richieste informazioni non una volta al giorno ma magari "n" volte, per anni, e che bene o male è lì, per cui se succede qualcosa lo viene a sapere io credo che nel tempo qualche dubbio se lo faccia se il gioco vale la candela, se per cento persone che "se mi sono fatto male è solo colpa mia" io credo che ci sia anche quello che "se mi sono fatto male è perchè mi hanno detto di andare di là" o quello che "se è morto mio marito è perchè è stato consigliato male". Il mondo, purtroppo, non è solo quello che facciamo noi ;)

Un rifugista non è una guida alpina nè l'ufficio informazioni, non ha nessun obbligo "istituzionale" se non quello di fare il suo mestiere che è dare ricovero e da mangiare a chi si presenta al rifugio. Punto. Credo che come "persona", ma anche come categoria, se non gli compete specificatamente possa fare quello che vuole fra cui decidere se dare o meno delle informazioni in base ai criteri che ritiene più opportuno (purchè non sfociano in palesi atteggiamenti non ammessi dalla legge). Non una questione di chi decide cosa ma di libertà di fare o non fare, e nello specifico, di dire o non dire. Se non c'è un obbligo ritengo che ognuno è libero di fare quello che vuole, che sia l'escursionista o che sia il personale di un rifugio.

Per quanto concerne il concetto di "patente" credo che sia l'ultima cosa che un commerciante (come chi lavora in un rifugio) sia l'ultima cosa che vorrebbe poichè vorrebbe dire una diminuzione del lavoro e di conseguenza dei soldini che si porta a casa, nessuno ha parlato di "patenti" "patentini" o "attestati" non travisiamo.
Il motivo di fondo di queste affermazioni di chi vi lavora non è perchè si sente "l'olio buono" o i veri detentori del "sapere" della montagna o vogliano fare i "giudici".

Appunto ..... e questo vale anche per il personale di un rifugio.

Ciao :si:, Gianluca
Il problema, purtroppo, è che la gente ormai pensa solo al proprio tornaconto e, se possibile, a intascare soldi senza fatica e quindi ogni occasione è buona per cercare di avere risarcimenti.
La questione da te posta, è in effetti reale, ma la causa è "il rischio" che qualcuno possa ritenere responsabile il rifugista in seguito a una indicazione ricevuta, col fine ultimo di chiedergli un risarcimento in caso di un eventuale incidente...
Secondo me, però, proprio perchè il rifugista non è un soggetto istituzionale, non ha responsabilità circa le eventuali informazioni date, proprio perchè NON è una guida alpina e quindi non è (teoricamente) in grado di valutare la preparazione dell'escursionista...
Io, per esempio, ho il brevetto di istruttore di sub e, se decido di accompagnare dei subacquei in immersione, (anche a titolo gratuito) è giusto e doveroso che ne sia responsabile, perchè se li porto a fare un'immersione oltre le loro capacità, la colpa è solo mia, in quanto ho la competenza per valutare il livello di un sub e quindi capire che tipo di immersione sia in grado di fare...
Ma, se sto sciando e qualcuno mi chiede com'è una determinata pista, in quel caso sono un semplice sciatore, e quindi non posso essere ritenuto responsabile se quell'altro cade e si fa male...
 
sul problema delle responsabilità ci si può scrivere un libro. sembra sia l'ultima "moda" scaricare la colpa sugli altri sempre e comunque perchè nessuno per anni e anni si è mai assunto le PROPRIE responsabilità e mi raccomando solo quelle.

Io ho mollato appunto la subacquea tra i tanti motivi appunto perchè ottenuto l'advance IN TEORIA sarei stato responsabile di altri open o gradi inferiori presenti in barca anche se di fatto non sapevo manco il loro nome.
E in tutta l'immersione fossimo distanti 50 metri

Ma siamo fuori? [bestemmia cancellata]

Preferisco si assumermi dei rischi quando porto i figli dei vicini di casa su in montagna con il volks,ma è gente che conosco da almeno da quando hanno fatto il metro,e i genitori da molto prima.
Ma qui di "scritto" non c'è niente

Quante volte ho dato quattro dritte a qualche boarder in evidente difficoltà e continuerò a darle ma di sicuro se alle des alpes qualcuno mi chiede come è la fee non gli dico che la fa il nonnetto con i bambini perchè non è vero! Io stesso in un paio di muri quasi non vedo sotto!

Ma del resto si crede ai telegiornali che raccontano stupidate galattiche su tutto,bè ci si informi PRIMA e non si chieda nulla a nessuno!

Comunque patentini,attestati e altre stron[NON SI DICE] le faccia chi le vuole,io per esempio uso il decespuglione a corrente per non usarne uno a motore sul davanti di casa mia dove (essendo strada pubblica) in teoria i coyote vogliono il patentino.
 
