Escursione CRESTA DEL MONTE RAUT

Parchi del Friuli-Venezia Giulia
Parco Regionale delle Dolomiti Friulane
Dati

*Data: 20/06/2020
*Regione e provincia: FVG - Provincia di Pordenone
*Località di partenza: F.lla Pala Barzana
*Località di arrivo: Navarons (PN)
*Tempo di percorrenza: 12 circa, pause comprese
*Chilometri: 17-18 circa
*Grado di difficoltà: EE - II+ la discesa dal Monte Rossa
*Periodo consigliato: Maggio-Settembre
*Segnaletica: vedi relazione
*Dislivello in salita: 2000 circa
*Quota massima: 2026 m
*Accesso stradale: F.lla Pala Barzana raggiungibile da Andreis (per la frazione di Bosplans) o da Poffabro


Relazione

Il Monte Raut è una delle più alte elevazioni delle Prealpi Carniche e la seconda vetta del Gruppo Raut-Resettum.
La sua lunga cresta è delimitata ad occidente dal Rio de Raudelin (che divide il Raut dal Monte Randelino) e prosegue verso est fino all'ultima elevazione, denominata Monte Rossa. Da quest'ultima partono due crinali: verso nord una dorsale scende a Faidona, verso sud uno spigolo molto ripido scende al Ciucul dal Signour e da qui a Navarons passando per le Gravis di Trep.

Scegliamo un sabato di Giugno per fare questa lunga galoppata, sfruttando la giornata col maggior numero di ore di luce: dopo aver posizionato una macchina a Navarons, ci rechiamo alla Forcella di Pala Barzana dove ha inizio la nostra escursione.

E' ancora buio quando lasciamo la macchina ed entriamo nel bosco, seguendo il sentiero CAI 967 che, ben bollinato, porta a Forcella Capra.
Raggiungiamo un pianoro, dove svetta un tricolore, e al buio traversiamo, in falsopiano, un tratto detritico: un camoscio mattiniero, a pochi metri, ci guarda incuriosito.

Rientriamo nel bosco e, tra gli schianti, riprendiamo a salire rapidamente fino a quota 1120 metri circa dove troviamo i ruderi di casera Pala Barzana: lasciato a destra il sentiero che scende a Pian delle Merie, saliamo su un pratone umido che ci porta in una decina di minuti al ghiaione che scende da Forcella Capra.

216872
2020-06-20_06-29-41.jpg

Il ghiaione è molto lungo e pendente: risulta parecchio faticosa la sua risalita, ma spostandosi sul lato sinistro nel prato il percorso si fa più agevole. Soprattutto d'estate è questo il punto più faticoso, sempre e costantemente in battuta di sole.
Il canalone si esaurisce a nord in una strettoia tra le rocce che presenta un piccolo salto: un cavo ne agevola il passaggio e permette di passare alla dorsale erbosa a monte.

216896


Riusciamo a scorgere le pareti scoscese del Clap del Paredach sulla nostra destra (su cui è possibile salire con alcune vie di arrampicata di III-IV grado dal sentiero che proviene da Pian delle Merie) e, in poco tempo, raggiungiamo Forcella Capra.
E' ora del panino col salame per calmare il nostro stomaco...aaah dimenticavo! Siamo partiti con un bel carico di acqua, perché di acqua sul Raut non v'è traccia!! Gli unici due punti in cui poter far rifornimento d'emergenza si trovano prima del tratto col cavetto al termine del ghiaione (solamente se è un periodo parecchio piovoso) e nei pressi del Bus de le Valine (vicino alla casera).

E' ora di ripartire: per facili roccette saliamo in cresta e, verso ovest, ci incamminiamo verso la croce di vetta. Dalla Forcella alla croce ci vuole circa mezz'oretta: non vi sono particolari difficoltà, a parte un salto di rocce da superare aiutandosi con un cavo passamano.
Giungiamo finalmente in vetta: dal mare Adriatico, alla pianura, al Gruppo Preti/Duranno, al Civetta, al Pelmo...una vista a 360 gradi così, in giornate belle, è difficile da trovare!!

216903
216904


Da lassù è ben visibile la lunga cresta che dobbiamo percorrere: ritorniamo quindi a F.lla Capra ripercorrendo a ritroso la cresta.
Dalla Forcella scendiamo brevemente per il sentiero 967 verso nord e, appena possibile, montiamo in cresta per un ripido canalino: direzione Paredach!

216907
216908

Proseguiamo su una traccia ben visibile che si snoda tra i sassi, tra mughi e una grande spianata erbosa. Un bel saliscendi che porta diretto fino alla croce del Clap del Paredach (1843 m), posta in cima allo strapiombo roccioso della foto sopra.
Per dar un’idea di quanto la zona sia poco gettonata, solo 10 firme in circa un anno!!

Dopo la croce, si prosegue in cresta senza perdere granchè quota. Bisogna lottare spesso con i mughi per aprirsi la strada non essendo manutentato il percorso.
Poco prima della sommità del Monte Ortat (legnetto conficcato nel terreno) c’è un tratto di 3 metri da superare con un cavetto molto lasco e arrugginito: facendo leva col corpo si supera questo tratto roccioso e si prosegue fino al raggiungimento della vetta (1674 m).


216913
216915


Ben visibile dalla foto scattata in cima al Monte Ortat la lunga cresta da percorrere. La nostra prossima meta, Forcella Racli, la raggiungiamo scendendo per bei prati bollinati: qui si può scendere e spezzare la traversata sia verso ovest, alla casera Valine, sia verso est, per i ripidi prati che conducono al Monastero di Santa Maria delle suore di Poffabro. Non ci farebbe male una benedizione, ma per sta volta meglio andar oltre ;)
Nelle foto successive la malga delle Valine con la omonima casera e la cresta con l'intaglio di Forcella Racli:

216918
216919


La fatica comincia a farsi sentire: la salita verso il Rodolino, molto ben segnata, ci intima di far una bella pausa una volta raggiunto il Cristo di vetta. Altro panino, e via che anche oggi si dimagrisce domani!
Siamo circa a metà e ciò ci porta un po' di sollievo: guardando indietro ormai vediamo lontano lontano la croce di vetta, però le Gravis di Trep sono ancora laggiù lontane piccole piccole.
Pausa pipì con vista: Dosaip con i ripidi pratoni denominati "palis di Maglina" e Caserine, spettacolo!!

216921


La discesa a Forcella Salinchieit è parecchio ripida e non aiuta di certo le ginocchia: tra i prati scendiamo, seguendo i segni CAI, per un lungo tratto fino ad arrivare a quota 1450 m, dove alcuni cartelli indicano il proseguio verso la Sella del Muntrin o la deviazione alla casera Salinchieit.

216923
216925


Per arrivare alla Sella del Muntrin si scende perdendo ancora quota: si lascia per la prima volta il filo di cresta, il sentiero continua nel bosco e passa alla base dell'elevazione chiamata i Tubers.
La sella è dentro al bosco: 50 m più avanti, su un pulpito, svetta una croce gialla diretta verso l'abitato di Casasola.

216930
216931

Bene: fin qui tutto "facile". Obiettivamente, tralasciando la fatica e qualche passaggio in cui prestare più attenzione, fino alla Sella del Muntrin non vi sono problemi da segnalare ed è praticamente impossibile perdersi.
Inizia ora la parte selvaggia: la continuazione della cresta non segue più alcun sentiero ufficiale, ma si deve andare ad intuito seguendo il filo di cresta e ricercando labili tracce di passaggio dei cacciatori.

Si sale alla Dassa per prati e dentro al bosco: il panorama si apre verso il lago di Redona e la piana di Tramonti di Sotto.

216933
216935

La discesa della Dassa non è per nulla facile: un salto di una decina di metri non consente di continuare sul filo di cresta. Bisogna prestare particolare attenzione a questo passaggio, aggirando il precipizio con una brusca deviazione sulla sinistra nel bosco.
Attenzione al terreno se umido o bagnato: la pendenza del bosco in questo tratto richiede un passo fermo, pena un doppio carpiato alla Cagnotto!

Ancora giù giù fino ad un'altra selletta: la poco conosciuta Sella del Von ("del Nonno").
Perchè si chiama del Von? Per il masso caratteristico che sorveglia la forcellina: se guardato da est, esso richiama il profilo di un uomo. Curioso che alla base di questo masso sia stato scolpito un bassorilievo, chissà quanto tempo fa.
Qui c'è un'altra possibilità di scendere a Casasola, tramite un sentiero recentemente pulito e ribollinato.

216939
216940
216941

Curiosità: per gli amanti dell'avventura, è possibile dalla sella fare una deviazione a sinistra nel bosco fino a raggiungere la "Cengla del Von", cengia con passaggi esposti che conduce alla Forchia Grande e Piccola.

Il tratto dal Von al Monte Rossa è ben visibile nonostante sia privo di alcun segno o bollino: evidente un passaggio più frequente in queste zone da parte dei cacciatori locali. Per prati e boschi si giunge infine al ripetitore posto sulla vetta (1131 m).
Qui, come detto nell'introduzione, la cresta si suddivide: una dorsale laterale scende a Faidona per una traccia molto selvaggia ma priva di alcuna difficoltà alpinistica; la vera cresta, invece, prosegue verso Navarons con la discesa di un ripidissimo spigolo.
Questo tratto finale "alpinistico" richiede l'uso obbligatorio della corda su un passaggio (a mio parere impraticabile altrimenti in sicurezza scendendo) e grandi abilità di orientamento, poichè non v'è alcuna traccia.