La questione da te posta, è in effetti reale, ma la causa è "il rischio" che qualcuno possa ritenere responsabile il rifugista in seguito a una indicazione ricevuta, col fine ultimo di chiedergli un risarcimento in caso di un eventuale incidente..
Guarda io non credo che la levata di scudi sia per quello, oddio ci sarà anche quello, per carità, penso che sia anche un qualcosa legato a una parola che nel 2020 è strana ..... coscienza ...... o se preferisci sentirsi corresponsabile di quanto accade.

Siamo tutti d'accordo, e credo anche i vari operatori dei rifugi, che se uno si fa male in montagna dipende comunque da tanti fattori e, salvo casi particolari, NON da chi fornisce delle informazioni in merito MA comunque in caso di un incidente molte volte ci finiscono in mezzo, morto il tizio partito dal rifugio X per arrivare in vetta al monte Y, leggilo una volta, leggilo dieci volte .....

Ciao :si:, Gianluca
 
sul problema delle responsabilità ci si può scrivere un libro. sembra sia l'ultima "moda" scaricare la colpa sugli altri sempre e comunque perchè nessuno per anni e anni si è mai assunto le PROPRIE responsabilità e mi raccomando solo quelle.

Io ho mollato appunto la subacquea tra i tanti motivi appunto perchè ottenuto l'advance IN TEORIA sarei stato responsabile di altri open o gradi inferiori presenti in barca anche se di fatto non sapevo manco il loro nome.
E in tutta l'immersione fossimo distanti 50 metri

Ma siamo fuori? [bestemmia cancellata]

Preferisco si assumermi dei rischi quando porto i figli dei vicini di casa su in montagna con il volks,ma è gente che conosco da almeno da quando hanno fatto il metro,e i genitori da molto prima.
Ma qui di "scritto" non c'è niente

Quante volte ho dato quattro dritte a qualche boarder in evidente difficoltà e continuerò a darle ma di sicuro se alle des alpes qualcuno mi chiede come è la fee non gli dico che la fa il nonnetto con i bambini perchè non è vero! Io stesso in un paio di muri quasi non vedo sotto!

Ma del resto si crede ai telegiornali che raccontano stupidate galattiche su tutto,bè ci si informi PRIMA e non si chieda nulla a nessuno!

Comunque patentini,attestati e altre stron[NON SI DICE] le faccia chi le vuole,io per esempio uso il decespuglione a corrente per non usarne uno a motore sul davanti di casa mia dove (essendo strada pubblica) in teoria i coyote vogliono il patentino.

mi hai ricordato una cosa, quando andavamo nelle escursioni con l'universita'. io e un'altra ragazza eravamo parecchio piu' vecchi degli altri, e piu' di qualche volta per quei (censura) dei nostri compagni di corso abbiamo rischiato rogne. ok, a volte erano i prof ad assegnarci ruoli di "sorveglianza" (e gia' mi chiedo che bisogno ce n'e' con gente che ufficialmente e' maggiorenne e ha diritto di voto), ma se potevo io mi infilavo ben distante dalla massa.

a 20 anni dovresti capire che se fai il pi*la e cadi la colpa e' tua, ma con gente abituata a fregare sempre il prossimo e a non prendersi sempre le sue responsabilita' e' un concetto duro. spero nella legalizzazione delle sberle.

lo stesso vale per rifugi e affini: il tizio del rifugio mi puo' dare un consiglio, lasem star la bonta' dello stesso. ma se mi faccio male, al 99.99999999999999999999% sara' stato solo e soltanto per colpa mia, e al 100% comunque ci avro' messo del mio ed e' stupido recriminare contro di lui.
 
mi hai ricordato una cosa, quando andavamo nelle escursioni con l'universita'. io e un'altra ragazza eravamo parecchio piu' vecchi degli altri, e piu' di qualche volta per quei (censura) dei nostri compagni di corso abbiamo rischiato rogne. ok, a volte erano i prof ad assegnarci ruoli di "sorveglianza" (e gia' mi chiedo che bisogno ce n'e' con gente che ufficialmente e' maggiorenne e ha diritto di voto), ma se potevo io mi infilavo ben distante dalla massa.

a 20 anni dovresti capire che se fai il pi*la e cadi la colpa e' tua, ma con gente abituata a fregare sempre il prossimo e a non prendersi sempre le sue responsabilita' e' un concetto duro. spero nella legalizzazione delle sberle.

lo stesso vale per rifugi e affini: il tizio del rifugio mi puo' dare un consiglio, lasem star la bonta' dello stesso. ma se mi faccio male, al 99.99999999999999999999% sara' stato solo e soltanto per colpa mia, e al 100% comunque ci avro' messo del mio ed e' stupido recriminare contro di lui.

Hai detto bene, quando si va in montagna in escursione bisogna prendersi la responsabilità delle proprie azioni.
Ma non solo per questa attività, bensì anche a più alti e bassi livelli.
Ecco, in Italia questo concetto non è a larga maggioranza diffuso e praticato, anzi spesso vale l'opposto, ovvero prevale irresponsabilità e vittimismo-attribuzione ad altri delle colpe proprie.
Ma a tutti i livelli, ora anche a quelli più alti cioè dei politici-dirigenti-amministratori.
 
Astrolabio di Avventurosamente
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