La discesa comincia dal ripetitore tenendo il lato sinistro dello spigolo: l’esposizione è veramente elevata e le poche tracce a ziz zag scendono prepotentemente non consentendo alcun passo falso.
Segni? Zero, anzi uno/due (sasso su albero, spago su ramo) di qualche cacciatore.
La parte finale dello spigolo è la peggiore, 10 metri quasi verticali: senza corda a mio parere impossibile scendere anche perché se si scivola si vola nel baratro sotto.
Corda doppia rudimentale legata all’albero e giù nel piccolo pianerottolo erboso alla base del canalino verticale. Da lì si segue una traccia in discesa su erba che porta alla seconda parte del Monte Rossa e poi devia a sinistra per il Ciucul dal Signour.

216944
216945

Non è finita: raggiunto il Ciucul dal Signour attenzione a non farsi trarre in inganno dal pendio che scende verso valle. Bisogna continuare a seguire la crestina seguendo le poche e labili tracce.
Abbandonare questa crestina scendendo significherebbe ritrovarsi faccia a faccia con dei precipizi davvero pericolosi (occhio!!).

Finalmente fuori dal bosco: dopo più di 10 ore arriviamo alle Gravis di Trep, la nostra meta! Sfiniti, stanchi, distrutti e con poca acqua ma ora non c'è più da preoccuparsi... alla macchina arriviamo tranquilli con un sentiero CAI (l'anello del Col Maior).
Camminando sulle Gravis di Trep, in fondo il Col Maior:


216949



Beh che dire: sfiniti siamo sfiniti, ma la soddisfazione è veramente grande! Fin da ragazzi avevamo guardato quella cresta pensandola impercorribile: beh, non è così! Figata!!! ;):si:

Matteo S., Alessandro C, Luca C.




Maaaaaaaaaaaaaaaaa.....e la CRESTA NORD???
Sì, in effetti non avevamo percorso la cresta nord! Detto fatto, l'8 novembre ci siamo messi in cammino.
La cresta nord è la porzione montuosa che va dalla forcellina tra Raut e Randelino (dove nasce il Rio de Raudelin) alla croce di vetta.

Ma..come raggiungerla?
Percorrendo il sentiero che parte dalla frazione di Sott'Anzas e segue la Val Susaibes (e il corso del Rio del Raudelin), ad esempio, si salta fuori a circa metà cresta nord a poche centinaia di metri dalla croce.
Per percorrerla integralmente però, Tabacco 028 alla mano, ci siamo resi conto che una delle possibilità era di raggiungere la malga del Plan di Malgustà (delimitata dai costoni Pareit e Claps in Tabacco) e risalire interamente il costone Claps.
Va detto che già raggiungere il Plan di Malgustà non è per tutti: non vi sono sentieri e le tracce sono davvero sporadiche. Il posto però, soprattutto in primavera, è una meraviglia: a mio avviso uno dei più selvatici e caratteristici dell'intero Monte Raut.

Raggiunta la forcellina (che visuali!!!!) quotata 1628, si risale tutto il costone fino alla base delle pareti del Randelino.

216959

Un ripido prato ci consente di salire sulla forcellina (è quella tutta a sinistra nella foto sopra).
La nostra cresta è finalmente ben visibile! Un appunto: la consiglio solo agli amanti delle ravanate, la lotta coi mughi è davvero all'ultimo sangue.
Per il motivo sopracitato non relaziono la cresta Nord, ma mi limito a dire che, se si vuole seguire il filo di cresta, si deve mettere in conto più di 1 ora e 30 di lotta continua: non si tratta di mughi altezza ginocchio, ma belli alti, fin sopra la testa.

Di seguito una carrellata dei panorami visibili percorrendo la Cresta Nord fino in croce (circa 3 ore dalla forcellina):

216968

Dalla forcellina: il Randelino. Laggiù Duranno e Cima Preti.

216969

Il vertiginoso salto che c'è tra Randelino e antecima.

216970

Un tratto di cresta pieno zeppo di mughi.

216971

Da sx: Monte Castello, Cjadreon e Randelino.

216974
216975

Un momento di boxe coi mughi e, a destra, l'impennata della cresta.

216978

In cima al salto di roccia: finalmente fuori dai mughi.

216979

Tratto finale della cresta: laggiù la croce.

8/11/2020 Matteo S., Alessandro C.
 

Allegati

Bellissima avventura,come quelle che piacciono a me.Come ti capisco sul combattere con i pini mughi.Mi sono trovato spesso nella stessa situazione ma con i "faggiolini"(piccoli faggi),imprecazioni a gogò.:-x:-x:-x
 


Alto Basso